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Quote rosa in modica quantità

di Nicola Lacetera, e Mario Macis, Categoria Informazione, , Data 22.05.2006
Il nuovo Governo ribadisce l'intenzione di approvare una legge per garantire l'ingresso delle donne in politica. Se da una parte le quote riservate permetterebbero di aumentare subito la rappresentanza femminile nelle sedi istituzionali, esiste anche il rischio di avere donne scarsamente qualificate in ruoli importanti. Una possibile soluzione è l'introduzione di quote modeste, ma via via crescenti. Le donne interessate avrebbero così il tempo di acquisire l'esperienza e le competenze necessarie allo svolgimento dell'attività politica.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Le quote fanno solo danni
    Nome: Stefano Machera  Data: 23.05.2006
    Introdurre "quote rosa", oltre a essere secondo me un'iniziativa, questa sì, discriminatoria, comporterebbe inevitabilmente una maggiore disomogeneità nei candidati e non risolverebbe nulla. Le "quote", comunque intese, introducono rigidità nelle scelte che penalizzano la qualità, e francamente non se ne sente davvero il bisogno. Nella migliore delle ipotesi, emergerebbero donne che riprodurrebbero la stessa logica di selezione degli uomini, e quindi perché aspettarsi che siano migliori? Piuttosto, se si vuole un rinnovamento, si cambi il modo in cui i candidati vengono scelti: si estenda il sistema delle primarie, alle quali candidati uonini e donne si confronterebbero più ad armi pari.
  • Quote rosa?
    Nome: Massimo Marnetto  Data: 23.05.2006
    Non sono del tutto d'accordo con gli autori, perché ritengo il presupposto - chiamiamolo "dichiarazione Bonino" per comodità - non convincente. Infatti, non mi risulta che le donne preparate a compiti attualmente esercitati da uomini siano così scarse, che un correttivo "rosa" potrebbe superare il loro numero e aprire, così, anche a quelle inadeguate. Anzi, nella mia esperienza vedo molte donne di qualità che rinunciano a rivendicare il loro riconoscimento - soprattutto nel versante lavorativo - perché questo significherebbe dichiarare una "guerra dei 100 anni" nelle loro aziende. Io "forzerei" aziende e partiti a quote rosa significative (50%?) concentrata all'inizio di un periodo limitato a 3-5 anni, salvo poi tornare alla libera competizione. Questo consentirebbe l'emersione dei "talenti-latenti" in una fascia temporale protetta abbastanza ampia da consentire il consolidamento di posizioni di vertice e adeguata visibilità pubblica. Dopo di che, acquisito il vantaggio compensativo "a termine", le donne dovrebbero guadagnarsi sul campo considerazione e fiducia, soprattutto delle altre donne. Quando si vuol far partire una macchina, la spinta forte si dà all'inizio; poi, se l'auto si mette in moto vuol dire che il motore funziona e non ha bisogno di altro; se non si accende, il problema è più serio.
    Risposta:
    Gentile Massimo. Grazie per il commento. La sua osservazione riguardo alla attuale presenza di donne capaci in politica, è del tutto coerente col nostro argomento. Al momento, proprio a causa della discriminazione, le donne devono dimostrare in media capacità e doti superiori rispetto a quelle richieste ai loro colleghi maschi. Tuttavia, l'attuale forte discriminazione fa sì che anche donne potenzialmente capaci risultano disincentivate ad impegnarsi, partecipare e accrescere le proprie competenze politiche. Imporre per legge una maggiore partecipazione potrebbe consentire anche a queste donne di emergere. Tuttavia, come sottolineato nell'articolo e in risposte ad altri commenti, quote rosa eccessivamente elevate diluirebbero gli incentivi di cui sopra, riducendo anziché aumentando il talento delle donne impegnate in politica.
  • teoria della preferenza
    Nome: anna mantovani  Data: 23.05.2006
    L'idea che in Italia poche siano le donne che partecipano, rispetto ad altri paesi dove non sono previste, analogamente all'Italia, le quote rosa, in quanto esprimono una preferenza per altre attività e ruoli, è teoria molto pericolosa. La sociologa esperta in tema di presenza femminile e di quote rosa, Bianca Beccalli, ha definito tale teoria della preferenza l'espressione di un liberalesimo individualista. In realtà c'è da chiedersi quali siano le vere ragioni della preferenza, e cioè se non sia tale preferenza l'espressione di un contesto culturale e sociologico in cui la donna riveste un ruolo in cui le vengono assegnate in modo pesante tutte le funzioni di educazione e cura, con scarsa spartizione dei compiti con il soggetto maschile: finché le funzioni tipicamente femminili verranno gestite, all'interno delle mura domestiche, da donne con contributi minimi maschili, l'effetto sarà che il tempo per guardare fuori resterà sempre ai margini. Si tratta di una questione di cultura e di organizzazione sociale. Le quote potrebbero servire anche a questo, a tirare fuori di casa, in modo forzoso, quelle che non hanno il coraggio di farlo, non perché prive di strumenti o interessi, ma perché schiacciate dal peso e dalla responsabilità della famiglia, e abituare per converso la componente maschile a creare quella struttura di supporto altrimenti debole.
    Risposta:
    La ringraziamo per il commento. I dati riportati nell'articolo mostrano che la scarsa partecipazione si accompagna a un desiderio diffuso di maggiore coinvolgimento nella vita politica da parte delle donne. Ne deriva quindi che non c'è bisogno di soluzioni forzose, ma più semplicemente di definire gli incentivi opportuni.
  • gli uomini: tutti competenti?
    Nome: chiara saraceno  Data: 23.05.2006
    Gli autori sembrano dare per scontato che il problema della competenza si ponga solo per le donne. Non mi sembra che gli uomini abbiano sempre messo i più competenti tra loro a ad occupare il circa 90% di tutti i posti che hanno riservato per se stessi. I governi passati e presente sono lì a dimostrarlo. Ridurre la "quota blu", più che razionare quella "rosa" mi sembrerebbe un indispensabile e urgente strumento per aumentare le possibilità di avere governanti competenti.
    Risposta:
    Grazie mille per il commento. Ovviamente non riteniamo che tutti gli uomini impegnati in politica abbiano le necessarie competenze. Probabilmente, le scarse competenza derivano dagli scarsi incentivi a migliorare le proprie competenze politiche vista la vasta disponibilità di spazi per la presenza maschile. Temiamo dunque che, forzando la presenza femminile nel brevissimo periodo, si stimolerebbe una partecipazione non solo di uomini incompetenti ma anche di donne incompetenti. Francamente, e proprio in nome di una parità sessuale, non ci sembra che sostituire un uomo incompetente con una donna incompetente, sia un miglioramento per le donne e per la società. Quote rosa inizialmente limitate e crescenti nel tempo, potrebbero invece generare gli incentivi giusti sia per le donne che per gli uomini, aumentando la competizione per un numero limitato di posizioni. Ulteriori considerazioni sono presenti in risposta a un commento nella sezione "lettere".