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Commenti

La laurea, un ottimo investimento

di Andrea Moro, e Alberto Bisin, Categoria , Scuola e Università, / Pro e Contro, , Data 24.10.2005
Le tasse universitarie sono aumentate considerevolmente negli ultimi anni. Ma laurearsi rimane un ottimo investimento. Le tasse e i contributi universitari incidono in misura minima sui costi di frequenza. Per chi paga la cifra massima, il rendimento dell'investimento è di circa il 9,5 per cento annuo. E resterebbe alto anche se il contributo medio per studente fosse portato a 5mila euro annui. Sussidiare così l'istruzione superiore beneficia soprattutto le famiglie più ricche.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Non solo opinioni
    Nome: Carlo Di Lieto  Data: 04.11.2005
    Un'indagine del ministero dell'Università (http://www.miur.it/ustat/documenti/pub2005/u04.pdf) riporta che "a poco più di 3 anni dalla laurea quasi un terzo dei laureati che hanno trovato un’occupazione dopo aver concluso gli studi non svolge un lavoro per il quale era richiesta la laurea". Dunque, per quasi un terzo dei laureati, la laurea si rivela un cattivo investimento. Non mi sembra un risultato trascurabile. Resta da capire la situazione dei restanti 2/3. Io resto convinto che le medie servano a poco: sarebbe molto più significativo considerare dei gruppi (per reddito, per ambito lavorativo): non è corretto gettare in un unico calderone i laureati in ingegneria e i laureati in lettere, che notoriamente hanno possibilità lavorative del tutto diverse. Inoltre bisognerebbe considerare, oltre alla media, la varianza dei redditi, e/o, meglio ancora, la mediana, che non risente dell'effetto di pochi valori estremi (un notaio ogni tanti poveracci sottopagati). Infine, mi permetto di osservare che, per dare ancora maggiore fondatezza ad un'analisi del genere, occorrerebbe confrontare solo persone laureate e diplomate negli ultimi 10-15 anni. Infatti ai tempi dei nostri padri e nonni, i laurati erano molto pochi ed avevano un vantaggio, rispetto ai diplomati, che per la nostra generazione si è decisamente assottigliato. Ma, certo, fare le medie è più facile.
  • Contributi?
    Nome: Lazzus  Data: 04.11.2005
    Va merito agli autori di aver proposto un tema interessante e sul quale molti laureati italiani riflettono. I commenti proposti ne sono testimonianza. Si è alzato il velo su una insoddisfazione dei laureati tra i costi, anche intangibili, della laurea e i benefici connessi. Le rinunce fatte per studiare non sono quantificabili. Ma su questo ognuno fa caso a se. Avrei considerato tra i costi del mancato guadagno non solo i mancati redditi ma anche i contributi previdenziali di cui si sarebbe beneficiato lavorando. Pertanto sarebbe da inserire il costo del riscatto degli anni di laurea, sicuramente rilevante e tale da modificare il rendimento dell’intero investimento.
  • VALE SOLO PER LA TEORIA !!!
    Nome: Nicola Grandesso  Data: 31.10.2005
    Salve, sono studente fuoricorso e lavoratore, e letto questo articolo mi sono posto molti dubbi tra i quali questo: Dato che sono in via di Laurea, Lavoro con un buon reddito...sopra la media e faccio ciò che dovrei fare da laureato...i miei colleghi sono tutti laureati (quelli con le mie stesse mansioni) e ho molti amici della mia stessa professione che percepiscono molto meno di me (architetti) (e io non sono geometra) o addirttura sono con lavoro precario (inerinali...cococo...etc...). Quindi dov'è il guadagno che descrive questa indagine ? E solo pura teoria scritta ? ho rifatto i calcoli riportati in base al mio reddito e li ho confrontati con i risultati se non avessi mai lavorato e solo studiato...avrei perso ad ora circa 90000 euro (valore di mezza casa) Senza parlare della professionalità acquisita. Come mai ? Forse è il sistema universitario che non funziona ? L'università è veramente un buon investimento ? Quanto vale un foglio di carta con su scritto LAUREATO ? Vale forse di più della voglia di lavorare ? Ho i mei dubbi !!! Nicola
    Risposta:
    Ringraziamo il lettore per averci comunicato la sua esperienza personale; certo, esistono geometri che guadagano piu' di alcuni architetti, ma noi crediamo, come gia' osservato, che i dati siano piu' informativi degli aneddoti. E' per questo che si calcolano le medie.
