
La redistribuzione è l'unico motivo che giustifica la tassazione di interessi e dividendi. Ma allora sarebbe necessario assoggettarli alla medesima aliquota che il contribuente paga sul reddito da lavoro. E' la soluzione adottata in molti paesi, a cominciare dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti. In Italia invece si preferisce un'aliquota unica su tutte le rendite finanziarie. Anche al 20 per cento ridistribuisce … ma favore dei ricchi. Diversamente da ciò che molti pensano, questo sarebbe il momento giusto per modificare il trattamento fiscale dei titoli di Stato.
Chiar.simo Prof. Giavazzi, prima di tutto vorrei dirLe che La stimo molto e che La vorrei al posto di Padoa Schioppa. Ho letto con interesse il Suo articolo sulla imponibilità delle rendite finanziarie e sulla nominatività dei Bot ecc...e se in astratto concordo con Lei in pratica sono contrario. Premetto di essere un Radicale, iscritto al P.R., ed un liberale convinto. Il perchè è semplice, vorrei pagare meno tasse ed avere una spesa pubblica minore e più qualificata, una spesa pubblica che metta al centro il cittadino e non il dipendente. Sono per una Flat - Tax. La nominatività e l'adozione dell'aliquota marginale del percettore dei redditi aumenterebbe il prelievo da una parte e dall'altro darebbe allo Stato Italiano, che vorrebbe essere occhiuto e poliziesco, una carta in più per controllare ed opprimere il cittadino. Per fortuna ci riesce solo parzialmente per propria inefficienza. Adottando la Sua ricetta si verificherebbe la fuga dei capitali dall'Italia in tutti i modi possibili ed aumenterebbe la zona grigia della elusione - evasione. Comunque la ragione principale, se non si è capito è che non mi fido di questo Stato e della sua capacità e volontà di spesa. Cordiali saluti Stefano Parravicini
La redistribuzione attuata per mezzo delle entrate fiscali è uno strumento inefficace .E' uno strumento controproducente laddove incide su attività ( quale i capitali finanziari) dotati di elevata mobilità. Se si vuole effettivamente redistribuire la ricchezza si agisca sul lato della spesa sociale (senza incrementi della spesa totale ovviamente). Sul versante delle entrate sarebbe opportuno gestire al meglio le imposte già esistenti piuttosto che pensarne di altre .
Mentre una maggiore modulazione di aliquote/franchigie tributarie può essere opportuna in generale se si vuole redistribuire correttamente, mi sembra che non si consideri che non è solo il risparmio ad essere tassato due volte.Tutto è tassato ALMENO due volte, a cominciare dai consumi attraverso l'IVA.E anche per l'IVA l'aliquota è la stessa per tutti.
Condivido in pieno l'articolo, ma non sono affatto d'accordo sulla frase iniziale sulla tassazione delle attività finanziarie. La tassazione riguarda i redditi derivati dall'attività finanziaria e non il capitale stesso, quindi non è corretto dire che il risparmio viene tassato due volte. Altrimenti si potrebbe parimenti dire che se uso il risparmio per aprire una impresa non devo vederne tassati gli utili.
Potrei essere d'accordo con il prof.Giavazzi se non avessimo un sommerso straripante. Se tutti dichiarassero quanto guadagnano l'imposizione fiscale sarebbe sicuramente inferiore. La proposta Giavazzi agevola "gli Agnelli" ma anche gli evasori che non verserebbero alcunche' mentre ora almeno il 12.50 per cento. Cordiali saluti. Paolo Rosa
L'argomento che interessi e dividendi su attività finanziarie non dovrebbero essere tassati, perché il risparmio con il quale quei titoli sono stati acquistati è già stato soggetto all'imposta sul reddito, è sostanzialmente corretto. Il risparmio non dovrebbe essere tassato due volte....nel caso dei dividendi infatti viene tassato tre volte...quando viene prodotto...quando viene investito e quando viene distribuito...e, naturalmente, quando viene consumato... I bot/obbbligazioni scontano invece una tassazione decisamente leggera (nel caso delle obbligazioni si ha addirittura la detraibilità del costo del capitale da parte delle aziende).
Io credo che la tassazione sulle rendite finanziarie debba tenere conto dell'inflazione. Mi spiego meglio: per calcolare il rendimento non è sufficiente prendere l'importo della cedola, ma bisogna togliere da quel rendimento nominale l'importo dell'inflazione altrimenti tassiamo anche l'inflazione. Esempio capitale iniziale 100 rendimento annuo 3% inflazione 2%. Il mio rendimento è l'1% e su questo possiamo fare tutti i discorsi che vogliamo. Infatti il capitale 100 ad inizio anno è equivalente al capitale 102 a fine anno (per effetto dell'inflazione), se mi trovo un totale di 103 vuol dire che ho guadagnato "1" e non "3". Credo che questo sia un ragionamento fondamentale proprio di logica che va anteposto a qualsiasi considerazione sull'ammontare della tassazione.