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Commenti

Tre miti sulla ricerca in America

di Andrea Boggio, e Fabrizio Ferraro, Categoria , Innovazione e Ricerca, / Internazionali, Data 21.08.2007
Quello che colpisce di più del dibattito pubblico sulla ricerca e sull’università in Italia, e in Europa, è il continuo confronto con un modello americano di ricerca che non esiste. Vi sono tre miti, relativi alla ricerca negli Stati Uniti, che finiscono per ostacolare lo sviluppo di un sano dibattito sulla costruzione di un modello italiano (o europeo) di ricerca. Sfatarli può essere di grande aiuto. Vediamoli uno per uno
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Ricerca civile e militare
    Nome: Kent Morwath  Data: 26.08.2007
    Sarebbe interessante vedere gli stessi dati "depurati" degli ingentissimi fondi che negli USA sono assegnati per la ricerca militare, sicuramente ben superiori a quelli dell'Italia e probabilmente dell'intera UE. Tra i casi citati (Internet, nucleare) sono prodotti proprio di ricerca militare. Inoltre mi pare che l'analisi si fermi alle università: dalla mia esperienza la ricerca fatta direttamente dalle aziende negli USA è elevata, e trova riscontro in realtà europee come la Germania ma molto meno in Italia - ricordo una decina di anni fa un articolo come una grossa azienda in Germania - Bayer, Bosch, non ricordo registrasse in un anno tanti brevetti quanto l'intera industria italiana.
    Risposta:
    Il commento solleva un’altro aspetto interessante della ricerca negli Stati Uniti: Il ruolo della spesa militare. Per evitare di cadere nei luoghi comuni, é ancora una volta utile andare a vedere come si distribuisce la spesa del governo federale. La tabella 70 della ricerca della National Science Foundation riporta la distribuzione dei fondi di ricerca federale tra i vari dipartimenti del governo: Dipartimento della Difesa (DOD = Department of Defense), Dipartimento dell’Energia (DOE = Department of Energy), Dipartimento di Sanitá (HHS = Department of Health and Human Services), la NASA (National Aeronautics and Space Administration, la NSF (National Science Foundation); e il Dipartimento dell’Agricoltura (USDA = U.S. Department of Agriculture). Nella categoria Others sono raggruppati altri dipartimenti, come il Dipartimento dei Trasporti, Homeland Security, etc. La spesa militare é associata sostanzialmente alle spese del Dipartimento della Difesa (e ad una porzione delle spese del Dipartimento dell’Energia, che si occupa di Nucleare). Nel 2005, Il DOD spendeva il 9% del totale dei fondi di ricerca, mentre il dipartimento dell’Energia il 4%. La parte del leone nel finanziamento della ricerca accademica negli Stati Uniti, spetta al Dipartimento di Sanitá (HHS) che, attraverso il National Institute of Health (NIH) finanzia attivitá di ricerca nelle “life sciences” (Medicina, Biologia, etc.) e spende il 56% del totale dei fondi di ricerca (Tab. 1). La spesa militare quindi é importante, peró non arriva al 15% del totale. Molto piú importante é la spesa nelle life sciences. Sará un caso che il settore delle biotecnologie si sia sviluppato negli Stati Uniti? Tabella 1. Ripartizione dei fondi di ricerca federali per Dipartimento (2005) DOD...........9% DOE.........3.6% HHS........54.7% NASA........3.9% NSF.........12.2% USDA........2.8% Others.....11.5% Fonte: National Science Foundation, Division of Science Resources Statistics. 2007. Academic Research and Development Expenditures: Fiscal Year 2005, Survey of Research and Development Expenditures at Universities and Colleges, FY 2005. (http://www.nsf.gov/statistics/nsf07318/) NSF 07-318. Ronda Britt, project officer. Arlington, VA.
  • Lo zampino del Pentagono
    Nome: Federico  Data: 25.08.2007
    I dati portati a sostegno dell'articolo dicono il vero, ma non permettono di capire come stanno davvero le cose... Quello che mi preme affermare è che il governo federale degli stati uniti non si sogna neanche lontanamente di finanziare la ricerca come opera sociale, ma ha interessi politici ben più rilevanti. All'interno dei fondi federali della ricerca si cela la ricerca militare. Ora, spendendo i soldi per ricerca militare si ottengono due risultati: Si mantiene elevato il livello tecnologico del proprio esercito, il che sostiene il potere internazionale degli states dal punto di vista militare. Le innovazioni vengono rapidamente riadattate per gli scopi civili il che rende l'economia ricca di tecnologie sulle quali investire e di conseguenza dalle quali trarre profitto. Inoltre quello che è stato detto sui politici americani è vero: sono mediamente più colti dei nostri in ambito scientifico, il che è solo il riflesso di un maggiore orientamento scientifico gnerale della popolazione. Secondo me, e concludo, i problemi europei sono di due tipi: Primo: non abbiamo una ricerca militare paragonabile a quella degli USA, perchè essendo frammentata da paese a paese gode di favori politici locali e risulta difficile selezionare i progetti più promettenti Secondo: In europa la cultura è intesa mediamente in termini UMANISTICI, come se lo studio della scienza non renda colti, ma solo scienziati.