  • ricorso al debito
    Nome: A. Trenta  Data: 30.10.2005
    Sarebbe interessante introdurre un rendimento che tenga conto anche del ricorso al debito, effettuato in misura maggiore da parte di un laureato piuttosto che da parte di un diplomato della stessa età, per l'acquisto di due case di pari valore.
  • E' il pollo di Trilussa
    Nome: Carlo Di Lieto  Data: 30.10.2005
    E' il pollo di Trilussa... Quest'analisi ha ben poco valore perché ignora che i dati sottostanti sono talmente eterogenei che considerarne le medie non è rapresentativo; si sarebbero dovute considerare almeneno delle sottoclassi, ad esempio, dicendo quanti laureati guadagnano da 15mila a 20mila euro, quanti da 20mila a 30mila, ecc. Non sono affato d'accordo che la laurea sia spesso un buon investimento. Nel mio caso lo si sta rivelando, ma mi ritengo una fortunata eccezione. Molti fisici o ingegneri finiscono a lavorare come programmatori, e avranno lo stesso stipendio e le stesse opportunità di carriera dei loro colleghi diplomati, giacché non occorre una laurea per fare il programmatore. Stesso discorso per tutti i laureati in economia che diventano promotori finanziari o venditori di polizze assicurative. Non sono eccezioni rare e poco significative, anzi, tutt'altro! Eppure questi casi vengono del tutto ignorati nella vostra analisi. Consideriamo poi un diplomato che decida di fare l'artigiano. Avete mai avuto a che fare con imbianchini, elettricisti, idraulici, muratori, vetrai ecc? Quanti sono i laureati che guadagnano di più di loro? I notai e gli amministratori delegati, probabilmente, ma quanti lo diventano? A Milano un imbianchino può chiedere anche 1200 euro per pittare un monolocale (1 giornata di lavoro)! Quanti laureati possono fatturare tariffe simili? Il divario si acuisce nei casi di studenti di università private, che pagano ingenti rette. Già, perché non si pensi che tutti quelli che escono dalla Bocconi o dalla Cattolica diventano notai banchieri e amministratori delegati!
    Risposta:
    Si' e' proprio il pollo di Trilussa. Non e' molto informativo dire che e' una media e che si conoscono tanti imbianchini ricchi e laureati poveri. Proprio per questo si calcolano le medie. Ci sono tanti laureati che fanno i promotori finanziari, ma ci sono tanti diplomati che non hanno lavoro. Certo, si calcolano anche varianze e covarianze per stimare i rischi dei rendimenti. Non l'abbiamo fatto. La nostra impressione (basata su un po' di piu' che una lista di amici e la lettura dei giornali, ma pur sempre una impressione) e' che la variabilita' dei salari dei diplomati sia piu' alta di quella dei laureati. Ma saremmo interessati ad essere smentiti. Dopo tutto noi non vendiamo lauree (quantomeno non in Italia). Concludendo: abbiamo opinioni anche noi, e cerchiamo di supportarle con dei dati! Non si va lontano dicendo che non vale fare medie se le medie non sono in accordo con le proprie idee. Trilussa ha fatto piu' danni con la frase sui polli che come poeta. Ed e' tutto dire!!
