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ROBIN HOOD ALL'ITALIANA

di Marzio Galeotti, Categoria Energia e Ambiente, / Fisco, Data 10.06.2008

La tassa sui profitti delle società petrolifere finirebbe per colpire soprattutto l'Eni. Altre compagnie di raffinazione o di distribuzione non hanno avuto quest'anno risultati particolarmente brillanti, nonostante la crescita del prezzo del greggio. Per i beneficiari, l'aumento delle disponibilità dovrebbe avere moderati effetti espansivi. Anche sulla spesa per carburanti e trasporti. In contrasto con gli impegni del Protocollo di Kyoto. Demagogico l'obiettivo di porre un freno alla speculazione. Si apre forse una stagione di interventi straordinari, dopo quella delle una tantum?

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Tassare i petrolieri: scelta opportuna?
    Nome: Alessandro  Data: 11.06.2008

    L'utilità di una tassazione sugli utili delle compagnie petrolifere è assai poco chiara. Come emerge dai commenti all'articolo è lampante che il castello che demagogicamente si tenta di costruire ha le fondazioni di carta. I problemi più significativi, ovviamente in strettissimo legame, sono la diminuizione di entrate sotto forma di dividendi, un aumento di entrate sotto forma di gettito fiscale (la somma di questi due flussi opposti sarà prossima a zero?!) e un inevitabile aumento del prezzo del prodotto finito sulle spalle del consumatore. Poichè l'extragettito maturato porterà assai poco realisticamente una diminuizione del carico fiscale del cittadino, quest'ultimo subirà, facendo le somme, solo un aumento del prezzo dei carburanti e un eventuale diminuizione dei dividendi percepiti (se il cittadinoè anche azionista). Limitare, o disincentivare fortemente, la speculazione sui prezzi di alcune commodities può essere ben più utile (i problemi derivano però dalla sovranazionalità della manovra perché sia efficace). In questo contesto, infatti, i mercati finanziari (e in particolare quelli dei derivati) influenzano l'economia reale in modo determinante.

  • Criticare sport nazionale
    Nome: bosco giuliano  Data: 11.06.2008

    Mi sembra che l'intervento di Galeotti sia ascrivibile tra quelli che "...per non sbagliare critichiamo, poi vediamo". I profitti abnormi delle compagnie petrolifere, credo siano sotto gli occhi di tutti, a cominciare dal trasferimento immediato "alla pompa" delle quotazioni giornaliere del greggio, anche se il prodotto raffinato che mettiamo nel serbatoio è stato acquistato con contratti firmati chissa quanto prima (e chissà con quali prezzi, inferiori rispetto a quelli "del giorno"). Aggrapparsi a Kyoto oppure alla presenza di altri settori che fanno profitti (non dicendo quali sono...), mi sembra un modo di ragionare improntato alla "critica punto". Forse che l'attivismo del nuovo governo dà fastidio, se confrontato con il "quasi immobilismo" di quello che l'ha preceduto ? Ai posteri l'ardua sentenza. Giuliano Bosco.

  • Ancora finanza creativa: dalla Tobin Tax alla Robin Hood Tax
    Nome: Massimo GIANNINI  Data: 10.06.2008

    La Robin Hood Tax è la versione nostrana della più famosa e più equa tassa proposta dal premio nobel James Tobin. Sfortunatamente la versione nostrana sarà la solita partita di giro (meno divendi governo=tasse o prezzi ai consumatori ovvero presa in giro. E' il gioco delle 3 carte. Non si capisce perché fino ad ora si sono permessi extraproffitti ad aziende a partecipzione statale (l'ENI a Giugno 2008 risulta al 30,3% dello Stato e nel 2007 gli ha dato ben 1,2 miliardi di euro in dividendi) e improvvissamente si vogliono redistribuire. Ma come si fa a pensare una cosa palesemente contro il mercato e società quotate in borsa ora che l'ENI è ad esempio per un 37,65% in mano estera? La speculazione la si combatte contro gli oligopoli e monopoli applicando regole di mercato e concorrenza e non lasciando che si formino. Ma dov'era il ministro Tremonti quando ad esempio i prezzi del petrolio calavano ma i prezzi della benzina alla pompa mai? Che senso ha una tassa di questo tipo nazionale? Peché allora non applicare la vera Tobin Tax o sue varianti ortodosse e non creative? Come misura ambientalista bisogna ridurre il consumo di petrolio perché sembra inutile tassarlo...

  • Cambio di consonante
    Nome: Luigi  Data: 10.06.2008

    Alcuni anni fa il premio Nobel per l’economia James Tobin ideò una forma particolare di tassazione avente lo scopo di disincentivare pratiche finanziarie speculative a breve termine fortemente destabilizzanti per i mercati finanziari tali, a volte, da provocare delle vere e proprie crisi finanziarie a livello internazionale. La tassazione prese il nome dal suo ideatore e venne chiamata “ Tobin Tax “. Ora il Ministro Tremonti ha allo studio un provvedimento fiscale da applicarsi ai profitti delle compagnie petrolifere al fine di combattere il caro greggio. La tassazione in questione è già stata denominata Robin Tax richiamandosi, probabilmente, a Robin Hood, il popolare eroe inglese che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Anche in questa circostanza il Ministro ha fatto ricorso alla sua nota creatività: ha cambiato semplicemente una consonante e così, accanto all’imposta Tobin, c’è ora l’imposta Robin.

  • Tema "caldo"
    Nome: Alessandro  Data: 10.06.2008

    Buongiorno, volevo soltanto dire che fate bene come "Voce.Info" a insistere su questi temi. Per una persona come me, nata nel 1981, sarà uno dei pochi temi del futuro. Come coniugare la crescita economica con un uso attento e intelligente delle risorse - sempre più scarse - della natura. Segnalo anche la rivista "Aspenia" che qualche mese fa dedicò un intero numero alle questioni ambientali/climatiche.