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QUOTE ROSA A PIAZZA AFFARI

di Andrea Goldstein, Categoria Finanza, Data 28.10.2007

Sono davvero pochissime le donne nei consigli di amministrazione delle società italiane. E così si riduce per definizione l'ambito di risorse e di talento a cui il paese può attingere per il proprio sviluppo. Se si vuole contribuire a risolvere il problema della mancanza di ricambio della classe dirigente, in politica come negli affari, bisogna dunque guardare anche alle questioni di genere. Magari seguendo l'esempio della Norvegia. Che la presenza femminile ai posti di comando l'ha imposta per legge, ottenendo risultati più che soddisfacenti.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • quote rosa
    Nome: Maria Pia  Data: 22.11.2007

    Sistematicamente quando si parla di incarichi di alto livello a noi donne, in qualsiasi ambito ci si trovi, si propongono quote minime, agevolazioni fiscali per le imprese etc. etc., Il problema, in realtà, occorre affrontarlo alla radice, ovvero, cercando di modificare l'educazione e quindi la mentalità di noi italiani che vede, tuttora, il ruolo della donna già nell'ambito familiare simile a quelle delle nostre antenate. Si potrà attribuire al ruolo femminile il giusto valore iniziando a rivedere la governance della piccola azienda in cui ogni donna lavora, ossia, la propria famiglia; un'azienda nella quale -aldilà dell'inclinazione naturale femminile- spesso si attribuiscono alle donne compiti "marginali" (la pulizia della casa, la spesa, pagare le bollette etc. etc.); talvolta perfino nell'educazione dei propri figli, ci si imbatte in famiglie in cui è al papà che spetta l'ultima decisione... . Credo quindi che sia necessaria un grande riforma alle nostre convinzioni prima di tutto e, chissà, magari un giorno potremo avere una Donna con l'incarico di Governatore della Banca d'Italia, Presidente del Consiglio, Presidente della Fgci etc. etc.

  • Discriminazione positiva
    Nome: Luca  Data: 08.11.2007

    Tanto per cominciare, aborro il termine "quote rosa", un'altra etichetta superficiale e controproducente come Eurolandia al posto di Unione Europea. La chiamata discriminazione positiva porta con se un dibattito largo che in Italia è mal affrontato: si crede che è la bacchetta magica a tutti i problemi. La discriminazione della donna non avviene solo in ambito lavorativo, ma soprattutto in ambito sociale con imposizioni di carattere culturale. Essendo questo un problema estremamente complicato, la soluzione sarà complessa e toccherà diversi campi: il sociale, il lavorativo e il culturale. Gli orari di lavoro poco flessibili degli asili nido impediscono ai genitori di poter render compatibile il lavoro e la famiglia, obbligando uno dei due a fare uno sforzo extra (ed è maggiormente la donna che lo fa). Il non coinvolgimento dell'uomo nelle faccende domestiche, statisticamente ancora in larghissima parte sulle spalle della donna. L'educazione e la cura dei figli, ancora a carico della donna. Con cosí tanti condizionanti, come si può pretendere che la discriminazione positiva sul mondo del lavoro serva a qualcosa? È un piccolo palliativo che solo puó essere accompagnato da strategie parallele e concrete.

  • quote rossa a piazza affari
    Nome: Cora Wallace  Data: 31.10.2007

    Sono madre di due figli, lavoro a tempo pieno per una società multinazionale che ha nel suo consiglio di amministrazione una donna, anche lei madre di due figli, che è il punto di riferimento per tutti, dirigenti e impiegati. Avevo la possibilità di "fare carriera" ma ho rinunciato per seguire di più la mia famiglia. Chi di noi due sia riuscita meglio nel suo intento lo sapremo a figli cresciuti, forse. Per ora è certo che arrivare a livelli alti nelle aziende comporta un enorme sacrificio per la madre italiana che non ha adeguati supporti dallo Stato: pochi permessi per la malattia dei figli (5 giorni dai 3 agli otto anni, poi gli diamo le chiavi della macchina così dal pediatra ci vanno da soli), nessun supporto nel caso ci sia la necessità di una baby sitter, arrivata a prezzi spesso proibitivi. Pochi, pochissimi asili nido nelle aziende a comunque a prezzi spesso superiori di quelli pubblici. La legge che consente anche ai padri di assentarsi per lunghi periodi per i figli c'e' ma quanti se la sentono di usufruirne? Una madre che si assenta spesso per i figli e quindi non adatta ai vertici aziendali è normale ma un padre così no. La pretesa da parte delle aziende dell'efficenza spinta sempre al massimo, come se invece agli uomini non capitasse mai di ammalarsi o di avere giornate in cui si rifugiano dietro un giornale o dietro "interminabili" riunioni presso clienti. Le quote rosa potrebbero far cambiare mentalità agli italiani? Di sicuro senza gli adeguati aiuti da parte dello Stato darebbero solo un ulteriore carico alle donne.

