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Cosa succede agli studi di settore

di Maria Cecilia Guerra, Categoria Lavoro, / Fisco, Data 12.06.2007
Contrariamente a quanto si dice in questi giorni, lavoratori autonomi e piccole imprese pagano le loro imposte sul reddito effettivo. Mentre gli studi di settore sono solo uno strumento di accertamento. I nuovi indici di coerenza introdotti dalla Finanziaria 2007 servono a contrastare una duplice attività di "manipolazione" dei dati. Sono però diventati la testa di ariete per il tentativo di far crollare l'intero impianto degli studi di settore. Ma siamo sicuri che con un'evasione stimata attorno al 27 per cento del Pil, il nostro paese possa rinunciarvi?
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Imprecisioni nell'articolo
    Nome: Stefano  Data: 14.06.2007
    A mio modo di vedere ci sono delle imprecisioni nell'articolo: 1) I redditi dichiarati possono sembrare apparentemente bassi se paragonati con i lavoratori dipendenti. Tuttavia nele società quei redditi sono il surplus dopo che l'imprenditore si è preso i suoi compensi da amministratore (magari per qualche decina di migliaia di euro) o come dipendente. Anzi in questo caso, se non c'è trasparenza, tali redditi vengono tassati due volte: una prima in capo alla società ed una seconda al momento della distribuzione 2) I redditi sono medi e inglobano le imprese in perdita, purtroppo numerosissime 3) In periodo di recessione e contrazione dei consumi ci può stare che i redditi diminuiscano anche per le imprese. 4) I lavoratori dipendenti prendono un netto su somme realmente percepite. I redditi dichiarati dall'impresa sulla quale oggi pago tasse si basano sul fatturato del l'esercizio a prescindere se incassato oppure no.Peccato che consistenti quote di fatturato non saranno mai pagate dai clienti (ed il fenomeno è in netto peggioramento a causa di una prassi consolidata che è dovuta da un sistema giudiziario a favore di chi non rispetta le regole). Stefano
  • A che punto della gaussiana?
    Nome: Ing. Marzio Marigo  Data: 14.06.2007
    A mio avviso gli studi di settore sono uno strumento di sintesi che difficilmente si può adattare al poliedrico mondo delle professioni e piccole e medie imprese del nostro tessuto produttivo. Tali studi, rispetto alla gaussiana che rappresenta l'universo del reddito del settore, dove posizionano la congruità? Sulla media gaussiana? Oppure sulla media diminuita di una deviazione standard? Oppure cos'altro? In sostanza, e qui sta la scelta tecnico/politica, quant'è l'universo del settore che si vuole "rendere" non congruo e sulla base di quali considerazioni? Ecco, a mio avviso mancano i criteri ed i descrittori con i quali tali studi sono elaborati. La “non congruità” per i singoli settori, a quanto viene “progettata”; al 30% per il settore X e al 10% per il settore Y? Tale informazione risulta totalmente mancante e, come cittadino, ritengo di avere il diritto di conoscere il dettaglio di queste scelte. Ultima considerazione: dato per dimostrato che la maggior parte dell’evasione si determina dove esiste contatto tra azienda/professionista e privato (tra aziende è più difficile in quanto la fattura dell’azienda Z è un costo detraibile per l’azienda K), perché non dare un minimo vantaggio di detrazione di costi sostenuti anche al privato in modo da rendere “intrinsecamente ineludibile” l’adempimento fiscale? Marzio Marigo
  • Era ora
    Nome: Stefano Valenti  Data: 14.06.2007
    Sarebbe più facile dar ragione a chi si lamenta degli studi di settore se le lagnanze contro il fisco occhiuto e sospettoso non si scontrassero ogni giorno con esercizi pubblici e professionisti di tutti i tipi che non rilasciano scontrini né ricevute e che impallidiscono quando si chiede loro se è possibile pagare con assegno (bar, lavanderie, barbieri e parrucchieri, carrozzieri, tappezzieri, idraulici etc.) La domanda della professoressa Guerra è posta ottimamente: no, non possiamo rinunciare agli studi di settore, che peraltro io ricordo invocati a gran voce dalle organizzazioni dei lavoratori autonomi durante gli anni 1990, all'epoca dei vari redditometri.
  • Ma di che parliamo?
