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Ipocrisie bianche

di Tito Boeri, e Pietro Ichino*, Categoria , Lavoro, Data 16.04.2007
In occasione della festa dei lavoratori si è tornato a parlarne. Ma sulle morti bianche si dicono e scrivono una marea di ipocrisie. E' un problema di lunga data del nostro paese, non un'emergenza degli ultimi giorni. Affrontarlo con nuove leggi non serve, perché nasce dalla disapplicazione delle leggi già in vigore, peraltro allineate a quelle di paesi con il numero più basso di incidenti mortali sul lavoro. Se il sindacato non si fosse opposto a suo tempo alla riconversione del personale del collocamento, avremmo ora un corpo di ispettori del lavoro in grado di effettuare molti più controlli. Si è ancora in tempo di farlo, basta che il sindacato lo consenta.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • inesattezze
    Nome: Bruno  Data: 21.04.2007
    Ci sono concorsi espletati per ispettori del lavoro, (occorre la laurea e i collocatori non avevano tale requisito) basta assumere gli idonei. Per i costi basta far cessare quelli delle consulenze e incarichi esterni che la Corte dei Conti ha rilevato (altro che Authority) . Gli ispettori non dipendono dalle agenzie del lavoro, ma dal ministero. La mobilità d'ufficio è materia di competenza centrale ma “di solito” essa è preceduta da quella volontaria, a volte ostacolata non dal sindacato, ma dal ministero che è retta dal livello politico (altro che separazione politica e amm.ne). Spostare i dipendenti? Farli diventare ispettori? E il tempo? E le risorse per la formazione? Inoltre se la classe politica non è stata capace di far funzionare mobilità volontaria (più agevole) figuriamoci quella d’ufficio. La causa è la mancata attuazione di un sano federalismo, poiché gli organici sono centralizzati, ma questo è un altro discorso e qui i sindacati non c'entrano proprio. Il fabbisogno di personale è determinato con decreti e in genere il sindacato non è avvezzo ad emanarne. Non è un problema di soldi, ma di funzioni centrali e locali, di centri di costo, di unità previsionali contabilmente separate che impongono livelli decisionali distinti. Si dia attuazione al federalismo fiscale e tutto sarà più visibile e forse anche più comprensibile, non abbiamo bisogno di migrazioni forzate o di ennesime controriforme. Quelle fatte nella pubblica amministrazione bastano e avanzano. Le morti sul lavoro sono una priorità per il sindacato. Se non ci fosse il sindacato ci sarebbe solo “silenzio” e indifferenza. Non confondiamo le responsabilità tra chi rappresenta il lavoro e chi deve mettere mani al “portafoglio”. Nell’ultima legge finanziaria è previsto persino un “allungamento” generoso dei tempi di adeguamento alle leggi sulla sicurezza sul lavoro allorquando il datore di lavoro dichiari una emersione dal lavoro nero…altro che resistenze sindacali!
    Risposta:
    Oggi di fatto la maggior parte degli addetti ai Centri per L'Impiego ha la laurea; gli ispettori avrebbero grande necessità anche di assistenti, che ne potenzierebbero notevolmente l'attività.
