
Si parla molto dei rischi finanziari assunti dagli enti locali nella stipula di contratti di finanziamento in cui sono presenti strumenti derivati. Poca enfasi si dà invece ai rischi di credito. La normativa vigente vuole incentivare l'investimento in titoli di Stato italiani o emessi da enti locali. Ma presenta molti problemi. Per risolverli basterebbe vincolare l'inserimento dei titoli sulla base di un rating minimo, senza alcuna limitazione geografica. E specificare i limiti massimi di concentrazione per categoria e per singoli emittenti.
Difficile trovare soluzioni a questo problema. Da una parte la necessità degli enti di trovare i soldi che lo Stato non gli passa più, dall' altra la strisciante rassicurazione che comunque vada, paga pantalone. Il problema maggiore rimane il fatto che chi gestisce non si sente responsabile delle proprie azioni. Per le decisioni prese a livello locale è auspicabile maggiore severità di giudizio da parte dei cittadini nello scegliere i suoi tecnici, e che siano tecnici prima che politici. Una proposta dura e impopolare: se a pagare per gli errori fossero le tasche degli amministrati in maniera diretta e proporzionale, forse alle prossime elezioni un assessore alle finanze dovrebbe presentare il suo curriculum invece del suo faccione sorridente su un cartellone abusivo. Ho lavorato per un periodo nella Pubblica Amministrazione e ,per quanto riguarda la mia esperienza, mi sono reso conto della seguente realtà: il personale statale è incopetente sulle materie che gestisce e si rivolge a consulenti chiedendo di raggiungere i target (spesso confusi e contraddittori), il consulente fa il suo mestiere e vende tutto il peggio del suo repertorio arrivando a quello che dice lui dicendo poi allo statale "con i fondi a disposizione era il massimo fattibile" (fondi con i quali un privato avrebbe fatto 5 volte tanto). Morale, se lo statale avesse avuto le competenze avrebbe saputo cosa chiedere e come, in linea di massima, andasse fatto.
Ma a guadagnarci sono sempre gli stessi soggetti: 1) banche d'affari; 2) intermediari delle stesse 3) banche consulenti delle emissioni e che gestiscono i fondi "sinking" a garanzia. Un superconflitto di interessi che farebbe impallidire Berlusca e le sue tv. Non credete? I nomi inutile farli sono sempre gli stessi i cognomi anche. In questo caso l'arte del padre non è mezza imparata permette di diversificare in famiglia! E permettetemi di aggiungere che ha ragione Lorenzo che afferma che un qualsiasi cittadino ben informato non sa nulla della "macchina" che gestisce il potere locale.
Voi dite che si parla molto di rischi finanziari degli enti locali con ricorso a strumenti derivati. Pur attento lettore di giornali confesso che la percezione di tale problema l' ho avuta solo domenica scorsa dalla trasmissione Report di Milena Gabanelli che ha spiegato"al popolo " il problema. D'altra parte nella relazione annuale di mario Draghi di maggio 2007 si trova un solo cenno di quattro righe al problema generale del rischio derivati su cui poiex post dopo la crisi dei mutui subprime molti oggi pontificano . Cordialmente lorenzo marzano
Non entro nel resto del merito dell'articolo. Mi limito ad osservare che proporre, a fine 2007, il rating come soluzione al troppo rischio sarebbe comico se non fosse tragico. Non sono bastate le "scoperte" di triple A date a operazioni di cartolarizzazioni, CDS, e altri prodotti derivati piuttosto complessi, che poi si sono rivelate essere strumenti finanziari rischiosi e pericolosi? Le società di rating non sono parte della soluzione, sono una parte e pure consistente del problema... Se ne è accorto perfino Sarkozy che non è proprio un luminare di teoria della finanza..
Se gli enti locali introducessore realmente il controllo di gestione che è fondamentale per valutarne i risultati non saremmo a questo punto. Come è possibile che per anni, alcuni dipendenti del Comune di Napoli abbiano aggiunto a loro volontà tanti zeri ai loro stipendi gonfiandoli oltre ogni limite e come è possibile che di ciò nessuno si sia accorto in tempo. Come è possibile che gli stessi dipendenti siano ancora lì? Chi ha pagato? Per il momento è stato individuato un solo responsabile, i cui reati andranno prescritti di sicuro, ma chi ha incamerato i soldi credeva di essere Marchionne o Bondi, o ancora meglio Warren Buffet che invece di ricevere 2/3.000 euro al mese ne riceveva 20 o 30 o anche 200mila in busta paga? A cosa era dovuta questa manna dal cielo ad un premio per la loro "produttività"? E l'assessore competente, quello al bilancio, il collegio sindacale e i revisori dei conti che facevano dormivano? E allora continuare a parlare di derivati, rischio di credito, e relative soluzioni, quando non c'è minima traccia di competenza negli enti locali mi sembra velleitario con tutto il rispetto per la qualità elevatissima dell'intervento di Bigelli e Bajo. Il problema ci sembra politico. Ahi noi con il federalismo! Che potrebbe anche essere una manovra della Lega per far emergere l'incapacità di molti amministratori pubblici locali. La paura è che fra qualche anno la bomba debiti scoppi in mano a qualcun altro appena arrivato, che dicendo: "è stato chi mi ha preceduto", ci costringa a vendere auto, moto e bici e le reti dei letti per pagare i debiti che hanno arricchito banche ed intemermediari oltre ai soliti consulenti. Scusateci per il commento poco tecnico ma siamo francamente preoccupati. E le reazioni, rizelate dei politici, a quanto scoperchiato dalla tv, ci fanno temere per il peggio. Quasi sempre dicono di non sapere nulla. Quando dicono di sapere qualcosa è anche peggio perchè danno verità parziali. Come si fa a crederli? E come si fa a non scappare altrove?