  • La laurea: un investimento incerto
    Nome: Paola Naddeo  Data: 27.10.2005
    I differenziali di reddito per titolo di studio compensano, per la teoria economica, l’investimento in formazione. Tuttavia un rendimento annuo del 9,9% per l’investimento in formazione universitaria appare eccessivo per le seguenti ragioni. I dati utilizzati dagli autori mischiano redditi diversi e distinte situazioni lavorative. Gli autori ne sono coscienti ed escludono il reddito delle donne per l’elevata presenza del part-time. Ciò è corretto solo se il part-time e più diffuso tra le laureate, ma questo non sembra il caso. Il fatto che per le donne il rendimento della laurea è inferiore a quello degli uomini indica che vi sono altri fattori da considerare. Una stima più puntale si potrebbe ottenere utilizzando gruppi più omogenei per forme di reddito e caratteristiche circa età, qualità innate, durata dei rapporti di lavoro ecc. Nella letteratura economica si è anche evidenziato come esista una correlazione tra successo negli studi e nel lavoro: la laurea può segnalare le maggiori capacità e potenzialità di un individuo. Pertanto parte del rendimento della laurea stimato potrebbe rappresentare un rendimento che l’individuo otterrebbe comunque anche senza una maggiore formazione. Il dato stimato si riferisce unicamente ad individui che terminano il ciclo di studi in tempo e che trovano lavoro immediatamente. Il rischio di investimento è, invero, particolarmente importante nel caso della università italiana, caratterizzata da elevati abbandoni e “fuori corso”. Inoltre, molti laureati non trovano lavoro e la retribuzione media mensile dei giovani laureati maschi, secondo l’Istat, è pari a 1.362 euro, ben lontana dai 26.733 euro annui indicati dagli autori. Se si rifanno i calcoli considerando gruppi omogenei di lavoratori, per caratteristiche innate, potenzialità, orari di lavoro, ecc. e la probabilità di successo della laurea, sicuramente si otterranno risultati molto diversi da quelli presentati dagli autori e forse anche qualche sorpresa negativa.
    Risposta:
    Ringraziamo la lettrice per il commento, che solleva diverse questioni imporanti nel calcolo del rendimento. Concordiamo che calcolo il puo' essere reso piu' preciso considerando molti fattori (si veda anche le note n. 3 e 5 del nostro articolo). Rispondiamo in seguito ai vari punti in maggiore dettaglio: 1) I rendimenti per le donne sono inferiori non solo per il part-time, ma soprattutto perche' le donne hanno maggiore probabilita' dei maschi di interrompere la carriera per accudire i figli. Non volendo avventurarci nello stimare queste probabilita', abbiamo omesso di effettuare il calcolo per le donne; piuttosto, sembra interessante notare che, nonostante le aspettative di rendimento siano inferiori, le donne costituiscono circa il 57% della la popolazione universitaria, segno che i benefici monetari diretti non sono probabilmente l'unico fattore decisionale, come osservato da altri commentatori. Questo pero' non significa che i benefici monetari non siano importanti. 2) Sul problema della selezione campionaria abbiamo gia' commentato in dettaglio nella risposta a Figa'-Talamanca; la letteratura empirica non sembra indicare grosse distorsioni da selezione. 3) E' vero che i giovani laureati guadagnano meno del salario medio di tutti i laureati da noi usato; ma e' altrettanto vero che questo errore viene compensato dal fatto che anche i giovani diplomati guadagnano meno della media (cfr. nota n. 5 al nostro articolo). 4) Ipotizziamo che molti studenti fuori-corso pluriennali finiscano per entrare nel mercato del lavoro prima di laurearsi, fattore che contribuisce a ritardare ulteriormente il conseguimento della laurea; non ci sembrava quindi il caso di calcolare i rendimenti tenendo conto dei fuori corso; abbiamo comunque verificato che aumentare a 5 anni la durata degli studi non porta a sostanziali peggioramenti del rendimento, che si aggirerebbe attorno all'8%. Piuttosto, andrebbe chiesto cosa induce molti studenti a ritardare di anni il conseguimento della laurea visti i vantaggi economici che questo comporta. 5) Tener conto della probabilita' di occupazione favorisce un aumento, non una diminuzione dei rendimenti, visto che il tasso di occupazione e' maggiore fra i laureati. Riassumendo, la conclusione del commento "se si rifanno i calcoli considerando [altri fattori] sicuramente si otterranno risultati molto diversi" sembra a noi un po' ardita. Siamo coscienti del fatto che la nostra e' una misura piuttosto imprecisa e sollecitiamo la comunita' scientifica a migliorare i nostri calcoli nelle direzioni indicate dalla lettrice.
  • il valore economico di una laurea ed il tempo ......
