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Commenti

  • O MERCATISTI O STATALISTI , O TUTTE SALVE O TUTTE LHEMAN !
    Nome: FABIO TANTARI  Data: 01.12.2008

    Il punto è che se si vuole essere mercatisti bisogna lasciare che il mercato nel suo darwinismo economico selezioni le imprese o le banche più efficenti a danno di quelle gestite da manager opportunisti che internalizzano rischi altissimi che poi attraverso sospette cartolarizzazioni vengono riallocati sugli ignari risparmiatori. Se invece il nostro sistema economico non è ancora pronto al mercatismo estremo, ovvero quello senza il paracadute dello stato, non si può optare per salvare 4 banche su 5 perchè è come dare il "contentino" a chi crede nelle spietate leggi del capitalismo, tanto varrebbe salvarle tutte. L'intervento dello stato nell'economia dovrebbe essere indirizzato a salvare e tutelare coloro i quali perdono dal fallimento di qualsiasi banca il posto di lavoro o i risparmi. Continuara a ricapitalizzare istituti di credito che hanno sbagliato è come concedergli di fare profitto fino a quando possibile e salvarle quando non lo è più, le banche e le imprese sono entità che devono perseguire il profitto assumendosi un rischio invece cosi facendo si porta il sistema all'estrema situazione in cui si incentivano operazioni gigantesche senza preoccuparsi dei rischi.

  • La politica impedisce gli investimenti
    Nome: Giovanni Medioli  Data: 01.12.2008

    Il "pacchetto anticrisi" (che a me sembra spaventosamente scarso e prociclico) ha inseriti un'altra bella pensata per disincentivare i (pochi) investimenti privati in corso: la cancellazione immediata del recupero fiscale del 55% delle spese per il risparmio energetico. In altre parole chi ha installato pannelli solari o fotovotaici o intrapreso una ristrutturazione edilizia per risparmiare energia fidando sul recupero di Irpef/Ires/Irap del 55% della spesa in tre anni vede sparire il beneficio. Chi stava progettando di investire si blocca. A parte tutto, è costituzionale far sparire un incentivo per spese già sostenute?

  • le proposte
    Nome: Corrado Finardi  Data: 01.12.2008

    Se ormai è sotto gli occhi di tutti che il problema del ritardo del Sud nasce in un complesso insieme di fattori che prendono il nome di capitale sociale (tra cui giustamente, menzionata anche la civicness come uno dei vari), meno chiaro è il modo di intervenire per accrescerlo. Buona parte dei rimedi sembrano soluzioni valide anche per il nord Italia, e di portata nazionale (riforma seria dell'istruzione, riforma giustizia, controllo appalti pubblici per prevenire infiltrazioni, incentivi ai lavoratori più qualificati perchè non alimentino la fuga dei "migliori"...), che da tempo almeno sembra trascinato in una sorta di meridionalizzazione. Interessante osservare come il capitale sociale sia una misura più interessante del mero capitale culturale, anche questo distribuito a macchia di leopardo in Italia. Resta da capire se dopo almeno 2 decenni di stagnazione economica sostanziale (dagli anni '90) si possa parlare di "riforme" del sud che siano radicalmente diverse da quelle del nord.

  • Il potere d'acquisto del salario
    Nome: Francesco Campana  Data: 01.12.2008

    Scrivo semplicemente per sottolineare che ancora gli analisti non hanno capito a sufficienza il divario enorme che permane in materia di potere d'acquisto del salario tra NORD e SUD, ovviamente a vantaggio di quest'ultimo. Pertanto ogni analisi che non implementa questa, oserei dire, ovvietà corroborata dall'esperienza in campo, genera una falsa informazione. Alcuni esempi: 1. la casa al Nord costa mediamente il doppio rispetto al Sud; 2. la scuola al Nord costa mediamente 1/3 in più rispetto al Sud; 3. i trasporti costano il doppio al Nord rispetto al Sud; 4. le tasse al Nord le pagano tutti, al Sud no; 5. il lavoro al Nord produce valore aggiunto al sistema, al Sud rappresenta una palla al piede del sistema (Regione Sicilia 30.000 impiegati - Regione Lombardia 3000 impiegati). Alla luce delle predette considerazioni non capisco perchè ancora non si parla apertamente della reintroduzione delle gabbie salariali, anche per favorire gli investimenti al Sud e consentire alle famiglie del Nord di portarsi al livello di benessere delle famiglie del Sud (un esempio: provate a verificare quante case, e che case, possiede mediamente una famiglia del Sud).

  • Diversificare le fonti
    Nome: Aram Megighian  Data: 01.12.2008

    Sono pienamente daccordo con l'articolo estremamente esaustivo sull'argomento. Nell'articolo si fa riferimento ad un piano energetico nazionale che giustamente dovrebbe puntare non solo al nucleare (che comunque sarebbe il core della produzione energetica) ma anche sulle fonti rinnovabili come eolico e (soprattutto, dico io, visto che siamo nel paese 'o sole) fotovoltaico. Peccato che come sempre il Governo dimostri un atteggiamento schizofrenico al riguardo, avendo praticamente tolto (i distinguo fanno ridere; basta leggere il decreto anticrisi per rendersene conto) gli sgravi fiscali (55%) per chi applica miglioramenti energetici (panneli solari, finestre antispiffero e quant'altro). Con un simile sistema fiscale, la Germania ha posizionato centinaia di migliaia di panneli solari, impianti eolici e ha costruito nuove case a forte rendimento energetico. Il risultato è stato da una parte una notevole diversificazione della produzione energetica (che si basa molto anche sul fotovoltaico, nonostante il clima non favorevole) pur mantenendo un core di produzione sul petrolio , carbone e nucleare. Ma, soprattutto, una spinta notevole sulle imprese che sviluppano queste tecnologie.

