Logo stampa
 
 
 

Commenti

La Repubblica della terza età

di Gianluca Violante, Categoria Informazione, , Data 18.05.2006
In Italia, quando la quasi totalità delle carriere lavorative si esaurisce, in politica si raggiunge l'apice: basta guardare l'età degli ultimi due presidenti del Consiglio. Un’anomalia in Europa. E' possibile che la nostra classe dirigente abbia conoscenze più datate, e perciò sia meno adatta a interpretare i rapidi processi di cambiamento della società contemporanea. E purtroppo, il mondo politico italiano è lo specchio fedele del mondo del lavoro: la mobilità sociale è bassissima e la carriera professionale si sviluppa soprattutto per anzianità.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • La Repubblica della terza età
    Nome: G Salvioli  Data: 19.05.2006
    In Italia la Gerontocrazia è veramente rilevante: non so quali danni possa aver arrecato alla innovazione e allo sviluppo. In Italia si va in pensione in anticipo rispetto agli altri paesi europei tranne che per la classe politica; questa tempo fa concesse il pensionamento precoce (dopo appena 15 anni di attività) ad alcune categorie di dipendenti statali; non si capisce con quale logica. Sarebbero necessarie regole anche nel settore che decide le fortune nazionali. tenendo conto della biologia dell'invecchiamento.
  • la politica
    Nome: michele  Data: 19.05.2006
    Siamo sicuri che, negli altri paesi di cui sono stati citati esponenti politici più giovani, far politica comporti altrettanta importanza e difficoltà che da noi? Gli scandali/conflitti bancari, finanziari, industriali, dell'informazione e calcistici sono lì a dimostrare che l'intreccio abnorme tra fattori economici e sociali diversi che qui esiste è di per sè tale da poter esser padroneggiato solo dopo una lunga guerra di posizione e posizionamento, più che attraverso poche battaglie campali. Per forza i leader sono vecchi, la trafila per diventarlo è lunga. In Italia, molto più che altrove, far politica significa imparare a delimitare il recinto, a geometria variabile, che bisogna che gli altri attraversino per concretizzare questa o quella scelta, finanziaria o industriale. La politica è, più che altro, uno dei poteri in campo, intrecciato ad essi, e si guarda bene dal coordinare gli esiti mettendo anche, eventualmente, fortemente in gioco il proprio consenso sociale, che è poi il carburante grazie al quale vive ed esercita il proprio potere. A me l'anzianità politica un pò oltraggiosa sembra proprio un carattere costituivo del nostro paese, dovuta al fatto che se devo tirar linee abbastanza diritte, faccio in fretta, sia a leggerle che a tracciarle, ma se devo girovagare per i meandri e i labirinti dei diversi poteri tra loro contaminati, a novant'anni sono ancora un giovinetto in fase di apprendistato. Anche perchè, come in altri mercati, a quel punto conta più la fidelizzazione del politico o degli altri (sotto tutti i punti di vista, interni agli apparati o esterni) di qualsiasi altra cosa. Il che non è bene e non c'entra con la vetusta visione, che pure molti commenti invocano, dell'anziano come saggio. E' solo un manovratore più esperto di un ambiente con caratteristiche determinate, magari dannose per il paese ed i cittadini. Non se ne parla, perchè ai giovani si da la parola a condizione che....parlino da vecchi
  • Chi sei tu per giudicare?