    Nome: barbara balboni  Data: 26.10.2005
    Condivido l'analisi circa i vantaggi anche economici di una laurea. Mi chiedevo però se la redditività dell'investimento, calcolata dai commentatori, potesse risentire dell'influenza di alcune variabili, per esempio dell'età media del campione di laureati in età lavorativa che sono stati presi in esame per arrivare ai redditi medi poi confrontati con quelli dei non laureati. Mi spiego meglio: i laureati delle generazioni più vicine all'età pensionabile, pochi rispetto al resto della popolazione ed alle richieste del mercato del lavoro di allora, hanno raggiunto livelli di reddito finale diversi da quelli ottenuti dai laureati delle generazioni via via più "giovani", ed anche da quelli che le ultime generazioni possono aspirare a raggiungere, in prospettiva. Per questi il tasso di rendimento finale dell'investimento potrebbe essere più basso della media indicata nell'articolo. Bisognerebbe poi tener conto poi del fatto che, nel curriculum da presentare per trovare un'opportunità di lavoro qualificata o per migliorare la propria posizione sono sempre più importanti compentenze acquisite, anche queste a spese dell'interessato, parallelamente o successivamente a quelle universitarie ( master, corsi di specializzazione, corsi di lingue, corsi di informatica ecc. ). Mi sembra che il rendimento dell'investimento laurea possa essere visto "in calo" rispetto ai laureati più giovani, anche se l'utilità marginale di quel rendimento, viste le condizioni generali del mercato del lavoro e le poche opportunità offerte, rimane alta. Concludendo mando un saluto ed un ringraziamento agli autori per aver affrontato il tema.
    Risposta:
    Grazie per gli interessanti commenti. Certamente la distribuzione di eta' della popolazione conta. Per avere ordini di grandezza, noi abbiamo fatto medie. I laureati ora termine dell'eta' lavorativa erano pochi rispetto alle richieste del mercato quando hanno iniziato a lavorare, questo e' vero, ma e' anche vero che la produttivita' di un neolaureato cresce col tempo e l'innovazione: I laureati vicini alla pensione (e anche i diplomati) fanno fatica coi computer, ad esempio. Inoltre, e' vero che molti fanno Master, etc., ma questi hanno salari piu' elevati. Entra tutto nelle medie. Disaggregare sarebbe certo interessante.
  • laurea ottimo investimento
    Nome: quarterback  Data: 26.10.2005
    lodevole l'intento. ma il vizietto è di partire con un teorema e volerlo dimostrare con i numeri .Non tenere conto dei costi di vitto e alloggio fuori sede non è una semplificazione .E l' omissione che consente di taroccare in maniera decisiva i conti. la maggior parte delle famiglie di provincia deve sostenere o extra costi per raggiungere la sede universitaria ( e questi cari signori si contano ) o costi di affitto di appartamenti e vitto che non vi sarebbero dal momento che fior di ricerche dimostrano come sia in atto il famoso prolungamento della vita in ambito famigliare. quanti studenti finiscono il corso di laurea nei previsti 4 anni ? quanti non finiscono? Anche con i vostri conti il pay back period di una laurea è di minimo 10 anni .Come general manager di un azienda , nel mio capital budgeting non penso troverebbero spazio piani di investimento di questo genere .Così "poor" e così mal valutati.La cultura è la solita :spremiamo le tasche e aumentiamo il costo del baraccone .Una solida nomenklatura di irresponsabili si incaricherà di redistribuire questa ricchezza dai soggetti produttivia a quelli parassitari. Infine a chi oltre i 4 anni di laurea si è fatto 3 anni di pratica professionale + un altro annetto tra esame e altre amenità spieghiamo che è entrato a far parte di una bieco ordine professionale affamtore dei poveri e contrario al libero mercato . Lo aboliamo e trasferiamo le sue competenze a sindacati e patronati ( in forma esclusiva !) : todos caballeros e todos zapateros
    Risposta:
    Nessun vizietto e nessur teorema; solo numeri. Con l'unico intento di dare un'idea dell'ordine di grandezza del rendimento della laurea. Quindi discutiamo sui numeri. Non tenere conto dei costi di vitto e alloggio e' assolutamente corretto. Lo studente di provincia deve si' pagare un affitto. Ma il diplomato di provincia che va a lavorare nel capoluogo invece dorme sotto i ponti? E anche la stanza in casa dei genitori non e' gratis? Aumentando la frequenza a 5 anni e considerando un aumento dei costi di 4000 euro l'anno porta il rendimento al 6.3% una percentuale ragguardevole (nota bene: al netto delle imposte). Quindi, ancora una volta, nessun "taroccamento" dei dati. Per paragonare questo investimento a quello di una azienda bisognerebbe confrontarne anche i rischi; e' chiaro che a fronte del rischio d'impresa un rendimento del 6% puo' sembrare basso. Noi crediamo che il rischio del rendimento laurea sia piuttosto basso per esempio perche' i tassi di occupazione dei laureati sono superiori di quelli dei diplomati. Ma questo e' un punto importante: e' difficile valutare se un investimento e' un buon investimento senza avere una stima dei rischi. Non facile, ma sarebbe utile e interessante valutare meglio i rischi dell'investimento in capitale umano in Italia. Concordiamo con il suo commento finale: parte di questi rendimenti e' dovuta ad assurde limitazioni alla concorrenza nel mercato del lavoro; va detto pero' che fra i laureati non ci sono solo liberi professionisti, e che queste limitazioni non vanno solo nel senso che lei dice: nei paesi anglosassoni, dove il mercato del lavoro e' piu' libero, le differenze salariali fra laureati e diplomati sono maggiori che in Italia. Molto maggiori in vari casi. Se vorra' avere la compiacenza di continuare a leggerci prossimamente notera' che siamo in realta' completamente d'accordo con lei su "i costi del baraccone," sulla irresponsabile nomenklatura," e via discorrendo (e forse anche sui "zapateros").
