
Ridurre la pressione fiscale è una necessità per l'economia italiana. Ma è possibile farlo senza sperperare i risultati sui conti pubblici ottenuti negli ultimi due anni e anzi consolidando definitivamente la politica di risanamento? Se congeliamo la spesa pubblica in termini reali ai livelli attuali si liberano risorse sufficienti per portare il bilancio in pareggio e nello stesso tempo finanziare un calo delle imposte. E il governo potrebbe favorire il miglioramento della contrattazione nel settore privato, legando salari a produttività in quello pubblico.
Il problema non è l'evasione, quanto piuttosto l'eccessiva imposizione tributaria che alimenta, a sua volta, una spesa pubblica impazzita che, secondo l'Istat ha ormai superato metà del Pil, ovvero circa 750 miliardi di euro. Mi pare che queste somme, sottratte alla disponibilità di chi le ha prodotte, siano anche troppe, anche alla luce degli sprechi e della corruzione evidenziati dalla relazione della Corte dei conti. Non vedo perché si debbano ancora versare ulteriori somme al fisco..
Le ipotesi di fattibilità della riduzione fiscale in maniera coerente e congrua con gli obiettivi di finanza pubblica, mi confortano per l'autorevolezza della fonte.Quanto alla spesa pubblica, argomento del quale la Voce si è ripetutamente occupata.oltre che contenerla nei limiti che l'articolo indica, rimango convinto che esistono immensi margini di miglioramento qualitativo e di riduzione mediante incisivi interventi di riorganizzazione. D'altronde l'articolo di Neirotti e Paolucci,"le ICT non funzionano semza capitale organizzativo" ne rappresenta una conferma. Che a questo debbano corrispondere adeguamenti e semplificazioni normative, anche questo potrebbe essere un aspettodel tutto positivo.. Luig Zoppoli
...si viveva meglio quando si pensava di stare peggio. Come si fa a non capire che dai discorsi di tutti i politici italiani, nessuno escluso, si costruiscono montagne di "munnezze" e Napoli fa da Caprio Espiatorio. Abbiamo una classe politica che è brava unanimamente ad essere univoca solo su una questione: quella di aumentarsi gli introiti di pochi spiccioli (milioni di euro l'anno). Mentre la gente paga le tasse anche sui loro furti.
Buongiorno, riassumo i tanti interrogativi: tutte le branchie istituzionali, e non, si lamentano per la scarsità dei finanziamenti. E almeno per scuola, sanità, sicurezza, magistratura, ricerca, sostegno al precariato (o comunque flessibilità), io sarei d'accordo. Ridurre il personale mi sembra arduo e comunque prevede tempi medio-lunghi. La regola "nimby (si scrive così?) è dominante. E allora... non sembra la quadratura del cerchio, se non mantenendo orientativamente la pressione fiscale e drasticamente aumentare i controlli sull'evasione, con un recupero immediato del dovuto? Grazie. Giorgio Bonamore
Nell'articolo si parla di congelare la spesa pubblica in termini reali senza tagliarla e indicizzandola all'inflazione.L'esempio portato è una crescita di 5 punti e un'inflazione di 3 punti. I due punti di differenza potrebbero essere restituiti sotto forma di riduzione delle imposte. La mia domanda è: nella attuale situazione di inflazione al 2,6% (ISTAT 12/07) e crescita 1,9% (ISTAT 3° TRIM. 07) con previsine 1,5% per il 2008 se non meno senza una netta diminuzione della spesa pubblica quali risorse si potrebbero redistribuire?
Da anni assistiamo alla riduzione del potere d'acquisto dei redditi medi e medio bassi a vantaggio dei redditi elevati. La progressiva riduzione della massima aliquota marginale IRPEF associata al mancato recupero dell'enorme drenaggio fiscale che ha gravato su detti redditi hanno generato quanto sostengo. Empiricamente il fenomeno è reso evidente dalla costante crescita dei consumi dei beni di lusso associata ad una generale stagnazione dei consumi. Io credo che per far ripartire i consumi occorra innanzitutto correggere questo fenomeno restituendo potere d'acquisto ai redditi medi e medio bassi garantendo il gettito con l'incremento dell'aliquota massima (magari temperando ciò elevandone lo scaglione). La crescente sperequazione dei redditi e delle ricchezze costituisce una tendenza generalizzata a livello mondiale che, sul piano etico e su quello economico, occorre contrastare. A tal proposito è assolutamente pertinente l'ottimo articolo del Prof. Colombino pubblicato sul Vostro sito e dal titolo "l'IRPEF è sulla strada giusta" nel quale si evidenzia come, nella teoria economica, il livello ottimale della massima aliquota marginale IRPEF si ponga fra il 51% ed il 90%.
Il problema è se lo vogliono fare o non lo vogliono fare.. Io non ci credo più, e la cosa grave è che ho 29 anni.
La proposta mi pare considerare la gestione della spesa pubblica alla stregua del controllo dei costi di un’azienda privata. Purtroppo, a mio avviso, tale approccio è alla base dei problemi che incontra qualsiasi attore politico che intenda intervenire sulla dinamica della spesa. L’impresa privata puo’ - anzi deve - gestire la propria dinamica di costi disinteressandosi degli effetti esterni, mentre per la spesa pubblica questo non e’ possibile. La gestione della spesa pubblica non puo’ “esternalizzare” nulla, anzi le determinanti principali della sua dinamica sono proprio gli effetti esterni: sociali e dunque politici. L’idea di “cristallizzare” la dinamica della spesa pubblica limitandola ai suoi aspetti monetari, non significa certo cristallizzarne gli effetti sociali e quindi le pressioni politiche che a questi seguono. Credo che una modifica, radicale o graduale, della dinamica della spesa comportera’ enormi modificazioni sociali, anche per le dimensioni raggiunte dalla stessa. Temo che nessun tecnicismo, apparentemente neutrale (verrebbe da dire: proprio perche’ “apparentemente” neutrale), ci possa far fuggire da un problema che e’ di natura sociale e politica.
La proposta di taglio delle imposte, così come risulta articolata, mi sembra credibile. I problemi si presentano quando si tratta di congelare la spesa pubblica. Un conto è infatti intervenire drasticamente sulle aree di spreco, tagliando le relative spese, un altro è intervenire in modo non selettivo e indiscriminato compromettendo ulteriormente la funzionalità di alcuni servizi come la scuola, la sanità etc...In altre parole, il problema del controllo della spesa pubblica è qualitativo oltre che quantitativo: occorre capire dove tagliare prima ancora di quanto tagliare: ci sono voci di spesa che a mio avviso non vanno congelate affatto e voci che potrebbero subire tagli molto robusti.Quanto alla dinamica salariale nel comparto pubblico, occorre prima intendersi su cosa significhi produttività. Faccio l'insegnante e penso che la produttività nel mio settore debba essere legata ai risultati e ai progetti che abbiano un impatto sotto il profilo didattico, mentre per il Ministero la produttività dipende dalla mera sommatoria degli incarichi accumulati da un docente oltre il proprio orario contrattuale. Come la mettiamo?