I giovani avranno la pensione? E a quali condizioni? Come agiscono i coefficienti di trasformazione? Un'eventuale nuova riforma comporterebbe vantaggi o svantaggi per chi entra oggi nel mercato del lavoro? E quali conseguenze avrebbe la rimozione dello scalone? Interrogativi basilari, postici dal Forum Nazionale Giovani che chiedono risposte chiare. Ma l'unica via per non penalizzare troppo i più giovani è anticipare l'entrata in vigore delle nuove regole previdenziali. Come in Svezia, dove il sistema contributivo è stato adottato subito per tutti, escludendo solo gli ultrasessantenni.
Continuo a non capire come si possa spacciare per equità la revisione dei coefficienti di trasformazione e a "condannare" lo scalone. Non è certo equa la filosofia del "più a lungo vivi meno soldi avrai per vivere". Anche il meccanismo delle revisioni decennali è evidentemente iniquo, perché si verificheranno situazioni in cui, per un solo giorno di anzianità mancante, qualche malcapitato si "beccherà" una decennale in più: e questo mi sembra ben più grave di uno scalone. Dall'altra parte si continua a trattare con i guanti di velluto una generazione di lavoratori che ha avuto tutte le garanzie immaginabili, a partire dal mantenimento del retributivo.
Infine una domanda tecnica: sulla base di quali criteri vengono determinate le revisioni decennali? E' davvero possibile che in soli dieci anni si sia resa necessaria un'ulteriore falcidie del 10% della già falcidiata pensione contributiva? Credo che in materia occorra la massima trasparenza.
Risposta:
Infatti bisognerebbe avere revisioni più frequenti, ogni anno, e basate su indicatori obiettivi, accessibili a tutti, quali le tavole di sopravvivenza.
Responsabilità generazionale
Nome: camilloData: 14.03.2007
Penso che andrebbe introdotto un principio generale: gli effetti di decisioni nel campo dell'economia attuate da persone scelte o elette da una certa generazione, che risultano in seguito non sostenibili per errori di valutazione degli scenari futuri e per questo richiedono misure correttive, non possono lasciare indenni quelli che risultano essere dei vantaggi di cui godono quelle generazioni rispetto alle generazioni successive, addebitando solo a queste ultime i minori vantaggi (o svantaggi) derivanti da tali correzioni.
sindacato distratto?
Nome: FRANCO BONACCHINIData: 13.03.2007
perchè il sindacato sul tema del trasfeimento del tfr è, secondo voi, distratto? Io lavoro nel veneto nel settore bancario e vi garantisco che c'è un impegno forte sulla destinazione del tfr a fondi che permettano l'incremento della pensione.
Risposta:
Il sindacato non ha fatto nulla per impedire l'operazione Tfr all'Inps e sta facendo pochissimo per promuovere l'adesione ai fondi pensione, anche a quelli collettivi. Pochi lavoratori dichiarano di essere stati informati dal sindacato. Cordialmente
Principio responsabilità
Nome: tommaso morbiatoData: 13.03.2007
Per me in Italia non ce la faremo mai a passare al contributivo per i pensionati attuali come in Svezia,
amenochè un politico non riesca a farsi votare da colui al quale abbassa la pensione...
la soluzione -tutta italiana- che osservo è qualcosa del tipo "il nonno che con il suo surplus paga le vacanze ai nipoti che non se le possono permettere"
in prospettiva più seria questo prelude è vero ad un "fondo di solidarietà intergenerazionale" ma trovo che una sua eventuale disciplina necessiti di soggetti politici e amministratori dotati di un "principio responsabilità" che l'attuale parlamento fa assai fatica a mettere in campo in mezzo al groviglio di compromessi reciproci di cui
si alimenta.
scalone pensioni
Nome: Paola RossatoData: 13.03.2007
A proposito dello scalone pensioni, vorrei capire come mai non ho mai sentito alcuno parlare dei problemi che questo scalone comporta agli invalidi civili che hanno raggiunto i 35 anni di contributi versati, ma non hanno i 57 anni nel 2007 (quindi i nati tra il 1951 e 1955) Credo che non ci voglia molto per capire che a parità di età anagrafica il disabile è fisicamente in svantaggio e aspettare i 60 anni, e forse più, per andare in pensione, non mi risulta personalmente una aspettativa felice.Forse ci
saranno tanti disabili che si vogliono illudere di sentirsi fisicamente alla pari degli altri, quindi, per non offendere nessuno, io riterrei utile che, raggiunti i 35 anni di contributi, l'età anagrafica sia facoltativa. Grazie.
Benedetta
Un'enorme iniquità
Nome: GabrieleData: 13.03.2007
L'iniquità è enorme. E la trasformazione del tfr in capitale per la rendita pensionistica non sposta di una virgola la gravissima sperequazione segnalata nell'articolo.
Non sono d'accordo con chi ritiene che questa sia la soluzione.
Anzi, direi che al danno si aggiunge la beffa!!!
Per un'integrazione di 100 euro al mese (o poco più) di pensione, chi andrà in quiescenza tra venti-trent'anni, dovrà rinunciare a decine di migliaia di euro di retribuzione differita (il tfr, appunto).
L'unica soluzione, a mio avviso, è quella di cancellare il concetto di "diritto acquisito" e di istituire un fondo di solidarietà intergenerazionale, che gravi non solo sui pensionandi, ma anche sui pensionati.
Questi ultimi stanno beneficiando di privilegi derivati da condizioni storiche irripetibili: il boom economico, il boom demografico e, soprattutto, la guerra fredda (da cui è dipeso l'utilizzo irresponsabile delle politiche di welfare in chiave di controllo del consenso politico). Ricordo che l'assetto del nostro sistema di welfare è unico al mondo quanto a proporzione della spesa sociale dedicata alle pensioni.
Credo che sia arrivato il tempo per l'innesco di un'azione collettiva promossa dalle giovani generazioni che debbono prendere consapevolezza della grave ingiustizia che stanno subendo.
Non credo che ci sia alternativa all'avvio di una fase di sana e forte conflittualità sociale che veda protagoniste le giovani generazioni.
Non riconosco nell'attuale scena politica alcun partito o movimento politico che abbia raccolto tale istanza. Anzi, è assolutamente prevelente, a destra come a sinistra, un atteggiamento di conservazione.
Si avverte, a mio avviso, la necessità che nasca un nuovo soggetto politico.