
Le ipotesi proposte per regolare le cosiddette scatole cinesi darebbero vita a normative speciali e di settore che consentirebbero arbitraggi regolamentari e legislativi a danno del mercato unico europeo dei capitali. Bene sarebbe approfittare dell'integrazione tra borsa di Milano e London Stock Exchange e dell'avvio della direttiva Mifid. Per separare anche in Italia la funzione pubblica del listing da quella del trading. Verrebbero così eliminate alla radice le occasioni di conflitto di interesse. E si potrebbero adottare regole più severe per l'ammissione.
Le innovazioni proposte alla normativa riguardante la quotazione in Borsa sono assolutamente condivisibili, tengo a dire che io personalmente adotterei la linea forte. Tuttavia, condivido anche i timori in merito ai molti conflitti di interesse, che a mio avviso non consentiranno di ottenere soluzioni adeguate ai problemi evidenziati dall'articolo. Desidero parlare della mia esperienza personale per far presente cosa può accadere, anche in società non quotate. Ho lavorato per oltre 2 anni a Roma nell'amministrazione di una società americana, che gestiva un canale televisivo digitale. Durante la mia esperienza, gradualmente sono venuto a conoscenza di come la nostra organizzazione funzionasse, nel suo complesso. Il proprietario era un grosso imprenditore di Philadelphia, del settore della plastica, che controllava una società americana, la quale a sua volta era proprietaria al 100% di una società olandese, che era proprietaria delle frequenze televisive. In Italia era stata aperta una società partecipata della società olandese, che formalmente forniva servizi a quest'ultima. L'ufficio italiano non era, secondo le norme vigenti, una "stabile organizzazione". In base ad un accordo di servizi, la società italiana fatturava alla società olandese una cifra mensile pari ad una percentuale dei costi per servizi forniti. Nei fatti, il nostro ufficio italiano era la struttura che preparava i programmi televisivi da mettere in onda su un network di livello mondiale, che opera anche in Italia. Inutile dire che la società olandese era una "scatola vuota", e non un vero canale televisivo... Invece, il network "cliente" su cui andavano in onda i programmi forniva solo le attrezzature per la messa in onda, pagando direttamente alla società olandese il prezzo dei programmi forniti mediante il nostro ufficio italiano. Solo per completezza, specifico che questo prezzo era ben diverso dal costo per servizi, da noi fatturato ogni mese alla società olandese. Questo consentiva al nostro gruppo ovvi benefici fiscali. Dopo oltre 2 anni dal mio arrivo (però molti colleghi lavoravano lì da 10-13 anni), tutto il gruppo è stato acquisito da un network americano, che ha chiuso la società italiana e "azzerato" il personale, avvisandoci con 2 settimane di anticipo. Per noi non c'è stata alcuna possibilità di difenderci, sia perchè eravamo meno di 15 dipendenti, sia perchè avremmo dovuto spiegare e dimostrare tutto il meccanismo che teneva in piedi il nostro ufficio, cosa non facile per noi, come si è potuto intuire da quello che ho scritto. Adeguate leggi e controlli costanti basterebbero per evitare situazioni del genere, perchè si tratta di meccanismi paradossalmente semplici da scoprire, che tuttavia nella loro semplicità hanno un impatto sulle entrate fiscali e soprattutto, purtroppo in molti casi, anche sulla vita quotidiana di chi lavora.
Ho l'impressione Cavazzuti abbia eccessiva fiducia nella trasparenza. Il problema vero dei gruppi piramidali non è quello di possibili transazioni a favore del controllante,bensì quello del limitato interesse economico del controllante nelle società ai livelli più bassi della piramide e, di conseguenza, nelle scelte di politica aziendale fatte nel suo interesse e non in quello dell'impresa. Inoltre i gruppi piramidali sono uno degli strumenti che hanno evitato il ricambio del nostro sistema economico e quindi la sua staticità. Ben vengano quindi regole generali e non settoriali che, come il ddl Zanda, facciano corrispondere diritti di voto al possesso integrale
Se parliamo di scatole cinesi, pertiamo proprio da questi orientali. 3 cinesi costituiscono 3 società in accomandita semplice, in cui ognuno diventa socio accomandatario e gli altri accomandanti. Fanno tutti la stessa attività, si scambiano il personale, ovviamente clandestino, in nero e sfruttandolo con orari assurdi per un pugno di riso, scambiandosi tra loro fatture false per creare costi inesistenti che abbattono base imponibile. Si configurerebbe l'associazione a delinquere finalizzata a......... E invece no! Non c'è collegamento per la magistratura. Fate voi!