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Com'è difficile essere giovani in Italia

di Alessandro Rosina, Categoria Famiglia, , Data 17.07.2006
Disoccupazione, sottoccupazione, bassi redditi e precarietà del posto di lavoro sono un freno che spinge i giovani italiani a rimandare ben oltre i trent'anni l'uscita dalla famiglia di origine. Che resta l'unico vero ammortizzatore sociale, spesso anche quando si è conquistata l'autonomia. Ma la combinazione tra solidarietà familiare forte e welfare pubblico debole è iniqua. E comprime il dinamismo sociale. Lo stesso sistema politico sembra lo specchio di una società poco mobile e caratterizzata da scarsa valorizzazione delle risorse giovanili.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • non sono d'accordo
    Nome: andrea  Data: 19.07.2006
    L'analisi evidenzia una situazione paradossale e per certi versi drammatica se si considera che il nostro paese è tra i più industrializzati ed economicamente più ricchi. Io devo portare la mia esperienza...sono laureato in laurea specialistica in economia e appena una settimana dopo gli studi sono stato contattato da diverse istituzioni tra le quali ho potuto scegliere. Il fatto secondo me è che noi giovani prima dell'ingresso nel mondo del lavoro non facciamo nulla, nel senso che ci affidiamo troppo alla famiglia; quello che accade è la naturale gavetta che tutti devono passare, chi prima e chi dopo...io dico soltanto che ci sono moltissime opportunità lavorative, l'importante è avere voglia di muoversi, di apprendere e di staccarsi un attimo dalla famiglia,la quale ha la funzione di ammortizzatore sociale che non incentiva i giovani a staccarsi da essa.
  • non ci siamo
    Nome: nostromo  Data: 19.07.2006
    No, non ci siamo proprio, l'analisi è sempre la stessa, l'azione in questa direzione , seppur limitata, non ha fatto altro che aggravare i problemi. All'origine dei problemi c'e' una scuola che offre un diploma e una laurea a tutti, non una possibilità di crescere attraverso cultura e formazione. E' evidente che se la scuola non fa selezione ci penserà il mondo reale a farla; e le regole di selezione del mondo sono spesso sgradevoli. Quindi essere bravi, impegnarsi ha valore assai relativo in questa scuola, il risultato arriva comunque per tutti indipendentemente dal valore e dall'impegno. Quelli che hanno un potenziale, che per fortuna appartengono a tutte le classi, si vedono ridotte le possibilità reali di miglioramento economico e sociale. Questa forma di 'obbligo' a mandare avanti tutti a tutti costi, deresponsabilizza la scuola e la rende sempre meno efficace. Chi pensa di non avere possibilità adeguate in questo paese, ne cerca all'estero dove le capacità e l'impegno vengono ben accolte ed apprezzate. Sono sempre i più intraprendenti e motivati ad andarsene, quei pochi che sono emersi da un sistema che non ha fatto niente per incoraggiare e premiare chi vale.
  • Una nota positiva
    Nome: Milena  Data: 18.07.2006
    La mia è una testimonianza. Io ho 29 anni ed ho effettuato la scelta del dottorato dopo la laurea pur consapevole del fatto che in una città come Roma, dove studio e vivo con il mio compagno, 827 € siano veramente pochi; infatti sono sufficienti solo per l'affitto dell'appartamento. Ci siamo spostati a Roma dopo la mia laurea perché nei primi anni di convivenza nel Salento, terra tanto affascinante quanto crudele con chi più la ama, l'aiuto dei parenti è stato fondamentale per non essere in balìa di quei meccanismi malati che, nonostante un livello culturale ed educativo elevato, impediscono di emergere dal mare di favori e raccomandazioni, unici mezzi per trovare un lavoro (ovviamente precario). Una volta a Roma è stato fondamentale nuovamente l'aiuto logistico dei parenti durante i primi mesi, ma ancora più lo è stato, e qui veniamo al motivo del mio intervento, il prestito d'onore che mi è stato concesso ed a cui ho attinto per ogni spesa iniziale (come le caparre degli appartamenti) e per ogni spesa straordinaria. Comunque l'importanza principale che ha avuto è stata quella di darmi finalmente, dopo anni di incertezze sul futuro, la possibilità di guardare oltre le spese del mese…e di rimandarle a tempi (si spera) migliori. Per me, che non ho alle spalle una famiglia con una situazione economica tale da permettermi di avere una vita (pseudo-)indipendente, il prestito d'onore ed i vari aiuti allo studio (borse, alloggi studenteschi, contratti di collaborazione universitaria) hanno fatto la differenza tra studiare in un dottorato, con una vita da anni fuori dal nucleo familiare di origine, ed essere ancora a casa dei miei genitori, forse con un diploma ed un lavoro e relativo stipendio molto più precari di quelli che ho ora. I prossimi passi sono un posto lavorativo che mi piaccia e mi soddisfi ed una famiglia. Spero di non dover attingere al prestito d'onore anche per questi eventi, altrimenti mi sorge il dubbio che in futuro sarò in grado di restituirlo! Saluti.
