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L’eredità di Greenspan

di Tito Boeri, e Luigi Guiso, Categoria Finanza, Data 21.08.2007
Già ora è possibile trarre una lezione importante dalla crisi: è un portato della politica dei bassi tassi di interesse seguita per troppo tempo da Alan Greenspan. Speriamo che il suo successore alla guida della Fed abbia imparato la lezione e che le sue mosse di questi giorni vogliano solo rasserenare i mercati, frenandone le spinte ribassiste, anzichè essere il preludio di una nuova sovrareazione alla Greenspan.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Ma non si può lasciar fare
    Nome: Luigi S.  Data: 22.08.2007
    D'accordo con l'analisi del vostro articolo, noto però che da esso non sembra emergere alcuna proposta. Del genere "chi ha sbagliato paghi". Peccato che la dimensione del fenomeno non ci consenta di fare questo ragionamento. Di contro, trovo interessante la proposta innovativa di Krugman sul New York Times di ristrutturare il debito dei mutuatari spericolati, sul modello di quanto avviene nelle crisi internazionali con i paesi insolventi. L'analfabetismo finanziario rischia di essere un alibi per gli estremisti del mercato, un modo di dare la colpa alla gente per i fallimenti di mercato: del genere "il mercato funzionerebbe sempre se la gente non fosse così ignorante". Il problema di una educazione media insufficiente però è un problema arcinoto e che investe tutti i campi, in primis quello della democrazia e del voto consapevole. Forse si possono costruire modelli, ma di certo non si possono adottare politiche senza tenerne conto - ad oggi il tasso composto è un concetto mediamente troppo difficile. E in questo caso a soffiare nelle bolle sono stati - come anche voi dite - gli economisti e banchieri centrali più venerati del ventennio. Mi sembra invece che in questi decenni molti economisti abbiano approfittato delle performance (che sapevano drogate) dell'economia USA per asserire una presunta superiorità del modello flessibile statunitense vs quello europeo. Superiorità che può esistere o meno, ma su cui la differente performance macroecomica diceva molto poco. Ma sapevano, questi economisti, che il loro gioco avrebbe funzionato: potevano infatti contare sulla ignoranza finanziaria dei più.