  • Tasse universitarie in germania
    Nome: Paolo Todeschini  Data: 25.10.2005
    Sono uno studente universitario attualmente sono a Heidelberg (GER) e, grazie al progetto erasmus, frequenterò per una decina di mesi una (dicono) delle più antiche e migliori università della Germania. Ho conosciuto degli studenti che sono iscritti regolarmente là dal primo anno e mi hanno riferito che le tasse universitarie costano 50 euro a semestre, per tutto il corso regolare degli studi, indipendentemente dal reddito. Questo ha creato una forte e positiva attrazione di studenti dall'estero, ora però, da quanto ho capito, il tempo delle vacche grasse sta finendo quindi probabilmente nei prossimi anni le tasse universitarie aumenteranno anche qua.
    Risposta:
    Sara' lo spirito di Hegel e la serenita' della provincia tedesca ad attirare studenti ad Heidelberg, e non le basse tasse di iscrizione.
  • quanto rende la laurea?
    Nome: Alessandro Figà-Talamanca  Data: 25.10.2005
    Non mi sembra corretto attribuire interamente agli studi universitari le differenze salariali tra laureati e diplomati. Si tratta di due popolazioni diverse in termini di provenienza sociale livello di cultura generale (a 19 anni) e presumibilmente attitudine per gli studi e quindi per il lavoro intellettuale. Per fare un caso estremo, siamo sicuri che per un brillante diciannovenne che riesce bene negli studi scientifici, appassionato di calcolatori, la scelta di laurearsi in fisica, ed affrontare una lunga ed incerta carriera come ricercatore, sia più redditizia della scelta di lavorare subito come tecnico-informatico ed affermarsi in pochi anni come imprenditore? Siamo certi che il maggior reddito di un "figlio di papà" laureato, rispetto ad diplomato proveniente da una famiglia modesta, sia dovuto agli studi fatti e non alla condizione di provenienza?
    Risposta:
    Il dr. Figa'-Talamanca solleva uno dei problemi "classici" della stima dei rendimenti dell'istruzione, quello della distorsione da selezione. Il problema deriva dal fatto che i dati da noi esaminati non rivelano in misura diretta l'abilita' degli individui oggetto dell'indagine; e' possibile che gli studenti universitari costituiscano la porzione della popolazione con maggiore abilita'; in questo caso, i laureati avrebbero ottenuto salari piu' alti dei diplomati anche senza il conseguimento la laurea. In questo caso, i rendimenti ottenuti con la nostra procedura sarebbero sovrastimati. Esistono in letteratura diverse procedure per tentare di correggere questa distorsione, alcune delle quali richiedono la disponibilita' di dati speciali (un metodo poplare usa indagini riguardanti gemelli omozigoti). Non esiste in letteratura un consenso su quali di queste tecniche sia la migliore; in generale pero' vari studi mostrano come la distorsione non sia molto importante, e che il suo segno non e' sempre positivo (si veda la rassegna di David Card "The Causal Effect of Education on Earnings" sull' Handbook of Labor Economics, Vol. 3A - Ashenfelter and Cards, Eds., North-Holland). Per questo motivo crediamo che il nostro approccio, per quanto migliorabile (si veda anche la nostra nota n. 5), costituisca un buon punto di partenza per definire almeno un ordine di grandezza dei rendimenti.