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Decontribuzione: come e per chi?

di Tito Boeri, e Pietro Garibaldi, Categoria , Lavoro, / Fisco, Data 08.02.2006
Prodi si è impegnato a ridurre di cinque punti il cuneo fiscale nel primo anno di un suo eventuale Governo. Mancano ancora dettagli importanti sulla proposta, a partire dalle coperture e dalla platea di lavoratori a cui la decontribuzione dovrebbe essere applicata. L'analisi dei potenziali effetti della decontribuzione su competitività del paese, sistema previdenziale e finanza pubblica fa ritenere che l'intervento dovrebbe essere limitato solo ai percettori di bassi salari. Se così fosse, la manovra sarebbe interamente finanziabile con l'inasprimento della tassazione delle rendite finanziarie.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • decontribuzione
    Nome: Maurizio Benetti  Data: 09.02.2006
    Sorprende che anche autori come Boeri e Garibaldi incorrano in errori non marginali quando affrontano temi legati al sistema previdenziale. Secondo loro la diminuzione delle aliquote contributive non avrebbe particolari effetti solo sui lavoratori a basso salario dato che sarebberero comunque coperti da trattamenti minimi. L'integrazione al minimo delle pensioni non è prevista nel sistema contributivo, sistema al quale appartengono pressochè tutte le figure di lavoratori precari e/o a basso reddito. La possibilità di percepire per un massimo di 1/3 la pensione sociale (senza le integrazioni) non sostituisce il valore dell'attuale trattamento minimo. Una diminuzione della contribuzione per i lavoratori a basso salario aggraverebbe pertanto le loro già misere aspettative previdenziali. Una decontribuzione riservata solo a questi lavoratori, inoltre, accentuerebbe ancora di più la forte divaricazione contributiva esistente nel mercato del lavoro favorendo ulteriormente la spinta da parte delle imprese versi le tipologie di lavoro con minore carico contributivo, cosa che dubito abbia effetti positivi sulla produttività. Si dovrebbe tendere,invece, a rendere più simili le aliquote contributive e con questo avvicinamento (aumento contributivo per autonomi e parasubordinati) si potrebbe trovare una parziale copertura della decontribuzione fatta sui lavoratori dipendenti. Certo si spezzerebbe il legame tra contribuzione e pensione, ma un sistema pensionistico che promette pensioni da fame a una percentuale non marginale dei lavoratori va ripensato o no?
    Risposta:
    Le pensioni minime rimangono in vigore per tutti i lavoratori nel regime misto. Dopo varranno comunque dei minimi sociali pagati dalla fiscalità generale. La cosa viene implicitamente riconosciuta dall'articolo 20 della riforma laddove si sostiene il diritto alla pensione si consegue al compimento del cinquantasettesimo anno di eta', "a condizione che risultino versati e accreditati in favore dell'assicurato almeno cinque anni di contribuzione effettiva e che l'importo della pensione risulti essere non inferiore a 1,2 volte l'importo dell'assegno sociale". cordiali saluti
  • Autorità per le imposte
    Nome: Ugo Celauro  Data: 09.02.2006
    Per evitare gli atti d'imperio in materia di prelievo fiscale mediante imposte, sarebbe consigliabile che questa potestà fosse sottratta al Parlamento ed affidata ad un Ente estraneo alla politica, con competenza specifica per assicurare il rispetto della effettiva capacità contributiva dei cittadini. Sembra chiaro che non sia possibile proporre qualsiasi aliquota per qualsiasi tipo di ricchezza se non si lavora prima ed in modo serio alla realizzazione dell'art. 53 della Costituzione. E questo impone che si trovi un metodo di comparazione tra reddito e patrimonio per ottenere un unico ammontare di ricchezza imponibile.