
Il voto ha premiato gli unici due partiti che si sono opposti all'indulto. Non a caso. L'indulto non solo ha fatto aumentare l'attività criminale in Italia, ma ha anche modificato la composizione dei flussi migratori, finendo per attrarre nel nostro paese più criminali che altrove. Tanto che oggi quattro italiani su dieci temono gli immigrati, non per il lavoro, ma per i reati che possono commettere. Se non si rafforza la repressione dell'attività criminale in Italia prima o poi saremo costretti a chiudere le frontiere. A quel punto, importeremmo solo immigrazione irregolare, in un circolo vizioso di illegalità che alimenta nuova illegalità.
La risposta audio dell'autore ai commenti.
Grazie vivissime per l'analisi delle conseguenze dell'indulto e tutto il resto. Spero che lo stile dell'autore faccia scuola.
Sul piano della riflessione e della comunicazione in campagna elettorale non si è avuto (a sinistra) il coraggio e l'intelligenza di guardare in faccia la realtà, e dunque le cifre della criminalità. In questi dati si sarebbe letta una realtà complessa. Si sarebbe potuto dire che l'Italia ha complessivamente meno delitti che altri paesi occidentali, e dunque che c'è più e non meno sicurezza. Ma si sarebbe dovuto dire anche che, se gli immigrati regolari (la grande maggioranza) delinquono nella stessa misura degli italiani (sono il 5% della popolazione e hanno compiuto nel 2007 il 6% dei crimini, come dice il recente Rapporto sulla criminalità in Italia), gli immigrati clandestini delinquono con le percentuali molto alte indicate nell'articolo di Boeri. E, dunque, si sarebbe dovuta fare una certa autocritica, tanto sull'indulto quanto sul pessimo funzionamento della giustizia, e infine sulla necessità di di attuare una netta e forte politica repressiva (senza buonismi sciocchi), unita ad una politica coraggiosa (e magari impopolare) di maggiore attenzione (e spesa) per l'accoglienza, l'integrazione e il rispetto dei diritti umani degli immigrati. Sono dunque d'accordo con Boeri.
Sono rimasto piuttosto perplesso dal modo in cui articolo affronta il problema della sicurezza. Per tre ragioni: 1 innanzi tutto legare il successo di IDV e LN all'opposizione all'indulto (al quale peraltro si opposta anche AN) indicherebbe che, in sostanza, il 13% circa degli Italiani, quindi un'esigua minoranza, vi fosse contrario. 2 Il dato sulle rapine in banca è scarsamente significativo, come peraltro molti commenti al precedente articolo di Mastrobuoni e Barbarino già segnalavano. 3 L'insicurezza percepita è un fatto che si lega al perdurare della più lunga crisi che il capitalismo moderno sta vivendo (e che probabilmente è la vera causa dell'aumento delle rapine, è di questi giorni la notizia di insospettabili dirigenti di banche coinvolti in questo tipo di reati) Mi aspetterei che su questo sito si facesse una volta per tutte piazza pulita della demagogia e del populismo che ormai accomuna destra e sinistra (nella sua maggioranza) accostando l'immigrazione e la criminalità: il primo che dimostra disprezzo per le regole è proprio il capo dell'attuale maggioranza!
L'articolo parte criticando un provvedimento legislativo per trarne due conseguenze, la prima riferita al successo di IDV e Lega alle scorse elezioni e la seconda sull'aumento della criminalità dovuta a immigrati e quindi dell'avversione/timore degli italiani nei confronti di questi ultimi. E' un po' strano, primo perchè trascura il fatto che il 70% dei voti è andato a PD E PDL che nascono per filiazione da partiti pro-indulto. Inoltre usa una strategia retorica conosciuta che è quella di portare il lettore a condividere un giudizio negativo su X (l'indulto) per poi lentamente collegare X con Y (gli immigrati) in modo da far ricadere su questi ultimi il medesima giudizio. MA: 1) gli immigrati sono stati una minoranza tra i beneficiari di indulto (Repubblica dice 5.200) nonostante rappresentino quasi il 50% della popolazione carceraria. 2) Il tasso di recidività è stato superiore tra gli italiani scarcerati e quasi il 90% degli stranieri tornati in cella è tornato per aver violato le leggi sull'immigrazione e non per reati di pericolosità sociale.
