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Commenti

L'eredità previdenziale

di Vincenzo Galasso, Categoria Pensioni, Data 10.07.2007
Il tavolo delle pensioni sembra incapace di rivolgere uno sguardo al futuro. La dinamica demografica è lenta, ma i suoi effetti sul sistema previdenziale si faranno sentire drammaticamente quando i baby-boomers italiani inizieranno a lasciare il lavoro. Aspettare che anche l'Inps vada in disavanzo prima di agire è sicuramente inefficiente e miope. Ed è anche iniquo verso le generazioni future, che saranno chiamate a sostenere l'intero costo dell’invecchiamento della popolazione. Se le risorse ci sono, utilizziamole pensando ai giovani di oggi.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Gallino ed i baby boomers
    Nome: Antonio Piacentini  Data: 10.07.2007
    Ho letto con interesse l'intervento del Prof. Gallino su "La Repubblica" per lo sforzo di ricondurre a qualche ragione questo dibattito sulle pensioni, tutto concentrato sullo scalone. I numeri dell'Inps sembrerebbero smentire (dice il Prof.) la minaccia di imminenti catastrofi previdenziali, con problemi forse dal 2040 in poi. La riforma previdenziale è un passaggio politico complesso, tuttavia le leggi intervenute negli ultimi anni hanno di fatto alleggerito gli assegni futuri ed allungato l'età pensionabile. Perchè, chiedo, si è usciti da un buon livello di discussione sul futuro della previdenza complementare (il fondo per i baby boomers?) ed ora si nega la possibilità di migliorare lo scalone? se quella legge crea disagi non è "riformista" trovare delle soluzioni alternative? per chi perde il lavoro o chi non sta bene di salute per esempio; per molti invece continuare a lavorare potrebbe essere già una scelta indipendentemente dallo scalone. Posso sul punto rinviare ad un mio piccolo appunto su: www.antoniopiacentini.ilcannocchiale.it Grazie per l'attenzione.
  • continuare a lavorare
    Nome: Paolo Cesario  Data: 10.07.2007
    oltre al presente articolo ho letto con interesse anche gli articoli citati ed i relativi commenti. mi sembra che emergano alcuni punti che non possono essere affrontati in modo disgiunto: 1 la produttività, per le nuove tecnologie, aumenta, quindi un lavoratore più produttivo può subire maggiori oneri pensionistici; tale produttività però non và al lavoratore, non va alle pensioni e (pare) neanche al datore di lavoro; c'è quindi qualcosa di non chiaro. 2 un lavoratore invecchiando costa di più di quanto aumenti la sua produttività per l'esperienza acquisita (indipendentemente dall'impatto delle nuove tecnoloogie): giustamente costa di più (al di là del merito) perchè deve sobbarcarsi costi sociali maggiori ovvero perpetuare la comunità. E' quindi naturale che il mondo del lavoro tenda a estrometterlo a favore dei giovani dovendosi sobbarcare un costo addizionale sociale e non produttivo (per molti lavori, oltre una certa età la produttività può addiritttura diminuire con costo sociale ancora maggiore dper il datore di lavoro). 3 i costi di tipo "assicurativo" vanno assimilati a quelli pensionistici. 4 spesso la gente non ha voglia di fare più il lavoro che fa da trent'anni, ma farebbe volentire altre cose comuque utili. CONCLUSIONE: occorre fare in modo che: - chi paga il lavoro paghi effettivamente quello che compra in modo che il lavoratore non più giovane non venga escluso (il maggior costo sociale deve andare alla collettività). - la collettività deve gestire una dinamica del posto di lavoro perchè ognuno possa essere utile fino all'età limite; se il lavoro da anziano sarà meno produttivo, il costo ulteriore sarà sociale. - la parte sociale del salario deve variare col carico sociale: quando i figli diventano autonomi, la parte sociale del salario diminuisce. - occorre scoprire dove va a finire il valore dell'aumentata produttività se no tanto vale abbandonare le nuove tecnologie. saluti plc
  • separazione previdenza assistenza
    Nome: marco  Data: 10.07.2007
    Egregio Prof. Galasso, trovo condivisibile gran parte della sua analisi. Dal'altra parte, però, ritengo eccessiva la sua presa di posizione in merito a quanto considerato recentemente da Gallino sulla questione della separazione fra previdenza ed assistenza. Peraltro, un punto di criticità ben evidenziato anche dall'allora Commissione Onofri in tema di riforma della spesa sociale (doc. di base 1, p. 14). La copertura fiscale delle misure assistenziali (all'interno di un processo di ri-organizzazione strutturale delle stesse) significherebbe anche un maggior impegno a reperire risorse aggiuntive mediante una forte azione di contrasto all'evasione. Cordialmente
  • una domanda velocissima
    Nome: Davide  Data: 10.07.2007
    Scusi l'ignoranza, ma ritardare il pensionamento, soprattutto in un colpo unico, non potrebbe avere degli effetti negativi sull'entrata nel mondo del lavoro dei giovani? Grazie.
    Risposta:
    L'esperienza ci insegna che non è il caso. Anzi. I paesi che hanno introdotto misure di pensionamento per sostituire lavoratori giovani con lavoratori anziani si sono trovati con un tasso di disoccupazione giovanile più elevato. Questo perchè lavoratori giovani e anziani non hanno le stesse capacità, la stessa abilità e tipicamente hanno mansioni diverse. inoltre per finanziare le pensioni-baby sono stati aumentati i contributi, il che aumento il costo del lavoro e riduce la domanda di lavoro da parte delle imprese.
  • Tradimento dei chierici
    Nome: AM  Data: 10.07.2007
    E'stato triste leggere l'articolo di L.Gallino. Alla luce della tradizione tipicamente torinese di riformismo illuminato, mi pare si possa parlare di un vero e proprio "tradimento dei chierici"