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STRETTO DI MESSINA, LARGO DI MANICA

di Carlo Scarpa, Categoria Infrastrutture e Trasporti, / Mezzogiorno, Data 26.10.2007

Ha senso mantenere in attività  la Stretto di Messina spa? E' un'impresa interamente in mano pubblica, costituita per promuovere e coordinare la costruzione del famoso Ponte. Ovvero di un progetto che è stato accantonato. Ma anche se si volesse riprenderlo, questa società  non sarebbe necessaria perché non è operativa, e la progettazione e costruzione del Ponte sono in mano ad altre imprese. In compenso, secondo il bilancio 2006, tra dipendenti, amministratori, affitti e varie altre voci l'intero carrozzone costa circa 21milioni di euro l'anno.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Ponte sullo stretto di Messina
    Nome: bernardino Manfrin  Data: 22.03.2008

    Non solo non ha alcun senso mantenere la Societa promotrice, ma vi immaginate quale regalo faremo alla malavita organizzata. Ci pensi bene quel narcisista.

  • In concreto cosa si è deciso di fare?
    Nome: Alfonso Salemi  Data: 12.11.2007
    Ho capito che mantenere la "Stretto di Messina spa" è un costo inaccettabile. Ho capito che eliminare questa società comporta un costo notevole. Ho capito le proposte di Di Pietro. Ma, alla fine, cosa si è deciso di fare in concreto? Esiste un modo per addebitare ai parlamentari il costo inutile che devono sopportare i cittadini a motivo della incapacità di decidere? Cordiali saluti
    Risposta:

    In concreto, se non è stata eliminata, resterà in vita. Il Ministro Di Pietro ha espresso l'intenzione di ridurne il personale e gli
    amministratori ai minimi possibili, ma non mi risulta che la decisione finale a riguardo sia già operativa.
    Con i migliori saluti
    Carlo Scarpa

  • L'ipocrisia della Sinistra che protegge i lavoratori
    Nome: Eliseo Hunter  Data: 11.11.2007
    Sulle molte inesattezze dell'articolo sorvolo, visto che i commenti precedenti hanno già rettificato. Domando al dott. Scarpa: ma sull'eliminazione dei dipendenti nessuno ha speso una parola? Qualcuno ha asserito, secondo me in malafede, che sono delle assunzioni clientelari. Allora sbattiamoli fuori a pedate nel sedere.... Che tristezza!!!! Poi la Sinistra-sinistra s'affanna a dimostrare che difende i diritti di tutti i lavoratori, tranne quelli della società dell'odiato Ponte. No quelli non meritano. Peggio per loro; come se fossero dipendenti di una fabbrica di mine antiuomo. Quanto livore e odio!!! Si straparla e si "pontifica" a sproposito. Ma per progettare un'opera così importante, credete davvero che siano degli imbucati o dei raccomandati? Prima di parlare bisogna informarsi, visto che stanno per partire delle denunce a raffica da parte dei dipendenti di detta Società verso tutti i soggetti che hanno vomitato calunnie verso di loro. Se questi vincono le cause, cosa molto probabile, camperanno da veri nababbi....
    Risposta:

    Di inesattezze francamente non ne ricordo, nè nessuno me ne ha fatte notare. Le cifre sono quelle. Sulla "eliminazione" dei dipendenti... Tralasciando il termine da lei scelto, da cui mi dissocio, non credo abbia senso tenere in piedi alcun posto di lavoro il cui salario non corrisponde a una qualche produttività. In una impresa che non produce alcun servizio, la produttività dei dipendenti è nulla (non per cattiva volontà loro... che c'entra?); ma allora non vedo perchè tenere in piedi tale impresa. Dopo di che, chiunque vede (ma di ovvietà cerco di scriverne meno possibile) che in una zona ad alta disoccupazione la tutela delle fasce deboli debba essere attenta, il che però ricade nella generale questione degli ammortizzatori sociali.
    Venti milioni di Euro annui per dare un lavoro a 100 persone significa spendere 200 mila Euro per ciascuno di essi. Forse si può fare di meglio. Lascio che i lettori valutino chi sta parlando a sproposito...
    Carlo Scarpa

  • società stretto di messina
    Nome: davide  Data: 09.11.2007
    La società "stretto di messina", è finita col passare da un'azienda parassita alle spalle dello stato italiano ad un'innoqua società con ZERO dipendenti ma tuttavia ancora esistente. Infatti come spiega in modo ineccepibile e trasparente il ministro delle infrastrutture Di Pietro, questa mossa (mi riferisco all'azzeramento del numero dei dipendenti, piuttosto che allo scioglimento della società) ha consentito allo stato italiano di risparmiare diverse centinaia di milioni di euro, fondi che saranno destinati alle provincie che si affacciano sullo stretto. quindi caro dott. Scarpa ritengo fuori luogo la sua critica, o qunto meno basata su dati che appartenevano al passato e che sicuramete non si riproporranno più. MERITI al nostro ministro delle infrastrutture.
  • Stretto di Messina
    Nome: otto_vask  Data: 04.11.2007
    Se la storia delle penali è vera il significato dell'opposizione alla chiusura da parte del ministro delle infrastrutture cambia totalmente. Mi conferma l'idea che questo governo, tra i tanti difetti, non sia capace di comunicare. E che i media italiani fatichino a fare il loro lavoro in maniera decente.
  • stretto di messina
    Nome: a.ferrrari  Data: 31.10.2007
    e' scandalosa la totale inefficienza dell'organizzazione dello stato nella programmazione dei lavori pubblici. era stata creata l'apposita authority ma non è servita a niente in un paese dove l'Anas o altri enti sono inutili e sovrapposti alle competenze delle Regioni e delle Province. Bisogna snellire e avere il coraggio di "tagliare" queste società e spostare le professionalità dove servono. Io personalmente mi sono dedicato allo scandalo del ponte di Montodine in Provincia di Cremona, ponte crollato nel nov. 1994 e ancora da terminare con costi lievitati dopo vari scandali a circa 70 miliaridi di lire dai previsti 32 nel 1998. ecco come vengono sprecate le risorse in rivoli inutili ed aumenta il deficit pubblico senza fine.
  • STRETTO DI MESSINA, LARGO DI MANICA
    Nome: luigi v  Data: 30.10.2007

