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COME DILAPIDARE IL "TESORETTO"

di Tito Boeri, e Pietro Garibaldi, Categoria Conti Pubblici, Data 01.10.2007

Il complesso della manovra di bilancio per il 2007 e 2008 peggiorerà i conti pubblici, rispetto a quanto avverrebbe in sua assenza. Si tratta di mezzo punto di Pil di deficit in più. Dal punto di vista dell'equilibrio di bilancio e degli impegni europei sarebbe meglio fare a meno di decreto fiscale e Legge Finanziaria. Una fetta consistente del peggioramento dei saldi è dovuta a maggiori spese e non a riduzioni di tasse. Quindi non si può neanche sostenere che si tratta della restituzione agli italiani dell'extragettito. E' invece una rinuncia a investire nel futuro.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Tesoretto e carico fiscale
    Nome: Luca Melindo  Data: 04.10.2007

    Ridurre le tasse si pùò ad una sola condizione: che si riduca la spesa. Ma ridurre la spesa significa, affinché la riduzione sia reale e significativa, ridurre l'abnorme numero di pubblici dipendenti improduttivi e tagliare drasticamente le prestazioni previdenziali in favore di tutti coloro che in vita loro hanno versato contributi molto bassi se non addiriturra nulli. Non dimentichiamoci, infatti, che le imposte (e i contributi...) che si pagano, servono, in larga misura, per pagare stipendi alla PA e pensioni (a tutti gli ex dipendenti, pubblici e privati). Ora, sostenere che per pagare meno (individualmente) si deve allargare la base imponibile (cioè devono pagare tutti) significa, indirettamente, affermare che NON si intende ridurre il livello (in valore assoluto) di spesa pubblica. E la dimostrazione più evidente è data dalla proposta di destinazione del tesoretto, che non viene restituito a chi le tasse le ha pagate (sotto forma di riduzione delle aliquote marginali) ma speso....

  • FINANZIARIA 2007/08
    Nome: David De Ranieri  Data: 04.10.2007

    Dopo i sinceri e dovuti complimenti fin dall'inzio per il rigore e la chiarezza dell'articolo che affronta la dilapidazione del surplus fiscale 2007 nell'ultima finanziaria, tuttavia mi permetto di esprimere alcune perplessità. 1) Ogni finanziaria non può essere giudicata solo tramite visione economica, ma, essendo anche uno "strumento politico, anche col metro del consenso (segnalo che l'impatto di una finanziaria sul "clima" degli attori sociali ed economici muove l'umore delle aspettative e quindi la fiducia degli operatori); il consenso non sia gestito con demagogia (pensando alle prossime elezione), ma con lungimaranza della classe dirigente (pensando alle prossime genrazioni); 2) detto ciò, colgo a livello anche linguistico un accanimento eccessivo nei confronti della finanziaria; giustamente altri commenti e lo stesso Santagata ricordano che dal 2001 al 2005 si è fatto quanto di peggio degli ultimi 20 anni; il deficit (notizia di ieri) è in miglioramento, così come il debito pubblico l'avanzo primario l'inflazione e le entrate; sulla spesa c'è ancora molto da fare, vero, ma più in qualità che quantità. Attendo comunque un suggerimento di quanti e quali miliardi di euro in una finanziaria (non in una riforma di lungo periodo, come può essere per le pensioni o la sanità) si possano tagliare (in sostanza: trovatemi 20/30 md di €) 3) alcuni provvedimenti direi di vederli all'opera prima di strocarli: esempio la riduzione IRES (che Confindustria ha accolto bene). 4) politica della casa: dopo anni in finanziaria si ritorna a fare politica sulla casa. Che è la voce di spesa più pazzesca per noi in Italia (mutui compresi). Posto che concordo che taglio ICI (e io sono proprietario...) in sè non mi fa impazzire, va anche detto che ICI è la tassa più odiata di Italia (io ne ho presenti di peggiori...); io semmai avrei inserito la detrazione sugli affitti più ampia e la tassazione unica al 20% sui canoni incassati. La strada maestra è l'edilizia popolare, ma è un intervento di lungo.... 5) Rendite: termine un po' confuso...la maggior parte è data da interessi sui C/C (now al 27%). Un'omogeneizzazione al 20% di tutte le rendite comportrebbe 400 ml di € di aggravio. Ammesso che si inseriscono gli affitti...(ora in gran parte in nero).

