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Per rompere il circolo vizioso

di Pietro Ichino*, Categoria , Relazioni Industriali, Data 06.02.2007
Per stimolare l'efficienza delle nostre amministrazioni pubbliche, paralizzate da un sistema di irresponsabilità diffuse che si sorreggono a vicenda, dove il tasso di applicazione della legge stessa è vicino a zero, occorre introdurre, dove possibile, una vera concorrenza tra i centri erogatori di servizi. Dove questo non è possibile, occorre attivare le capacità di auto-valutazione delle amministrazioni e aprirle totalmente alla valutazione della cittadinanza, cui va assicurata piena voce in proposito. Entrambe garantite da un'Autorità indipendente. Un commento di Sergio Paderni e uno del Gruppo di lavoro Sisper alla proposta di un Autority per l'impiego pubblico.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • qualche perplessità
    Nome: Ugo Fiore  Data: 08.02.2007
    La coincidenza dei poteri sanzionatori è forse l’unico parallelo possibile tra pubblico e privato. Ben diversi sono gli strumenti incentivanti, molto lontane le retribuzioni, abissalmente differenti i meccanismi di reclutamento. Il dirigente privato che assume persone inadeguate ne paga in prima persona le conseguenze. Nel pubblico c'è il rito-farsa del concorso e francamente non mi è chiaro perché per i selezionati si ventili la pena estrema del licenziamento nel momento in cui ai selezionatori si consente di restare indenni.
  • Come riformare la P.A.
    Nome: Panus  Data: 08.02.2007
    Sono uno che lavora da oltr trnt'anni in una P.A. Il Prof. Ichino dimostra di conoscere a fondo il meccanismo che regola le pubbliche amministrazioni italiane, ed esprime benissimo anche il risentimento di quei "lavoratori buoni di cuore e volenterosi" che, di fatto, portano avanti il lavoro negli enti pubblici. La verità è che chi lavora poco ha anche il tempo di ungere gli ingranaggi e, quindi, di fare carriera. Per cui ci ritroviamo con dirigenti e funzionari al massimo della mediocrità. Cosa fare? Nemmeno il Prof. Ichino, sembra avere le idee chiare. L'Autority? Ben venga, ma non risolverà i problemi. Bisognerebbe eradicare a fondo l'attuale corpo del personale e sostituirlo con uomini e donne preparati e motivati. Ma le assunzioni dovrebbero essere limpide ed effettuate attraverso severi concorsi. Inoltre, bisognerebbe diffondere la cultura della pubblica amministrazione, creando anche scuole ad hoc. Fin quando il posto pubblico sarà un ripiego e un rifugio per persone mediocre, ma super raccomandate, i problemi non si risolveranno. Ma sarà possibile assumere gente preparata con i politici (di destra e di sinistra) che abbiamo? Il Prof. Ichino non può eludere il problema politico, ha ragione quel lettore che addossa le colpe alla politica: un dirigente pubblico e un dipendente pubblico mediocri saranno più fedeli e manovrabili di qualsiasi persona seria e competente. Del resto la cultura della pubblica amministrazione nemmeno nei politici sembra albergare. Sono i primi, questi, ad avere tutt'altre mire piuttosto che l'efficienza e la produttività della macchina burocratica. Il problema è difficile, bisognerebbe affrontarlo coi bisturi.
  • Gli onorevoli
    Nome: Stefano D.  Data: 07.02.2007
    Il dipendente pubblico assenteista e nullafacente è uno dei problemi più gravi che, a mio avviso, affliggono il nostro sistema sia da un punto di vista economico che morale. Si perchè moralmente vengono offese regolarmente tutte quelle categorie che vengono messe sulla graticola, nel nome della produttività e della concorrenza. Però vorrei aggiungere che c'è una precisa volontà politica per mantenere questo sistema che rappresenta un serbatoio voti rilevantissimo. Sbaglio? Allora per rompere il circolo vizioso, probabilmente bisognerebbe fare qualcosa di più importante, forse salire un po' nella scala delle responsabilità, coinvolgendo i politici, ma anche i mass-media in tutto ciò. Avete presente l'indagine dell'Espresso sui privilegi degli onorevoli? Quali quotidiani o TG ne hanno parlato? Praticamente nessuno. Ecco questo dà, a mio avviso, l'esatta dimensione del problema. La partita si gioca tra pubblico dipendente, Pubblica amministrazione, partito politico, sindacato. Chi è il più forte e il più debole?
