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L'Irpef è sulla giusta strada

di Ugo Colombino, Categoria , Fisco, / Conti Pubblici, Data 23.10.2006
La Finanziaria che introduce aliquote nette più basse sui redditi medio-bassi e più alte su quelli medio-alti segue i suggerimenti dei più recenti modelli teorici ed econometrici di tassazione ottimale. Un ridisegno che secondo le simulazioni permette nel lungo periodo di ridurre leggermente l'aliquota media, pur mantenendo invariato il gettito fiscale. Ma obiettivi redistributivi consistenti si potranno ottenere solo con la realizzazione di un sistema universale di reddito minimo garantito e con investimenti nei processi di creazione del capitale umano.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Schemi e modelli
    Nome: Rita Trifiletti  Data: 26.10.2006
    Vorrei far presente che se è vero che schemi teorici e modelli econometrici sono un supporto indispensabile al ragionamento economico, tuttavia non sono esaustivi del ragionamento stesso visto che rappresentano un segmento della realtà al fine di isolare le relazioni fra due o più variabili. Ora, pur data per scontata la bontà dei modelli su cui si basa il Professore, resta il fatto che fare Politica Economica non può essere confuso con fare cassa. Non è qui in discussione la progressività dell'IRPEF, bensì il fatto che il ragionamento si esaurisca in un modello il cui scopo non è dare uno schema di politica economica, ma mettere in relazione l'aliquota marginale e l'offerta di lavoro. Il modello dovrebbe soltanto dirci in che modo possiamo inasprire la leva, fermo restando che l'inasprimento è virtuoso nella misura in cui si evitano sprechi rendendo la spesa efficiente e l'evasione è ridotta ad una quota minima fisiologica, anzichè costituire una vasta realtà universalmente nota. Se invece l'inasprimento serve, come nel caso della Finanziaria, a fare la cosa più facile per il Governo, allora virtuoso non è (con buona pace di un modello corretto, ma usato come fine anzichè come mezzo).
    Risposta:
    Concordo sul fatto che i risultati di un modello econometrico (come qualsiasi altro contributo analitico) costituiscono solo un frammento del discorso. Ovviamente nella definizione di una decisione di politica economica concorrono tanti altri fattori e criteri. Francamente non saprei se l'unico obiettivo che si sono posti gli artefici della Finanziaria sia quello di fare cassa. Mi sono limitato a dire - sulla base di alcune ricerche recenti - che la riconfigurazione delle aliquote sembra andare nella direzione giusta sia dal punto di vista dell'efficienza, sia da quello dell'equita'. Detto cio', resta naturalmente vero che qualunque discorso e' inutile se l'evasione fiscale non viene ricondotta a livelli fisiologici invece che patologici.
  • tassazione progressiva e incentivi
    Nome: Oreste Gallo  Data: 25.10.2006
    Illustre professore, se ho compreso il suo argomento, poichè l'offerta di lavoro dei più abbienti è sostanzialmente rigida e non diminuisce la diminuire del guadagno netto orario, si può disegnare un sistema fiscale con aliquote marginali massime molto elevate senza effetti negativi sugli incentivi ad intraprendere e assumere rischi impreditoriali. Le confesso che l'argomentazione sembra priva di qualsiasi senso essendo i più abbienti quelli che hanno fattori produttivi scarsi e di gran valore. Possono, di conseguenza, muoversi e lasciare questo paese se tartassati, come Lei sembra auspicare. Cordiali saluti
    Risposta:
    Se fosse così ovvio che all'aumentare delle aliquote marginali massime i ricchi e gli imprenditori se ne vanno vorrebbe dire che la loro offerta di lavoro e' molto elastica, mentre invece l'evidenza empirica mostra che non lo e'. Non propongo certo aliquote marginali del 90%. Mi sono limitato a citare alcuni risultati di ricerca che non confortano la convizione che sia comunque un bene ridurre la progressività. I paesi scandinavi hanno aliquote marginali massime sostanziamente più elevate di quelle della maggior parte dei paesi europei, eppure non mi sembra che ci sia un esodo di ricchi e di imprenditori da quei paesi. Certo, dipende anche da che cosa si riceve in cambio delle tasse pagate.
  • Aliquote marginali crescenti
    Nome: carlo  Data: 25.10.2006
    Più che un reddito minimo garantito, un salario di disoccupazione certamente renderebbe socialmente accettabile una maggior flessibilità del fattore lavoro, ma io parlavo di aliquote marginali e correlazione con il gettito fiscale. Sarebbe da valutare invece l'effetto opposto, dimostrato in altri paesi, di aumento del gettito con la riduzione delle aliquote marginali (in Italia da accompagnare a maggiori controlli fiscali).
    Risposta:
    L'evidenza empirica sulla relazione tra progressivita', aliquote marginali ed evazione e' ambigua e poco conclusiva. Ci sono paesi con progressività molto elevata ed evasione irrilevante. Ce ne sono altri - come ad esempio l'Italia - con progressività modesta ed evasione a livelli patologici (pare). Negli ultimi vent'anni l'aliquota marginale massima in Italia e' passata da oltre il 70% al 43%. Le risulta che nel frattempo sia diminuita l'evasione? Nei paesi dove l'evasione è ridotta ci sono strutture investigative efficienti e severissime (come negli Stati Uniti).
