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Ma il contrasto di interessi non è la soluzione

di Maria Cecilia Guerra, e Alberto Zanardi, Categoria , Fisco, Data 20.11.2006
Il contrasto di interessi è sempre più spesso indicato come la formula magica cui affidare la lotta all'evasione. Ma per essere efficace l'agevolazione riconosciuta ai contribuenti onesti dovrebbe essere tale da annullare completamente il gettito dello Stato. Ed è illusorio pensare che si elimini così la necessità di controlli e accertamenti fiscali. Sembrerebbe più proficuo perseguire altre modalità, che costringano il singolo contribuente a confrontare il guadagno dell'evasione con i rischi o i costi che essa potrebbe comportare su altri fronti.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • lotta pratica all'evasione
    Nome: Paolo  Data: 23.11.2006
    Quando si parla di fisco, c’è molta retorica, e poche considerazioni pratiche. Credo che le tasse siano “etiche” solo nella misura in cui “etica” è anche la spesa pubblica. Se ciò, come in Italia, non sempre accade, anche la coscienza del cittadino si adegua, e non si chiede la ricevuta fiscale all’artigiano o al medico, risparmiando un buon 30%. Non sempre la logica delle deduzioni delle spese è ragionevole. Il signor Rossi dispone di 100.000 euro, e decide di acquistare una bella automobile sportiva. Paga una buona quantità di tasse, all’acquisto e pure negli anni successivi. Il sig. Bianchi decide invece di utilizzare la stessa cifra per ristrutturare il suo appartamento: marmi, infissi pregiati, vasca idromassaggio ecc. In questa ipotesi Bianchi dovrebbe aver diritto a deduzioni. Ma non sono, entrambi, lussi non necessari? Se poi Bianchi vuole risparmiare, rinuncia alle detrazioni e paga in nero: ci guadagna comunque. Rossi invece non può evadere. Se, semplicemente, ci fosse un reddito presunto per le varie categorie nelle diverse zone, sarebbe ininfluente fatturare o meno. All'interessato la possibilità di dichiarare e dimostrare un eventuale reddito inferiore: in tal caso scatterebbero accertamenti ed eventuali sanzioni. Anche in assenza di detrazioni, si richiederebbe sempre la ricevuta che, se non altro, garantisce la garanzia per i lavori o prestazioni eseguite. Per non parlare della semplificazione che ne seguirebbe, dei maggiori contributi versati per le pensioni, ecc.. Certo, non ci sarebbe più la corrispondenza esatta fra reddito ed imposte: ma mi pare che questa non esista neanche adesso (evasione, elusione, deduzioni opinabili ecc.). La demagogia non serve. Ad esempio, proibire i pagamenti in contanti, in un contesto attuale, porterà solo a pagare in contanti anche ciò che oggi, pur evadendo, si paga in altro modo, laddove le cifre siano modeste: se queste cifre modeste non sono, nessuno, già oggi, paga più in contanti.
