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CHI VUOLE CAMBIARE LA CLASSE DIRIGENTE?

di Tito Boeri, e Vincenzo Galasso, Categoria Istituzioni e Federalismo, Data 11.02.2008

Secondo i sondaggi ben il 58 per cento degli italiani è insoddisfatto dei rappresentanti politici. E tutti a parole in questi primi scampoli di campagna elettorale dicono di voler cambiare. Tre criteri per capire se lo faranno sul serio: sono favorevoli a un sistema maggioritario a due turni, a tenere primarie a livello locale nella selezione dei candidati e a estendere il diritto di voto ai sedicenni sia alla Camera che al Senato?

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Astensionismo
    Nome: Francesco Basani  Data: 13.02.2008
    Per la prima volta nella mia vita (55 anni) non voterò perchè, per il meccanismo da Voi descritto, il mio voto (espresso a Milano) potrebbe mandare in Parlamento ex-presidenti regionali pregiudicati o inetti, mangiatori di mortadella catanesi, maneggioni beneventani, erratici ex-dirigenti di Bankitalia e altra consimile fauna politica. Fino a quando non avrò visibilità dell'effetto del mio voto io mi asterrò. Con simpatia. Basani
    Risposta:

    Non lo faccia, non lo faccia. Ci andrebbero comunque. Anzi più facilmente. Piuttosto scelga nel miglior modo possibile nell'ambito delle (poche) scelte che ci vengono concesse.

  • Strumenti di cambiamento insufficienti
    Nome: GIANLUCA COCCO  Data: 13.02.2008
    Stiamo diventando prevalentemente qualunquisti. Ritenevo il qualunquismo un luogo comune da sfatare. Oggi, pur riconoscendo marginali differenze tra i partiti, sono un qualunquista convinto. Perchè se questo Governo non ha introdotto novità significative non è dovuto ai numeri risicati che la sua maggioranza poteva vantare. Ma è solo una questione di non volonta politica. Un altissimo, quanto improbabile, astensionismo non sarebbe inutile. In ogni caso il maggioritario, oltre ad essere per definizione antidemocratico, ha gia dimostrato di essere fallimentare e non fa certo al caso italiano. Le primarie sono un buon esercizio di democrazia, purchè siano sorrette da una forte presa di coscienza dei partecipanti. A sedici anni non sopportavo di non poter votare, ma allora e oggi più che mai gli interessati erano veramente pochi, per cui servirebbe solo a distorcere i calcoli elettorali. Lo scenario futuro sarà drammatico a prescindere dalle regole istituzionali. Per resetare questa classe dirigente ci vogliono anni. Ma se non cambia l’approccio e il grado di complicità degli italiani lo scenario sarà sempre lo stesso e continueremo a suscitare l’ilarità nel resto del mondo! Saluti.
  • Non è così semplice
    Nome: rosario nicoletti  Data: 13.02.2008
    L'articolo è molto interessante e presenta argomenti validi: forse pecca un po' di ottimismo. Vorrei far notare che l'attuale becera legge - che non consente di scegliere le persone - non ha mutato radicalmente la situazione. Anche con le preferenze, era sufficiente presentare un candidato in un collegio "sicuro" per farlo eleggere. Gli Italiani sono poi di memoria corta e poco inclini ad occuparsi della cosa pubblica: questo riduce ogni elezione a poco più di una farsa. Vi è da aggiungere che il nostro modo di concepire i rapporti di lavoro porta alla selezione dei furbi, anche se incapaci. Questo accade in ogni comunità. La mancanza de cosidetto "ricambio generazionale" penso che debba essere ascritta, almeno in parte non trascurabile, alla scarsa generale preparazione (e determinazione) di molti giovani. Nessuno regala il potere: bisogna essere capaci di conquistarlo. E questo mi sembra essere il problema.
  • Aritmetica elettorale
    Nome: Marco Di Marco  Data: 13.02.2008
    L'aritmetica elettorale spiega molte cose, compreso il semi-fallimento del bipolarismo e la mancata selezione dei politici. Grosso modo, vi sono in Italia due grandi campi di schieramento politico dell'elettorato: conservatori e progressisti. Più o meno, valgono ciascuno il 50% del totale degli aventi diritto al voto, come si è visto in occasione delle passate elezioni (che hanno visto un altissimo tasso di partecipazione). Lo scarto minimo fra i due schieramenti rende aritmeticamente pesantissime le astensioni. Ne segue la tendenza a comprendere nelle due coalizioni tutte le formazioni, anche le più piccole. Segue anche il potere di veto dei micropartiti e il riciclaggio di tutti i personaggi politici con un minimo di seguito, anche locale, anche clientelare. Il PD ha rotto questo schema, dando per scontata una forte astensione dell'elettorato di centro-sinistra (nell'ipotesi di riedizione dell'Unione disunita). E' solo il primo passo, ma nessuno finora aveva osato farlo. E' ancora poco per gli astensionisti, delusi da tutto quello che si è visto... il resto, adesso, è il programma, le cose concrete da fare...
  • Sedici anni è troppo presto
    Nome: Giuseppe Posca  Data: 13.02.2008
    Articolo convincente, ma non sono d'accordo sull'estensione del diritto di voto ai giovani 16enni. E' troppo presto, a mio avviso. Il voto è un diritto/dovere che richiede una certa maturità di giudizio, e a sedici anni si è ancora molto immaturi. Inoltre se si estende il diritto di voto ai sedicenni, si dovrebbe spostare a tale età anche il raggiungimento della maggiore età, il che mi sembra inopportuno.
  • Ricambio generazionale
    Nome: O. Trojani  Data: 13.02.2008
    Vorrei ci si ricordasse che il voto di preferenza non ci è stato tolto: l'abbiamo abolito noi Italiani per mezzo del referendum di Segni a giugno 1991 con una partecipazione del 62,5% di votanti ed il 98% di favorevoli. In quanto al ricambio io proporrei che anche i nostri parlamentari si ritirassero entro i 70 anni; se dopo i 65/70 anni non si è più ritenuti adatti (e lo trovo giusto) ad insegnare, dirigere etc. con sufficiente elasticità, spirito innovativo e via dicendo, non vedo come si possa essere in grado di guidare un intero paese, in particolare l'Italia con i gravi problemi che qui esistono.
  • Tu vuo fa' l'americano
    Nome: Michele Crapuzzo  Data: 13.02.2008