  • 'tesoretti' e pressione fiscale
    Nome: maurizio sbrana  Data: 04.10.2007

    Se è vero, come è vero, che in Italia l'evasione fiscale è ai record europei, è più che evidente che, per ragioni esclusivamente matematiche, nel caso che lo Stato riesca (o meglio: 'decida') a scovare chi per decenni (!) ha fatto il 'furbo', l'incremento dei tributi pagati produca una maggiore pressione fiscale. Ma è proprio a quel punto che lo Stato potrà e dovrà abbassare le aliquote, diminuendo pertanto la pressione... Si può discutere quanto si vuole: sono decenni che lo si fa. Ma il male maggiore dell'Italia ha un solo nome: 'evasione fiscale'. Tutti lo sanno, ma chi può fare qualcosa (destra o centro o sinistra, nè prima, nè ora), non ha stranamente interesse a fare dell'Italia un Paese 'moderno'! E ciò è un vero peccato, perchè avere un Paese moderno sarebbe poi di vantaggio per tutti noi!

  • Dilapidazione del "tesoretto"
    Nome: Ralph Feldberg  Data: 03.10.2007

    Escludendo la farsa contabile del trattamento del TFR, il deficit è peggiorato in 2007 rispetto al 2006

  • Ridurre la spesa pubblica improduttiva e parassitaria.
    Nome: mario maceroni  Data: 03.10.2007

    Preliminarmente occorre ricordare un aforisma di De Gasperi secondo il quale il politico guarda alle prossime elezioni, mentre lo statista guarda alle future generazioni. Ciò premesso, consegue come corollario che se non sono drasticamente ridotte le spese parassitarie, non tanto quelle della politica, quanto quelle della «parapolitica», ogni ragionamento di macroeconomia o di microeconomia diventa puramente accademico, ossia privo di effetto pratico. non mi sembra, infatti, che ci siano degli «statisti» in grado si aggredire siffatta spesa parassitaria di proliferazione di enti inutili e/o pletorici, di consulenti o presunti tali, per sopperire alle deficienze di centinaia e centinaia di migliaia di percettori di stipendi pubblici incapaci di svolgere qualsiasi tipo di funzione e mansione che assorbono quote inutili e dannose di spesa pubblica. Uno statista accorperebbe immediatamente tutti gli istituti previdenziali, per conseguire cospicue economie di scala; abolirebbe immediatmente tutte le inutili, costose e dannose Comunità montane; metterebbe immediatamente in cantiere la modifica della Costituzione per abolire rapidamente gli Enti Provincia che si sovrappongono con danno e costi smisurati alle Regioni, a una parte, e ai Comuni dall'altra; concentrerebbe in un unico Comune le costosissime funzioni comunali (=gli uffici) dei Comuni con pochi abitanti, magari secondo le modalità praticate nel Regno Unito. In definitiva concordo pienamente con gli autori sulla ormai indefettibile necessità ed urgenza di ridurre la spesa pubblica improduttiva se non addirittura dannosa.

  • Dilapidazione del tesoretto
    Nome: Carlo Turco  Data: 03.10.2007

    A me sembra che Boeri e Garibaldi abbiano ragione nell'argomentare che si sarebbe potuto fare di più e meglio, sulla via d'una politica economica più rigorosa. Mi sembra però che abbiano torto nel disconoscere i miglioramenti che ci sono stati e, in particolare, nell'attribuire i miglioramenti verificatisi tutti e soltanto ad una sorta di "crescita" effettiva assunta come "variabile indipendente", quando in realtà almeno in parte questa crescita è dovuta a "emersione" da evasione e nero. Quello che è più stucchevole, in ogni caso, è che dei rilievi giusti e fondati vengano costantemente enunciati sotto titoli "ad effetto", secondo le peggiori abitudini mediatiche nostrane:nel fare "i conti" non sembra tenersi in alcun conto il contesto sociale e politico i cui essi si calano. L'effetto complessivo - e decisamente controproducente - è quello di una certa astrattezza, non priva di elementi di faziosità, se non di parte, quanto meno "accademica". Mentre dalla "Voce" ci si aspetta - nell'alveo della sua migliore tradizione - concretezza e sobrietà.

  • Spiegazione
    Nome: Giovanni  Data: 02.10.2007

    Quello che non capisco è se con interventi mirati in direzione di base imponibile e aliquote si riesca veramente a ridurre la tassazione. Io penso che se fosse stato così semplice ridurre il peso fiscale allora sarebbe bastato mettere le aliquote al 28% anzichè al 33%, ma così pure Topolino poteva fare il ministro dell'economia. Se è necessario intervenire oltre che sulle aliquote anche sulla base imponibile evidentemente è necessario in un paese in difficoltà come il nostro. Ma la domanda che mi pongo è: sarà sufficiente a ridurre la tassazione? E' testata l'efficacia di un simile intervento oppure devo dar ragione a chi pronuncia la classica fastidiosa frase "ci agevolano con una mano per rubarci con l'altra"?

