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La laurea, un ottimo investimento

di Andrea Moro, e Alberto Bisin, Categoria , Scuola e Università, / Pro e Contro, , Data 24.10.2005
Le tasse universitarie sono aumentate considerevolmente negli ultimi anni. Ma laurearsi rimane un ottimo investimento. Le tasse e i contributi universitari incidono in misura minima sui costi di frequenza. Per chi paga la cifra massima, il rendimento dell'investimento è di circa il 9,5 per cento annuo. E resterebbe alto anche se il contributo medio per studente fosse portato a 5mila euro annui. Sussidiare così l'istruzione superiore beneficia soprattutto le famiglie più ricche.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • quanto rende la laurea?
    Nome: Alessandro Figà-Talamanca  Data: 25.10.2005
    Non mi sembra corretto attribuire interamente agli studi universitari le differenze salariali tra laureati e diplomati. Si tratta di due popolazioni diverse in termini di provenienza sociale livello di cultura generale (a 19 anni) e presumibilmente attitudine per gli studi e quindi per il lavoro intellettuale. Per fare un caso estremo, siamo sicuri che per un brillante diciannovenne che riesce bene negli studi scientifici, appassionato di calcolatori, la scelta di laurearsi in fisica, ed affrontare una lunga ed incerta carriera come ricercatore, sia più redditizia della scelta di lavorare subito come tecnico-informatico ed affermarsi in pochi anni come imprenditore? Siamo certi che il maggior reddito di un "figlio di papà" laureato, rispetto ad diplomato proveniente da una famiglia modesta, sia dovuto agli studi fatti e non alla condizione di provenienza?
    Risposta:
    Il dr. Figa'-Talamanca solleva uno dei problemi "classici" della stima dei rendimenti dell'istruzione, quello della distorsione da selezione. Il problema deriva dal fatto che i dati da noi esaminati non rivelano in misura diretta l'abilita' degli individui oggetto dell'indagine; e' possibile che gli studenti universitari costituiscano la porzione della popolazione con maggiore abilita'; in questo caso, i laureati avrebbero ottenuto salari piu' alti dei diplomati anche senza il conseguimento la laurea. In questo caso, i rendimenti ottenuti con la nostra procedura sarebbero sovrastimati. Esistono in letteratura diverse procedure per tentare di correggere questa distorsione, alcune delle quali richiedono la disponibilita' di dati speciali (un metodo poplare usa indagini riguardanti gemelli omozigoti). Non esiste in letteratura un consenso su quali di queste tecniche sia la migliore; in generale pero' vari studi mostrano come la distorsione non sia molto importante, e che il suo segno non e' sempre positivo (si veda la rassegna di David Card "The Causal Effect of Education on Earnings" sull' Handbook of Labor Economics, Vol. 3A - Ashenfelter and Cards, Eds., North-Holland). Per questo motivo crediamo che il nostro approccio, per quanto migliorabile (si veda anche la nostra nota n. 5), costituisca un buon punto di partenza per definire almeno un ordine di grandezza dei rendimenti.
  • lo studio come investimento
    Nome: Alessandro Di Francesco  Data: 25.10.2005
    L’aspetto economico statistico, può essere analizzato con diverse modalità e considerare diversi fattori che fanno raggiungere a risultati contrapposti. D’accordo sull’aspetto che laurearsi è sempre un buon investimento sul proprio futuro, tengo a sottolineare che detto investimento è vantaggioso non solo per l’individuo ma anche per la società stessa. All’interno di questa statistica viene considerato unicamente l’aspetto individuale dello “studente” e non viene considerato il beneficio che questo determina all’interno della società una volta laureato. Non viene considerato il servizio reso allo studente dalle università in rapporto alle tasse pagate e non considera l’aspetto che a mio avviso è economicamente il più significativo, ossia il reddito medio delle famiglie degli studenti. La determinazione delle tasse da pagare pertanto, essendo un laureato una risorsa per tutta la società e non solo individuale o aziendale, secondo il mio parere, dovrebbe essere stimata in considerazione anche di tutti questi altri fattori e per ultimo (per quanto riguarda l’Italia) la probabilità che una volta laureati si riesca a trovare un lavoro con il reddito medio considerato nelle statistiche stesse. Considerati questi fattori è possibile che la stima delle tasse potrebbe risultare diversa. Per finire sarebbe molto utile determinare una statistica su come lo Stato utilizzi il proprio investimento di laureati. Se i soldi utilizzati dallo Stato ai fini educativi sono poi ben utilizzati all’interno della società, ossia quanto dell’investimento dello Stato sull’istruzione ritorna in PIL ed in benessere culturale della società. Forse anche cosi si potrebbe stabilire con maggior efficienza la ripartizione dei costi da sostenere tra studente e Stato.