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Commenti

CONFINDUSTRIA NON PUÒ GUARDARE DA UN'ALTRA PARTE

di Tito Boeri, Categoria Relazioni Industriali, / Lavoro, Data 30.10.2007

Da dieci anni il nostro paese aspetta una revisione degli assetti contrattuali. Per spostare il baricentro della contrattazione a livello di azienda, dove si può meglio incentivare la produttività, cercare un'organizzazione del lavoro più efficiente, premiare il merito collettivo e individuale e migliorare le condizioni del mercato del lavoro nel Mezzogiorno. Ma tutto tace mentre quasi il 70 per cento dei lavoratori dipendenti è oggi in regime di vacatio contrattuale. Le aziende private, ristrutturate ed efficienti, che hanno unilateralmente deciso di rimpinguare le buste paga dei loro dipendenti, dovrebbero ora guidare una vera riforma della contrattazione.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Contrattazione decentrata
    Nome: Gabriele  Data: 23.11.2007
    Mi chiedo perchè molti siano così diffidenti verso la contrattazione decentrata. Se non sbaglio, la Svezia è carattarizzata da questo tipo di struttura di contrattazione ma non mi sembra un paese dove i diritti dei lavoratori sono calpestai ogni giorno.
  • contratto nazionale
    Nome: athos di stefano  Data: 09.11.2007

    Sono d'accordo che il il contratto nazionale è uno strumento troppo rigido, ma a mio avviso non c'è la maturità degli imprenditori per attuare una contrattazione decentrata che sia equilibrata. il fine del lavoro è si il guadagno, ma è anche migliorare la qualità della vita sia del lavoratore sia dell'imprenditore. questo secondo aspetto oggi è poco considerato. io credo che il tempo del lavoro vada ridotto il più possibile per lasciare spazio ad altri ambiti dell'esistenza. oggi impresa e lavoro in italia non riescono a fare sistema perchè vi sono idee di sfruttamento del lavoro ancora diffuse dal lato dell'impresa e scarsi stimoli da parte del lavoratore. queste sono le mie idee. saluti e buon lavoro

  • E le piccole imprese ?
    Nome: marco  Data: 07.11.2007
    La mia opinione e' che spostando la contrattazione a livello aziendale un risultato si ottiene sicuramente: indebolire i lavoratori delle piccole imprese. Non tutti gli imprenditori sono illuminati, sono pochi quelli disposti a riconoscere un premio per la produttivita'.
  • la fiducia è una cosa seria
    Nome: Sergio  Data: 06.11.2007

    Come mai oggi si discute tanto di contrattazione decentrata? stanno forse finendo le agevolazioni portate dall' era della "mobilità-flessibilità"? e l'innovazione tecnologica che fine ha fatto? Viene il sospetto che anche stavolta si vogliano offrire agevolazioni più agli imprenditori che ai dipendenti.

    Risposta:

    Se ne discute perchè il 70 per cento dei lavoratori è senza contratto

  • relazioni industriali
    Nome: federico  Data: 01.11.2007
    Concordo con il lettore sulla diversa posizione della CISL sulla contrattazione di secondo livello, ma vorrei porre in evidenza un aspetto. Attualmente mi sembra che il sindacato, soprattutto la CIGL, sia troppo vicino alla politica, in un momento particolarmente delicato come questo che vede il governo aver "bisogno" anche dell'appoggio più piccolo, si fa per dire, che può essere dato loro. Se la rappresentanza sindacale avesse la funzione di un tempo, sarebbe tutta unita nel chiedere a gran voce la contrattazione decentrata, data la scarsità delle retribuzioni attuali. Ma il sindacato non dovrebbe tentar di riequilibrare l'asimmetria contrattuale insita nel mondo del lavoro? E chi rappresenta se, per altre ragioni, non pone in essere gli strumenti necessari al fine di tutelare i propri iscritti, e non solo i dipendenti pubblici?
  • Confindustria non può guardare dall'altra parte
    Nome: luciano  Data: 01.11.2007
    Mi riferisco alla parte dell'articolo in oggetto ove si parla dei risultati dell'azienda, cui dovrebbero essere legati gli incentivi salariali, per chiederVi come i dipendenti, o meglio le commissioni interne o i sindacati, potrebbero conoscere tali risultati dell'azienda stessa, dato che i bilanci sono di solito poco veritieri.
  • addio ai CCNL?
    Nome: Mariagrazia Zotti  Data: 31.10.2007
    Mi sembra un dato di fatto che la contrattazione a livello collettivo si stia avviando verso il viale del tramonto. Il modello ha trainato e retto bene per decenni, finchè non è subentrata la strumentalizzazione politica perpetrata da entrambe le parti in causa, sindacati e confindustria. Rimangono le perplessità sull’alternativa. Contrattazione a livello aziendale? Si’ certo nelle realtà medio-grandi, dove ancora si puo’ parlare di bilanciamento del peso contrattuale delle parti, nelle aziende a forte sindacalizzazione dove comunque esiste un’organizzazione in grado di gestire una contrattazione a livello aziendale, ma sappiamo benissimo che queste realtà corrispondono si’ e no al 50% dell’organizzazione produttiva italiana. Caratterizzata, e ben si sa, dalla frammentazione in miriadi di imprese piccole se non piccolissime. E in queste realtà che tipo di contrattazione aziendale si potrebbe ipotizzare? Non vorrei che questa nuova strada indicata da economisti piu’ o meno politicizzati portasse alla creazione di lavoratori di serie A e B, o C, D, ecc. Privando del tutto le organizzazioni sindacali di qualsiasi rappresentatività e possibilità di influenzare l’azione di governo. Non vorrei insomma che la cura fosse peggiore del male...
    Risposta:

