
La retromarcia e le molte precisazioni che il governo ha diffuso dopo l'iniziale presentazione del disegno di legge sulla riforma dell'editoria confermano come sia estremamente arduo provare a regolare una materia quella dei molti prodotti e siti della rete. E come sia raccomandabile una linea estremamente cautelativa nell'estendere al mondo variegato e in continua mutazione di Internet quei controlli e garanzie attuate nel più tradizionale mondo dell'informazione.
Gentile signor Polo. Il suo articolo non mi è piaciuto. Condivido la sua compassione per le difficoltà in cui versa il governo quando si affanna (quando si affretta) a fare la legge che ha fatto Levi. Ma non condivido il suo tentativo di far passare per scontato il messaggio che il governo è in buona fede. Condivido invece con Grillo il sospetto contrario. Inotre, signor Polo, se lei volesse fare informazione non partigiana, dovrebbe guardare i fatti nella loro interezza e non solo in parte. Per esempio, è vero che la diffamazione è un problema, ma ha valutato la portata del problema di non poter scrivere in anonimato? Per consentirmi di inviare questo commento, lei mi obbliga a identificarmi. Lei si rende conto che questo limita la mia libertà di parola e, soprattutto, in un regime "controllato" subordina l'espressione al rischio di ritorsioni governative? Ecco, io tra rischiare di essere diffamato e rischiare di essere "arrestato" per aver espresso un'idea non condivisa preferisco essere diffamato. Come tra libertà di espressione e tutela del copyright io preferisco la prima. Certe volte la vita è questione di scelte. Se poi lei ha un'idea risolutiva la esprima liberamente. Ma non pretenda di farmi dare per buono che io non debba poter scrivere liberamente per tutelare il diritto di Mastella a non essere diffamato, per piacere, si vergogni. Concludo facendole osservare che quando la diffamazione di un comunicatore diventa pericolosa, vuol dire che ha un sito frequentato da migliaia di persone. La sua identità è nota. Per perseguirlo per diffamazione non occorre che si registri al tribunale. Cordialmente, ma con un po' di disprezzo. PS: Ora provo a postare in "semi-anonimato". Se ci riuscirò sarà solo perché il legislatore non ha ancora finito di organizzarsi per bene. In compenso però lei sa bene che se un'organo governativo volesse rintracciarmi per davvero, ci riuscirebbe comunque senza troppe difficoltà.
Gentile Signor Parlante,
la ringrazio dei commenti, che tuttavia faccio fatica a collegare a quanto ho espresso nel mio articolo. Essenzialmente mi sembra lei mi accusi di non condividere il sospetto, che in poche righe diventa certezza, che il Governo intenda imbavagliare i blog e rintracciare e perseguitare quanti esprimono liberamente la propria opinione. Non ho francamente elementi per avvallare e condividere questa tesi, che spero per tutti noi si riveli errata. Ho tuttavia dalla sua risposta la netta impressione di uno scarso interesse a valutare nel merito gli argomenti da me proposti e una spiccata tendenza a leggere tutto come una guerra di religione nella quale occorra schierarsi. Se ritiene che il mio pezzo sia stato scritto per difendere l'Onorevole Mastella temo non abbia colto lo spirito dei miei argomenti. Mi chiedo tuttavia perchè avrebbe gradito l'anonimato per potermi dire di vergognarmi e per esprimermi il suo disprezzo. Forse, se teme così tanto anche nel rivolgersi a un privato cittadino come me, dovrebbe fermarsi un attimo e riflettere.
Senza disprezzo
Michele Polo
Premetto che il mio commento è del tutto disinteressato, visto che non sono titolare di nessun sito o blog, sono solo un assiduo frequentatore "passivo" della rete. A mio parere, una certa forma di controllo e regolamentazione, anche minima, della giungla di blog, siti personali, luoghi di incontro virtuale e di scambio di opinioni attualmente presenti in internet è necessaria, anche perchè in un contesto in cui ognuno può dire ciò che vuole è sempre più difficile distinguere tra notizie reali, faziose o addirittura inventate. Tuttavia sono anche convinto del fatto che tale regolamentazione non può essere coatta, per due motivi: primo, per non soffocare lo spirito anti-censura di internet e secondo per la oggettiva difficoltà tecnico-giuridica di inquadrare in categorie prestabilite i vari prodotti in continua evoluzione presenti sulla rete. Allora, perchè non rendere conveniente per un blogger l'essere regolato dalle leggi sull'editoria, attraverso, ad esempio, pratiche semplificate e gratuite, sgravi fiscali sulle eventuali inserzioni pubblicitarie, o altre misure del genere? Si potrebbe anche promuovere l'iscrizione al registro come una specie di "marchio di qualità" per siti e blog, in cui chi accetta di stare a certe regole ottiene come una certificazione della serietà delle notizie e dei commenti pubblicati. Certo tutto questo presuppone l'istituzione di una ulteriore autoritò di controllo e regolamentazione, ma per tutto c'è un prezzo da pagare... Saluti!!
