
Il decreto Bersani sulla liberalizzazione delle licenze di taxi mirava a introdurre principi di mercato nel sistema. Il decisore pubblico avrebbe esercitato il proprio controllo attraverso il sistema tariffario. A Roma si è scelta una strada diversa. Che finisce per scontentare tutti. E soprattutto si traduce in costi sociali estremamente elevati: dalle attese prolungate alle richieste di aumenti tariffari volti a ricostituire la rendita o valore implicito della licenza, ai comportamenti di free riding e a una conflittualità permanente che penalizza la città.
Vorrei solo precisare che uno studio della Banca d'Italia, smentisce parte di ciò che si afferma su Barcellona. (Occasional papers - numero 5 - Febbraio 2007) Una corsa di 5 km a Barcellona costa 8,43 €, a Roma 7,36 €. Questo nonostante il carburante in Spagna sia più economico di circa 25/30 eurocent/litro. Ricordiamoci anche che Roma ha la più alta percentuale di auto private (74 su cento abitanti!); fattore che determina un notevolissimo traffico che ovviamente penalizza il servizio stesso.
Innanzitutto alcuni chiarimenti. Ad oggi le licenze sono circa 7200, ed alla data del post (24/10/2007) erano circa 7000. Le tariffe di Roma, come indicato dall'occasional paper di Bankitalia, sono tra le più economiche (visto che l'aumento non è ancora stato accordato e comunque non sarà del 25%). A mio avviso non si può affrontare seriamente questo problema a Roma, senza tenere conto della viabilità molto particolare della città. Infatti in certi orari ed in certe zone, il traffico è causato in buona parte da taxi ed autobus; fenomeno accentuato ultimamente in virtù dell'uscita, appunto, di circa 1400 licenze in un anno. (Paradossalmente i taxi contribuiscono a creare traffico anzichè smaltirlo). Credo che per offrire un buon servizio all'utenza, sia necessario trovare un equilibio tra domanda ed offerta, cosa che a mio avviso non si ottiene inflazionando il numero dei taxi in circolazione. Non scordiamoci che Roma è una città con una velocità commerciale tra le più basse d'Europa e che recenti studi hanno posizionato Roma al primo posto per numero di vetture private (74 ogni cento abitanti). Aggiungiamo a questo che a Roma ci sono più di 200 manifestazioni e cortei all'anno, il disagio dei quali si ripercuote direttamente sulla viabilità e quindi sull'efficacia del servizio. Tutto questo non significa che il servizio non si possa migliorare, ma ritengo assolutamente necessario l'intervento delle autorità locali per rendere più scorrevole la viabilità cittadina senza la quale, temo, non si risolverà mai nulla. Saluti
Allora ricapitoliamo gli effetti della “liberalizzazione” a Roma: aumento degli scatti alla partenza, aumento dello scatto al chilometro, aumento dello scatto orario, dello scatto notturno, aumento dello scatto festivo, numero dei taxi inadeguato e comunque non aumentato (forse 500 licenze! Cioè nulla e ne parliamo da anni), però hanno tolto il costo del bagaglio (si intende del primo bagaglio)…allora ci possiamo stare. Questa è la declinazione romana della “liberalizzazione”. Il decreto Bersani iniziale era una bella cosa…quello che vediamo è un disastro ed il contrario esatto di ciò che vuol dire prendere delle decisioni nell’interesse della cittadinanza. Senza parlare dei riflessi d'immagine per una citta' di turismo.
