
Nel rapporto di Save the Children l'Italia è agli ultimi posti fra i paesi europei per condizioni di salute, lavoro e pari opportunità delle madri. Quoziente familiare e detassazione degli straordinari aumentano il divario tra lavoratori e lavoratrici. Mentre con costi simili si potrebbero detassare le spese delle famiglie con figli in cui le madri lavorano e usano servizi, in un percorso volto a modificare la struttura familiare italiana, caratterizzata da ruoli fortemente tradizionali. Altrimenti, il rischio è di rendere ancora più grave il binomio donne a casa e culle vuote.
Per quanto riguarda il nono rapporto di Save the Children, il ranking mostra le madri al 17 posto e le donne in generale al 24 esimo posto (pag 40). Il rapporto contiene anche altri indici , fra i quali anche il Children’s index basato sui tassi di mortalità dei bambini di età inferiore ai 5 anni, , e sulla partecipazione scolastica dei bambini in età pre-scolare, decisamente alta in Italia grazie al sistema pubblico delle scuole materne. Non stupisce quindi che l’Italia risulti molto alta in graduatoria in un indice simile, che però molto poco ai fini della nostra analisi.
Approvo quanto scritto. Una proposta ancora più semplice e sciocca a livello comunale: le rette dell'asilo nido sono decise sulla base di scaglione ISEE (sul cui concetto concordo), creando però l'effetto distorto per il quale se una famiglia decide di sfrutare il congedo parentale al 30% si ritrova con un reddito basso e quindi una retta più bassa mentre se i genitori decidono di non usarlo pagando una baby sitter le ore necessarie, risultano con un ISEE più alto al quale non può essere sottratto il suddetto costo e quindi avranno una rata più alta per l'asilo. Le donne che lavorano vengono discriminate in tre modi: -il padre tende a delegare e la madre tende a farsi delegare quindi maggior stress per l'organizzazione quotidiana -mancanza di servizi di supporto (asili nido a numero chiuso e orari indecenti, se una donna lavora presso un ufficio a tempo pieno non può materialmente andare a prendere il figlio alle 16.00?) - la normativa vigente permette troppo facilmente di "abusare" delle legittime tutele della maternità e non obbliga al congedo del padre (evitando la discriminaz. aziendale vs i padri che ne fanno uso).
Secondo me non basta un intervento del Governo, ma serve un cambiamento culturale profondo che riguarda tutta la società, sull'esempio di da anni esiste in molti Paesi UE. In particolare, ritengo sarebe importante promuovere tra le imprese una maggiore conoscenza e (dunque) utilizzo di strumenti esistenti che sostengono la sperimentazione di pratiche organizzative family friendly (per es. l'art.9 l.53/00). Ma al di là dei finanziamenti, non semplici da ottenere e che forse andrebbero ripartiti e gestiti a livello locale, le imprese andrebbero stimolate (dai propri consulenti ma anche dal sindacato) a innovare tempi e pratiche, anche adottando minimi accorgimenti (tra cui la banale opportunità per i genitori di ridurre la pausa pranzo e riuscire così a recuperare il figlio all'asilo) spesso più faticosi da "pensare" che da realizzare. Il nodo della conciliazione dei tempi continua essere ritenuto "questione femminile" e dunque secondario rispetto ad altri aspetti, ma si tratta di un modo di pensare che rappresenta un costo sia per l'azienda (in termini di assenteismo, produttività, spreco di talenti), sia per la società (natalità bassa e fuoriuscite anticipate dal mercato).
Invece di trovare risorse che non ci sono, propongo due strade: 1) a parita' di stipendio e contributi, consentire alle donne di lavorare solo 5,5 / 6 ore al giorno. Ovviamente sulle 8 ore di lavoro pagate, le aziende pagherebbero le tasse solo sulle ore effettivamente svolte. 2) crediti di imposta ( superiori al 19%) per l'utilizzo di servizi.
Ma come mai in Francia, in regime di le donne che lavorano sono in percentuale molto più alta che in Italia? Dunque non è detto che il quoziente famigliare inevitabilmente scoraggia il lavoro femminile.