    Oggi il 70 per cento dei lavoratori e' senza contratto. E la contrattazione collettiva a livello di impresa serve a far aumentare la produttiviota'.  Quindi gli stessi datori di lavoro saranno interessati a far si' che si svolga.

  • CONTRATTAZIONE
    Nome: Federico  Data: 31.10.2007
    Riformare le relazioni sindacali ("industriali" è decisamente riduttivo e riguarderebbe un unico comparto) significa, a perer mio, tra le altre cose, inserire una procedura rigida secondo la quale le parti devono sedersi al tavolo e negoziare entro un determinato periodo di tempo e non aspettare mesi e, come accade spesso oggi, addirittura anni. Così fosse e stabilita l'architettura generale nel contratto nazionale con costi certi per almeno 3/4 anni (il biennio fisiologicamente non è più percorribile), si darebbe spazio alla contrattazione decentrata che, si badi bene, non è detto che, per tutti i settori economici, sia l'aziendale. Non tutte le aziende producono auto. Ci sono quelle del commercio, dell'agricoltura, dell'artigianato, del turismo, ecc., ossia aziende spesso piccole, piccolissime. L'altra logica di cui occorre liberarsi è che non tutti i "lavori" e conseguentemente i "lavoratori" cui sono addetti sono necessariamente a tempo indeterminato. Nell'ottica infine del mercato del lavoro europeo e del principio della "flessibilità-sicurezza", poste le tutele minime al livello nazionale, lo scambio per una migliore gestione ed organizzazione del lavoro con il recupero di salario può ben essere effettuato a livello territoriale (regionale o provinciale) o aziendale a seconda dei comparti economici e del livello di dimensione delle aziende.
  • produttività
    Nome: matteo  Data: 31.10.2007

    C'è una cosa di fondo in questo discorso dell'ancoraggio del salario alla produttività che non riesco a fare mio. Perché il salario deve essere legato a un parametro che è ampiamente estraneo al lavoro? La produttività di un'impresa dipende dalle innovazioni che essa realizza, tecnologiche e organizzative; dipende dalle capacità dei manager; dipende dagli investimenti, dalle innovazioni di prodotto e di processo. E solo in minima parte da quanto un operaio si impegna. (Questa è anche la mia critica a Ichino quando imputa al fannullonismo ciò che invece è imputabile al manager della pubblica amministrazione che in posizione di rendita smettono di organizzare il lavoro, determinando un forte incentivo al nullafacentismo). Grazie, matteo

    Risposta:

    Che sia giusto o meno, il salario puo' continuare a crescere solo se aumenta la produttivita'

  • salari e produttività
    Nome: alberto  Data: 31.10.2007

    Che sia fatta dalle autorità centrali o decentrata alle aziende la sostanza non cambia;è il salario in termini di beni che dovrebbe essere aggiustato in quanto il potere d acquisto di un salario va via via diminuendo,segno che chi deve tutelare questi diritti sta operando al di sotto del livello ottimale. L' incentivo al lavoro più efficiente:certo che con il minimo sindacale offerto e con un contratto di precariato è assai arduo chiedere di effettuare delle migliorie in determinati cambi aziendali -che soggettivamente potrebbero se non altro essere rivisti - da coloro che entrano in contatto con una nuova azienda. Ma lasciando stare per un secondo la questione salariale, apportare modifiche anche lievi ad un processo lento antiquato di una azienda è veramente un impresa titanica ,e non per le difficoltà che si potrebbero incontrare nel rivedere un processo, ma per come esso è radicato nelle menti di chi lo utilizza,questa e davvero la più grande delle sfide, anche se ciò che si propone diminuirebbe i tempi del 50/60%. Le aziende private, ristrutturate ed efficienti...non rimpinguano le buste paghe di tutti i dipendenti ma solo di alcuni e non mi riferisco di certo a coloro che fanno il loro dovere o magari anche di più.