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Commenti

Legge elettorale: davvero così importante?

di Massimo Bordignon, e Tito Boeri, Categoria Istituzioni e Federalismo, , Data 05.03.2007
Ma davvero, con tutti i problemi che ha l’Italia, la riforma della legge elettorale è una questione così rilevante? Se ci sono tanti partiti, non sarà semplicemente perché è la frammentazione della società italiana a richiederlo? E comunque, che c’entra la legge elettorale con la qualità della politica e in particolare della politica economica? Qualche dato per discuterne. E anche per orientarsi nel dibattito in corso.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • legge elettorale
    Nome: girolamo caianiello  Data: 07.03.2007
    Un alto numero di parlamentari è coerente con una grande pluralità di partiti in un sistema a carattere proporzionale. Ma se vuole ridursi tale pluralità divenuta eccessiva e causa di frammentazione, mantenendo il più puro sistema proporzionale, è sufficiente allo scopo ridurre il numero stesso dei parlamentari, senza soglie, premi o altri consimili correttivi. Ciò varrebbe anzi a realizzare un auspicio che ha tanti altri ottimi motivi –non escluso il risparmio di costi- per essere finalmente accolto, ma che trova resistenze nei partiti più grandi, senza una valida ragione perché questi debbano aumentare il proprio “collocamento”, appropriandosi dei posti prima occupati dai più piccoli.
  • La legge elettroale non è una priorità
    Nome: enzo de biasi  Data: 07.03.2007
    Nei primi 50 anni di vita repubblicana vigendo il proporzionale puro, dal 60% all'80 % dell'elettorato venivano votati 2 partiti. Caduto il muro di Berlino, vigente il maggioritario si hanno 22 partiti nessuno dei quali supera il 30% dei voti e per altro verso il potere d'interdizione e di blocco nelle decisioni da parte delle formazioni minori è perfino aumentato rispetto a quanto accadeva con il Centro-Sinistra della c.d. prima fase della Repubblica. La questione, a mio avviso, è che occorre avere il coraggio di costruire 2 partiti, uno sulla destra e l'altro sulla sinistra e solamente dopo modificare la legge elettorale preferibilmente ispirandosi al modello francese riducendo i parlamentari da eleggere : 300 deputati e 100 senatori tenuti presenti costi della politica.
  • Cenni storici
    Nome: Alessio Calcagno  Data: 07.03.2007
    Tagliente articolo. Bellissimo. Condivisibilissima relazione tra indebitamento e frammetarieta' partitica. Il prezzo pagato in termini di ingovernabilita’ e’ elevato, tuttavia bisogna capire le ragioni storiche. In Italia la societa' alla fine della II guerra mondiale era altamente frammentata. Fascisti mai processati, un partito comunista che era il piu' grande tra i Paesi del patto atlantico, un Chiesa fortemente radicata sul territorio. Il sistema proporzionale premise di parlamentarizzare il forte scontro presente nella societa’ italiana. In poche parole, i parlamentari prendendosi a cazzotti in parlamento evitavano che la gente si amazzasse per strada. Il sistema funziono’ fino agli anni sessanta, sotto la spinta del miracolo economico, grazie a politiche oscillanti: la DC aveva al suo interno un moltitudine di correnti che in un certo senso permettevano una pseudo alternanza. Il sistema vacillo’ con la crisi degli anni 70: un sistema bloccato al centro finì alla fine per favorire l’extraparlamentizzazione dello scontro dei partiti estremisti, tagliati fuori dai giochi di potere.Tuttavia il superamento dello scontro fu anche merito della legge elettorale che ancora un volta premise con flessibilita’ di seguire gli “umori” del popolo utilizzando geometrie variabili (l’avvicinamento della corrente Moro al partito comunista, il pentapartito poi..) impossibili in sistemi bipolari. Ai giorni nostri il sistema ha funzionato con il ridurre la componente seccessionista ed anti immigrazione del nord a mero festival della polenta, a trasformare AN in una destra di governo e a responsabilizzare in un certo qual modo la sinistra radicale. Resto pero’ convinto che il prezzo pagato (108% debito/pil) sia troppo alto. Meglio sarebbe all’inizio di questo nuovo millennio dotarsi di un sistema piu’ funzionale. Magari sul modello francese. Come arrivarci?
  • Conflitto sociale e istituzioni edulcorate?
    Nome: daniele nepoti  Data: 07.03.2007
    Condivido quanto detto da chi mi ha preceduto: la frammentazione e l'instabilità non sono fondamentalmente funzione del sistema elettorale. Piuttosto: a) delle condizioni politiche del momento (dal fattore K a quello Berlusconi); b) dalla cultura della classe dirigente politica; c) dalla oggettiva frammentazione della realtà sociale (p.es. Nord vs Sud, garantiti/tutelati vs. precari, economia dei salotti vs, pmi, ecc.). Nessuna legge potrà mai impedire ai parlamentari di rendere instabile l'azione di governo. Per fortuna, aggiungerei! Vorrei anche proporre un tema di riflessione. Come già detto, i sistemi maggioritari tendono a escludere di fatto una larga parte dei cittadini dalla rappresentanza istituzionale. Siamo così sicuri che in un paese come l'Italia ciò sia davvero auspicabile, in cambio di maggior stabilità dei governi peraltro tutta da dimostrare? Questo è un paese dove nel 2007 ci sono ancora le Brigate Rosse a raccogliere il consenso anche di persone che negli anni Settanta neppure erano nate. Siamo nel paese degli scontri in Val di Susa, delle repressioni poliziesche del G8 a Genova, dei coltivatori che usano i trattori per bloccare strade e sparare letame sulle forze dell'ordine, di uno Stato che fondamentalmente non controlla almeno 4 regioni del suo territorio. Insomma un paese ad altissima conflittualità, talvolta anche molto violenta con un dissenso sociale sostanzialmente ineliminabile. Politica e istituzioni credo dovrebbero funzionare di più da camere di compensazione anziché vivere nell'illusione di una stabilità che non esiste nella realtà. I conflitti, in Italia e in Europa, non muoiono con la loro eliminazione nelle proiezioni istituzionali della realtà.