  • Contrasto di interessi
    Nome: Massari Fausto  Data: 23.11.2006
    Forse a me sfugge il senso generale di questo criterio di lotta all'evasione. Mi limito infatti ad osservare che se la detrazione per il compratore fosse equivalente all'IVA non vedo dove sarebbe il suo interesse economico a pretendere la fattura, giacché è esattamente lo sconto che ottiene oggi accettando di pagare in nero. Se, invece, la detrazione per il compratore fosse maggiore dell'IVA oggi evasa ( e quindi dello sconto che ottiene dal venditore) questa maggiore detrazione non dovrebbe valere anche per tutti gli acquisti che oggi sono regolarmente fatturati? E allora come si compenserebbe l'enorme perdita di introiti per lo Stato, visto che malgrado il malcostume di questo Paese la grande maggioranza degli acquisti sono tuttavia registrati? Forse per ridurre l'evasione a livelli fisiologici non occorre inventare l'acqua calda: basterebbe che lo Stato agisse con serietà e dimostrasse nei fatti che i comportamenti illegali vengono sanzionati, e non incoraggiati come è avvenuto finora sistematicamente. Fausto Massari
  • contrasto di interessi
    Nome: Lucio Tamagno  Data: 23.11.2006
    L'articolo è in sostanza condivisibile, ma i conteggi devono tener conto che l'imposta abbuonata al compratore generalmente di reddito medio basso, è in valore assoluto più bassa di quella che pagherà ilvenditore che presumibilmente è in una fascia di imponibile ben superiore. Per lo stato quindi il vantaggio c'è, specie se sommato alla minor possibilità di accumulare ingenti fondi "neri" che alimentano altri paciughi fiscali. L'attenzione va messa sul fatto che il compratore non venga troppo "invogliato" dal venditore, che è l'unico che guadagna alla grande. Un programma di riduzione delle aliquote legato ad obiettivi di recupero dell'evasione potrebbe funzionare e dare un aiuto al senso civico degli italiani in genere piuttosto tentennante. Con quali soldi vengono pagate le Mercedes e le BMW che circolano sulle nostre strade? Non credo sia imposibile beccare gli evasori e forse il colpire uno, con grande rumore mediatico, per educarne cento, funzionerebbe.
  • Contrasto di interessi
    Nome: Salvatore  Data: 22.11.2006
    Mi permetto di commentare pur non essendo una persona adeguatamente preparata. Vorrei evidenziare che lo Stato gestisce, in Italia, oltre il 50% del PIL: ci siamo dimenticati che dobbiamo lavorare fino a Luglio per lo Stato sopratutto per far ingrassare i Partiti e le Clientele? Ci siamo dimenticati che solo in Italia la Guardia di Finanzia è un Corpo Militare (soggetto a Leggi militari) e non Civile come in Stati più seri? Ci siamo dimenticati di quanti sono i parlamentari (80 Onorevoli?) che seppur condannati, con sentenza passata in giudicato, sono stati posti DAI PARTITI in Parlamento? I vostri argomenti sono molto interessanti ma teorici. Il pesce comincia a puzzare dalla testa! In ogni caso il contrasto di interessi può essere valido ponendo una soglia minima (500 Euro?) o per l'affitto di casa. Poi ci sono grandi aziende che comunque dovrebbero fatturare così pure le grosse catene di distribuzione. Ma non si farà nulla perchè è sempre conveniente avere un capro espiatoio (ricordate il berlusconiano conflitto di interessi?).
  • Evasione
    Nome: Elio D'Atri  Data: 22.11.2006
    Sono pienamente d'accordo sull'articolo di M. Cecilia Guerra e Alberto Zanardi sul contrasto di interessi fra venditore e consumatore. Aggiungerei che il venditore potrebbe aumentare il prezzo del bene o prestazione fino a rivalersi, anche se parzialmente, della maggiore tassazione, tutto a scapito del consumatore. Cordiali saluti.
  • Non è la sola soluzione ma...
    Nome: Giovanni Scolari  Data: 22.11.2006
    L'analisi svolta dagli autori è interessante e pertinente. Evidenzia i punti deboli di questa procedura, tuttavia dimentica due fattori, secondo me, importanti. Il primo è considerare il maggiore potere contrattuale dell'acquirente come negativo: un risparmio per le tasche del cittadino aumenta il potere d'acquisto sempre e comunque. Il secondo è che si dimentica che in diverse professioni il prezzo in nero comprende materiali che hanno un costo fisso non scontabile. Quindi l'azienda o l'artigiano spesso non può fare altro che togliere l'iva. Basterebbe perciò aumentare la soglia di detrazione (35/45%?)per rendere immediatamente vantaggioso per l'acquirente il pagamento con fattura. Certo rimarrebbe sommerso il lavoro intellettuale e quello che ha un enorme ricarico, ma intanto (in attesa di strumenti migliori) farebbe emergere consistenti quote di nero.