  • Omicidi di Stato
    Nome: Gianluca Cocco  Data: 21.04.2007
    Il fatto che l’Italia abbia questo triste primato da decenni non significa che dobbiamo continuare a convivere con questa piaga. Parliamo di veri e propri omicidi di Stato, per i quali andrebbero incarcerati, non solo i dirigenti e i titolari delle imprese coinvolte, ma anche i responsabili istituzionali orientati a difendere le logiche padronali, che si permettono di usare parole beffarde nei confronti delle vittime, definendole martiri. Le responsabilità dei sindacati appaiono fuori luogo. Il trasferimento degli impiegati delle ex Scica è stato irrisorio perché solo in pochi hanno deciso di optare di rimanere al Ministero del Lavoro, essendo questa opzione giustamente a discrezione del lavoratore. Di questi, solo alcuni sono stati “riconvertiti” in accertatori del lavoro. Quanto al sovradimensionamento dei CPI, si tratta di un luogo comune non suffragato da dati oggettivi. Ad es. in Sardegna, c’è un problema di sottodimensionamento di questi uffici, il cui personale, nonostante l’aiuto dei precari mascherati da autonomi, non riesce ad adempiere alle funzioni che è chiamato ad espletare. Nella mia regione, prevalentemente, l’impiegato del CPI ha il diploma, ha un’anzianità superiore ai 18 anni, svolge da sempre mansioni ripetitive (essendo svolte le nuove funzioni quasi sempre dai neo-assunti) e si è stabilizzato nella città in cui ha sede il proprio lavoro. Come è pensabile che questa persona venga trasferita contro la sua volontà, in un'altra città, a svolgere funzioni che nulla hanno a che vedere col proprio lavoro? Sarebbe, nella maggior parte dei casi, come riconvertire un bidello in insegnante! Voi che invocate i livelli di produttività, pensate che queste persone possano rivelarsi efficienti nel far rispettare le norme sulla sicurezza? E che per riconvertirli sia sufficiente un semplice corso di formazione? E’ sacrosanta l’assunzione di nuovi ispettori del lavoro, dell’Inps e delle Asl, per mezzo di concorsi pubblici. Saluti.
    Risposta:
    Il sovradimensionamento degli organici va sempre determinato in riferimento all'utilità effettiva del servizio, che nel caso dei Centri per l'Impiego è sovente piuttosto bassa. In ogni caso, qui il trasferimento ben potrebbe avvenire entro la stessa città, quindi senza alcun trasferimento del dipendente pubblico.
  • Strategia aziendale e controlli
    Nome: Ing. Marzio Marigo  Data: 21.04.2007
    Credo che la strategia della “nuova” sicurezza di stampo comunitario non può articolarsi solo attraverso maggiori controlli repressivi, ma deve incentrarsi primariamente ad una responsabilizzazione dei datori di lavoro (DDL), snodo centrale della sicurezza sul lavoro aziendale. Non è pensabile che nell’attuale complessità dei cicli produttivi ed organizzativi, una singola ispezione possa evidenziare tutte le criticità in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro. E’ solo il DDL ed il suo staff che può implementare un sistema di gestione della sicurezza ed igiene. Che fare quindi? Reale condivisione di senso ottenibile con: 1) informazione, formazione per il DDL (unita a reali incentivi economici da applicare alle aziende virtuose). A questo proposito l’attuale D.Lgs. 626/94 dispensa da tale formazione i DDL (circa il 95%) nominati responsabili prima del 31/12/1996. 2) Informazione, formazione, addestramento per i lavoratori con verifica della reale ricaduta nei reparti di lavoro, 3) certificazione delle aziende virtuose (in termini di gestione organizzativa, formazione interna, attrezzature di lavoro ed igiene del lavoro) convalidata da organismi notificati privati. Quest’ultima condizione permetterebbe agli UPG di concentrare maggiormente gli sforzi nella verifica delle aziende più critiche. L’ispezione delle aziende è cosa complessa e specialistica (ricordo l’applicazione delle direttive prodotto PED, ATEX, macchine, LVD, EMC e delle direttive sociali la 89/655, per non parlare degli aspetti di igiene legati al rumore, vibrazioni, rischio chimico, ecc. oltre all’applicazione della “gloriosa” ma vetusta legislazione anni ’50). Il servizio di ispezione, per essere realmente efficace, deve quindi essere realizzato da personale tecnico serio, competente e professionale; non credo sia affatto semplice riconvertire personale in esubero in questo delicatissimo settore che richiede competenza, e, perché no, un pizzico di passione. Cordialmente, Marzio Marigo
    Risposta:
    Il potenziamento degli Ispettorati del lavoro non può certo supplire alle carenze dei servizi ispettivi specialistici gestiti dalle Asl. Ma può contribuire a combattere il lavoro nero, che è premessa di gran parte degli infortuni nei cantieri. Gli esperti osservano in proposito che la maggior parte degli infortuni gravi è determinata dalla disapplicazione plateale di misure preventive elementarissime, possibile appunto nelle situazioni di totale illegalità dell'azienda. Contro il determinarsi di queste situazioni può essere assai più efficace - almeno sul piano quantitativo - l'attività classica degli Ispettorati del lavoro, volta a far emergere il lavoro sommerso, che l'attività specialistica degli ispettori specificamente preposti alle attività prevenzionistiche.
