
Si torna a parlare di un nuovo blocco dei tributi locali. Che dovrebbe preludere al vero federalismo fiscale. Come nel 2002. Questa volta con l'aggravante dell'eliminazione dell'Ici sulla prima casa, l'unico tributo proprio che i comuni abbiano mai avuto. Il governo vuole così frenare la spesa locale. Un'intenzione comprensibile. Ma nel 2003-2006 non è andata così. E potrebbe peggiorare il rating di Regioni e comuni, mettendo in crisi quelli più indebitati.
Ritengo giusto drenare le spese degli Enti locali ormai propensi a spendere follie anche per notti bianche e similari. Sono dell'opinione che prima di parlare di federalismo fiscale si abbia a riordinare gli Enti locali e i loro compiti. Dapprima penso sia necessario rivedere l'art. 114 cancellando la parola Provincie e inserendo un comma in cui viene espressamente scritto che "un Comune si intende tale se ha almeno 50.000 abitanti". In questo modo si cancellerebbero anche consorzi e molti sottopoteri politici inutili. Poi facciamo il federalismo fiscale.
L'eliminazione dell'ICI, con restituzione delle entrate che vengono a mancare, corre il rischio di premiare chi aveva ICI alta per fare fronte ad una spesa talvolta inefficiente. Si parla tanto di federalismo, ma si toglie la possibilità a regioni e comuni di usare la leva fiscale per attivare servizi e lasciare ai cittadini al momento del voto la possibilità di decidere se la scelta è stata giusta. Un esempio: la regione Emilia Romagna ha incrementato nel 2007 e 2008 l'addizionale IRPEF e con l'introito ha mantenuto un servizio sanitario di livello (e senza ticket sui farmaci) e ha finanziato un forte incremento del fondo per la non autosufficienza. Siamo proprio certi che i cittadini daranno un giudizio negativo su questo incremento fiscale?