In un paese come l'Italia, dove le corporazioni sono potentissime e, fino ad oggi, apparentemente indistruttibili, l'unico strumento, che si è rivelato efficace per liberalizzare una qualsiasi attività, è l'istituto della DIA, Dichiarazione Inizio Attività, con cui dare inizio all'attività con il principio del silenzio assenzo. Per il servizio taxi si dovrebbe concedere la possibilità di esercitare tale attività a tutti coloro che lo desiderino e siano in possesso di requisiti predeterminati, da dichiarare nella DIA con i relativi estremi identificativi, che permettano i necessari controlli a posteriori,(es. patente D pubblica, disponibilità di una auto idonea, disponibilità di una assicurazione con massimali e caratteristiche predeterminati, presso una compagnia primaria di assicurazione, installazione di un tassametro omologato sull'auto su cui si esercisce l'attività ecc.) Scaduto il termine di 30-60 giorni dalla DIA il soggetto può iniziare l'attività, previa iscrizione presso la CCIA competente e l' apertura della partita IVA. Naturalmente dovrebbero contemporaneamente essere aboliti tutti i contributi pubblici all'attività di tassista. Per le tariffe i Comuni dovrebbero controllare i tassametri, per impedire abusi, e stabilire le tariffe massime, rispetto a cui l'operatore che lo desideri, possa effettuare sconti, la cui misura dovrebbe obbligatoriamente essere indicata sulle portiere del taxi. Al di fuori di un sistema semplice e libero del tipo di quello indicato la liberalizzazione è una illusione. Non si può liberalizzare e contemporaneamente conservare il potere che deriva dal regime delle autorizzazioni comunali.
Al di là di tutte le equazioni simultanee che possono risolvere un modello teorico, non si può sottacere che gli ostacoli posti dalla categoria dei tassisti trovano nei nostri governi - di tutti i colori - una sponda complessivamente favorevole a chiunque goda di una rendita - sia esso membro di un cartello, un pensionato, un sindacalizzato. I "tentativi" di "liberalizzare" danno materia per l'analisi economica, ma temo che la cultura nazionale sia ancora ampiamente a favore della rendita e che pertanto i tassisti finiranno per vincere ancora una volta. Per cambiare realmente le cose sarebbe necessario un governo davvero tough e disposto a inimicarsi nel breve periodo intere categorie: provvedimenti tipo il ritiro della licenza per chi non mette il gps sarebbero davvero in grado di mandare un segnale forte circa chi è veramente il regolatore e quali interessi vanno tutelati. Il governo corrente è troppo debole per affrontare una categoria rumorosa e che non va tanto per il sottile come i tassisti (ricordiamo i blocchi stradali e alcune quasi-aggressioni a politici, atti rimasti del tutto impuniti). Il governo che verrà sarà formato con ogni probabilità da rappresentanti di ricchi rentier e, si sa, tra rentiers ci si capisce sempre. Del resto i vip il taxi lo trovano sempre, specialmente a Roma.
La scarsità di finanziamenti per ricerche sul traffico e la mobilità nonchè l'assenza stessa di un dibattito serio e aperto (il congestionamento è accettato come una dannazione ineluttabile) la dicono molto lunga sullo stato delle cose. Dati e informazioni precise, tuttavia, non sono fondamentali in quanto il nocciolo della questione è squisitamente politico nel senso che la Politica dovrebbe sia negoziare con la categoria in modo virtuoso (difficile ma possibile) e (fondamentale) indicare una via, un obiettivo che sproni le energie sociali verso la mitigazione di questi problemi. Ancora non si è conclusa la negoziazione tra Veltroni e i tassisti romani, ma da quello che si sente sta andando male e se un sindaco con oltre il 60% di consensi e che aspira guidare l'Italia si fa mettere sotto in questo modo, allora stiamo messi ancora peggio...
E’ giusto che mentre di cerca di attuare le liberalizzazione, in Lombardia viene siglato un accordo tra enti e la categoria dei tassisti sul costo a tariffa fissa della corsa Milano Stazione Centrale- Aeroporto di Malpensa 80 euro. A Roma il costo del percorso Roma Termini- Aeroporto Fiumicino è pari a 60 euro. Mi chiedo dov’è la realizzazione del progetto e lo spirito che lo anima, cioè la liberalizzazione?