Logo stampa
 
 

Commenti

IL TREMONTI PENSIERO ALLA PROVA DEL GOVERNO

di Luigi Guiso, Categoria Concorrenza e Mercati, / Internazionali, Data 22.04.2008

Le idee di Tremonti, pur utili per conquistare consensi elettorali, non lo sono altrettanto per risolvere i problemi dell'Italia. Perché la Cina è ormai una grande potenza commerciale e politica, un enorme mercato di sbocco per le imprese europee e perché dell'importazione dei suoi beni a basso costo beneficiano in tanti. E poi anche altre economie subiscono la concorrenza cinese, ma è la nostra a crescere di meno. Per carenze e inefficienze tutte italiane. Da queste un governo dalla solida maggioranza dovrebbe partire per ridare fiducia a lavoratori e imprese.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Ad ognuno il suo mestiere
    Nome: Luigi Zoppoli  Data: 24.04.2008

    L'arroganza intellettuale dell'insigne tributrista Tremonti mi suscita timore e sconcerto. Ascoltando alcuni suoi interventi non capivo che parlava di QUESTO paese dove il termine "liberismo" o "riforme liberali" dobbiamo cercarlo attraverso "chi l'ha visto". Nella mia modestia mi permetterei di suggerirgli la lettura di Ossessione Pericolosa scritto da Paul Krugman soprattutto nel saggio nel quale l'autore impallina Delors non casuamente citato dal medesimo Tremonti. Questo a mio modo di vedere dimostra oltretutto che questo governo non ha alcuna intenzione di affondare il bisturi nella spesa pubblica, oltre che non fare riforme liberali, senza parlare di Mezzogiorno consegnato ai compagnucci di cuffaro. luigi Zoppoli

  • La paura e la speranza
    Nome: Guido Morosi  Data: 24.04.2008
    L'autobiografia di Stiglitz, purtroppo arrivata un pò tardi ed in una pessima traduzione, potrebbe aiutare molto. Di più aiuterebbe una rubrica fissa, tipo Internazionale, di traduzioni dei principali articoli degli economisti liberal che sono decenni che parlano dei limiti del mercato: perchè se aspettimo che il pubblico venga formato sulle traduzioni editoriali, anche quando non sono sciatte, sono tardive e poche; e se speriamo nel contributo dei giornali non ne sono all'altezza anche dandone per scontata la buona fede). Coraggio: aspetto una rubrica di recensioni! Mi inpegno a diramarla ai miei amici. Credo che l'economia dell'informazione sia il principale antitodo agli aspetti deteriori della globalizzazione e condivido la valutazione che le ricette di Tremonti siano un pericoloso specchietto per le allodole (si diceva una volta ma ora ci son più cacciatori (o semplici sparatori?) che allodole!
  • Aprirsi, non chiudersi
    Nome: Roberto Bonzio  Data: 23.04.2008

    Scrivo da Palo Alto, California, dove sto lavorando ad un progetto multimediale sulla Silicon Valley made in Italy (www.italianidifrontiera.com). Da tutti gli incontri con ricercatori e manager eccezionali (tra loro Federico Faggin, padre del microchip), venuti qui per poter esprimere la propria straordinaria professionalita', emerge il potenziale che l'Italia e gli italiani avrebbero, aprendosi e non chiudendosi alla globalizzazione e alle innovazioni. Talenti, creativita', abbinati a un'immagine internazionale apprezzata, per nostra fortuna, malgrado il presente grigio. Quanti Paesi hanno altrettanto? Altro che dazi! A proposito di Cina, prima che a infrastrutture e capitali, dovremmo pensare a una "rivoluzione culturale". Che esalti il senso civico, dello Stato e della cosa pubblica; contenga la vocazione polemica al "Litigo ergo sum"; imponga il rispetto delle regole e disprezzi i furbi che aggirandole si esaltano fregando il prossimo; consideri il nuovo un'opportunita' e non una minaccia. Anche questi sono elementi competitivi. E a noi mancano. Visti da questa civilissima zona degli Usa, cuore dell'innovazione mondiale. Dove gli americani sono meno degli stranieri.

  • Il Tremonti pensiero
    Nome: Tiziano Bigi  Data: 23.04.2008

    Sarebbe sufficiente inserire, nelle importazioni con la Cina, degli stantard qualitativi per attenuare la concorrenza e garantire i consumatori. Standard qualitativi adeguati e verificabile per prodotto. In democrazia, dopo aver enunciato un problema, sarebbe bello che qualcuno, anche sbagliando, tentasse di fare quancosa per il bene dei cittadini.

  • Tremonti
    Nome: Giovanni Pede  Data: 23.04.2008

    Tentare di governare un transitorio non significa essere protezionisti, mi sembra. Significa semplicemente seguire una politica un pò più attenta agli interessi nazionali e sociali, una politica non diversa da quella che la Francia, mutatis mutandis, persegue da decenni, quale che sia il colore del governo. Che sia poi un transitorio anche per la Cina, è nelle cose, considerato quanto dovranno prima o poi fare anche i cinesi per adeguarsi ai nostri standard di sostenibilità sociale ed ambientale dello sviluppo, standard che riporteranno i loro costi di produzione a valori più prossimi ai nostri, se nel frattempo non saremo finiti.