  • controlli ispettivi
    Nome: franco  Data: 20.04.2007
    Vorrei far notare, in riferimento a controlli ispettivi, che oltre agli ispettori del Lavoro e delle ASL vi sono anche gli ispettori INPS e INAIL. Questi effettuano quotidianamente visite ispettive anche sui cantieri, anche se i loro compiti sono un pò diversi. Ma il punto che vorrei sottoporre all'attenzione è proprio questo. Perchè non si utilizza al meglio questa "forza"? Perchè limitare i compiti degli ispettori INPS e INAIL? Se questi entrano in un cantiere, non sarebbe il caso di dar loro la possibilità (o meglio sarebbe il caso di utilizzare questa visita ispettiva) di verificare tutto, anche il rispetto della normativa sulla sicurezza ecc? Questa divisione di compiti tra INPS, INAIL, Ispettorato del Lavoro,Ispettori ASL ecc non risponde certamente ai principi di efficienza ed efficacia. Basterebbe davvero poco per attrezzare sopratutto dal punto di vista formativo gli ispettori degli enti previdenziali e quindi rendere più capillare i controlli.
  • stato sociale?
    Nome: paolo  Data: 19.04.2007
    a mio giudizio una soluzione potrebbe essere quella di mettere mano su alcuni capisaldi dello stato sociale, incominciando ad esempio ad usare il termine lavoro illegale anzichè quello di lavoro irregolare (con tutto quello che ne potrebbe conseguire). mi spiego meglio: non sarebbe il caso di far pagare qualcosa anche al lavoratore colto in fallo e non solo al datore di lavoro? non sarebbe il caso di rivedere l'assicurazione che automaticamente inail fa scattare per il lavoratore colto in fallo, ad esempio riducendone del 50% il valore nel caso di lavoro illegale?
  • Ipocrisie ...
    Nome: Alex Zoppi  Data: 19.04.2007
    Spett. redazione de La Voce, ma di che cosa stiamo parlando? Sul sito dell'Inail trovo i seguenti dati (TAV.23 - Casi mortali - Tassi di incidenza standardizzati per 100.000 occupati nell'Unione Europea per Stati Membri e anno : Anni 1995 - 2004) per l'anno 2004: Italia 2,5 - Germania 2,2 -Francia 2,7 - Spagna 3,7 (2003) - Regno Unito 1,4 (ma con la nota seguente "paese in cui i dati non provengono dal sistema assicurativo e presentano livelli consistenti di sottodenuncia) - Svezia 1,0 (stessa nota del Regno Unito). I dati standardizzati non tengono conto (chissà perché) "... oltre che gli infortuni in itinere, anche quelli dovuti a incidenti stradali e a bordo di qualsiasi mezzo di trasporto nel corso del lavoro." Chi ha ragione? Voi o l'Inail? Se consideriamo buoni i dati Inail mi sembra che l'Italia sia allineata agli altri paesi, o no? Ciò significherebbe che il problema NON si riduce SOLO al numero degli ispettori attivi, o mi sbaglio? Non esistono anche altre cause, come p.e. sottolineava il sig.Noviello "... la accentuata liberalizzazione del mercato del lavoro ha prodotto effetti non solo sul piano della certezza ... ma ha soprattutto lanciato un messaggio secondo cui ognuno dovesse agire sulla base delle proprie convenienze, liberandosi di illegittimi lacci e lacciuoli delle regole"? Io spero vivamente che abbiate ragione voi (e lo dico senza la minima ironia): cosa c'è di più semplice che salvare molte vite semplicemente spostando alcune persone? Cordialmente, Alex Zoppi
    Risposta:
    Come sottolineiamo nel noostro articolo molte morti bianche sui cantieri vengono fatte passare come incidenti stradali. quindi non è solo un problema di sicurezza stradale.