    Nome: Gianluca Cocco  Data: 13.06.2007
    270 miliardi di euro all'anno. Questa la cifra stimata e diffusa oggi dall'Agenzia delle entrate. Una cifra simile si registra nei 51 stati uniti d'america. E il governo che fa? Non sa come distribuire i 12 miliardi di tesoretto. Quand'è che si preoccuperà seriamente di questo tesorone? Mai, perchè combattere seriamente l'evasione sarebbe elettoralmente inopportuno e sostanzialmente perchè è un governo che non rappresenta certo chi non si trova nella condizione di poter evadere. Bisogna fare in modo che i cittadini abbiano la convenienza a pretendere la fatturazione, altro che studi di settore. Bisogna tendelzialmente abolire le forme di imposizione indiretta, altro che studi di settore. Bisogna mandare in galera chi evade, perchè evadere significa rubare risorse a chi non evade. Anche l'evasione fiscale, come molte altre piaghe, è una scelta politica.
  • Le tasse che conducono al domani..
    Nome: Marco Solferini  Data: 13.06.2007
    Io leggo e penso ai cari vecchi antenati, i Romani del Mare Nostrum che con i Sesterzi ben conoscevano il problema delle ricchezze occulte, ma lo conoscevano anche lo stesso Senato e affini era solito gozzovigliare alle spalle della meritocrazia e del buon Governo. Si dibatte molto su quanto la sfiducia dei Cittadini sullo stile di vita di quanti fanno le Leggi abbia un impatto nell'ottemperanza e nella serietà con cui le Leggi stesse vengono recepite, ma nel nostro Paese si dibatte sempre su qualcosa. La commedia buffonesca che oggi recitiamo è una litania di contenuti a livello di "lotta all'evasione" che nel vocabolo ha coniato un gergo assai ristretto, se riferito a tutto ciò che non è critica aperta, spesso veemente e un pò brutale, quantunque sempre condita da quell'immancabile sentimento di ignoranza che personalizza il proprio malessere. Gli Studi di Settore sono un bel romanzo di Collodi, a realizzarli si sarebbe potuto chiamare Mastro Geppetto perchè sanno dar vita perfino a ciò che non nasce con la vita e lo fanno per amore delle buone intenzioni. In Italia sono un compromesso, orchestrato per dare filo da torcere anche alla negazione plausibile. E' la loro tenacità che sorprende, ortodossa saccenza di numeri che sono colpevolmente distanti dalle persone. Non è lo Studio di Persone che non funziona, ma è il modello, tarato per un Italia che non vuole cambiare e come tale illativo, ambiguo e chiaramente coercitivo, nella sua gendarmeria espositiva. Eppure, malgrado il celebre paradosso se sia nato prima l'uovo o la gallina, io continuo con un interrogativo: ma non sarà che questa evasione è così alta perchè le tasse sono troppo alte?
  • studi di settore
    Nome: lucrezia  Data: 13.06.2007
    Sono andata a farmi visitare da un famoso ortopedico in un ospedale di Milano. Al momento di pagare la parcella il luminare mi ha detto che anzichè 200 euro avrei potuto pagarne 160 senza fattura. Lo stesso discorso fa il dentista e l'idraulico. Basta parlare con un qualunque direttore di banca amico e si viene a sapere che la maggior parte delle banche concedono il fido bancario alle famose piccole aziende brianzole e milanesi sulla base non dei bilanci ufficiali, ( in base ai quali dovrebbero chiudere loro i conti) ma riferendosi ai bilanci del "nero", quelli si in attivo. E che dire delle varie "banchette" brianzole che ricevono felici e contente valigette di contanti senza fare le denuncie previste dalla legge? E le varie roulottes che ogni giorno passano il confine con destinazione la Svizzera, zeppe di contanti? E i soldi sporchi della n'drangheta riciclati in attività pulite nel nord? E qualcuno ha ancora il coraggio di scandalizzarsi degli imponibili miserimmii degli studi di settore? La guardia di finanza va stimolata a incentivare i controlli e uno dei modi per combattere la corruzione potrebbe essere quello di riconoscere ai finanzieri una % sostanziosa sul montante delle somme evase scoperte e denunciate.
  • Cosa succede agli studi di settore
    Nome: Giampaolo Geravini  Data: 13.06.2007
    Credo che tutta l'argomentazione, pur condividendone le conclusione (sull'evasione al 27%) abbia il vizio di fondo di non considerare il vulnus fondamentale che si tratta di uno strumento presuntivo del reddito e che come tale (viste le esperienze precedenti: minimum tax, redditometri ecc.) ha scarse possibilità di funzionare, qualsiasi correttivo si voglia introdurre, oltre ad essere profondamente iniquo per coloro che ne devono subire gli effetti. Come d'altra parte sostiene l'estensore dell'articolo, i furbi avevano già introdotto i loro correttivi per risultare congrui, mentre chi come me, per principio, si rifiuta di pagare un commercialista per pagare le tasse (in quale tavola della legge sta scritto che mi debba per forza avvalere di tale professionista?) se congruo (sic) non sarò, l'accertamento avrò. Ma a parte le rime, quando sarà possibile evere una legislazione fiscale che non cambi ogni 6 mesi, che tutti gli anni si inventa scadenze variabili (è di stamattina l'ultima comunicazione dell'Agenzia delle Entrate sulla proroga dei termini per il versamento), che non richieda la Laurea in economia per effettuare un versamento?