  • Autorità indipendente
    Nome: Luigi Giannitrapani  Data: 07.02.2007
    Leggendo l'articolo del Prof. Ichino in merito alla più che giusta iniziativa di istituire una Autorità indipendente che valuti l'efficienza dei vari enti della PP AA (ma quando la smetteremo di chiamarla Amministrazione e non come si dovrebbe Gestione - non è soltanto un fatto semantico ma anche di contenuti), vorrei chiedergli se l'esperienza inglese della Audit Commission, che periodicamente valuta tutti gli enti pubblici di quella nazione, dai comuni, agli ospedali ai tribunali!!!! E che poi mette in rete i risultati in modo facile, da leggere, comprensibile a tutti, la ritenga utile anche per il nostro paese o no. Invece di re-inventare ogni volta la ruota, basterebbe copiare (bene) quello che fanno gli altri, sarebbe più facile e più veloce. Grazie e complimenti
  • Rieducare dall'alto!
    Nome: Fabio Pancrazi  Data: 07.02.2007
    Prof. Ichino, non focalizzi un dibattito populista dicendo che, nel pubblico, l’interesse veramente prioritario è l’interesse dei dipendenti che prevale su ogni altro. Sa benissimo che l’interesse prioritario è l’interesse degli amministratori (i politici) e dei loro amici. Nelle amministrazioni pubbliche poi il tasso di effettività della legge è determinato sempre da chi ha la potestà legislativa e regolamentare. Nell’Ente dove lavoro, centrosinistra prima e centrodestra ora, si avvalgono molto del “regolamento di disciplina” ma solo con i “dissidenti”, non con i fannulloni che, in genere, sono anche piaggiatori che descrivono gli altri come nullafacenti. Fortuna io lavoro e non rubo, per questo non vengo licenziato. Non proponga il facile licenziamento, per cortesia! Magari l’opzione voice, “la pagella dei cittadini” sì. Magari l’elezione dello sceriffo come negli Stati Uniti e non la scelta politica del dirigente che leghi il somaro dove vuole il suo padrone! Si è domandato come mai nessuno ambisce a fare l’assessore alla Polizia Municipale ma all’Urbanistica? Il gettone è lo stesso! Per me non è un circolo vizioso, è un circolo a senso unico: s’inventano sempre più baracconi con poltrone per politici e politicanti come non bastassero gli “Ambiti territoriali ottimali” con consigli di amministrazione, le società “finte private” con altri consiglieri di amministrazione nominati tra loro, consulenze, ecc. per “gestire” l’acqua, i rifiuti, l’energia, addizionali varie e chi più ne ha più ne metta! Per punire un singolo dipendente o interrompere un incarico al dirigente non occorre un’Autorità speciale! E non è vero che nel pubblico impiego non viene licenziato nessuno: domandatelo al nostro ex ingegnere dell’Ufficio Tecnico di Sansepolcro (Ar)! Cacciato dopo due anni di lavoro e sostituito con il terzo o quarto qualificatosi al vecchio relativo concorso! Occorre un’Autorità che rieduchi al valore dei beni collettivi!
  • Per rompere il circolo vizioso
    Nome: giuseppe costa  Data: 07.02.2007
    D'accordo su quasi tutto, compresa l'estensione della cultura e della pratica della valutazione a tutti i dipendenti pubblici, a partire dalla dirigenza, dalla quale far discendere il sistema sanzionatorio e premiale, sia in termini retributivi che di carriera. Non mi pare invece fondata l'asserita equivalenza di dotazione di poteri fra dirigente pubblico e privato. Lo spoil-system, il rapporto collusivo governo/sindacati (vedi Memorandum), i numerosi strumenti d'interdizione e le incursioni delle statuizioni contrattuali nel campo delle prerogative costitutive della funzione dirigenziale, hanno svuotato del tutto l'autonomia del dirigente nella gestione delle risorse strumentali e umane. E' rimasta soltanto una figura cui comodamente imputare, spesso senza conseguenze, la responsabilità nominale. Occorre quindi uno statuto del dirigente pubblico, approvato con legge in cui i poteri, l'autonomia e la responsabilità siano garantiti sia rispetto alla politica sia da contrastanti accordi sindacali. Ritengo che sia il dirigente, nella pienezza dei suoi poteri, la figura responsabile su cui far leva per ogni prospettiva di modernizzazione della P.A., unitamente all'attribuzione del diritto di voce agli utenti dei servizi pubblici come riconosciuti e influenti stakeholders.