Caro professore, condivido il suo articolo, ma vorrei farle notare che da un po di tempo a questa parte quand si parla di criminalità si parla soltanto di "piccola criminalità" (dando comunque un peso ed una rilevanza alla stessa) e non più di "grande criminalità". non è forse criminale non pagare le imposte? ma non ne parla nessuno, mentre in USA si va in galera. non è forse crimnale essere colluso o aiutato dalla mafia? non ne parla nessuno, anzi si viene eletti in parlamento o addirittura alla seconda carica istituzionale del nostro paese (leggere il libro I Complici di Abbate e Gomez). non è forse criminale imbrogliare i risparmiatori? ma nel nostro paese chi lo fa vive tranquillamente nelle proprie ville, anzichè scontare la giusta pena. che paese è mai questo che imbroglioni, truffatori, mafiosi e delinquenti siedono nei palazzi del potere? che speranze per i nostri figli e nipoti?
Prof. Boeri, la sua mi pare un'analisi condivisibile, per certo versi persino ovvia. Anche io - per inciso - non volevo l'indulto (che poi non era nemmeno ciò che chiese Wojtyla al Parlamento). C'è dunque un'emergenza "sicurezza", che vera o presunta, grande o piccola, in qualche modo richiede risposte. Mi rendo conto che la sua riflessione intendeva, a monte, analizzare solo il tema immigrazione e non toccare altro. Però, lei crede che in un Paese in cui la legalità è un disvalore (dai piccoli inciuci con l'amico dell'amico alle frodi di Stato e d'impresa, fino alle economie mafiose) - una cosa da sciocchi idealisti o emeriti rompiscatole - la sicurezza e la riduzione della criminalità siano una questione di immigrazione clandestina (che semmai è il prodotto di questa mentalità più che la causa prima dell'insicurezza)?
Come possiamo pretendere che gli immigrati rispettino le leggi quando in Italia vige l'illegalità diffusa: dal mancato rispetto del codice della strada, all'evasione fiscale. Si fa a gara a chi è più furbo perché tanto la probabilità di essere beccati è molto bassa. Risulta inutile, a mio parere, anche inasprire le pene: i controlli saranno sempre insufficienti. L'unico modo per contrastare la criminalità e l'illegalità è che gli italiani inizino a dare il buon esempio e si eserciti una forma di controllo sociale.
Credo che l'Italia non abbia mai avuto o fatto una politica di immmigrazione seria. La qualità degli immigranti arrivati in Italia è bassissima. Non ci sono politiche di integrazione e prospettive di crescita per questi immigranti. Quelli migliori passano e vanno via, i peggiori restano.
Possiamo oggi dire che uno dei maggiori sostenitori dell'indulto è stato il Papa? Molte sono state le pressioni da parte della Santa sede al governo Italiano affinchè fosse varato tale provvedimento. E' questo un'altro esempio di quanto la presenza del Vaticano in Italia influenzi la nostra vita e la politica dei nostri governi? Consiglio una lettura molto istruttiva a questo riguardo: Libera Chiesa, Libero stato? il Vaticano e l'Italia da Pio IX a Benedetto XVI di Sergio Romano ed. Longanesi
Scopro che il nostro paese "attrae più criminali che altrove", forse perchè si sentono più a casa: certo sarebbe un'isola felice se dovessimo occuparci solo delle nostre mafie. L'Istat certifica una diminuzione dei reati, ma la paura dà buone rendite. Il vero indulto è quello che quotidianamente paghiamo su evasione fiscale, falsi in bilancio, truffe legalizzate, abusivismo, grande distribuzione e monopoli con sottofondo di informazione pilotata. L'indulto, è stato un provvedimento volto a salvare dalla spada di Damocle della giustizia, principalmente i rei con i colletti bianchi. Il perseguimento di tali obiettivi personali da parte della classe dirigente crea una spirale di immoralità e di cattivo esempio che non può che portare alla rassegnazione. Il risultato elettorale è anche conseguenza dello sterminio di anticorpi democratici avvenuto negli ultimi quindici anni di storia repubblicana. Credo che l'ultimo provvedimento di clemenza del 2006 bipartizan (ad esclusione di quei partiti da lei citati che altrimenti avrebbero subito ripercussioni di seguito dai propri elettori e non avevano soprattutto interessi particolari nel provvedimento) sia il colpo di grazia ad una democrazia, già allora vacillante giuridicamente. Posso concludere questo mio commento, forse troppo lungo, ricordando un titolo del Los Angeles Times, alla vigilia del voto italiano, che si riferiva ad uno degli allora candidati premier: "In Italy crime pays and you can be elected prime minister".