
La detassazione degli straordinari modifica in modo significativo la fisionomia del più importante tributo italiano. Perciò, non bisogna solo capire se gli obiettivi siano giusti, ma anche se lo strumento individuato sia il più corretto. L'agevolazione fiscale persegue finalità che si prestano a non poche obiezioni, dà risultati iniqui, contrasta con principi cardine del sistema d'imposizione personale del reddito, risponde solo parzialmente a un possibile effetto di inefficienza che riguarda una parte esigua dei soggetti coinvolti e favorisce fenomeni elusivi.
La detassazione degli straordinari con una cedola secca al 10% potrebbe inoltre portare all'emersione degli straordinari in nero con una possibile flusso positivo per lo stato che andrebbe a diminuire il mancato gettito per gli straordinari gia' dichiarati. Ho sentito piu' dei una persona che percepisce, nelle piccole imprese, gli straordinari in nero perche' mettendo delle ore di straordinario in busta paga prenderebbe praticamenete uguale. Inoltre, anche se sarebbe difficile da stimare, molte piccole imprese fanno parte del nero proprio per poter pagare le uscite in nero, la diminuzione di tali uscite aumenterebbe la propesione a dichiarare di piu' da parte delle piccole imprese dovuto al fatto che l'aumento dei controlli messi in atto dalla guardia di finanza, spinge gli imprenditori ad evadere di meno.
Mi sfugge la logica del perché escludere gli statali ed affini (dipendenti delle autonomie locali etc...). Già per contratto il ricorso agli straordinari per noi è limitato a casi specifici e per un determinato tetto, forse si vuole ancora una minore produttività nel pubblico impiego? Ed allora perché andare a sbandierare sui media che siamo tutti fannulloni? E poi scusate, mi sbaglio o dal 1993 (l'allora D.Lgs. 29/1993) il pubblico impiego è stato privatizzato, e quindi parificato al lavoro privato (almeno nella ratio della disciplina), come mai poi siamo sempre gli sfigati di turno?
In alcune realtà pubbliche lo straordinario in tutte le sue tipologie è già una realtà.La mia esperienza diretta mi insegna che le conseguenze sono negative: 1) stipendio gonfiato che definirei "bolla". 2) assoluto potere discrezionale dei vari dirigenti di turno con relative discriminazioni e ricatti 3) perdita di qualsiasi potere contrattuale e rivalità tra i singoli lavoratori. 4) Perdita di qualsiasi relazione solidaristica 5) peggioramento assoluto della qualità della vita e nel tempo conseguenze sul piano della propria salute. 6) Illusione di potersi permettere una vita economica più ricca ma di fatto impossibilità di poter programmare nel lungo periodo perchè lo stipendio è gonfiato non è garantito e dipente da quanto si è nelle simpatie del dirigente. P:S. in casi specifici,lo straordinario è stato vincolato alla malattia, ossia nel mese chi ci si assenta per malattia, non si fa lo straordinario."Ne ho viste delle belle." QUINDI IO LAVORATORE DICO NO AGLI STAORDINARI!
Trovo veramente ingiusto detassare gli straordinari, intanto perchè non tutti hanno la possibilità di farli e quindi se uno guadagna mille continua a guadagnare mille. Sarebbe meglio detassare il lavoro per tutti i lavoratori e poi casomai detassare anche gli straordinari. Poi vorrei che qualcuno mi rispondesse se non è forse una discriminazione escludere i dipendenti pubblici (tranne forse le forze dell'ordine che in molti casi vengono impiegati in ufficio per svolgere mansioni amministrativ/buracratiche (dequalificandoli) esistostono molte categorie molto importanti nel pubblico impiego come per es. infermieri e vigili del fuoco che sono oberati di lavoro. Io trovo incostituzionale trattare diversamente (con normative governative) i lavoratori pubbli e quelli privati!
Nell'articolo si tralasciano i casi di chi gli straordinari già li fa, perché anche se tassati sono una componente indispensabile del suo bilancio. La riduzione delle tasse sugli straordinari non aumenterà significativamente il numero delle ore straordinarie, ma ne aumenterà la redditività.
Mi fa piacere che qualcuno abbia finalmente sollevato il punto dell'iniquità della detassazione degli straordinari nei confronti di quei lavoratori a cui gli straordinari sono tacitamente richiesti ma non pagati (e non mi sembrano così rari, soprattutto nel terziario). Meglio, molto meglio sarebbe ridurre la tassazione per tutti i dipendenti, che sopportano aliquote marginali da "Paperoni" applicate a stipendi da normale impiegato (ma una volta non esisteva il recupero del fiscal drag?).
Mi sembra di ricordare che qualche anno fa (si discuteva per il raggiugimento delle 35 ore) lo straordinario era visto come Belzebù; inviso ai sostenitori dell'ozio (De Masi docet) e ostacolo all'occupazione degli ousiders. Una produttività in costante calo per assenza di innovazione, materie prime e nuovi mercati come può risalire la china sfidando lo schiavismo cinese? Boccio l'agevolazione fiscale perchè non porta vantaggio nè ai lavoratori nè alle imprese; nè credo che possa costituire le basi per una società più equa e solidale. Chi lavora in proprio può fare straordinari ed eventualmente creare nuova occupazione se ha capacità imprenditoriale e mercato; chi è lavoratore dipendente deve fare bene solo il suo lavoro contribuire alla produttività; i sindacati devono assicurare il potere di acquisto delle retribuzioni. Non si può rimandare al grado di sopportazione (o di necessità) dei lavoratori dipendenti la soluzione della competitività delle imprese.
Se calcola l'aliquota marginale effettiva per un lavoratore con carichi familiari e con reddito imponibile lordo anche solo di 20000 Euro/anno, per esempio con il calcolatore IRPEF di Repubblica, potra' constatare che l'aliquota marginale effettiva e' 46% e non circa 30% come scritto nell'articolo. Il 46% include l'effetto dell'aliquota di scaglione, delle detrazioni decrescenti e degli assegni familiari decrescenti. Puo' trovare dei calcoli simili nel Libro Bianco di Visco e anche da parte del sottoscritto sul web. Se poi calcola l'aliquota marginale comprensiva anche di contributi INPS e IRAP, che si applica sul costo totale del lavoro, vedra' che ogni 100 Euro in piu' pagati dal datore di lavoro 63 li prende lo Stato e solo 37 finiscono in tasca al lavoratore. Questo e' un problema reale che va sottolineato, indipendentemente dal fatto che la detassazione sia la soluzione. E' anche grave e condannabile il fatto che lo Stato impone queste aliquote marginali in maniera non trasparente con detrazioni ed elargizioni decrescenti col reddito che si aggiungolo all'aliquota legale di scaglione.
Pienamente d'accordo con il brillante articolo della Prof.ssa Guerra..io aggiungerei ai sacrifici di benessere (d'accordo il PIL non può essere tutto) anche l'aumento dei rischi di infortunio certamente connessi all'aumentare delle ore di lavoro specie oltre le canoniche 8 ore....a prescindere dalle ovvie ragioni di equità, non è anche costoso pagare oltre che curare gli infortuni?