Se si vuole evitare un'inaspettata fine di internet nel nostro paese invitiamo i lettori a postare nei blog di tutti i politici affinché evitino di far passare una legge anti-democratica.
Un certo Signor G diceva dall'alto della sua sensibilità artistica, umana e politica (poilitica, non partitistica, se no mi si offende l'anima): "Libertà è partecipazione". Per sentirsi davvero liberi - concetto più importante della democrazia - bisogna poter partecipare, scrivere, dire e far leggere soprattutto le proprie idee. Questo, ad oggi, non è mai stato possibile, se non da qualche tempo con l'utilizzo dei Blog, degli msn/space e vario d'altro. I giornali sono stati per anni la finzione sociale dietro la quale si nascondevano i partiti, bassissima espressione di illegittimità a proferire parola. Se anche Mastella ne ha uno suo... Basta, non vi pare?
la rete é un prezioso strumento di informazione e conoscenza. una classe politica mediocre e ottusa se ne occupa solo per limitare, controllare, arginare. nessun piano di investimento per sviluppare e garantire il miglior accesso alla rete da parte dei cittadini. questa classe politica é un freno a mano tirato.
La normativa è poco chiara, secondo la stessa dovrebbe essere l'Autority, tramite l'adozione di un regolamento di attuazione, ad indicare con maggiore precisione i modi ed i requisiti. Regolamentare la materia è una cosa complicata, di tipi di Blog ne esistono vari tipi, dal blog gestito dall'azienda da cui ne può trarre profitto, sino al blog gestito dal privato in cui vengono inseriti banner, e pubblicati articoli, traendone dallo stesso dei profitti, e viene subito da domandarsi se il blog in questione rientra nella fattispecie della norma. La percezione della cosiddetta blogosfera, non è stata positiva, per molti non è un tentativo di regolamentare ma di inbavagliare. La legge deve regolamentare ma senza pregiudicare la libertà di pensiero e di parola dei cittadini.
Buongiorno, la tematica della rete e dei suoi limiti, è stata per tempo messa da parte, ma è giunta l'ora di pensarci seriamente. Come ogni volta, l'attenzione è stata richiamata dall'uso dello strumento per fini che nessuno aveva pensato, come quest'ultimi tempi si vede con i blog denuncia e insulti. Il problema esiste, e non vale la pena negarlo, ma per affrontarlo bisogna ricorrere ad esperti del settore, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista "etico". Basta con le leggi fatte da chi non sa accendere neanche il computer, in questo come in tutti i campi bisogna portare a scegliere chi ne è capace. In questo modo le scelte sarebbero consapevoli e sicuramente migliori. http://oneenergydream.blogspot.com/
Il problema principale è che con la diffusione dei blog il sistema di informazione tradizionale rischia di essere stravolto. L'assetto verticistico dei mass media convenzionali (giornali e TV) viene di fatto scavalacato dalal comunicazione orizzontale di internet. Il tentativo di regolamentare la rete non deriva dalla necessità di tutelare diritti, ne tantomeno di assicurare la qualità o la veridicità delle informazioni trasmesse. Al riguardo basta considerare l'assoluta inadeguatezza dei canali di informazione tradizionali (qualcuno ha mai visto una edizione del TG1?). Il sistema dei blog, in quanto libero, mina la capacità di utilizzare i mass media come strumento di controllo sociale. Da qui deriva l'esigenza di imbavagliare il sistema.
Credo che quella contro la rete sia una battaglia persa, si arriverebbe solo ad avere dei blog più 'carbonari'. La verità della rete, è la forma piu' democratica che esiste, in TV chi riesce ad andarci dice la sua verità che finisce per essere LA verità di tutti. In rete ognuno dice la sua, però la velocità con cui trovi l opinione di tanti ti fa trovare un tipo di verità importante: quella dei più. Infine è giustissimo far notare come l'audience di questa comunicazione si conquista con la reputazione e quindi con la meritocrazia (questa sconosciuta) e non per oligopolio di mezzi informativi. Se Beppe Grillo avesse detto su Parmalat, Telecom, Fazio, etc. etc. delle balle colossali, oggi il suo blog non sarebbe così seguito e sarebbe scattata la censura naturale, quella democratica dell'interesse e della fiducia dei lettori.
Credo che Alberto Cottica abbia centrato il problema. Le pubblicazioni su internet non sono assimilabili a quelle stampate: seguono una filosofia ed una logica diverse. Tentare di inserire dei limiti assicura il non funzionamento di internet e la cura porterebbe solo danni. Le regole rallentano le smentite e le correzioni, che facilmente potrebbero arrivare da piu' fonti, mentre l'articolo diffamatorio troverebbe comunque spazio facilmente. In questo momento storico è facile pensare che chi voglia introdurre delle limitazioni abbia paura della verità piuttosto che della menzogna, ma questo è da dimostrare.