La prima ad essere contro quanto scrivo sara' mia moglie ma non mollo a costo di passare per un bieco maschilista. Finiamola con questa ipocrisia che le donne che lavorano sarebbero emancipate e le casalinghe delle povere vittime.Uomini e donne sono uguali e le donne sono anche meglio degli uomini ma il posto delle donne e' principalmente la casa accanto ai figli ad accudirli ad amarli ed istruirli. Se mandiamo le donne a lavorare fuori casa e lasciamo i nostri figli in balia di mani mercenarie o delle cosiddette Istituzioni non lamentiamoci poi dell'incremento della devianza giovanile o del dilagare della droga. Certamente le opportunità non devono essere negate al sesso femminile ma favoriamo le famiglie monoreddito e figli a carico, aumentiamo gli assegni familiari, istituiamo il quoziente familiare. Non demonizziamo la famiglia tradizionale, cellula fondamentale di una societa' sana e bene ordinata.
Ho molto apprezzato i commenti femminili che chiedono flessibilità e possibilità per le donne di rientrare nel mondo del lavoro dopo gli anni di accudimento dei figli. Meno condivisibile il tono dell'articolo che continua nel refrain piu' volte ripetuto in questo sito che il quoziente famigliare non va bene e che il tasso di occupazione femminile è troppo basso. Il trend demografico nel nostro paese avrà effetti esplosivi. Non si può continuare a discutere sulla proposta migliore in teoria e drenare risorse con una tassazione rapace alle famiglie del ceto medio.
Condivido la preoccupazione che tali misure possano crearedistanze ulteriori tra il reddito che produce un uomo e quello che produce una donna. Ma al tempo stesso credo che dovremmo interrogarci su che tipo di lavoro faccia una casalinga-lavoratrice. Le limitazioni per la donna sono in parte fisiologiche. Mi domando se tutte le donne sono contente di lavorare o se farebbero più volentieri le mamme a tempo pieno, o al limite a tempo parziale. Non dimentichiamoci che moltissimi bambini vengono sbattuti tra asilo o scuola dalle 7 del mattino alle 18 di sera, senza vedere i genitori fino ai 13/14 anni. Dopo questa età restano a casa da soli a studiare. Ritengo che lo Stato si stia dmenticando della famiglia in tal senso, spingendola alla disgregazione. Io sarei per una tassazione agevolata sul reddito di sostegno alla famiglia e sulla tassazione pnalizzante su tutti gli altri redditi accessori. Paraddossalmente, ritengo che gli italiani debbano farsi bastare un solo reddito per famiglia e che lo Stato debba tutelare questa scelta/necessità, sia per il bene della famiglia come luogo di affetti, sia per distribuire redditi al fine di non avere due coniugi disoccupati per famiglia.
Buon giorno, sono donna, madre e imprenditrice. Vorrei far sapere a voi economisti che il motivo per cui le donne vengono assunte malvolentieri, anche se sono molto più brave degli uomini, è che in caso di maternità il costo a carico di un'azienda è troppo elevato. Una mia operaia è incinta per la seconda volta in due anni. Starà a casa in maternità anticipata e obbligatoria da maggio a febbraio. Il costo a mio carico compensivo di 20% di lordo e di ratei ferie ecc.ecc. è di 850 euro al mese, totale 8500 euro. Ma vi rendete conto? Un enormità per una piccola azienda artigiana come la mia. Non capisco perchè nessuno di voi economisti ponga questo problema, è inutile parlare di quote rosa, pari opportunità ecc.. Se le maternità fossero davvero a costo zero io ricomincerei ad assumere donne, perchè i problemi di flessibilità successivi (malattie del bimbo, orari degli asili ecc..) si possono superare agevolmente con la buona volontà di entrambe le parti. I soldi che si spendono, invece, quelli mi escono direttamente dalle tasche e in un momento in cui già lavoriamo a margini ridottissimi non me lo posso permettere.
I costi delle indennità di maternita’ sono certo piu pesanti per le piccole imprese. Mi chiedo tuttavia se nel caso di maternità anticipata (malattia) l'INPS si faccia carico del 100 dell’indennita? e che nel caso della maternità obbligatoria non esistano degli incentivi a all’assunzione di sostituti?