  • Alcune proposte per uscire dalla crisi
    Nome: Bruno Pierozzi  Data: 01.12.2008

    Alcune proposte per superare la crisi. La crisi avanza e sta portando ormai all’evidenza i suoi effetti reali in termini di crisi aziendale e produttiva e in termini di caduta dell’occupazione. Questi sono i due elementi chiari della fase attuale. Le misure del pacchetto anti crisi contenute nel Decreto del governo sono condivisibili, ma sono sostanzialmente tese soltanto a rispondere all’emergenza, non hanno alcun respiro strategico. Oggi invece c’è necessità di un programma di politica economica ad ampio raggio che sappia dare risposte ad alcuni problemi spesso denunciati. ma nel tempo mai affrontati. Mi riferisco in primo luogo alla politica industriale. I diversi governi succedutisi in Italia negli ultimi venti anni non ha mai avuto una politica strutturata in favore delle piccole e medie imprese che costituiscono per il 98 per cento il tessuto economico produttivo italiano. Forse oggi a fronte della crisi in atto è giunto il momento di dare risposte adeguate attuando, la costituzione di un “Fondo speciale di sostegno” alle piccole e medie imprese (una sorta di IRI per la piccola e media impresa). C’è necessità di un sistema di ammortizzatori sociali per le imprese sotto i 15 dipendenti.

  • centro nord italia e germania
    Nome: mirco  Data: 01.12.2008

    Probabilmente il Centro Nord Italia e la Germania sono molto simili e integrate economicamente. Per la parte più progredita del nostro paese occorrerebbe adottare gli stessi provvedimenti che la Germania sta adottando. Il vero problema dell'Italia è il sud e la sua classe dirigente. Il recente successo della lega nord alle ultime politiche è responsabilità diretta della scarsissima capacità di governo della classe dirigente meridionale. Senza il sud avremmo avuto anche meno debito pubblico e per combattere l'attuale recesione avremmo potuto permetterci un aumento del debito invece possiamo sperare solo nell'aumento della domanda interna di Germania e Gran Bretagna e inserirci nelle esportazioni in quei paesi. Che tristezza!

  • CAPITALE SOCIALE
    Nome: BARTOLOMEO  Data: 01.12.2008

    In effetti è un po' difficile venire ad abitare a Napoli e passeggiare fidandosi del prossimo o farsi ricoverare in ospedale "fidando" che sia pulito o eleggere qualcuno "fidando" che non sia corrotto (ma più o meno lo stesso può dirsi a Milano). Dando per assodata la penuria di "capitale sociale", esiste modo per porvi rimedio? E le origini di tale penuria, sono da ricercarsi in una genetico culturale predisposizione? O forse nell'aver a suo tempo adottato un assolutamente inadatto ordinamento giuridico "piemontese"? (che, ad esempio, lasciava ad occuparsi di scuola i comuni!, in quello che era lo stato più accentratore d'Italia?)

  • Sempre a chiedere
    Nome: Maurizio  Data: 01.12.2008

    Questi precari devono capire di essere cittadini di serie C e devono finirla di lamentarsi del loro sfruttamento. E' cosi e basta. Devono capire che alla loro precarietà corrisponde ipersicurezza di milioni di sedicenti lavoratori entrati senza concorso, pensionati baby, pre pensionati, falsi invalidi, ecc ecc. Le risorse vanno spese innanzitutto per pensionati e per dipendenti della PA a tutti il resto le briciole così imparano a farsi rappresentare da sindacati che quando sono al tavolo pensano ai pensionati piuttosto che ai precari. Queste 300.000 famiglie dovranno risparmiare o meglio mangiare poco e non tendere la mano, perché prima bisogna aumentare gli stipendi dei dipendenti, dei dirigenti, le indennità dei deputati, i rimborsi spese dei portaborse, i viaggi le segretarie, stabilizzare i raccomandati ecc ecc ecc ecc.

  • Il "think big" del governo e le nozze con i fichi secchi
    Nome: Massimo GIANNINI  Data: 01.12.2008

    Il governo attuale non riesce, anche all'interno di politiche economiche keynesiane, a fare la distinzione tra "bridges to nowhere" e "bridges to somewhere", ovvero opere (esempio ponti, strade o tunnels) utili e con un tasso di rendimento dell'investimento positivo nel lungo termine e con un'analisi costi-benefici in cui i benefici sono chiaramente dimostrati. Non riesce nemmeno a fare una distinzione tra breve termine e medio-lungo. Ed è cosi' che risorse sono allocate a progetti inutili e dannosi (anche socialmente e/o per l'ambiente), non prioritari e con scarso ritorno dell'investimento. Il peggio è poi condurre tali politiche in controtendenza con scelte di altri paesi.