  • bene il rapporto deficit/Pil, male alcune scelte
    Nome: Alessandro Sciamarelli  Data: 01.10.2007

    Il problema non è il peggioramento dei conti pubblici, perchè l confronto corretto – a mio modesto avviso – va fatto tra il consuntivo 2007 del rapporto indeb.netto/Pil ed il consuntivo 2006, non il tendenziale 2007 previsto nel’aggiornamento del Dpef; quale che sarà effettivamente il consuntivo 2007, esso rimarrà ampiamente sotto il 3%. La sostanza è che i conti pubblici sono sensibilmente migliorati negli ultimi 2 anni, nonostante la spesa corrente non diminuisca. Il problema, e qui concordo, è che i denari del surplus fiscale dovevano andare a ridurre il debito pubblico (niente politiche pro-cicliche quando l’economia va bene, ci ricorda Bruxelles) e, in seconda battuta, a cose ben più utili che non alla riduzione dell’ICI. Sono anche d’accordo con Giavazzi che questo sia il momento adatto per elaborare una qualche forma di tassazione sui rendimenti da titoli di stato e capital gains. Fra l’altro quando la domanda di titoli pubblici cresce come in questo periodo di relativa turbolenza delle borse, i rendimenti a medio/lungo termine calano, con meno oneri per il servizio del debito e per le finanze pubbliche. Inoltre non va dimenticato che, per quanto in agosto le perdite degli indici di borsa nei paesi avanzati siano state abbastanza pesanti, se consideriamo il periodo post-2001 gli indici sono cresciuti talmente tanto da giustificare una correzione, restando comunque su livelli storici molto elevati. Purtroppo la linea che ha prevalso nel governo, di fronte ai sondaggi molto punitivi (a mio avviso un po’troppo), non è stata quella della Bindi che chiedeva correttamente risorse per le donne che lavorano (asili, conciliazione ecc.ecc.), con ciò agendo positivamente sull’offerta di lavoro, ma quella di coloro che, dentro l’esecutivo, credono sia più utile correre dietro ai populismi facili e all’agenda elettorale della destra. Che ha quasi vinto le elezioni promettendo l’abolizione dell’Ici tout court (senza spiegare come e soprattutto perchè) come un mago Otelma qualunque.

  • Edilizia popolare e Finanziaria 2008
    Nome: Diego d'Andria  Data: 01.10.2007

    Mi riferisco in particolare alla seguente affermazione: "In Italia non c’è una bolla immobiliare che sta scoppiando. E i consumi sono molto meno sensibili che altrove ai prezzi delle case. Quindi, interventi che sostengano il prezzo delle case hanno effetto limitato sulla domanda interna. " Posto che mi trovo d'accordo con tutto quanto esposto nell'articolo (e come si potrebbe dissentire dai numeri mostrati, unico parametro oggettivo di valutazione?), mi soffermo su questa considerazione: nell'attuale situazione italiana in cui la quota della spesa totale delle famiglie destinata alla casa ammonta al 31% (fonte ISTAT su dati del 2006), con una spesa media mensile di € 639 per l'abitazione cui si sommano le utenze per altri € 124, direi che il progetto di investimento in edilizia popolare può essere, potenzialmente, un ottimo metodo di sostegno dei redditi delle fasce più povere: per chi non ha una casa di proprietà, per i giovani precari che si trasferiscono nelle conurbazioni di Milano e Roma spendendo quote significative del (già magro) reddito per l'affitto, per coloro i quali vivono in immobili abusivamente occupati dove è pura utopia immaginare il rispetto di alcun genere di legalità (dalle mie parti, in Campania, la situazione è indescrivibile e non si limita certo alla "televisionata" Scampia). Sarà pur vero che "i consumi sono molto meno sensibili che altrove ai prezzi delle case", ma rimango favorevole all'edilizia popolare come strumento per alleggerire i costi a carico dei redditi inferiori, e quei 550 milioni previsti in Finanziaria (secondo quanto pubblicato dal Sole24Ore) mi sembrano soldi ben spesi, anche in un'ottica di sostegno della domanda interna (è sempre da vedere come saranno gestiti, ovviamente...). Voi cosa ne pensate?