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Le regole dell'indulto

di Gilberto Muraro, Categoria , Giustizia, Data 27.07.2006
Se indulto deve essere, che sia almeno il più equo possibile: applicato a tutti i reati e proporzionale alla pena già scontata in condizioni di sovraffollamento. Ma ci si dovrebbe chiedere come configurare il condono in modo da eliminare l'eccesso di popolazione carceraria nel periodo necessario per realizzare le politiche risolutive del problema: sostegno agli scarcerati per il loro reinserimento nell'attività lavorativa; ampliamento delle carceri e del personale di custodia, modifica dell'ordinamento, con depenalizzazione o riduzione delle pene.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Indulto non a tutti
    Nome: Marco D'Egidio  Data: 28.07.2006
    Secondo me la logica di applicare a tutti il condono, derivante dalla considerazione del sovraffolamento delle carceri, che vale per tutti, è sbagliata. Questo perchè considera unicamente il problema del numero dei reclusi. Allora potremmo dire: non in tutte le carceri il sovrafollamento è uguale, in alcune si sta "meglio" che in altre. E perchè la riduzione è la stessa? A mio parere (è una differenza sottile) il problema non è il numero tout court, ovvero: ci sono troppi carcerati che patiscono la pena aggiuntiva delle cattive condizioni di detenzione, applichiamo a tutti la clemenza e ne mandiamo via la parte eccedente. Il problema non sono semplicemente le condizioni penose dei carcerati (il negativo), ma pure il venir meno del fine rieducativo della pena (mancanza del positivo). Se vogliamo mantenerlo, dobbiamo distinguere in base alla gravità dei reati, perchè le condanne educano non solo il detenuto, ma anche il cittadino libero potenziale eversore. Qui cadiamo nell'arbitrarietà, purtroppo, ma se non vogliamo dare un segnale di disimpegno soprattutto nei confronti di reati particolarmente diffusi e non evidenti, considerati dai cittadini leggeri quando invece sono l'opposto, come quelli contro la pubblica amministrazione, dobbiamo andare coi piedi di piombo, sull'indulto.