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Giovani? state fuori dal palazzo!

di Vincenzo Galasso, e Francesco Billari, Categoria Informazione, Data 25.05.2007
La composizione del comitato del Partito democratico ci fornisce un interessante spaccato dello stato della politica italiana. Un passo avanti nella rappresentanza femminile, anche se non si raggiunge la prefissata quota del 40 per cento. Ma la vera peculiarità è nell'età media del comitato, più elevata di quella dei deputati dell’Ulivo. Un'enorme concentrazione del potere decisionale nelle mani dei cinquantenni, mentre i ventenni o trentenni sono i grandi assenti al tavolo delle decisioni. Che riguardano il loro futuro.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Il rischio della necessità dell'inclusione
    Nome: Marco D'Egidio  Data: 26.05.2007
    Sulle modalità di formazione del Pd vorrei dire alcune cose. 1) la creazione di tavoli di lavoro, comitati nazionali e locali, gruppi operativi e quant'altro è motivata dalla necessità di recuperare un deficit democratico e sperimentare nuove realtà partecipative ed inclusive. Benissimo. Ma l'effetto è contradittorio: questi tavoli, questi gruppi di lavoro paiono la manifestazione di una vocazione oligarchica in seno alla politica. Nella selezione è implicita l'esclusione, con il risultato di polemiche inutili e dannose e il riverbero sull'immagine di un Partito che della cesura con il passato fa il suo punto di forza. Perchè questi comitati sono formati sempre dalle stesse persone, una sorta di casta che fa fatica a lasciare spazi, ad esempio, a donne e giovani, come mostra l'articolo. 2) Il rischio di questa fase è che nel moltiplicarsi delle occasioni partecipative -assolutamente necessarie- si nasconda la tendenza a crearsi più problemi di quanti ce ne siano: e se i cittadini non capissero? se non fossimo all'altezza della sfida? se ...? In preda all'horror vacui, meglio abbondare in tavoli confronti comitati vari. Ma questo sarebbe esente da rischi se tutti i "volenterosi" del Pd si disponessero con la massima generosità e disponibilità; altrimenti le divisioni sono dietro l'angolo e anticipare i problemi diventa esso stesso problema. Quindi occorre anche pensare agli strumenti dell' inclusione, all'idoneità, al numero e alla composizione dei tavoli di discussione, senza farsi prendere dal panico della novità e con la più grande serenità. Senza favorire la confusione e la polemica personalistica che in queste occasioni trova facile alimento.
  • Firever young
    Nome: Fabio Pancrazi  Data: 25.05.2007
    Nel gruppo che farà "nascere" il PD ci sono poi tutte persone note. Come sempre, chi dice ciò che pensa alle riunioni di partito, anzichè fare il piaggiatore dei "più alti in grado", non fa "carriera" e non rappresenta nulla. In compenso si sente Forever Young! Da iscritto ai Repubblicani Europei dovrei aderire anch'io (non lo dice nessuno ma i partiti dell'iniziale PD sono tre, non solo Ds e Dl) ma non me la sento proprio di "morire democristiano". Spero tanto che i giovani tornino ad interessarsi della cultura repubblicana e che i "vecchi" repubblicani tornino uniti. Ce ne sarebbe tanto bisogno in Italia, credetemi!
  • Sembra che i giovani ci girino attorno al potere, senza riuscire ad andarselo a prendere. Come mai?
    Nome: valeria  Data: 25.05.2007
    Che non siano moltissimi i giovani impegnati nella politica e nelle questioni collettive è evidente. E questa assenza ha percorsi storici chiari. Ma, a ben guardare il fenomeno, un’altra è la cosa che mi sobbalza agli occhi e riguarda invece quegli altri giovani, quelli “attivi”: senza generalizzare, sembra che loro facciano sì molte cose, ma pur sempre cose che non arrivano ad incidere realmente nei processi decisionali politici, a interagire col gruppo influente influenzandolo a sua volta. Sembra che i giovani ci girino attorno al potere, senza riuscire ad andare a prenderselo. Come mai? Non so dare una risposta, ma è la cosa che mi chiedo osservando quello che viene chiamato attivismo, un bel fenomeno che dà speranza che le cose possano ancora cambiare e migliorare. Un fenomeno che si manifesta nell’arte, nell’uso delle tecnologie e dei mezzi di informazione nuovi come la Rete, uso che è molto spesso appropriazione di questi mezzi (che sono mezzi di potere). Penso al fenomeno delle tv locali, e alla letteratura, ai piccoli gruppi organizzati che praticano il consumerismo o addirittura a quelli che inventano operazioni di contro-marketing dentro il mercato. Solo per fare qualche esempio, ce ne sono sicuramente di importanti che dimentico. E non dimentico certo i new global e la relativa storia, solo che necessiterebbe di uno spazio a parte. Ma leggendo, ascoltanto, guardando queste intelligenze straordinarie, cariche di conoscenze così preziose, mi chiedo come mai non stiano sedute in Parlamento. Mentre invece le scopri dentro i newsgruop o i blog, o alla Biennale, al festival della Filosofia, al Salone del Mobile, in un libro. Insomma questi giovani non si voglioni esporre? Non ci riescono? Hanno paura di farlo o il potere (politico, economico, delle università, delle imprese) è talmente consolidato da essere davvero inaccessibile? Una cosa è certa: preziose risorse non vengono messe a disposizione della collettività che ne avrebbe bisogno. Peccato.
  • Giovani? state fuori dal palazzo!
    Nome: Antonio Fiori  Data: 25.05.2007
    Benedetti ragazzi! E' fatale che stiano in molti (forse troppi) fuori del Palazzo, infatti: - che la vita media sia aumentata è nota litania - che da 12 anni non si vada più in pensione a 50/55 ma si lavori almeno fino a 57/60/65 anni è altra cosa risaputa - che i giovani inizino esperienze lavorative e formative sempre più tardi e in modi meno stabili e motivanti di una volta, lo sanno sia i giovani che i loro genitori Credo che siano questi fattori, in gran parte, a spiegare la lontananza dal palazzo (e dalla politica in genere) delle prime fasce d'età...
  • Giovani ? state fuori dal palazzo
    Nome: spirolazzi  Data: 25.05.2007
    L'avvio della fase costituente del partito democratico è avvilente ma qui ci troviamo di fronte ad un equivoco di fondo. questo comitato promotore deve solo definire le regole per l'elezione dell'assemblea costituente. sarà quest'ultima che dovrà definire in modo compiuto il manifesto valoriale del nuovo partito con i grandi indirizzi programmatici. in questa fase era necessaria una cabina di regia che con intelligenza organizzasse l'elezione popolare dell'assemblea. bastava introdurre un piccola clausola in merito : chi partecipa a questo comitato non può candidarsi all'assemblea costituente. era una soluzione così logica e semplice che nessuno l'ha presa in considerazione.