
Proprio perché si iniziano a intravedere anche in Italia possibili segnali di una relazione positiva tra occupazione femminile e fecondità, bisognerebbe investire di più per alimentare e consolidare tale processo, e avvicinarci quindi ai livelli medi europei. La crescita dei due indicatori ha per lo sviluppo del nostro paese un'importanza cruciale. Perciò il continuo potenziamento delle misure di conciliazione dovrebbe diventare una priorità. Invece la Finanziaria 2008 sembra dimostrare, ancora una volta, che così non è.
Non e’ chiarissima la domanda. In ogni caso sono in corso studi piu’ approfonditi dove si tiene conto della generazione di nascita (oltre che dell’età). I primi risultati provvisori confermano che nelle regioni del Nord Italia si stanno intravedendo alcuni segnali di recupero, mentre non ve n’e’ alcuna evidenza nel Sud.
Non ipotizziamo alcuna relazione causale. Lo specifichiamo chiaramente nel testo: "questi dati non indicano necessariamente una relazione causale - piu’ asili nido piu’ figli e lavoro - ci fanno comunque capire in quali contesti avere figli e lavorare appare piu’ conciliabile". Nella disciplina scientifica della demografia (prego guardare su qualsiasi manuale universitario) si usa il termine di "fecondita’" in riferimento ai figli nati vivi per donna. Sull’importanza poi di maggior coinvolgimento paterno (che tra l’altro vari studi dimostrano essere legato ad una maggiore propensione soprattutto ad avere un secondo figlio) possiamo senz’altro concordare.
A parte le varie considerazioni, rimane vero che in Italia le politiche per la famiglia sono state sempre trascurate. Ma va anche riconosciuto che il Ministro Bindi ha fatto fare passi importanti in questa direzione.
Nell'articolo viene fatto un paragone tra i dati delle nascite in Italia e quelli della Francia che sono superiori a quelli italiani. Manca il denominatore della popolazione dei due Paesi affinchè il confronto possa essere fatto correttamente in termini di nuzialità. Tuttavia, è noto che in Francia i soggetti fiscali, quindi non solamente i cittadini francesi, godono del beneficio del "cumulo dei redditi familiari". Per inciso, l'imposta corrispondente alla nostra IRPEF viene pagata tre volte l'anno o ogni mese. Se la famiglia è di due persone l'IRPEF originato dai due redditi viene sommato e poi diviso per due; complessivamente si risparmia di più quanto ovviamente più è grande la differenza dei due redditi. Nasce un figlio? L'IRPEF dei redditi dei due genitori viene diviso per 2,5. I figli sono due? l'IRPEF viene diviso per 3. In Francia si vedono molte giovani coppie, con tre figli in quanto pagano un coniugi pagano il 25% dell''IRPEF. Un asilo nido pubblico (crèche) che ospita i bambini a partire da 2-3 mesi di età, organizzato all'avanguardia, viene pagato in base al reddito dei coniugi, ma è disponibile e funzionale Mi fermo qui, cioè ai vantaggi principali delle coppie che hanno fatto uscire la Francia dal regresso demografico di qualche decennio fa. Claudio Quintano.