
A Napoli si producono in media le stesse quantità di rifiuti pro capite delle altre province italiane, più di un chilo al giorno. Ma a Torino i cittadini ne raccolgono in modo differenziato circa il 40 per cento, a Roma e Bari la percentuale è vicina al 10 per cento mentre nella città campana siamo sotto l'8 per cento. A spiegare tanta differenza non sono solo ragioni economiche, ma anche le norme sociali. E allora, la vera questione diventa quali siano le politiche da adottare per incrementare il capitale sociale e, di conseguenza, la raccolta differenziata.
In risposta al commento di Nico, vorrei rilevare che le norme sociali non sono "innate", e dipendono invece dall'ambiente sociale circostante. La stessa persona si comporterà diversamente trovandosi in Sicilia oppure in Trentino Alto Adige, dove è meno rischioso avere fiducia nei confronti degli estranei e delle istituzioni, ed è più remunerativo tenere comportamenti cooperativi. Ciò dimostra che le istituzioni esercitano un ruolo fondamentale nella coltivazione delle norme sociali di fiducia e reciprocità. In altri termini, la politica influenza l'accumulazione di capitale sociale. Politiche economiche che riducono le disuguaglianze tra le categorie sociali 1) attenuano la diffidenza generalizzata che (quasi) tutti proviamo nei confronti degli altri 2) favoriscono l'affermazione di un “senso di appartenenza” alla collettività e la sensibilità verso il "bene comune". Se i servizi pubblici sono efficienti ed erogati su base quanto più possibile universale, allora differenze e diffidenze tra i cittadini si attenuano, e diviene più fertile il terreno per eventuali campagne di promozione della raccolta differenziata. Comunque complimenti agli autori per l’ottimo intervento!
Egr. Autori, mi pare quantomeno ovvio sostenere che in Campania manca capitale sociale: già Putnam lo evidenziò per periodi anteriori alproblema della raccolta differenziata. Non credete che sarebbe meglio parlare di altro che di capitale sociale? Senza i bidoni per differenziare il cittadino non può dividere l'immondizia. E allora parlare di Camorra, di classi politiche inadeguate centrerebbe meglio il problema campano: in genere i cittadini si adeguano agli incentivi presenti. Ma queste considerazioni sono dure da fare tanto per i nostri giornali cartacei, quanto per quelli elettronici.
L'articolo mette in relazione il capitale sociale con la raccolta differenziata in tutta Italia, non solo in Campania. E' fuori discussione
che le eco-mafie impediscono un corretto smaltimento dei rifiuto. Anche la criminalità organizzata e' pero' forte dove il capitale sociale e' basso. Purtroppo entrambi questi aspetti si modificano molto lentamente nel tempo e quindi e' estremamente difficile stabilire la direzione di causalità.
Ricondurre la questione rifiuti al concetto di capitale sociale è importante ma allora spiegatemi come mai gli italiani che emigrano a nord si adeguano quasi subito alle norme sociali li esistenti. Secondo me è determinante l'idea di controllo sociale congiunta a quella dell'autorità pubblica: io al sud non farei notare al mio vicino che non differenzia perchè non posso contare su un'appoggio delle istituzioni. C'e' anche da dire questo: culturalmente le pubbliche amministrazioni del nord sono più attrezzate a rispondere a nuovi problemi e riescono a gestirle per tempo.
La raccolta differenziata deve diventare un obiettivo principale e deve riguardare tutte le tipologie di rifiuti. Attualmente ci sono dei problemi di raccolta per alcune tipi di plastiche ( Corepla tratta imballaggi in plastica e non le altre) in merito alla raccolta di carta ci sono alcune limitazioni " carta inquinata " va nel sacco nero! possibile ? I cittadini non sono informati in modo chiaro, il sistema delle campane non funziona ( sempre piene con rifiuti tutt' intorno). Non vi sono vantaggi economici che premino il comportamento virtuoso. I dati disponibili per una corretta analisi del fenomeno mancano ( vedi rapporto rifiuti). Normativa europee e italiane vengono disattese dalle stesse istituzioni. Riuso e riutilizzo sono termini sconosciuti in ambito gestione rifiuti. I rifiuti vengono considerati una forma di energia ( CDR). Una corretta gestione dei rifiuti renderebbe gli inceneritori inutili o comunque sufficienti e brucerebbero sostanze correttamente identificate senza problemi di smaltimento delle ceneri. La filiera " gestione rifiuti" è un processo di trattamento industriale gestito ad isole, manca una gestione del processo.
Sarebbe molto interessante
Arrivati a questo punto, penso che solo rendendo conveniente per il cittadino differenziare avremo qualche speranza in più, Affidandoci anche alle best practices di qualche comune modello. Si può anche "copiare" senza perdere la dignità!
Capitale sociale significa fiducia reciproca diffusa. Un dato di cui poco si parla e' il crollo verticale di quel poco di fiducia negli attori pubblici che poteva esserci tra i cittadini campani: promesse di chiusura delle discariche regolarmente disattese, rifiuti urbani che celano come "sorpresa" scorie tossiche, tassi di malattie tumorali in ascesa vertiginosa, conflitti d'interesse e ruberie in politica, e pesanti infiltrazioni camorristiche. Perche' i cittadini di Pianura, Acerra, Marigliano, dovrebbero fidarsi dei "signori della citta'", di chi comanda a napoli (e a Roma) e li ha sistematicamente presi per i fondelli? ll capitale sociale si costruisce sul medio periodo, creando un sistema di norme e sanzioni certe, favorendo una comunicazione limpida e istituendo un sistema di responsabilita' (accountability) da parte degli attori pubblici. Tutto questo insieme a un intervento deciso e di emergenza sui flussi di rifiuti, e una ragionevole promessa di bonifica dei siti inquinati dai rifiuti tossici ("esportati" spesso dal nord) Non sembra ad oggi che si sia fatto un solo passo avanti in questo senso.