  • keplero-copernico e le stelle
    Nome: pasqualeandreozzi  Data: 07.02.2007
    Bisogna dire, cosa che ichino fa di sfuggita, che la PA riesce a contenere lo sfascio e funzionare, un pò, proprio perché tutti i giorni migliaia e migliaia di dipedenti pubblici affrontano una tremenda sfida: lavorare in modo efficiente, e il bello è che ci riescono, un pò. io sono iscritto al sindacato e ne sono anche rappresentate (come si dice, ci credo ancora) ma non posso nascondere la fondatezza dei rilievi di ichino, però temo che l'autorità che egli propone si trasformi in un organismo, come molti, che periodicamente denuncia a mezzo stampa e sforna rapporti. è difficile ammetterlo per me, ma nella PA mancano incentivi e sanzioni, manca la volontà di essere impopolari il sistema non ha alcuna capacità di reazione di fronte a dipendenti decisi a non lavorare, o peggio, ad ostacolare o bistrattare l'utente. e, ahimé, troppo spesso, il sindacato (ma anche qui sarebbe meglio distinguere) accetta acriticamente la loro difesa e quando proprio sono indifendibili, cerca con le varie amministrazioni una soluzione, sottovalutando la domanda di serietà che proviene dagli stessi escritti ai sindacati e con inevitabili contraccolpi sulla qualità della rappresentanza del Pubblico impiego.
  • Pubblica Amministrazione e Mercato
    Nome: carmelo lo piccolo  Data: 07.02.2007
    Concordo perfettamente con l'intervento del Prof. Ichino, ma rivolgo la seguente domanda: perchè la Dirigenza Pubblica, malgrado il massiccio aumento in termini reali delle retribuzioni percepite, non esercita i poteri e le funzioni che già le leggi e le norme contrattuali esistenti conferiscono ad essa? E' sempre colpa delle intereferenze della Politica oppure non siamo di fronte ad una inadeguatezza culturale e antropologica che nessuna Authority potrà eliminare o attenuare? Perchè anzichè di attaccare il Sindacato non si pretende che esso faccia veramente il Sindacato, e anzichè affidarsi ad improbabili "associazioni di utenti" lo si investa formalmente dell'incarico di promuovere le procedure per l'osservanza di norme e contratti che sono strapieni a parole di termini come "efficienza" , "efficacia", "trasparenza", qualità dei servizi, "misurabilità delle prestazioni" e via ciarlando?
  • Il Dipendente Pubblico
    Nome: Mauro Molari  Data: 07.02.2007
    Non sono un dipendente pubblico, ma spesso, per motivi di lavoro, ho a che fare con la pubblica amministrazione. Spesso ci si scontra con una macchina inefficente e strangolata dalla burocrazia. La soluzione sembrerebbe semplice: "più autonomia ai dirigenti e possibilità di licenziare chi se lo merita". Questa è la soluzione più in voga nella stampa di questi giorni. Non si tiene conto di due fattori: il dipendente pubblico non è tutelato come sembra, ma è tutelato solo se amico, parente, compagno, ecc di qualche politico, dirigente, ecc. Non a caso il fenomeno del mobbing è prevalentemente presente nella pubblica amministrazione. Una maggiore autonomia dei dirigenti, accentuerebbe questo fenomeno, e agevolerebbe queste persone per incentivare e promuovere i loro "amici". Il vero problema è la cultura "mafiosa" che si sta instaurando nel paese e anche e soprattutto nella p.a. Questa cultura si regge tutta su scambio di favori, scambio di poltrone e appartenenza al "Sistema". Questo sistema ogni tanto si scontra con delle regole, che non riesce a scavalcare, ed è per questo che chiede a gran voce "Autonomia e Meritocrazia". Per risolvere questo problema occorrerebbe il rispetto delle regole e delle leggi che ci sono già, ha partire dalle cariche più alte della Repubblica, fino ai funzionari che ci amministrano. Anche i cittadini sono corresponsabili di questa situazione: quante volte a ciascuno di noi può presentarsi l'opportunità di una scorciatoia e quante volte siamo capaci di rinuciarvi.