  • articolo sopracitato
    Nome: Giulio Gabbiani  Data: 24.08.2007
    I miti sonoveri e contribuiscono, come gli autori sostengono, a ritardare il progresso della ricerca italiana. Tuttavia, come in parte sottolineato da Ugo Grignolati, l'America ed anche alcuni paesi europei, a differenza dell'Italia, controlla in modo efficace l'eccellenza e soprattutto la qualità dei risultati. Questo è ottenuto grazie al finanziamento sia pubblico che privato dei progetti in base ai risultati, cioè alle pubblicazioni effettuate. In più, la carriera degli universitari e dei ricercatori è basata sulle sovvenzioni ottenute, che, come detto sopra, si basa sulle pubblicazioni fatte. Questi criteri potrebbero, almeno teoricamente, essere facilmente applicati anche in Italia.
  • Forse un problema di selezione più che di eccellenza?
    Nome: Ugo Gragnolati  Data: 22.08.2007
    Un breve commento sul secondo dei tre "miti" da Voi presi in considerazione: quello della ricerca di "eccellenza" negli Stati Uniti. Chiaramente ciò che sostenete è vero: per definizione l'eccellenza non può essere una qualità eccessivamente diffusa, diversamente diverebbe normalità. Così pure nella ricerca ci saranno ricercatori eccellenti, bravi, e meno bravi. Tuttavia, a mio avviso ciò che si cela dietro l'idea comunemente diffusa di "eccellenza" nella ricerca americana è in realtà la tendenziale "selezione" di chi svolge attività di ricerca. Sia in Italia che negli Stati Uniti esiste una selezione per l'ingresso ai corsi di dottorato; ma da quel momento in poi le cose cambiano nei due rispettivi sistemi: in Italia la capacità di svolgere ricerca sembra essere assai meno premiata, fino a giungere ad essere sostanzialmente irrilevante. Ciò è dimostrato dal fatto che il nostro Paese stipendia centinaia di professori universitari che non svolgono alcuna attività di ricerca (o molto limitata rispetto ai loro colleghi americani). In questo senso la ricerca americana è "eccellente" rispetto a quella nostrana: nel garantire che chi viene pagato per svolgere ricerca faccia effettivamente ricerca. Mi rendo conto che non sia un esempio travolgente di "eccellenza", ma noi non riusciamo a fare nemmeno questo, putroppo!
  • La ricerca negli USA
    Nome: luigi zoppoli  Data: 22.08.2007
    Piuttosto esaustivo il suo articolo e corettamente tranchant nella sua conclusione. D'altronde il dott. Pier Luigi Celli occupandosi di classe dirigente ne rileva l'assoluta insufficienza. Purtroppo non solo per quanto attiene alla ricerca scientifica
  • Concordo pienamente
    Nome: Giulio Auriemma  Data: 22.08.2007
    Quanto illustrato in questo articolo corrisponde esattamente alla mia esperienza personale. Il punto di forza della ricerca statunitense è proprio il finanziamento federale, gestito direttamente dalle agenzie federali sulla base del sistema di "peer-review". Vorrei segnalare inoltre un articolo apparso il 3 agosto u.s. sulla rivista Science, a proposito della produttività scientifica comparata tra USA ed Europa.
  • articolo conciso e illuminante
    Nome: GmB  Data: 22.08.2007
    Lavoro nella Ricerca e Sviluppo di una multinazionale delle telecomunicazioni. Ho spesso a che fare con ricercatori italiani e del nord Europa. Inoltre, come ovvio, ho accesso quotidiano alle pubblicazioni scientifiche a livello globale, per cui ho modo di farmi un'opinione della qualita' della ricerca in Italia e altrove (almeno nel mio settore). Concordo: per una ricerca servono (soprattutto) fondi pubblici, un meccanismo di riconoscimento trasparente e una classe politica lungimirante. Complimenti e grazie