
Da dieci anni il nostro paese aspetta una revisione degli assetti contrattuali. Per spostare il baricentro della contrattazione a livello di azienda, dove si può meglio incentivare la produttività, cercare un'organizzazione del lavoro più efficiente, premiare il merito collettivo e individuale e migliorare le condizioni del mercato del lavoro nel Mezzogiorno. Ma tutto tace mentre quasi il 70 per cento dei lavoratori dipendenti è oggi in regime di vacatio contrattuale. Le aziende private, ristrutturate ed efficienti, che hanno unilateralmente deciso di rimpinguare le buste paga dei loro dipendenti, dovrebbero ora guidare una vera riforma della contrattazione.
Sono d'accordo che il il contratto nazionale è uno strumento troppo rigido, ma a mio avviso non c'è la maturità degli imprenditori per attuare una contrattazione decentrata che sia equilibrata. il fine del lavoro è si il guadagno, ma è anche migliorare la qualità della vita sia del lavoratore sia dell'imprenditore. questo secondo aspetto oggi è poco considerato. io credo che il tempo del lavoro vada ridotto il più possibile per lasciare spazio ad altri ambiti dell'esistenza. oggi impresa e lavoro in italia non riescono a fare sistema perchè vi sono idee di sfruttamento del lavoro ancora diffuse dal lato dell'impresa e scarsi stimoli da parte del lavoratore. queste sono le mie idee. saluti e buon lavoro
Come mai oggi si discute tanto di contrattazione decentrata? stanno forse finendo le agevolazioni portate dall' era della "mobilità-flessibilità"? e l'innovazione tecnologica che fine ha fatto? Viene il sospetto che anche stavolta si vogliano offrire agevolazioni più agli imprenditori che ai dipendenti.
Se ne discute perchè il 70 per cento dei lavoratori è senza contratto
Oggi il 70 per cento dei lavoratori e' senza contratto. E la contrattazione collettiva a livello di impresa serve a far aumentare la produttiviota'. Quindi gli stessi datori di lavoro saranno interessati a far si' che si svolga.
C'è una cosa di fondo in questo discorso dell'ancoraggio del salario alla produttività che non riesco a fare mio. Perché il salario deve essere legato a un parametro che è ampiamente estraneo al lavoro? La produttività di un'impresa dipende dalle innovazioni che essa realizza, tecnologiche e organizzative; dipende dalle capacità dei manager; dipende dagli investimenti, dalle innovazioni di prodotto e di processo. E solo in minima parte da quanto un operaio si impegna. (Questa è anche la mia critica a Ichino quando imputa al fannullonismo ciò che invece è imputabile al manager della pubblica amministrazione che in posizione di rendita smettono di organizzare il lavoro, determinando un forte incentivo al nullafacentismo). Grazie, matteo
Che sia giusto o meno, il salario puo' continuare a crescere solo se aumenta la produttivita'
Che sia fatta dalle autorità centrali o decentrata alle aziende la sostanza non cambia;è il salario in termini di beni che dovrebbe essere aggiustato in quanto il potere d acquisto di un salario va via via diminuendo,segno che chi deve tutelare questi diritti sta operando al di sotto del livello ottimale. L' incentivo al lavoro più efficiente:certo che con il minimo sindacale offerto e con un contratto di precariato è assai arduo chiedere di effettuare delle migliorie in determinati cambi aziendali -che soggettivamente potrebbero se non altro essere rivisti - da coloro che entrano in contatto con una nuova azienda. Ma lasciando stare per un secondo la questione salariale, apportare modifiche anche lievi ad un processo lento antiquato di una azienda è veramente un impresa titanica ,e non per le difficoltà che si potrebbero incontrare nel rivedere un processo, ma per come esso è radicato nelle menti di chi lo utilizza,questa e davvero la più grande delle sfide, anche se ciò che si propone diminuirebbe i tempi del 50/60%. Le aziende private, ristrutturate ed efficienti...non rimpinguano le buste paghe di tutti i dipendenti ma solo di alcuni e non mi riferisco di certo a coloro che fanno il loro dovere o magari anche di più.