  • Analisi impietosa
    Nome: Cleto Romantini  Data: 18.07.2006
    Analisi impietosa ma quanto mai realistica. E la cosa più brutta è che senza spargimenti di sangue (non sto scherzando purtroppo) le cose in Italia non cambieranno mai. Sembra persino ovvio e scontato citare l'esempio dei tassisti. Ma fate un po' voi...
  • DIFFICOLTA' A ESSERE GIOVANI
    Nome: FRANCESCO  Data: 18.07.2006
    Concordo pienamente con l'autore dell'articolo e mi fa piacere sapere che c'è qualcuno che capisce la nostra condizione di giovani. Io ho 32 anni, vivo al sud ,ho lavorato al centro italia per 3 anni, ho dovuto fare un accordo per uscire dall'azienda dove ero e sono dovuto tornare in famiglia. Attualmente mi sto preparando all'esame di consulente di lavoro. dopo un praticantato "gratuito". Come faccio io a sposarmi con la mia ragazza? Come faccio io a rendermi autonomo? Se ne rendono conto i politici che in questa maniera nessuno potrà spender soldi? Spero in questo governo, perchè altrimenti l'unica via d'uscita, secondo me, consiste in un emigrazione di massa verso l'estero ( dove c'è lavoro "buono" di tutte le persone dai 18 a 50 anni. Lo so, divento antiitaliano, ma , visto che nessuno ci vuole aiutare, almeno ci aiutiamo da noi!!! GRAZIE!!!!!!!!!!!
  • La sperimentazione pil all'Università di Ferrara
    Nome: Andrea Gandini  Data: 18.07.2006
    Si è vero, i docenti, i politici della mia età (50-60 anni) parlano molto ma fanno poco per i giovani. E bisogna riconoscere che le pensioni che abbiamo in Italia (di cui noi ci avvantaggiamo) non sono neppure pensabili in paesi forti. Il mio amico Jhon olandese diceva che sua moglie andrà in pensione a 62 anni, mentre da noi anche gli uomini ci possono andare a 57. Eppure hanno i conti pubblici messi molto meglio di noi. A pagare così sono i giovani. Almeno all'Università di Ferrara da 5 anni abbiamo avviato una sperimentazione che piace molto ai giovani laureandi e che consente di laurearsi facendo un mese di lezione, tre mesi di stage e un anno di lavoro pagato in regola, avendo in cambio anche crediti formativi. Quest'anno abbiamo allocato 70 laureandi in altrettante imprese. Il progetto si può trovare anche sul sito della provincia di Ferrara e sull'università (percorso pil). Da quest'anno anche Verona e Camerino dovrebbero adottarlo. Mi auguro che anche qualche altra Università o città lo faccia proprio.
  • Non ne sono sicuro...
    Nome: Alessandro  Data: 18.07.2006
    Le cifre riportare sono drammatiche e sono sicuramente corrette, ma quanto dipende da noi e quanto dipende dal sistema? Siamo proprio sicuri che non si possa cambiare? Perchè si finisce cosi? Ho avuto la fortuna di frequentare un MBA a Columbia per gli scorsi 2 anni e guardo alla mia esperienza US come un periodo irripetibile ma quando vedo i miei coetanei di 25-30 vedo più colpevoli che persone schiacciate dalla società. Eleonora dice che emigrare è possibile, io lo sottolineo e lo urlo con forza, ma perchè ho dovuto lottare con la mia ex ragazza affinchè scegliesse di non continuare in università dopo la laurea in Chimica? Perchè quasi nessuno dei miei amici fa un percorso di carriera simile al mio? Perchè nell'azienda dove lavoro adesso ci sono giovani di 23 anni che lavorano 12h al giorno mentre il "giovane medio" non lo farebbe mai? I giovani non saranno anche un po' colpevoli?
