
Nel rapporto di Save the Children l'Italia è agli ultimi posti fra i paesi europei per condizioni di salute, lavoro e pari opportunità delle madri. Quoziente familiare e detassazione degli straordinari aumentano il divario tra lavoratori e lavoratrici. Mentre con costi simili si potrebbero detassare le spese delle famiglie con figli in cui le madri lavorano e usano servizi, in un percorso volto a modificare la struttura familiare italiana, caratterizzata da ruoli fortemente tradizionali. Altrimenti, il rischio è di rendere ancora più grave il binomio donne a casa e culle vuote.
Buon giorno, sono donna, madre e imprenditrice. Vorrei far sapere a voi economisti che il motivo per cui le donne vengono assunte malvolentieri, anche se sono molto più brave degli uomini, è che in caso di maternità il costo a carico di un'azienda è troppo elevato. Una mia operaia è incinta per la seconda volta in due anni. Starà a casa in maternità anticipata e obbligatoria da maggio a febbraio. Il costo a mio carico compensivo di 20% di lordo e di ratei ferie ecc.ecc. è di 850 euro al mese, totale 8500 euro. Ma vi rendete conto? Un enormità per una piccola azienda artigiana come la mia. Non capisco perchè nessuno di voi economisti ponga questo problema, è inutile parlare di quote rosa, pari opportunità ecc.. Se le maternità fossero davvero a costo zero io ricomincerei ad assumere donne, perchè i problemi di flessibilità successivi (malattie del bimbo, orari degli asili ecc..) si possono superare agevolmente con la buona volontà di entrambe le parti. I soldi che si spendono, invece, quelli mi escono direttamente dalle tasche e in un momento in cui già lavoriamo a margini ridottissimi non me lo posso permettere.
I costi delle indennità di maternita’ sono certo piu pesanti per le piccole imprese. Mi chiedo tuttavia se nel caso di maternità anticipata (malattia) l'INPS si faccia carico del 100 dell’indennita? e che nel caso della maternità obbligatoria non esistano degli incentivi a all’assunzione di sostituti?
Sono andato a leggermi il rapporto citato, prescinderei dal metodo che non sono in grado di valutare, però mi pare che le cose andrebbero viste meglio. Infatti (udite, udite) l'Italia appare essere il primo paese al mondo per quanto riguarda il "children's index rank", quindi il migliore per i bambini (superando di slancio la perfezione scandinava), è il secondo paese al mondo per aspettativa di vita delle donne ed è il terzo (con gli ex aequo) per anni di scolarizzazione delle donne. Mi sembra che le cose siano più articolate, complesse, ma meno fosche di come sono presentate. Forse bisogna sforzarsi un pò di più per individuare problemi specifici e possibili soluzioni (vedere, ad esempio, cosa dice "Miriam Mafai" riguardo a quoziente familiare e Francia).
Condivido pienamente il commento di Lia Gatti. Voglio aggiungere che bisognerebbe rispettare le vocazioni delle donne, dando l'opportunità di lavorare o dedicarsi alla famiglia in libertà, non costrette dalle circostanze. Il lavoro part-time per molte mamme potrebbe essere la giusta soluzione.Comunque cerchiamo di non farci coinvolgere troppo dal consumismo dilagante che condiziona le scelte di vita di molte persone che distinguono con difficoltà i bisogni primari dai bisogni indotti.