    Egregio Carlo, pensavo anche io come il suo articolo ma mi sono informato meglio (veda il sito di di pietro) e in effetti quello che ci fanno credere i giornali non è propriamente vero. di pietro ha gia' tolto le risorse alla societa', quindi lo stato non deve pagare quasi piu' nulla, resta la societa' in vita solo perche' se la si chiude si devono pagare centinaia di milioni di euro in penali.

  • Società del ponte
    Nome: Giuseppe Palermo  Data: 30.10.2007

    Pienamente d'accordo. Voglio ricordare che c'è un precedente di pari gravità che deve far riflettere. La società, senza alcun motivo d'urgenza, ha appaltato l'opera solo due settimane prima delle elezioni che avrebbero deciso del suo futuro, creando così il fatto compiuto che ora viene addotto a pretesto del suo salvataggio. Astuto. Si tratta però di un atto sul piano amministrativo per lo meno "inopportuno" (in senso tecnico), censurabile dal punto di vista contabile e scorretto sotto tutti i punti di vista. E' allora - senza entrare nel merito dell'utilità del ponte - che bisognava protestare. Anch'io aspetto di sentire la Corte dei Conti, che comunque ha già parlato chiaro sul sistema delle Grandi Opere in generale (ponte e Mose inclusi), cf. la delibera ultima: http://www.corteconti.it/Ricerca-e-1/Gli-Atti-d/Controllo-/Documenti/Sezione-ce1/Anno-2007/Adunanza-c/delibera-7060-2007.doc_cvt.htm

  • La versione di Di Pietro.
    Nome: Paolo Savigni  Data: 30.10.2007
    Sono rimasto sbalordito anch'io da questa vicenda, soprattutto dalla posizione assunta dal ministro Di Pietro, così ho voluto approfondire e, leggendo dal suo blog, devo dire che si aprono altri scenari e, forse, questa volta, è stata presa la decisione giusta. Occorrerà vedere se le opere alternative verranno veramente portate a termine. Questo il link: http://www.antoniodipietro.com/2007/10/ponte_di_messina_fine_della_st.html#comments
  • Stretto di Messina, largo di manica
    Nome: Stefano Micossi  Data: 30.10.2007

    Il divertente articolo di Carlo Scarpa dimentica di discutere un aspetto non secondario. Il contratto firmato da Stretto di Messina, società concessionaria del ponte, con al società vincitrice della gara d'appalto per la costruzione del ponte, Impregilo, contiene un penale molto onerosa per lo stato in caso di cancellazione dell'appalto, dell'ordine di 300 milioni di euro (non concosco la cifra esatta). Tale penale aggiunge una dimensione partcolare al problema: la penale diventa certa ed esigibile nel momento in cui lo stato dichiara cher il ponte non si fa più. Finora non lo stato non lo aveva fatto: si è limitato ad annunciare che il progetto "non era più prioritario", rinviando con un escamotage il pagamento della penale. Credo sia per questo motivo che il ministro Di Pietro si è opposto alla chisura della società. Ora i nodi vengono al pettine. Una questione sussidiaria che La Voce potrebbe porre è questa: il contratto è stato firmato pochi giorni prima della scadenza delle scorsa legislatura. Si sapeva che probabilmente il centro destra avrebbe perso le elezioni. Ci sono gli estremi di un danno erariale? Il nuovo governo era stato informato (dubbio che sorge per il fatto che ha poi confermato gli amministratori in carica)? Stefano Micossi

    Risposta:

    Caro dr. Micossi,
    sono in parte d'accordo. Ma solo in parte. Credo esista una penale (ma perché il Ministro non pubblica le carte, così capiamo meglio?) ma non credo che si possa evitare di pagarla solo dilazionando il progetto sine die. L'escamotage (se così lo vogliamo chiamare) è semplicemente di non dire "non vogliamo fare il ponte" ma di rinviare la cosa alle calende greche? ovvero speriamo davvero di potere prendere in giro l'impresa per 100 anni?
    Non sono favorevole al Ponte, spero con lei che qualcuno sia chiamato a pagare per il danno erariale, ma francamente spero anche che il nostro sistema legale sia immune da scappatoie del genere. Se il "trucco" di Di Pietro è tutto qui, sono un po' deluso... Ma come ho detto altre in un'altra risposta fin quando non ci fanno vedere le carte non posso dirlo davvero...
    Cordialissimi saluti
    carlo scarpa