  • una proposta
    Nome: alfredo  Data: 18.07.2006
    Le statistiche non mentono e la situazione è davvero difficile. Ma la scelta, come ebbe a dire un noto editorialista, di far pagare il prezzo ai giovani, è una scelta eminentemente politica. E allora un dubbio: quali genitori andrebbero ringraziati? quella generazione di baby pensionati a casa già ben prima dei 50 anni?quella generazione ingessata su privilegi sindacali spazzati via dalla concorrenza globale? il familismo italiano presenta l'ennesimo aspetto iniquo, ben difficile da correggere in quanto mascherato da tanta apparente solidarietà (oltre che per diritti acquisiti impossibili da intaccare). Stiamo condannando l'Italia. Ci sarebbe bisogno di un manifesto, perchè il collasso delle giovani generazioni è il collasso dell'Italia stessa. Chi lo scrive?
  • differenze
    Nome: Eleonora  Data: 18.07.2006
    Vorrei portare una piccola testimonianza personale. Io mi sono laureata in fisica (indirizzo nucleare e particellare) lo scorso novembre. Grazie al cielo ho fatto la tesi in un istituto molto serio e con delle persone fantastiche, il che mi ha permesso di continuare il lavoro che avevo cominciato con la tesi per altri 3 mesi, come Co.Co.Co...poi mi sono trovata di fronte alla scelta di dove fare il dottorato. Ebbene, non e` stata una scelta difficile. In Italia potevo cercare di prepararmi per un concorso dove si conoscevano gia` i nomi dei vincitori (tra cui non c'era il mio) per lavorare 3 anni come portaborse di qualcuno, facendo ricerca per meno della meta` del tempo e con dei mezzi tirati per i capelli e vecchi di anni. Guadagnando, pero`, la bellezza di 780EUR /mese (lordi o netti fa poca differenza, per fortuna). Oppure potevo scegliere di andare all'estero. Sono stata fortunata e ho vinto in diverse nazioni europee. Alla fine ho scelto di venire in Olanda, da dove vi scrivo. Qui il mondo e` diverso. Ci sono i mezzi, la voglia di fare, si viene pagati bene (giusto il doppio, e per 4 anni), con tanto di contributi, ferie pagate, malattia...I giovani vengono considerati una risorsa, non "materiale a basso costo"....vorrei tornare in Italia dopo il dottorato, speriamo che le cose cambino.
  • I giovani in Italia
    Nome: Alessio Calcagno  Data: 18.07.2006
    Sono d'accordo con l'analisi. Scarsa mobilità sociale, influenza determinante dell'ambiente familiare, altissima correlazione degli studi pregressi nella prosecuzione del proprio percorso formativo. A proposito c'è un importante saggio di G. Catalano ("Chi paga l’ istruzione universitaria ? : dall’ esperienza europea una nuova politica di sostegno agli studenti in Italia) dato addirittura 1993. Il modo per uscire c'è, però. L'idea di una scuola modulare: un percorso unico per tutti di materie di base a cui poi "montare" moduli personalizzati, eviterebbe la precoce autoselezione dei giovani italiani già in tenera età tra percorsi di serie A (licei) e percorse di serie B (scuole professionali e istituti tecnici). Promuovere dei prestiti univerisitari per pagarsi gli studi, legato a redditi futuri per il calcolo della restituzione del capitale. Dare ad ogni studente dei vaucers, equiparando le scuole pubbliche con quelle private (non necessarimente confessionali), aumentandone la presenza sul territorio e quindi la concorrenza globale del sistema. Incentivare con borse di studio mirate gli indirizzi scientifici, evitando finanziamenti a pioggia che non servono a nessuno. Introdurre il numero chiuso all'università, garantendo però a tutti un uguale punto di partenza non influenzabile da fattori esterni quali la famiglia di orgine o la residenza geografica. Svecchiare l'apparato buracratico clientelare anche nelle stesse università, nella quali molti di quelli che in questo sito scrivono sono professori (si parla di politici vecchi. Ma avete mai preso in considerazione la classe dei professori a cui voi appartenete? I metodi "a umma a umma" con cui si accede ad un dottorato o ad specializzazione?). Insomma il destino di noi giovani italiani (ho 25 anni) è il riflesso dell'Italia che voi ci avete costruito. Ce ne accorgeremo quando a 70 anni dovremo andare da mamma e papà ad elemosinare la paghetta settimanale perché la pensione sarà un miraggio di entità ridicola.