    Nome: Ivan Montanari  Data: 19.05.2006
    Salve, il fatto che la senilita' paga mi pare un dato inoppugnabile. Gia' Severgnini, su segnalazione di un suo lettore, aveva confrontato l'eta' dei primi ministri europei sul Corriere. Prodi e Berlusconi sono superati solo dal premier lituano se non ricordo male. Per quel che riguarda la senilita' imperante nella societa' e relativa scarsa meritocrazia in Italia, seppur semplicisticamente, la attribuisco alla imperante cultura cattolica (che francamente non mi aspettavo ancora cosi' in voga nel 2006 ma questo e' un altro discorso) che al grido di "Chi sei tu per giudicare?" porta a non dare responsabilita' a chi e' piu' adatto a prescindere dall'eta' e ci costringe ad aspettare che muoia o vada in pensione chi ci sta davanti. Si guardi alle automatiche carriere universitarie di ex-assistenti mediocri e tanti impiegati del pubblico. Cordiali saluti, Ivan Montanari
    Risposta:
    Grazie per il suo commento. Non sono convinto che la cultura cattolica sia la causa di questo fenomeno. Per esempio, Spagna e Portogallo sono cattolicissimi, ma sembrano avere un processo di ricambio generazionale in politica piu' efficace del nostro. Comunque la sua e' un'osservazione che merita approfondimento.
  • Risposta ai commenti di Bruno, Gianluca e Giuseppe.
    Nome: Gianluca Violante  Data: 19.05.2006
    La mia sua frase sui giovani "mammoni" e' piu' che altro una provocazione: sono d'accordo che la stessa rigidita' del mercato del lavoro di cui parlo e' una delle cause del fatto che i giovani restino a casa dei genitori a lungo. Pero', in molti casi (non il vostro da quanto capisco), e' una scelta un po' di comodo, che tradisce una mancanza di ambizioni professionali e di desiderio di cercarsi un destino autonomo e un'indipendenza finanziaria e, aggiungo, di giudizio. Io vivo a NY: la maggioranza dei camerieri di caffe' e ristoranti sono giovanissimi che hanno intrapreso una carriera ad alto rischio, come quella di attori/sceneggiatori/artisti per esempio, vivono con uno stipendio bassissimo in una stanzetta nel Queens con enormi sacrifici, ma ci provano. Ecco, a volte mi pare che in Italia manchi la voglia di provarci. E' una mia impressione, nulla piu'. Concordo sul fatto che migliori opportunita' professionali aiuterebbero a fare una scelta audace. Ma bisogna anche accettare i rischi annessi ad un mercato del lavoro flessibile, primo fra tutti la "precarieta'" del posto di lavoro. Non vedo, tra i giovani italiani, tutta questa voglia di flessibilita', a me sembra che piu'che altro confidino nel posto fisso. Sono i giovani che dovrebbero esigere una societa' flessibile, sono loro che ci guadagnano, i sessantenni sono quelli che ci perdono. Il sogno di un ragazzo dovrebbe essere una societa' in cui si riescano a realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni professionali, anche fallendo, magari, durante il proprio percorso. Fallire non e' la fine del mondo, se si ha la possibilita' di ricominciare e riprovarci. Una societa' in cui un ragazzo di 30 anni trova un posto da usciere a vita e rinuncia ad ogni ambizione, secondo me, e' una societa' senza futuro. Vi segnalo, a questo proposito, un bell'articolo di Alberto Bisin (mio collega di NYU): http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/75 Cordialmente, GV
  • L'età degli eletti
    Nome: Lapulce  Data: 19.05.2006
    A integrazione di quanto sostenuto nel suo articolo, faccio notare come il fatto che nell’ultima campagna elettorale si siano confrontati gli stessi candidati di dieci anni fa non rappresenta un’eccezione assoluta nel panorama politico europeo, trovando una analogia nell´Albania di Fatos Nano e Sali Berisha.
    Risposta:
    Grazie per la sua utile precisazione. Il mio riferimento era ai grandi paesi Europei, tra cui l'Italia rimane un'eccezione.