  • Aliquote imposta successione
    Nome: gianluca grillini  Data: 24.10.2006
    Mi chiedo come si faccia ad essere cosi' stupidi ner reintrodurre imposte di successione che procurano un gettito fidcale irrisorio a fronte di un malcontento popolare cosi' vasto. Ricordo che i veri grandi patrimoni, cioe' quelli per cui doivrebbe essere fatta ma che non verranno mai intaccati, possono gia' accedere a forme di elusione legittima: 1) Trust 2) Donazioni di nuda prorpieta' 3) Holding di partecipazioni quote aziende con sedi in paradisi fiscali 4) Polizze assicurative. Insomma chi ci rimane dentro sono il 90% degli italiano i cui genitori gli lasciano da parte un paio di case guadagnate con fatica e non certo il detentore del panfilo che Rifondazione Comunista pubblicava sui giornali con la dicitura "anche i ricchi piangono". A proposito: il panfilo aveva bandiera panamense. E ti pareva...
  • Aliquote marginali crescenti
    Nome: carlo  Data: 24.10.2006
    Le aliquote marginali crescenti hanno il difetto di incentivare l'evasione fiscale. In Italia ciò è abbastanza facile come dimostra l'elevata evasione. Quindi che con un aumento delle aliquote si ottenga un aumento del gettito non lo può dire un modello econometrico, ma solo l'evidenza empirica. (vedere l'esperienza americana ai tempi di Friedman, in un paese dove l'evasione è molto più bassa della nostra).
    Risposta:
    Il reddito minimo garantito - tra le altre cose - potrebbe al contrario favorire la flessibilita' del mercato del lavoro, ad esempio perché renderebbe piu' sopportabili i processi di mobilita' e riqualificazione.
  • L'irpef è sulla strada sbagliata
    Nome: Patrizia Di Costanzo  Data: 24.10.2006
    Egregio Prof., non servono modelli econometrici e citazioni teoriche per sapere che una tassazione così elevata sui redditi medio alti, in presenza di una eccessiva e tollerata evasione fiscale, rappresenta di per sè un'ingiustizia. La progressità va benissimo ma oltre una certa aliquota, che si prospetta al 45 per cento per redditi superiori a 150 mila euro (redditi che nessuno regala ma sono conquistati sul campo) e sarà al 43 per quelli superiori a 75 mila è un esproprio realizzato solo sulla pelle di chi, e sono in stragrande maggioranza dipendenti e dirigenti pubblici e privati, già paga un enorme contributo allo stato sociale. Con la conseguenza che chi evade avrà ancora maggior reddito rispetto ai lavoratori dipendenti, godrà anzi di sgravi fiscali secondo la manovra. Se per lei chi guadagna 100.000 euro e ne porta a casa solo 50.000 (Irpef 40.000 e contributi e addizionali varie altri 10.000) è una persona alla quale bisogna ancora aumentare le tasse, è perfettamente inutile discutere di teorie e di modelli. Provi lei, con qualche modello econometrico, a trovare un lavoratore autonomo che versi al fisco 40.000 euro di Irpef all'anno (probabilmente nemmeno un imprenditore con un fatturato di milioni di euro). In questo paese il prelievo fiscale sarà legittimo solo quando si potranno accertare i redditi effettivi di tutti i soggetti e le categorie, cosa che sta nei cieli dell'utopia considerata la macchina fiscale di cui disponiamo. E intento gli immobili, su cui si riversa la gran parte dell'evasione fiscale, continuano a crescere nell'indifferenza di tutti (anche gli studiosi sono proprietari di case) e stanno condizionando il futuro dei nostri figli. Cordiali saluti.
    Risposta:
    Prendo atto che non Le interessano i modelli econometrici e la teoria economica. Ma io faccio di mestiere il ricercatore e quindi mi limito a proporre ragionamenti basati sui risultati delle mie ricerche. Mi e' meno chiaro su che cosa si basino le Sue convinzioni. Comunque concordo sul fatto che l'evasione in Italia sia (probabilmente) a livelli patologici e che vada combattuta. D'altra parte pero' Lei sembra pensare che questa battaglia e' persa in partenza. E allora? Non concordo invece sull'illegittimita' del prelievo fiscale dato che alcuni (o molti) non pagano le tasse, esattamente come non mi sembrerebbe sensato permettere a tutti di passare con il semaforo rosso solo perche' alcuni (o molti) lo fanno.