    Non capisco, francamente, questa insistenza degli autori nel credere al sistema maggioritario come la panacea di tutti i mali. Visto il processo di riaggiustamento in corso, mi sembra che culturalmente il ns Paese stia adottando in sostanza, l'unico modello adatto alla sua cultura e alla sua storia, il sistema proporzionale tedesco. Sembra che i ns professori, impregnati delle teorie economiche e politiche made in Harvard abbiano dimenticato che l'Italia ha grosso modo la stessa storia della vicina Germania ...

  • CHI VUOLE CAMBIARE LA CLASSE DIRIGENTE
    Nome: alma  Data: 13.02.2008

    Oltre al colleggio uninominale perche non inserire anche una sorta di verifica di medio termine e chi non soddisfatto l'elettorato va a casa e sopratutto non prende la pensione da parlamentare?

  • Primarie
    Nome: Francesco Maselli  Data: 13.02.2008

    Sono da sempre un convinto assertore delle primarie e, nel mio partito di provenienza ,la Margherita avellinese, sono stato lungamente deriso anche dalla "spiccata intelligenza" di un noto uomo politico nostrano. Per lui le primarie "Sono un esercizio di pura democrazia plebiscitaria". La verità è che le primarie rischiano di diventare una foglia di fico laddove il voto non è libero ma condizionato dal potere esercitato. Insomma a votare non vanno i cittadini liberamente ma portano le truppe e lo spirito della partecipazione finisce malamente. Dunque, sì alle primarie ma opportunamente regolamentate per evitare che si traducano in una farsa per tutti ed in una beffa per il cittadino che liberamente vuole esprimere un'opzione.

  • Cambiare classe dirigente
    Nome: Angelo Gatti  Data: 13.02.2008
    Assolutamente favorevole al maggioritario a due turni ed alle primarie a livello locale. Sono invece perplesso sull'estensione del diritto di voto ai sedicenni poiché pare che tra loro, anche se liceali, ci sia un'alta, troppa, ignoranza politica, e possano quindi essere facile preda dei populisti.
    Risposta:

    In verità i sondaggi dicono che i giovani seguono la politica in televisione e sui giornali più dei loro padri e dei loro nonni.