
Per essere utile il prestito ponte dovrebbe essere risolutivo per le sorti di Alitalia. Preludere cioè dell'arrivo di un acquirente certo. A queste condizioni neanche Bruxelles avrebbe da ridire. Alla compagnia serve non solo un partner finanziario, ma anche un partner industriale solido. Il socio finanziario dovrebbe immettere soldi freschi, quello industriale essere in grado di inserirla in uno dei grandi network europei. Air France rispondeva a entrambi i requisiti. Non altrettanto si può dire dei nuovi pretendenti. Soprattutto se tra questi c'è Sviluppo Italia.
Grazie per la chiara spiegazione della Scatola a Perdere; mi chiedo: perché a una banca dovrebbe interessare finanziare questo meccanismo su Alitalia? Con la Galbani, per dire, il diavolo può pensare che ci sia un prodotto da spremere; se escludiamo la vendita del metallo e dei pezzi di carta, in Alitalia cosa c'è da spremere? La fedeltà dei clienti italiani? Magari spostiamo la domanda di un livello: se BancaX finanzia AirY + Scatola + Alitalia (AYSA), a chi interessa comprare le azioni di AYSA? Non so tutti gli altri, ma alla Borsa delle compagnie aeree io il mio Euro di risparmio in questo preciso momento lo do (si può dire?) a Lufthansa (è vero che ha riaperto la finestra su Alitalia, ma IMHO lo fa solo per alzare la tensione e impedire che qualcuno compri il metallo+carta per una tazzina di lenticchie). A meno che Qualcuno faccia Qualcosa per rendere interessanti le AYSA, non so su quale tavolo...
...sento la necessità di dire una cosa che la stampa sembra ignorare, dato che questa sezione di lavoce si chiama europa. premesso che nessun cittadino - se glielo si prospettasse così - sarebbe d'accordo a scucire altri soldi ad alitalia e premesso che allora bisognerebbe fare la stessa cosa anche con ogni altro settore non remunerativo, secondo me bisogna chiarire ai cittadini italiani quali siano gli effetti dell'ingresso dell'italia nella UE, e non dico gli effetti positivi o negativi ma gli effetti legali tout court cioè i cambiamenti che ciò (avrebbe e, in effetti,) ha comportato circa la sovranità in parte devoluto a bruxelles. La percezione ancora una volta, infatti, e prescindendo dal fatto che di alitalia sia opportuno disfarsi, è che non si capisce a cosa serva l'UE se non, si badi bene, a fracassarceli con i suoi ditini alzati del questo si fa, questo non si fa. qui secondo me berlusconi ci ha preso. attenzione le persone "comuni" che votano e pagano le tasse sono stufe perché non ne capiscono l''utilità per sè (sempre che vi sia) e vi vedono nulla se non altra burocrazia ( si veda la recente modifica alla disciplina degli assegni, inutile ed inefficace).
Premesso che sarei stato favorevole all'accordo con Air France nel 2004, boicottato dal governo Berlusconi o forse non capito nella sua importanza perchè presi da altri problemi di altra natura, e anche adesso avrei preferito Air France ritengo sia ora che i veri "azionisti di riferimento" di Alitalia (i contribuenti italiani) che hanno pagato di tasca le perdite di Alitalia, chiedano l'azione di responsabilità nei confronti di chi ha amministrato la Compagnia in questi ultimi quindici anni in solido con i sindacati. E, se proprio vogliamo una compagnia di bandiera, Air One apra ai capitali esterni della famosa cordata italiana e diventi Lei la compagnia di bandiera.
Una lucidissima analisi. Peccato che, malgrado tutti i commenti assennati che si sentono su questo tema e la quasi unanime deprecazione per il fallimento dell'operazione Air France causato da Berlusconi e sindacati, le decisioni vengano prese all'insegna del pressappochismo e della demagogia. Questo non è che il paradigma del modo italiano di fare economia e di fare politica.
Caro Professor Sebastiani, il decreto sul prestito ponte fa esplicito riferimento al terzo comma dell'art 67 del regio decreto 16 marzo 1942, ovvero alla sottrazione alla revoca di alcuni pagamenti effettuati da un debitore per tutto l'anno precedente alla data di dichiarazione di fallimento. Il fatto di prendere esplicitamente in considerazione l'ipotesi fallimento e di salvaguardare il creditore di Alitalia sottraendolo alla revoca del rimborso da parte di quest'ultima del prestito (se avvenisse prima di un fallimento), consente ad Alitalia di accedere ad un prestito che a condizioni di mercato (ovvero vigendo il rischio revoca della restituzione) nessun investitore avrebbe concesso. E' rispettato il private investor principle? Dubito. Che ne dice?
Mi sembra che siano ormai 20 anni che l'Alitalia viene gestita seguendo principi abbastanza balzani. Rinunciare ai voli a a lungo raggio e fare concorrenza alle compagnie low-cost sul loro terreno,per esempio. O fare trattare ai sindacati la cessione dell'azienda (ma non toccherebbe ai proprietari?). O protestare per la cessione ad un partner industrialmente solido, per scegliere il volo in caduta libera,magari. Tutto su basi di consenso elettorale.
Il quadro da voi delineato mi pare evidente e molto probabile. Purtroppo in Italia l'informazione è dettata da interessi di parte e le cose non vengono dette come stanno. Anche chi è contro alle idee di Berlusconi ha poi le sue idee dettate dai suoi interessi, e quindi non può spingere troppo sulla verità, che gli si potrebbe ritorcere contro. Quando avrei qualche personaggio serio che fa chiarezza e prende posizione? Potrebbe Draghi rimettere in carreggiata cordate speculative, intenzionate solo a creare contenitori grandi per svuotare i già pochi contenuti e vendere uno scatolone più grande ma vuoto? Queste cose vanno urlante adesso, prima che succeda il prossimo Cirio, Parmalat e compagnia bella. Tanto in questi affari gli unici che rimettono veramente i soldi sono i piccoli azionisti e non i grandi pseudo-investitori.
Trovo molto corrette e condivisibili le analisi dell'articolo. La soluzione anche transitoria per Alitalia sembra ricalcare ipotesi già viste nel passato e rischia di spostare nel tempo le decisioni, con l'unica conseguenza di aver fallito la trattativa con Air France e di aver fatto scegliere a Lufthansa il mercato italiano ( con l'ccordo con Sea) e non lo strumento per raggiungerlo ( Alitalia). Risorse finanziarie, management adeguato, alleanza internazionale, precedono un nuovo piano industriale che, ritengo, nel breve non potrà che seguire il piano di sopravvivenza di Prato. Il ritorno dello Stato, o del pubblico, con l'aggiunta della minaccia di far acquisire Alitalia dalle ferrovie, più che una scelta politica, un paradosso per un governo di centro destra, sembra diventare una via priva nell'immediato di alternative. Disgiunto il futuro di Malpensa da quello di Alitalia il paese ( intendo tutti gli attori coinvolti) dovrebbe ora permettere ad entrambi di agire in un mercato che faccia competere i soggetti e crei sviluppo anzichè l'ennesima crisi senza via di soluzione.
Antonino cortorillo segr. gen. filt cgil lombardia