  • commento
    Nome: Andronico  Data: 19.05.2006
    Il fatto che l'età media non solo dei politici, ma anche dei funzionari della p.a. e dei funzionari di aziende private sia in Italia elevata è un fatto difficilmente contestabile. Tuttavia le propongo due osservazioni. 1) ad occhio all'epoca della prima repubblica i premier italiani erano più giovani rispetto a quelli più recenti. Andreotti ha iniziato a ricoprire cariche importantissime poco più che trentenne. Cossiga, De Mita, Craxi, Amato e tanti altri sono stati premier in età relativamente giovane. Il più giovane primo ministro fu Golia (quarantenne all'epoca). Hanno governato bene? 2) Ho 40 anni e da 20 lavoro presso una p.a. e negli ultimi 10 anni c'è stato un notevole ricambio generazionale tra i funzionari. Beh le posso assicurare che i miei coetanei hanno meno capacità di gestire le persone dei precedenti e non compensano affatto questa carenza con una maggior competenza. Molto spesso sono arroganti.
  • Gli Over-40
    Nome: Sheena  Data: 19.05.2006
    Strano questo mondo eh? la vita media si allunga, la popolazione si invecchia, le nascite sono sotto zero, i governi allungano l'eta' pensionabile, le aziende licenziano gli 'over-40/45/50' ........... i poveri giovani sono destinati a lavorare tra i 24 - 40 anni di eta' con contratti (e vita) precaria per poi trovarsi espulsi dal mercato di lavoro a 40 anni o peggio ancora a 35. Nel mondo della politica invece la situazione e' ben diversa, hanno un lavoro ed un reddito assicurato fino alla fine, ma non e' permesso agli 'over-40' partecipare ai concorsi al Senato, ai politici non importa niente del fatto che c'e' un esercito di disoccupati over-40, molte volte senza alcun supporto economico, e' evidente che e' un problema talmente 'scomodo' che nessuno ha il coraggio di affontarlo. L'ennesima dimostrazione da parte dei politici di guardare bene il loro giardino e fregarsene completamente degli altri! E l'etica? dove e' andato a finire? La responsabilita' sociale????
  • giovani
    Nome: giuseppe  Data: 19.05.2006
    D'accordo con l'articolo e ancora di più con il commento precedente di Bruno. Quello che non sento in giro è però la voglia dei giovani di riuscire, di sfondare, di "combattere apertamente" la senilità imperante: che idee hanno i giovani di oggi? Cosa farebbero se potessero? Forse non si capisce che rispetto a soli 20 anni fa le cose sono cambiate: ora la concorrenza l'abbiamo nella stanza accanto alla nostra. Bisogna avere il coraggio di rischiare il tutto per tutto, bisogna uscire di casa costi quel che costi e se succede di doversi arrangiare per una settimana al mese, amen. D'altronde, se fosse questione di soldi, avremmo i giovani figli di ricchi attivi in società cosa che non si verifica (e non parlo dei figli di Benetton o BErlusconi).
    Risposta:
    Osservazione interessante: credo anch'io che, tra i paesi europei, siamo quelli con la maggior percentuale di lauretai tra i 25 e i 40 anni emigrati. E dire che dovremmo attrarre noi i "cervelli" dal resto del mondo
  • andar via di casa?
    Nome: roberto cadeddu  Data: 19.05.2006
    premetto che concordo in pieno con l'articolo..l'italia è un paese vecchio..ma è un paese vecchio perchè chi doveva cambiar le cose ai tempi(anni 80-90???) non l'ha fatto..così i "giovani" per poter aver qualcosa dalla propria vita son costretti ad emigrare..forse siamo il paese ricco al mondo che ha maggiori emigrati...
    Risposta:
    Osservazione interessante: credo anch'io che, tra i paesi europei, siamo quelli con la maggior percentuale di lauretai tra i 25 e i 40 anni emigrati. E dire che dovremmo attrarre noi i "cervelli" dal resto del mondo.
  • Giovani mammoni
    Nome: Gianluca Ricozzi  Data: 19.05.2006
    Si parla sempre di questa storia che gli italiani sono giovani mammoni. Non credo che piaccia così tanto restare con i genitori sino a 35 anni. Forse la lunga permamenza in casa è una delle conseguenze della scarsa mobilità sociale: se le carriere sono lente, gli stipedi bassi, è evidente che sia difficile essere indipendenti. Alla fine è una questione di semplice matematica.