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Un piano straordinario. Ma non risolutivo

di Pietro Reichlin, Categoria , Scuola e Università, Data 30.10.2006
Non è il precariato il problema dell'università. In molti paesi la carriera accademica inizia dai contratti a termine. Le anomalie italiane sono retribuzioni dei contrattisti troppo basse e nessuna certezza per i meritevoli di raggiungere una posizione di ruolo in tempi brevi. Il "piano straordinario di assunzioni di ricercatori" previsto dalla Finanziaria non è una soluzione. Invece si dovrebbe riconoscere la massima autonomia e libertà d'iniziativa degli atenei. Compreso l'aumento sostanzioso degli assegni di ricerca se serve per assicurarsi i migliori.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Commissioni e governance
    Nome: Vito Svelto  Data: 31.10.2006
    Una decina di anni orsono, allorquando si passò dai concorsi nazionali a quelli locali, eravamo in molti convinti della bontà della scelta, nella direzione dell’autonomia. Il comportamento delle Università in questi anni e l'utilizzo delle risorse per promozioni ( anche se tante giuste e legittime!) fanno ripensare che il sistema concorsuale vigente non sia a prova di professore universitario! Ritengo che la soluzione del problema non sia nella tipologia di concorso (nazionale o locale), ma nei problemi a monte della governance universitaria e della sostanziale assenza di riconoscimenti e premi, a livello nazionale e, credo, anche locale, a coloro (strutture e persone) che veramente meritano. Se una parte sostanziale del FFO non viene correlata alla qualità dell'Ateneo, in particolare a quella della sua ricerca, tanti non sono indotti a comportamenti meritocratici, nei riguardi dei docenti ed anche degli studenti (perchè selezionare e ridurne il numero?). Se a questo si associa che la governance a livello dei diversi organi accademici, per la loro democraticità (sic), favoriscono necessariamente un appiattimento ed un'assoluta autoreferenzialità, allora tutto si comprende. Il primo problema da risolvere è quello del governo degli atenei, ai diversi livelli, in modo che sia premiante il non accontentare tutti, ma puntare sui migliori (che sono una parte minoritaria, per definizione). Spero che la prossima Agenzia per la valutazione della ricerca costituisca un supporto per un approccio del genere. In ogni caso occorrono proposte valide e realistiche per una nuova governance dell’Università.
  • il problema è un altro
    Nome: franco  Data: 31.10.2006
    In italia è evidente che la carriera universitaria si basa sul sistema delle conoscenze e non su quello del merito. Ora se si dice che i ricercatori guadagnano poco e vanno all'estero, me ne dispiaccio per alcuni ma non per tutti. Non me ne dispiaccio per i tanti che hanno iniziato la carriera universitaria senza meriti (a cui toglierei anche quel poco, salvo poi cacciarli), non me ne dispiaccio per le decine di collaboratori/ricercatori in istituti dipartimenti che contano più collaboratori che studenti, ma me ne dispiaccio per i pochi, soprattutto nelle materie scinetifiche, che "ci credono" e sono meritevoli. Tuttavia questi ultimo sono pochissimi e spessimo, mi voglia sconfessare, sono proprio questi che "ci credono" che vanno all'estero perchè in Italia non vedono nessuna prospettiva di carriere, mentre restano "i pochi meritevoli" a cui il sistema stà bene così. Se si facesse una vera pulizia nelle università, dai professori ai cultori o collaboratori non retribuiti, si razionalizzerebbe il sistema, si canalizzerebbero i fondi nelle aree di interesse e nei confronti dei (pochi) che credono nell'attività università. Mi scusi per lo sfogo, ma l'università italiana rappresenta la cultura italica, quella della raccomandazione... quindi ogni discorso, finanziario, assume un piano secondario!
  • reclutamento
    Nome: Alberto Sdralevich  Data: 31.10.2006
    La posizione di Reichlin è del tutto condivisibile. Aggiungerei che si dovrebbe finalmente avere il coraggio di abolire i concorsi nazionali (quale che sia la formula adottata) per lasciare alle sedi la libertà di stabilire le norme per il reclutamento e per la retribuzione. I concorsi nazionali sono discutibili nei risultati, lunghi nei tempi, incerti nelle scadenze, favorevoli agli accordi, deresponsabilizzanti per i commissari. Forse il vero problema è che il Ministero non è politicamente in grado di controllare i grandi atenei che sforano rispetto ai vincoli di spesa e di organico. E poi il discorso dovrebbe allargarsi alla questione della governance degli atenei.
  • Proprio ieri...
    Nome: Secondo  Data: 31.10.2006
    Proprio ieri ho partecipato a un concorso in università. Appena usciti dallo scritto, delle persone che lavorano nell'istituto si sono premurate di fare i propri complimenti a chi sapevano bene avrebbe vinto. Oggi c'è l'orale. Se postessi, non pagarei più un centesimo per l'università italiana!