  • modifiche IRPEF nella finanziaria 2007
    Nome: Alberto Lusiani  Data: 24.10.2006
    Il testo dell'articolo non mi e' chiaro perche' non viene definito o descritto cosa e' l'elasticita' dell'offerta di lavoro. Premesso che la tabella "norvegese" delle aliquote marginali mi sta' benissimo (paese fortunato quello, ricco, con poca evasione fiscale e e con politici sostanzialmente onesti e decenti che spendono bene i soldi dei contribuenti), considero invece infernale il sistema IRPEF italiano, e considero anche complessivamente peggiorative le modifiche previste dalla finanziaria 2007. La tassazione del redidto italiana include detrazioni per i figli, che sono miserabili in confronto a quelle di paesi comparabili, e che si riducono col reddito, e assegni familiari che scompaiono oltre una soglia di reddito: questo conduce ad aliquote marginali complessive iper-progressive proprio per i redditi medi delle famiglie che non evadono il fisco. Mi aspetto che in diversi casi i redditi disponibili addirittura diminuiscono all'aumentare dei redditi lordi, per il venir meno degli assegni familiari. Questi aspetti sono stati nettamente peggiorati dalle modifiche apportate. Sarebbe auspicabile che l'aliquota complessiva netta per alcuni casi tipici al variare del reddito venisse tabulata per meglio comprendere l'assurdita' del sistema. Nel contesto italiano le riforme introdotte non fanno altro che aumentare le tasse alle famiglie medie con due redditi medio-bassi di lavoro dipendente, colpendo particolarmente chi ha figli, gratificando le famiglie dove uno o entrambi i genitori lavorano in nero o con sostanziale evasione fiscale.
    Risposta:
    L'elasticita' dell'offerta di lavoro misura la variazione percentuale delle ore che un individuo (o un gruppo di individui) desidera in risposta ad un aumento dell'un per cento del guadagno orario lordo. Ad esempio una elarticita' del 2 per cento significa che l'individuo desidera aumentare le sue ore di lavoro (ad esempio nell'anno) del 2 per cento se il suo salario orario lordo aumenta dell' 1 per cento. Mi perdoni, ma la Sua percezione del modo in cui e' strutturata l'IRPEF attuale e di come sarebbe dopo le modifiche proposte dalla Finanziaria mi sembrano un po' impressionistica. Un'analisi molto chiara e dettagliata si trova nel recente contributo di Baldini e Bosi su La Voce.
  • Articolo
    Nome: ralph feldberg  Data: 24.10.2006
    Trovo l'articolo sul tema "IRPEF su strada giusta" molto poco convicente. In primis, parla dell'eslasticità del lavoro senza citare su quale periodo (2 anni, 30 anni?) è stato calcolato. Nel breve/medio termine la flessibilità del lavoro è bassa (cioè salvo i straordinari è sostanzialmente una scelta si o no). Di conseguenza nel breve la scelta e tra entrare nella forza di lavoro o rimanere a casa, e, di conseguenzaa, quello che conta è quasi sempre la prima aliquota. La storia è molto diverso nel lungo termine.
    Risposta:
    Le elasticita' sono qui da interpretarsi come risposte di lungo periodo, diciamo 2-5 anni. Anche nel breve periodo non e' detto che conti prevalentemente la prima aliquota. Dipende da quante ore di lavoro sono richieste dai posti di lavoro disponibili.
  • Aliquota marginale
    Nome: mattia  Data: 24.10.2006
    Ma come si fa a credere che esista un'aliquota marginale del 90%... chi andrebbe a lavorare per un decimo del reddito lordo? forse non ho capito bene.... e poi ci si stupisce del lavoro nero!!!
    Risposta:
    Infatti non esiste una aliquota marginale del 90 percento (anche se in passato sono esistite aliquote marginali dell'80 percento). Comunque anche con una aliquota marginale cosi' elevata nessuno smetterebbe di lavorare, perche' l'aliquota marginale si pagherebbe solo sull'ultimo scaglione di reddito, non su tutto il reddito. Probabilmente qualcuno deciderebbe di lavorare di meno. Ma il punto non e' questo. Un modello teorico che indica una aliquota marginale massima pari (poniamo) al 90 per cento, non va chiaramente preso alla lettera. Va preso come indicazione che l'aliquota marginale massima puo' essere molto elevata. Quanto, di fatto, elevata dipendra' poi naturalmente da tante altre considerazioni (politiche, elettorali, relative ai comportamenti elusivi ed evasivi ecc.) di cui il modello non puo' compiutamente tener conto.
  • Aliquote marginali
    Nome: Luca Cifoni  Data: 24.10.2006
    Non sono sicuro di aver capito bene: quando parla di aliquote nette intende aliquote medie? La recente riforma riduce in effetti l'aliquota media per i redditi medio-bassi, anche se incrementa leggermente quella marginale effettiva, per quasi tutti i redditi. Questo ha effetti positivi sull'offerta di lavoro? Grazie
    Risposta:
    Si, perche' se le ore di lavoro sono modificali solo in modo discreto (per esempio passando da 0 a 25 ore la settimana oppure da 25 a 35, o viceversa: il modello econometrico a cui si fa riferimento tiene conto di questo) e non in modo continuo, sono piu' rilevanti le aliquote medie di quelle marginali. Comunque l'ottimalita' di cui si parla nella mia nota non riguarda solo l'offerta di lavoro, ma un indicatore di benessere sociale che tiene conto del reddito disponibile, del tempo 'libero' e di comne il reddito e il tempo sono distribuiti tra le famiglie (tecnicamente: una funzione di benessere sociale).