  • STUDI SETTORE
    Nome: Maria Cecilia Guerra  Data: 13.06.2007
    Una critica che deve essere mossa è quella che lo studio non disegna realmente le concrete modalità di svolgimento dell’attività; occorre rifiutare la frase secondo cui gli studi di settore tengono conto delle differenze socio economiche : basta riscontrare che sostituendo il luogo di esercizio dell’attività sia evidente come le differenze quantitative non riflettano assolutamente il reale divario esistente tra le diverse aree del Paese. E' facilmente dimostrabile che indicando come sede dell'attività il comune di ROMA o MILANO o CANOSIO (comune montano della provincia di Cuneo con 94 abitanti) il risultato degli studi di settore non cambia. Come spiega il sito dell’Agenzia delle Entrate, gli studi di settoer sono uno strumento per valutare la capacità di produrre ricavi delle singole attività economiche. Sono realizzati tramite la raccolta sistematica di dati: sia quelli di carattere fiscale sia quelli di carattere strutturale che caratterizzano l’attività ed il contesto economico in cui questa si svolge. Consentono quindi di determinare i ricavi che con massima probabilità possono essere attribuiti al contribuente.” La probabilità è certezza? L'evasione è stimata attorno al 27 per cento del PIL, è questo è un grave danno per tutti i contribuenti (pensionati, dipendenti, artigiani, commercianti ecc ), ma dobbiamo finirla di colpire sempre e solo i piccoli imprenditori. In ITALIA ci sono 4.125.000 imprese - 1 ogni 14 abitanti : ciò significa che le microimprese costituiscono oggi l’asse portante dell’economia nazionale e che ad esse deve essere riconosciuto il dovuto rispetto e consentito di svolgere la propria attività in modo sereno e con la massima produttività, il che risulta possibile soltanto in assenza di regole eccessivamente ossessive. Vogliamo colpire i furbi? Due consigli: lasciate che il committente finale abbia qualche agevolazione dal richiedere la fattura e maggiore utilizzo dell'accertamento sintetico (così si colpiscono tutti!).
  • Imprecisioni nell'articolo
    Nome: Stefano  Data: 13.06.2007
    A mio modo di vedere ci sono delle imprecisioni nell'articolo: 1) I redditi dichiarati possono sembrare apparentemente bassi se paragonati con i lavoratori dipendenti. Tuttavia nele società quei redditi sono il surplus dopo che l'imprenditore si è preso i suoi compensi da amministratore (magari per qualche decina di migliaia di euro) o come dipendente. Anzi in questo caso, se non c'è trasparenza, tali redditi vengono tassati due volte: una prima in capo alla società ed una seconda al momento della distribuzione 2) I redditi sono medi e inglobano le imprese in perdita, purtroppo numerosissime 3) In periodo di recessione e contrazione dei consumi ci può stare che i redditi diminuiscano anche per le imprese. 4) I lavoratori dipendenti prendono un netto su somme realmente percepite. I redditi dichiarati dall'impresa sulla quale oggi pago tasse si basano sul fatturato del l'esercizio a prescindere se incassato oppure no.Peccato che consistenti quote di fatturato non saranno mai pagate dai clienti (ed il fenomeno è in netto peggioramento a causa di una prassi consolidata che è dovuta da un sistema giudiziario a favore di chi non rispetta le regole). Stefano
  • Cosa succede agli studi di settore
    Nome: MacLaser  Data: 13.06.2007
    Leggo spesso articoli che sembrano scritti solo per confondere i cittadini e creare confusioni. Gli studi di settore sono, come anche in altri stati, un sistema per una scrematura delle dichiarazioni infedeli, chi è sopra una determinata soglia è congruo, chi è al di sotto non è automaticamente un evasore, ma potrebbe esserlo. Questo meccanismo serve per andare a mettere il naso dove è più probabile che ci sia evasione. Sicuramente per chi evade e si tiene solo un pelo al di sopra della soglia è fastidioso che la soglia si alzi, per chi è al di sotto con valide motivazioni non sono un problema gli studi di settore. Temo solo che la convinzione, errata, che le tasse si paglino sugli studi di settore sia indotta volontariamente, mi piacerebbe che il Ministero delle Finanze denunciasse coloro che avendo incarichi e/o nomine fanno affermazioni volontariamente errate, a mio parere solo per difendere interi gruppi di evasori.