  • grazie
    Nome: Francesca Davoli  Data: 31.10.2007

    Sono quasi commossa che a scrivere questo articolo sia un uomo. Normalmente i miei colleghi e amici tendono a minimizzare le mie rimostranze per la situazione italiana, e per le ineguali opportunità che hanno uomini e donne in questo paese. Alle volte la domanda che mi faccio è come mai noi donne italiane parliamo, discutiamo e protestiamo così poco di questo stato di cose. Non sono necessariamente una amante delle quote rosa, ma se questo servisse a creare una opportunità di cambiamento, perché no.

  • Dove si emancipa la Donna?
    Nome: Alessandro Abati  Data: 31.10.2007

    Le 'quote rosa' (come le quote 'azzurre' in altri paesi), soprattuto stabilite per legge, appaiono una soluzione desolante. Peccato per la mancata promozione culturale della necessita' che le Donne riacquistino un ruolo 'anche' nel mondo del lavoro. Al di la delle tante 'libere' veline e soubrettes domestiche, nei paesi arabi (laddove non hanno parita di diritti con gli uomini) e' molto piu frequente trovare le donne fra i Ministri, Ambasciatori, CEO o VicePresidenti di Societa' private e di Banche di importanza nazionale che da noi. Tempo che solo l'esempio citato dei Paesi europei nordici valga come modello di vera emancipazione femminile. Prendiamone atto

  • Quote rosa?
    Nome: Antonio Di Mico  Data: 30.10.2007

    La minore presenza di dirigenza femminile (più nelle aziende che nella pa) ha molteplici motivazioni e ritengo "femministico" trattarla in termini dualistici. Il problema italiano è l'ingessamento corporativo della società che si vede nell'elevata età, nella estrazione e nelle forme di cooptazione. Un paese che non crede in sé e senza più una utopia privilegiando giovani e donne non farebbe altro che il famoso trasformismo. Più che di quote rosa e di quote verdi in Italia c'è bisogno di "quote oro" cioè di merito. Tra le tante idee che questo paese deve aggiornare ci sono anche queste. O forse c’è qualche altro premio nobel che ritiene le donne più capaci come i bianchi e gli uomini inferiori come gli africani? Anche se non ne condivido tutte le scelte, rispetto più le civiltà nord europee che l'attitudine molto italiana di subordinarsi all'estero per l'estero.

  • tassazione differenziata per genere
    Nome: Andrea Ichino  Data: 30.10.2007

    La teoria economica suggerisce che sia preferibile conseguire i condivisibili obiettivi indicati da Andrea Goldstein modificando il "prezzo relativo" dell’occupazione femminile e lasciando poi che gli agenti facciano le lore scelte in modo ottimale, ossia uguagliando al margine costi e benefici. Le quote rose che lui propone impongono vincoli quantitativi sugli agenti che non consentono la equalizzazione dei costi e dei benefici al margine. Il principio e' lo stesso per cui si preferisce combattere l’inquinamento con una tassa piuttosto che con un vincolo sulle quantita' di tipo amministrativo: un vincolo quantitativo sarebbe socialmente dannoso in un ospedale che produce residui tossici al fine curare la gente. Per questo con Alberto Alesina abbiamo suggerito (sulle pagine della voce ma vedi anche il paper scientifico "Gender Based Taxation and the allocation of family chores" su http://www2.dse.unibo.it/ichino/#papinprog ) che sia preferibile tassare le donne meno degli uomini per aumentare la loro presenza nei consigli di amministrazione delle societa' Italiane. E i benefici non si limiterebbero al raggiungimento di questo obiettivo.