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Cosa succede agli studi di settore

di Maria Cecilia Guerra, Categoria Lavoro, / Fisco, Data 12.06.2007
Contrariamente a quanto si dice in questi giorni, lavoratori autonomi e piccole imprese pagano le loro imposte sul reddito effettivo. Mentre gli studi di settore sono solo uno strumento di accertamento. I nuovi indici di coerenza introdotti dalla Finanziaria 2007 servono a contrastare una duplice attività di "manipolazione" dei dati. Sono però diventati la testa di ariete per il tentativo di far crollare l'intero impianto degli studi di settore. Ma siamo sicuri che con un'evasione stimata attorno al 27 per cento del Pil, il nostro paese possa rinunciarvi?
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Gli studi di settore e i terzisti
    Nome: Barbara Bondavalli  Data: 18.06.2007
    Vorrei sottolineare che gli studi di settore non sono assolutamente adeguati a inquadrare la situazione economica di chi lavora in conto terzi. Per chi lavora in conto terzi è impossibile fare del nero. Nonostante questo il mio studio di settore mi dice che non sono congrua perchè ho tot metri di magazzino (ma il materiale non è mio, è del cliente e se il materiale gira poco non so cosa farci), perchè ho comperato il nuovo furgone (che bello investire in Italia), perchè ho un certo numero di addetti, tra cui una povera impiegata che non sta all'assemblaggio, ma che per l'A.F. deve produrre ricavi. Lo studio di settore per i terzisti sarebbe facilissimo da fare. A quanto si lavora mediamente all'ora? Nel settore oleodinamico a non più di 17 euro, grazie alla concorrenza delle FINTE COOPERATIVE, nel settore plastica e cablaggi a non più di 13 grazie alla concorrenza DEI CINESI. Se quelli dell'A.F. avessero mai messo piede in un'azienda nella loro vita, capirebbero che basterebbe moltiplicare tali importi per le ore lavorate dagli operai.....ma credo che chiedere a uno statale di lavorare in un'azienda per un giorno sarebbe troppo!!!! Meglio dargli 110 euro di aumento per il disturbo di alzarsi al mattino.
  • Tempistica
    Nome: massimo  Data: 18.06.2007
    Nel periodo settembre-dicembre 2006 viene predisposta ed approvata la finanziaria che prevede la stima di quanto gettito produrrà la lotta all'evasione successivamente nel mese di marzo 2007 vengono approvati gli studi di settore non per il 2007, ma per l'anno precedente molti contribuenti congrui per i redditi 2005 si trovano, pur con situazioni analoghe, non congrui per i redditi 2006 non sarebbe più trasparente invertire la tempistica?
  • studi di settore e diritto al contraddittorio
    Nome: Carlo  Data: 16.06.2007
    l'analisi della dottoressa Guerra sarebbe corretta se gli uffici locali instaurasero un serio contraddittorio con i contribuenti non congrui. Nei fatti, il soggetto risultante non congruo che dimostra (dimostra, non prova a dimostrare) la correttezza del proprio operato si sente quasi sempre proporre una riduzione del 30% di quanto astrattamente calcolato da Gerico. Se le cifre non sono esorbitanti conviene quindi adeguarsi per non dover sopportare le spese di un ricorso, che probabilmente sarebbe anche vittorioso. Da qui un'ultima cosiderazione: le stime di evasione sono basate sul maggior reddito accertato? Se così fosse, meglio sarebbe attendere gli esiti del contenzioso.
  • accertamenti o pesunzione
    Nome: marco lodi  Data: 16.06.2007
    vedo che "la lingua batte dove il dente duole"e molto. Credevo, da incompetente, che l'accertamento che segue al discostarsi dal minimo richiesto dagli studi di settore, fosse un vero accertamento: verificare concretamante il reddito del contrubuente. Invece leggo come sia il contribuente a dover portate le ragioni del proprio discostarsi. Non siamo fuori dallo stato di diritto? Diventa difficile discutere di redditi presunti sulla base di paramantri medi e non di redditi accertati sulla base di concrete verifiche. Sempre da incompetente, forse ingenuo, credo che un po' di credibilità da parte delle Pubblica Amministrazione preposta agli accertamanti non guasterebbe.
  • teoria e pratica
    Nome: Pier Giovanni Dal Mas  Data: 16.06.2007
    L'articolo è parzialmente corretto. Infatti non precisa che l'antipatia che gli studi di settore stanno generando è dovuta alla circostanza che la finanziaria 2007 ha equiparato gli studi di settore a presunzione legale, quindi se il contribuente non si adegua essi costituiscono titolo legale per accertare il maggior reddito senza possibilità di prova contraria. Questo dice la legge in vigore, poi articoli interviste dicono che l'A.F. valuterà singoli casi e non applicherà gli studi di settore. Oltre il danno la beffa perchè significa che il contribuente è alla merce della benevolenza del signore che può non applicare la norma di legge (cioè lo studio di settore). E' una situazione civilmente inaccettabile. Inoltre la pratica degli anni scorsi, ha evidenziato che al di la delle belle parole gli uffici, probabilmente per ordini interni, non riconoscono le particolari ragioni e/o circostanze pratiche che giustificano, o possono giustificare le eventuali discordanze della contabilità del contribuente rispetto agli studi di settore, e l'unica difesa dagli studi di settore era il contenzioso fiscale. Questo è uno strumento pessimo gestito in modo pessimo.