  • Pagamento elettronico
    Nome: bruno cipolla  Data: 22.11.2006
    Ottima l'idea di effettuare pagamenti elettronici con una card personale. La tecnologia informatica e microelettronica per eliminare *totalmente* il denaro contante esiste già, sia per i macropagamenti, (bancomat, Carte di credito etc.) sia per i micropagamenti da frazioni di centesimo a pochi euro. Basterebbe inizialmente incentivare economicamente i pagamenti elettronici,e poi, progressivamente renderli obbligatori (vedi pagamenti delle prestazioni professionali).
  • In medio stat virtus
    Nome: Edoardo Riccio  Data: 22.11.2006
    L'analisi è, ovviamente, ineccepibile. A questo, a livello macro-economico, si aggiunga che se al limite il contrasto di interessi può generare un saldo costi-benefici nullo o leggermente negativo sulle transazioni oggi in nero, rappresenterebbe certamente un costo per le transazioni che oggi avvengono alla luce del sole. Ovvero se si volesse stabilire un forte contrasto di interessi (ampie agevolazioni per il compratore) il saldo complessivo dell'operazione potrebbe essere molto negativo. Tuttavia penso che, integrato con altre misure che devono rimanere prioritarie, il contrasto di interessi possa avere un impatto positivo. Primo perché comunque nella percezione dell'individuo il rischio della sanzione è comunque percepito. Secondo perché sono convinto che esistano tanti cittadini onesti che non si presterebbero comunque ad accordi sottobanco e che soprattutto sarebbero disposti ad accettare un costo (comunque minore) pur di veder pagare gli "evasori". Terzo perché provvedimenti di questo tipo hanno una funzione moralizzatrice. In Italia da Cinquant'anni (e non da cinque come scrive qualcuno) si è educato il contribuente all'evasione chiedendogli 100 e pretendendo nei fatti 20. Ed è ora che si inizi a passare un messaggio serio al di la delle semplici parole.
  • Conflitto di interessi?
    Nome: silvio brescia  Data: 22.11.2006
    Concordo perfettamete con gli autori dell'articolo in quanto ritengo, a mio modesto avviso, che non si possa pensare di impronatre l'efficenza e l'equità fiscale in termini di deduzioni/detrazioni. Ritengo invece opportuno procedere ad una rivisitazione del nostro sistema fiscale distinguendo due categorie di contribuenti: le persone fisiche che devono essere assoggettate solo ad imposizone indiretta nelle varie forme, che conosciamo, e con gettito gestito a livello locale creando, per converso, un fondo perequativo secondo criteri di sussidiarietà; l'altra categoria di contribuenti, le persone giuridiche, assoggettate invece sia ad imposizone indiretta, sempre gestito a livello locale, che diretta dove quest'ultima, invece, dovrebbe fornire introiti a livello nazionale per la gestione dei servizi indivisibili quali: sicurezza, giustizia, ecc...
  • altro argomento a favore del contrasto
    Nome: Tommaso  Data: 22.11.2006
    Altro argomento a favore del contrasto di interessi: penso che sia comunque illogico pensare di poter detrarre dalla tassazione *tutte* le spese: bisognerebbe comunque prevedere un tetto. Il cittadino-consumatore sarebbe comunque spinto a richiedere e a conservare *tutte* le ricevute fiscali, perché magari non ce la fa a tenere dietro i conti durante l'anno. Dalla dichiarazione dei redditi avrebbe poi diritto alle detrazioni in funzione di un tetto o una quota delle spese. (tra parentesi, questa soluzione mi è stata indicata da un barbiere che rilascia scontrini fiscali) Come detto da un altro commento, basterebbe andare ad imparare come fanno da qualche altra parte... e tenere conto che la pressione pubblica per questo tipo di soluzione è molto forte, perché ha il fascino del buon senso e della (apparente?) semplicità (per cui i politici dovrebbero andarci cauti nel disprezzarla, se non propongono chiare spiegazioni contro).