  • riassetto normativo e delle competenze ispettive
    Nome: mb  Data: 19.04.2007
    In controtendenza ritengo necessario un riassetto della disciplina ispettiva in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro. Nella scorsa legislatura il governo ha perso un'occasione importante, non avendo dato seguito a una delega. Le competenze in materia sono frastagliatissime e questa è una fonte di inefficienza del sistema dei controlli.
  • EPIFANI SE CI SEI ...
    Nome: Andrea Trinchera  Data: 19.04.2007
    Condivido appieno (come sempre) quanto scrivono il prof. Ichino ed il prof. Boeri che paiono essere rimasti, da un lato, tra le poche persone di buon senso in questo Paese e, dall'altro, soggetti cui non mancano idee concrete che, a COSTO ZERO, portebbero migliorare il funzionamento della res publica.
  • Ipocrisie e strumentalizzazioni
    Nome: Claudio Resentini  Data: 19.04.2007
    Gli ispettori del lavoro sono senza dubbio importanti e necessari per la verifica della legittimità del rapporto di lavoro già in essere, e quindi in funzione repressiva, ma chi si preoccupa più della funzione preventiva che viene svolta prima e durante l'instaurazione del rapporto, cioè in una parola del collocamento. Il senso comune accetta ormai che una pletora di soggetti (più o meno qualificati: non è questo il punto) abbiano ampliato a dismisura l'area del "caporalato", mestiere premoderno antecedente alla creazione del collocamento pubblico, oggi nobilitato in strumento di gestione del mercato del lavoro postmoderno. Meno caporali e meno ricatti ai lavoratori, più stabilità e più diritti esigibili costituirebbero una efficace cura preventiva delle situazioni di rischio e pericolo, spesso non denunciate per paura, che sono alla base degli incidenti sul lavoro. Finchè si dovrà scegliere tra il "posto" di lavoro e l'incolumità fisica (ma anche psichica), visto che il lavoro rappresente per la maggior parte delle persone l'unica garanzia di vita perlomeno dignitosa, la battaglia contro gli incidenti sul lavoro sarà una battaglia persa in partenza. Con il rischio assurdo di trovare i lavoratori dalla stessa parte dei caporali, contro gli ispettori, a difesa del posto di lavoro, per quanto pericoloso. Cordiali saluti.
  • Infortuni sul lavoro.
    Nome: Giuseppe Bolognini  Data: 19.04.2007
    Non mi sembra giusto scaricare la responsabilità di quello che non funziona nella pubblica amministrazione al conservatorismo che è presente neanche nel sindacato. Rispetto a quanto esposto da Boeri e Ichino non si può imputare al mancato trasferimento del personale all'ispettorato del lavoro nel momento della riforma del collocamento quando da anni le funzioni importanti sulla sicurezza sul lavoro erano già decentrate alle regioni senza una chiara scelta riorganizzativa dell'intero sistema, creando ulteriori discrasie affidando ad esse in questo ambito sia il compito della prevenzione sia quello della sanzione. Inoltre nelle nuove strutture da esse realizzate sono predominanti le figure sanitarie rispetto a quelle tecniche. Risultato quando si fanno i controlli il personale normalmente non è in grado di valutre il rischio degli impianti. All'ispettorato del lavoro è rimasto sostanzialmente solo il controllo sui cantieri edili per quanto attiene le problematiche della sicurezza e la verifica della regolarità del rapporto di lavoro, e sia il precedente governo che l'attuale tagliano continuamente le risorse per il funzionamento ispettivo alle strutture provinciali.