  • Questione studi
    Nome: Stefano  Data: 15.06.2007
    Se veramente fossero così precisi come l'articolo vuol fare intendere, perchè il Fisco non ci evita di compilare le dichiarazioni dei redditi, tenere la contabilità e fare i mille adempimenti e direttamenteci invia un bel bolletino con le imposte da pagare? Anche se pagassimo un pò di più di tasse risparmieremmo di commercialista... Invece la verità è che sono una minum tax che presuntivamente decreta imponibili ed imposte non avendo nessuna sensibilità su magazzini con basse rotazioni perchè cumulate nei decenni, incrementi di acquisti per motivi commerciali ecc. Uno strumento troppo grezzo che alimenterà un contenzioso incredibile (per fortuna quasi sempre vinto dai contribuenti). Infine la teoria della deducibilità delel spese riguarderebbe i privati e non le imprese che già deducono tutto o quasi.
  • fiscalità e studi di settore
    Nome: Lucio Tamagno  Data: 15.06.2007
    L'articolo è molto valido, dovrebbe essere pubblicato anche su quotidiani di larga diffusione. Lo scandalo dell'evasione fiscale italiana è una mina alla convivenza sociale dirompente. Inoltre la sua dimensione si appoggia su un giro di illegalità così ampio da offrire alla criminalità organizzata ottime occasioni per compiere il percorso inverso da nero a bianco dei propri capitali. Oltre a misure tecniche ritengo siano necessarie misure politiche. L'omissione della ricevuta fiscale deve essere oggetto di due interventi. Uno volta al recupero dell'IVA e della base imponibile del soggetto che non emette il documento, la seconda per consentire la detrazione dell'IVA versata o di una quota consistente da parte del percettore del servizio. Lo stato infatti recupererebbe il gettito IVA, in parte restituito in genere a contribuenti "necessariamente onesti", e maggior imposizione ficale per contribuenti molto meno onesti. La misura può essere graduata in base al "rischio infedeltà" del fornitore del servizio, per certi servizi puo essere deduzione per altri detrazione. Un secondo effetto sarebbe quello di spezzare molti legami del vasto giro del nero con benefici indiretti, ma strutturali credo molto ampi.
  • Untori/evasori e Trilussa
    Nome: Sten Bach  Data: 14.06.2007
    La caccia all'untore/evasore è sempre un esercizio di forza di una maggioranza contro una minoranza. Non sempre la maggioranza possiede scienza, conoscenza, verità. Forse in questa maggioranza troviamo anche quei 1.300 lavoratori dell'Arsenale Militare di Taranto che percepiscono lo stipendio - e vi pagano tasse e contributi - senza fare nulla. Colpa loro? Colpa dei pubblici amministratori che non li fanno lavorare, come essi sostengono? Ognuno valuti a modo suo, ma resta il fatto che le maggiori entrate fiscali contribuiscono anche a pagare l'aumento mensile di 100 euro di quelle retribuzioni. Nei bilanci annuali dello stato il totale delle voci di spesa non diminuisce mai. Cresce sempre. Poi, basta guardarsi intorno - senza pregiudizi e senza facile demagogia - per vedere come vengono spesi i soldi dei contribuenti. E' normale che i nostri governanti sentano sul collo il fiatone di entrate insufficienti. Ciò che non è normale è avvallare il pregiudizio che la colpa sia soltanto di quei lavoratori autonomi che non hanno un reddito congruo rispetto a studi di settore che ricordano la statistica del pollo di Trilussa; non è normale che il lavoratore dipendente, che fa onestamente il proprio lavoro, sia spinto al linciaggio dei presunti untori-evasori. Contro ogni radicato pregiudizio, perchè non essere positivi e credere che la gran parte di coloro che non hanno un reddito "congruo" stia lanciando un grido di dolore ? Perchè non credere che quel grido di dolore sia anche socialmente utile a frenare la dilapidazione dell'erario da parte di un ceto poltico - conniventi e clienti inclusi – dagli interessi inconfessabili. E se i "non congrui" fossero come quegli untori mandati a morte per la diffusione della peste? loro sapevano di non avere colpa, ma sapevano anche di non poterne convincere i loro giudici e carnefici.
  • studi di settore
    Nome: Luca Guerra  Data: 14.06.2007
    E' evidente, che chi parla di studi di settore, non ne è mai stato oggetto! presupporre che perchè nel mio ufficio vi sono 4-5 pc funzionanti allora devo ricarvarne tot. è demenziale!! si applicano logiche da dipendenti (pubblici) al settore privato, ove non vi è la certezza che si ripeterà l'incasso dell'anno prima, ma solo che le spese aumenteranno..... perchè vi sono anni buoni ed anni meno buoni, ma con il clima da caccia all'evasore instaurato da questo governo è davvero difficile ragionare. Per il resto un'osservazione banale, ma sin'ora trascurata: quando un professionista od artigiano non emette la fattura o lo fa in forma ridotta rispetto a quanto incassato, dall'altro lato vi è qualcuno che risparmia l'iva, ma di questi soggetti non si parla, come mai??
  • Inutile
    Nome: Pablo  Data: 14.06.2007
    Gli studi di settore sono un strumento complicato e inutile. E' più facile e attendibile commisurare l'imposizione fiscale al tenore di vita. Le imposte vanno pagate su tutti i redditi, non solo su quelli che si riesce ad accertare.