
L'Agenzia delle Entrate assume come elemento centrale la scelta del legislatore di conoscibilità degli elenchi nominativi dei contribuenti da parte di chiunque, ossia da parte di soggetti indeterminati. Viceversa il Garante assegna un ruolo determinante ad altri passaggi e ne trae un limite tassativo alle modalità della pubblicazione. Ma entrambe le letture si fondano sulla norma. Non si configura quindi né un problema di legittimità né un illecito. Il vero nodo giuridico e politico è quale trasparenza in materia fiscale si voglia oggi garantire nel nostro ordinamento.
Quando leggo che la vera ragione della pubblicazione degli elenchi è la lotta alla evasione fiscale e la sollecitazione del controllo "sociale" dei cittadini, che in questo caso assurgono a controllori e giudici dei loro vicini, mi si accappona la pelle, perchè la differenza tra le democrazie e le dittature si sostanzia proprio nel rispetto del singolo, della sua sfera privata e dei suoi diritti, anche confliggenti con lo Stato. Nelle dittature tutto è sottoposto allo scopo ultimo dello Stato, sempre nobile e volto al bene dei cittadini. Questo vale per tutte le dittature comuniste o fasciste, religiose o laiche, perchè tutte le dittature sono convinte di agire per il bene dei propri cittadini. Il controllo "sociale" è usato da tutte le dittature per controllare ogni respiro dei propri cittadini. In Italia lo Stato che deve essere in grado di fare pagare le tasse e non c'è altra via. Altre soluzioni, come il controllo "sociale", sono inutili controproducenti e del tutto inefficaci. Forse se un Paese si ribella al pagamento delle tasse il problema non è amministrativo, ma politico.
Non voglio entrare nel merito della "giustezza" o meno della pubblicazione. La questione è scivolosa assai. Però mi preme sottolineare che non è pensabile che il file dei dati venga pubblicato in maniera "scaricabile". L'Agenzia doveva garantire la visibilità del dato o dei dati, e quindi l'accessibilità al proprio portale, ma non la possibilità del trasferimento di tutti i dati. Questo lo trovo un errore deprecabile.
Mi sembra un modo ragionevole (e per questo pacato) di porre la questione sui giusti binari, lasciando da parte le sguaiatezze di alcuni presunti tutori degli interessi dei consumatori, i quali, per loro verso, dovrebbero essere, proprio in quanto consumatori, ossia spenditori di moneta a favore di imprenditori commerciali, tra i maggiori interessati ad una certa trasparenza ad oltranza. E mi sembra che così si metta a nudo come la posizione del Garante sia piuttosto sbilanciata verso non tanto il riserbo o riservatezza, che dir si voglia, ma verso una configurazione di una tutela del diritto alla riservatezza che sia tale da andare a detrimento della trasparenza, ossia del controllo sociale sui contegni fiscali dei nostri concittadini. I quali, solo in quanto evasori, possono avere interesse a mantenere nascosti i redditi dichiarati; non vedo in qual modo la tutela della riservatezza possa essere tale da impedire un confronto tra i redditi dichiarati di alcune categorie di contribuenti—di cittadini che perciò stesso sono contribuenti—e i relativi tenori di vita: confronto che non infrequentemente—per così dire—si rivela come la fonte di dissonanze davvero stridenti.
La vostra opinione contrasta con quella di illiceità della pubblicazione on line sostenuta dal Prof. Stefano Rodotà su Repubblica; sostiene il Prof. la sostanziale differenza tra usare mezzi cartacei/informatici e Internet strumento anonimo, aperto e senza garanzia sui periodo di conservazione. Personalmente mi domando (reddito fisso ed elettore del centro-sinistra ) quale motivo abbia indotto Visco (che ha assunto la responsabilità politica della decisione) a effettuare tale scelta; penso a ragioni meschine tipo mancata ricandidatura nel PD. D'altra parte perchè solo quest'anno e non quello precedente? Voglio poi sperare che una affermazione dell'on Gasparri a EXIT circa un voluto ritardo tra dati disponibili a marzo e pubblicazione post elettorale sia falsa. Mi dispiace che tale azione sminuisca comunque quelle condotte con TPS di lotta all'evasione. Infine e vi risulta che tutti i dipendenti dell'agenzia delle entrate abbiano ricevuto dei premi sostanziosi correlati alla individuazione di tributi evasi (colto origliando una conversazione tra due donne al bar di fronte al Ministero dell'Economia).
Fare del controllo sociale, ovvero della delazione, uno strumento contro la lotta all'evasione penso sia una delle operazioni più infime che uno stato possa mettere in atto. L'invidia come strumento di lotta all'evasione. Siamo alla resa? Lo Stato non esiste piu'? Visto che ci possono essere rischi di epidemia per le malattie infettive, quando mettiamo su internet le analisi delle persone? Per avvertire tutti e dare modo di proteggersi. Anche questa e' una lotta legittima dello stato contro un grave fenomeno che minaccia la collettivita'. Lo stato ha una serie infinita di modi per scovare gli evasori e deve avere gli strumenti per farlo. Ma se lo stato e' incapace di riscuotere le tasse che fa? Utilizza l'invidia come mezzo per scovare l'illecito? E il mio vicino si arrabbia perche' ha visto che non pago le tasse facendo il suo stesso lavoro, ma non sa che spendo il mio stipendio per mantenere la moglie divorziata e tre figli. Ma a lui gli rode e fa la spiata. Metodo ineccepibile. Bah! Forse in Myanmar.
L'articolo di Gregorio Arena e Maria Paola Guerra e' molto ben fatto e mi complimento con gli autori: spiega molto bene i termini della questione che per altri motivi avevo giusto un paio di mesi fa affrontato direttamente con il Garante della Privacy. Devo, a onor del vero, aggiungere che andando al proprio comune e chiedendo l'accesso agli elenchi dei contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi, mi e' capitato (dopo aver superato a suon di citazioni di legge, l'iniziale muro di gomma dei funzionari comunali) di poter consultare un semplice elenco di nominativi di persone, senza alcuna informazione fiscale associata. Ovvero, un elenco assolutamente privo di senso e, per giunta, inutile: ben diverso da quanto si e' potuto osservare via internet.
L'elemento della trasparenza in questa vicenda e sulla questione in oggetto, secondo me, fa premio, nell'interesse di tutti, su eventuali esigenze di privacy. Sarebbe sufficiente ricordare alcune cose fondamentali sulla natura dell'imposta e sulla sua funzione. L'imposta, e non la tassa che è altra cosa, è quell'obbligazione di riparto attraverso cui tutti concorrono "alle alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva." (Cost art. 53). Il singolo è, rispetto all'imposta, soggetto passivo in quanto tenuto a contribuire, come sopra, nel contempo è soggetto attivo verso gli altri consociati nella sua pretesa che ognuno contribuisca in ragione della sua capacità contributiva. Poiché si può dubitare, nel nostro paese che quest'ultima cosa si verifichi, anzi è ampiamente dimostrato il contrario, non vedo perché ci si debba stracciare le vesti se dati di una certa sensibilità, ma con forte valenza pubblica emergono presso la pubblica opinione.