  • E' fondamentale cambiare la legge?
    Nome: silvio marchini  Data: 07.03.2007
    Permettetemi di dissentire dal vostro autorevole articolo in quanto, secondo me, cadete nell'errore di tralasciare il vero problema che inficia la stabilità politica: la riforma totale dei regolamenti parlamentari. La legge alettorale non e' altro che la regola che permette ai partiti di trasporsi dallo stato comunità allo stato apparato ovvero il parlamento attraverso i gruppi parlamentari che, ahimè o per fortuna, non necessariamente devono corrispondere ai partiti politici. Fintanto non vi saranno rivisitazioni dei regolamenti tutte queste nobili discussioni sul referendum, sulla legge elettorale da modificare, sono destinate, come si sule dire, a non cavare un ragno dal buco. vorrei una vostra autorevole opinione in merito. Grazie e complimenti per il sempre ottimo lavoro che ci consegnate a noi lettori
  • Proporzionale: no del tutto?
    Nome: daniele v  Data: 06.03.2007
    L'articolo e' interessante e corretto nel criticare la frammentazione partitica italiana. tuttavia non condivido la conclusione: un sistema proporzionale non e' univocamente legato alla possibilita' di un partito che rimane perennemente al governo. Questo e' avvenuto in italia per diverse ragioni tra cui: l'esistenza di partiti anti-sistema, la possibilita' di crisi extra-parlamentari (cosa che, ad esempio, non puo' accadere in germania e spagna), la mancanza di "sbarramenti" per i partiti piccoli ll consenso del presidente della repubblica (scalfaro) ha inoltre permesso i cosiddetti "ribaltoni" che non hanno tenuto conto di una certa espressione elettorale che aveva legato il voto parlamentare alla scelta del presidente del consiglio. Insomma: in Italia e' tutto un bel "casino"
  • sistemi elettorali
    Nome: francesco piccione  Data: 06.03.2007
    C'è un'attesa eccessiva nei confronti dei sistemi elettorali. quando la D.C. aveva il 48% dei voti i governi duravano - comunque - in media 8 mesi. la semplificazione non deve essere trovata nel numero dei partiti, ma nella compatezza che questi riescono a creare. partiti che vivono di clientele e di rapporti non trasparenti con gli elettori sono destinati a far durare poco i governi: ogni corrente tenterà di tirare l'acqua al proprio mulino, invece che lavorare per l'interesse generale. c'è da chiedersi, inoltre, in che misura la frammentazione dei partiti ha tenuto alta la partecipazione degli elettori al voto. nei paesi fortemente polarizzati si assiste, infatti, ad un'alta astensione: di fronte ad una scelta ridotta se non si trova chi ci rappresenta ci si astiene. penso che il vero dato critico del "pocellum" sia rappresentato dal fatto che è stato studiato per rendere più esigua la maggioranza parlamentare del centrosinistra, coalizione che ha sempre ottenuto - nella quota maggioritaria - risultati superiori di 4 o 5 punti che non nel proporzionale. ciò in considerazione del fatto che la coalizione di centrosinistra ha una migliore capacità di scegliere i candidati che sono più rappresntativi e meglio radicati nel territorio.
  • NO ! non è importante .
    Nome: luciano cantaluppi  Data: 06.03.2007
    L'articolo del sommo costituzionalista Sartori sul Corriere di oggi scatta una bella e facile fotografia dei vari sistemi elettorali, ma la conclusione non c'è. Ne potrebbe esserci perchè i piccoli non hano nessuna voglia, ne interesse , a scomparire, e quindi se necessario si torni subito a votare senza tante chiacchere. Il Senato instabile ? Perchènon si è voluta accettare la proposta di non fare del Senato la fotocopia della Camera ? Cordialità l. Cantaluppi
  • Sistemi elettorali
    Nome: Federico Dini  Data: 06.03.2007
    Grazie per questo articolo molto interessante. Oltre ai dati, che suggeriscono di adottare sistemi elettorali non-proporzionali per limitare la frammentazione, c'è anche un'altro aspetto negativo legato al proporzionale: la mancanza di competizione tra candidati per via delle liste bloccate. Anche nel settore politico la competizione è fondamentale, poiché spinge i partiti/coalizioni a presentare i candidati migliori in ogni collegio, e i cittadini a scegliere "il meglio del meglio". La competizione dovrebbe produrre ceteris paribus migliori risultati in termini di "qualità politica", evitando (nel medio-lungo periodo) la cristallizzazione della clalsse dirigente ed aumento il tasso di responsabilità degli eletti. In un certo senso, il proporzionale è il sistema meno competitivo, il più "assistenziale". E questo forse può contribuire a spiegare perché sistemi proporzionali (poco competitivi) tendono a produrre outcome peggiori (es. spesa pubblica più elevata, minore capacità di riforma), come evidenziato nel vostro articolo. Saluti e grazie.
  • legge elettorale
    Nome: belvedere  Data: 06.03.2007
    La cosa prioritaria è evitare che in una coalizione ci sia il ricatto del 2%. Cioè che chi comanda sia una minoranza perchè senza di loro non si va da nessuna parte. Inoltre non è vero che questi si spaventino per la possibile caduta del governo perchè i "duri e puri" sono convinti, a ragione, che nelle successive elezioni prenderebbero più voti.