  • Cina
    Nome: alessandro molinaroli  Data: 23.04.2008

    Grandi potenze sono gli USA o la Germania, i cui abitanti non vendono, abusivamente, ombrellini a 3 Euro nei corridoi del metro di Milano e non si accalcano nei container da clandestini per lavorare, sempre da clandestini nei magazzini di Prato. La Cina è una grande potenza solo perchè tale l'ha resa il lassismo USA in materia di indebitamento pubblico e bilancia commerciale, ricoprendosi di scarpe di plastica spazzatura a 2 dollari,vendute da Wal Mart e rapidamente avviate alle discariche. La Cina non produce alcun bene strategico per l'Europa, ed è importante essenzialmente come piattaforma di produzione. Quanto alla capacità di assorbimento di merci europee, dubito che il suo futuro sia troppo diverso dal Giappone, che per Germania e Italia, come export country, conta meno di 2 "giganti" del calibro di Austria e Svizzera. Inoltre con i cinesi, a differenza che con gli indiani, non abbiamo basi valoriali comuni. E queste contano, eccome, anche in economia. La Cina si fernerà da sola, vittima dell'implosione da sperequazioni economiche territoriali e avvelenamento da inquinamento.

  • CI AVVIAMO VERSO UN RIDICOLO DECLINO
    Nome: GIANLUCA COCCO  Data: 23.04.2008

    Anche in ambito economico, le ricette di questo governo riscuotono consensi facendo affidamento sugli appelli e gli slogan populistici. Giulio Tremonti sa bene che lo sviluppo della Cina ha conservato un potere d'acquisto minimo per ampi strati di popolazione che, visti i redditti medi, non sarebbero riusciti ad acquistare prodotti anche di prima necessità. Il populismo della destra poteva essere contrastato dal centro-sinistra solamente mettendo al centro dell'azione di governo e della campagna elettorale il problema centrale di questo paese: la maldistribuzione della ricchezza. Pensare che 5 milioni e mezzo di persone che detengono il 50% della richezza prodotta dal nostro Paese riescano a far crescere l'economia e il benessere collettivo è pura follia. Di questo passo, tra pochi anni ci sarà ben poco da distribuire, ben poco da sprecare...

  • La fiera delle banalita'
    Nome: Alessandro Sciamarelli  Data: 23.04.2008

    Concordo su tutta la linea. purtroppo viviamo in un periodo in cui la facile demagogia e la paura sono merce ben spendibile sul mercato elettorale. Tremonti lo sa bene e fa il suo mestiere. Purtroppo il suo messaggio, concettualmente assai povero e facilmente demolibile con pochi, buoni numeri ed argomenti economici fondati (tra l'altro non e' neppure un economista, e se ne vanta pure) fa facilmente breccia in un momento come quello attuale, in cui per una serie di circostanze complesse da spiegare (la Cina e' solo uno dei motivi; io metterei prima gli squilibri macroeconomici USA) il petrolio produce pressioni inflazionistiche insopportabili o quasi per un paese che da ben 20 anni, e non da 2 o 5, cresce meno della media Ue. Per cui hai voglia a spiegare all'italiano medio che i guai economici e di competitivita' vengono da molto lontano e da errori tutti nostri (altro che la Cina, l'euro e chi piu' ne ha piu'ne metta). Ma si sa che la banalita' e il 'complottismo' (i mercatisti, il WTO, i cinesi cattivi ecc.) si vendono molto meglio delle analisi un po' piu' sofisticate.

  • Altro che protezione
    Nome: Alessandro A.  Data: 23.04.2008

    Mi sono chiesto durante tutta questa logorante campagna elettorale perchè i politici, da destra a sinistra, nel parlare della concorrenza globale e di come affrontarla si siano concentrati solo su proposte difficilmente attuabili come dazi e contingentamenti e non su altri interventi strutturali. Alludo al fatto che nessuno abbia parlato degli strumenti che la nostra società dovrebbe offire soprattutto ai giovani in termini di istruzione e preparazione (conoscenza delle materie di base come italiano e matematica; delle lingue straniere; conoscenze tecniche) che permetterebbero all'italia e agli italiani di essere fra i primi al mondo. Vorrei infine ricordare che nel mondo del commercio internazionale vige la regola del "chi la fa, l'aspetti", nel senso che se metti i dazi su qualcuno, costui probabilmente li metterà a te; e soprattutto pensando al passato, ricordo che l'antifona economica alle principali guerre (una fra tutte la seconda guerra mondiale) è stata l'autarchia e il protezionismo. Chi fa da sè non fa sempre per tre...

  • Ma il problema è reale
    Nome: Andrea Zaccagnini  Data: 23.04.2008

    Le soluzioni tremontiane sono errate, ma il problema è reale, e parlo per diretta esperienza di piccolo imprenditore di un settore ad alta tecnologia. INel caso della chimica farmaceutica la concorrenza cinese (e indiana) ha messo in ginocchio il settore italiano, piccolo, forse, ma molto dinamico fino a pochi anni fa. Il tutto con il placet della normativa europea che fino allo scorso anno ha applicato due pesi e due misure per produttori occidentali e asiatici: mentre i primi erano (giustamente) tenuti a sottostare a rigide normative, ai secondi tutto quello che era richiesto era un'autocertificazione sul rispetto degli standard europei. Sono sempre stato convinto che la soluzione sia appunto nell'obbligatorietà del rispetto degli standard occidentali per i produttori asiatici che esportano sul mercato europeo ed americano. Ma nel momento in cui l'americana FDA, ammette candidamente davanti al senato USA che non è in grado di controllare che una frazione minima dei produttori cinesi attivi sul mercato americano, anche la strada dell'intensificazione dei controlli pare utopia. E i il conto dei morti da farmaci cinesi (venduti da aziende occidentali) cresce.