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FONDI PENSIONE IN EQUILIBRIO TRA RISCHIO E PRUDENZA

di Bruno Mangiatordi, Categoria Pensioni, Data 12.10.2007

Il quadro normativo e una condotta prudente dei gestori hanno consentito ai fondi pensione italiani di non essere coinvolti nella distribuzione di prodotti, come i mutui subprime americani, che hanno invece penalizzato molti investitori istituzionali sui mercati internazionali. Ma nel lungo periodo occorre conseguire il rendimento necessario a garantire una rendita pensionistica di livello adeguato. L'introduzione del progetto esemplificativo permetterà agli aderenti di disporre di informazioni di base sull'andamento del loro investimento previdenziale.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Fondi pensione e rischio
    Nome: Federico De Vita  Data: 15.10.2007

    Gentile dott Mangiatordi, capisco la sua apprensione per prodotti derivati o fondi hedge, ma mi permetta di obiettare che il suo punto di vista sul rischio finanziario pecca un po’ di ingenuita’ o forse di poca ambizione. Non e’ limitando l’universo degli investimenti possibili che si diminuisce il rischio, ma e’ verificando - possibilmente ex ante - che chi gestisce il rischio lo faccia con cognizione di causa. Di mestiere gestisco il rischio di fondi singoli e fondi di fondi. Lo scopo ultimo dei nostri fondi e’ di tipo pensionistico o, quantomeno, i nostri investitori hanno una propensione al rischio simile a quella degli investitori di un fondo pensione. Abbiamo, tuttavia, piena liberta’ di movimento. Pratichiamo poca leva finanziaria sui nostri prodotti per scelta, ma non ci limitiamo a usare i derivati per protezione diretta. Le faccio un esempio: a fine luglio abbiamo comprato opzioni put sul greggio, pur non avendo futures sul greggio in portafoglio. La posizione non poteva essere formalmente chiamata protettiva (e pertanto secondo il suo schema avremmo fatto qualcosa di illecito), ma il greggio e’ calato, nelle successive settimane di parecchi punti, proteggendoci non poco e dandoci una mano ad avere un risultato finale per agosto piu’ che accettabile. La scelta era stata dettata da un’analisi piuttosto profonda dell’asset finanziario, fatta da punti di vista diversi per evitare di aggiungere rischio al rischio. Qui a Londra l’ambiente finanziario e’ molto diverso da quello italiano, me ne rendo conto. Ma trovo che la vera forza della squadra in cui lavoro sia il fatto che tutti i membri hanno una qualifica adeguata (io ho un PhD, gli altri sono CFA; tutti siamo soggetti formalmente autorizzati dalla Financial Services Authority). Questo e la mancanza di un conflitto di interessi - molti gestori che quest’estate hanno perso cifre drammatiche si sono comunque arricchiti a livello personale - effettivamente fanno la differenza. Credo davvero che cercare di affrontare il problema alla radice sia un’idea migliore che tarpare le ali a dei gestori bravi. Cordiali saluti, Federico De Vita

    Risposta:

    Chi le scrive ha il grave difetto di avere una formazione giuridica e quindi di dare per scontato che descrivere un sistema di regole non implichi dare un giudizio di valore sulle regole medesime. Off the records, quando si è per la prima volta affrontato il problema della revisione del dm 703 (senza che peraltro si giungesse ad alcuna conclusione) ricordo che patrocinai la tesi che, con tutti i possibili caveat del caso, l’investimento in hedge funds potesse essere ammesso anche per i FP a condizione che non se ne limitasse la latitudine ai soli HF italiani che costituiscono un segmento minimo del mercato.
    Per quanto riguarda i derivati, sarò pure ingenuo, ma, caro De Vita, a me pare che le regole stabilite dal 703 in proposito siano sacrosante e che ammettano l’investimento in tale categoria di strumenti, escludendo soltanto quelli tra essi di carattere puramente speculativo che mal si conciliano con le finalità previdenziali di lungo termine perseguite dai FP.
    Al fondo, comunque, resto convinto che l’impianto del 703, con qualche intervento di ammodernamento,  abbia un taglio, essendo basato sul canone della sana e prudente gestione, che è difficile definire illiberale. Il problema è che non sempre se ne conoscono davvero tutti i profili.  Circolano al riguardo idee non del tutto pertinenti che l’articolo aveva l’ambizione (o l’illusione) di rettificare.