
L'Ici garantisce quasi il 60 per cento delle entrate tributarie dei comuni. Eppure, il nuovo governo si accinge ad azzerarla, almeno sulla prima casa. Certo, trasferire il carico fiscale dalla proprietà alle attività produttive può procurare un vantaggio elettorale, ma rivela una notevole dose di miopia, dei governi e degli stessi elettori. L'abolizione dell'imposta è contraria ai principi di base del federalismo, renderà i comuni meno virtuosi, avvantaggia soprattutto i contribuenti più ricchi e sarà un ulteriore freno alla modernizzazione del paese.
Buongiorno, Gianfranco Miglio agli inizi degli anni 90, quando l'Imposta Straordinaria sugli Immobili fu introdotta (poi venne sostituita dall'Ici ed assegnata ai comuni) scrisse il libricino "disobbedienza civile" poichè appare chiaro alle menti liberali che tassare la casa dove si abita (prima casa) è contrario alle più semplici norme etiche, tanto contrario da poter essere la molla per sucitare addirittura un moto di disubbidienza alla norma. Vi rimando al suo libro, breve ed agile, (fortunatamente ristampato da "Libero" nei mesi passati) per maggiori dettagli. Certo è che Miglio, federalista convinto, avversava l'imposta e questa sua posizione l'ha ben motivata. L'ingegno italico, del "divide et impera", oggi ha legato l'odiosa imposta ai comuni, confondendo un'imposta ingiusta con l'essenza del federalismo fiscale. ci è riuscito così bene che anche LaVoce è caduta nella trappola!
Il proposito di abolire l'ICI sulla prima casa è assurda ed iniqua anche verso i Comuni. Infatti più un Comune ha finora tartassato i cittadini con questa imposta, applicando una aliquota alta, più lo Stato dovrà “rimborsare” a questo Comune!! Alla faccia del Comune virtuoso che invece è stato attento nelle spese ed ha finora applicato una aliquota bassa! Tutto ciò è palesemente assurdo. I Comuni virtuosi verranno penalizzati, mentre verranno premiati, con maggiori trasferimenti i Comuni che hanno tassato molto ( e quindi speso molto … e spesso male). Tutto è chiaro per quanto riguarda il mancato introito dei Comuni rispetto a quanto pagano oggi i cittadini sugli immobili adibiti a prima casa: lo Stato centrale corrisponderà “trasferimenti” di pari importo, prelevandoli dalla fiscalità generale, in modo tale che i Comuni non perderanno nulla e quindi non si troveranno costretti ad aumentare le altre tasse o imposte comunali o a tagliare i servizi forniti ai cittadini. Ciò che assolutamente non è chiaro è quel che succederà per il futuro, per i mancati introiti per i fabbricati che verranno adibiti a prima casa. Si tratta di nuove costruzioni, di immobili ristrutturati e di imm
Come sociologo esperto di lotta contro la povertà delle famiglie, ho letto con stupore l'intervento di Reichlin contro l'a bolizione dell'ICI che avvantagerebbe i contribuenti più ricchi. E non l'80% delle "famiglie" italiane (non parliamo più per favore, dopo i guasti denunciati dal mio Studio e da lavoce sulla spesa sociale individuale sprecata dell'ultima Finanziaria, e soprattutto per il bene collettivo casa, di "individui" in una sorpassata ideologia vetero marxista) o singoli contribuenti che posseggono solo una prima casa, nè villa nè castello o palazzo, e che in media sono a basso -medio reddito dovuto anche ai sacrifici economici, tasse,mutui,ecc per la primacasa. Abolizione ICI e successione quindi per tutte le prime case, semmai , per i bilanci comunali(ma qui prima basta sprechi, assunzioni a gogo, aziende municipali,consulenze ,notti bianche e simili)^nel corso di 3-5 anni, come avevo proposto al Parlamento e come hanno già fatto Formigoni e Moratti in Lombardia, in forma graduale iniziando dal 2007 dalle famiglie più povere con reddito complessivo sotto i 30000 euro. Grazie dell'opportunità!
E' vero, l'ICI è la tassa più odiata e in linea teorica quest'odio non è nemmeno tanto ingiustificato: la casa è basilare nella vita di ogni persona, un tetto ce lo devono avere tutti e perchè allora deve essere tassato il godimento di un diritto tanto fondamentale? Lo sbaglio quindi è da ricercare in primis nell'istuzione di questa tassa. Ciò premesso è da dire che proporre la sua abolizione oggi è veramente impensabile, andrebbe sopratutto a discapito dei bilanci dei comuni che si vedrebbero rimborsati dallo Stato per i mancati introiti dovuti all'abolizione, solo per l'80% dell'ammontare complessivo. Quel restante 20% se si vuole, in primo luogo, mantenere la solita qualità dei servizi offerti, il comune dove li prenderà? E lo Stato dove prenderà tutti questi soldi da mandare ai comuni stimati attorno al miliardo e mezzo di euro? E questo aumento di spesa pubblica come verrà compensato per non aumentare il già gravoso deficit pubblico? La risposta a queste domande è una sola: dalle nostre tasche, con nuove tasse o alzando le vecchie.
A chi trova disdicevole pagare una imposta sulla casa di proprietà, casa costata sacrifici e mutuo, vorrei ricordare che pagano imposte senza accorgersi (IVA) anche su pane, latte e medicinali! L'ICI c'è ovunque, in tutti i paesi sviluppati... anche in quelli governati dalla destra dal 1945 in poi (Japan).
Ogni anno sulla casa in cui abito gravano 800 euro di ICI. Sto ancora pagando un mutuo di 500 euro al mese (erano 1000 fino a quest'inverno, per fortuna uno dei muti fati per comprare e per ristrutturare è finito). Se il prossimo governo mi toglie l'ICI posso solo ringraziarlo, perchè disporrò di 800 euro per la mia famiglia, visto che il saldo fra entrate e uscite è zero, oggi. Poichè abito in un paese sufficientemente ben amministrato, Verona, le giustificazioni contro l'abolizione dell'ICI sulla prima casa non si applicano ne a me, ne a tutti i cittadini di questa città: trasferire dall'ICI alle imposte questi 800 euro non sposta una virgola "federalisticamente" parlando.
Se non ricordo male l'istituzione dell' ICI iniziò nel '93 con l'ISI (Imposta statale sugli immobili) che divenne con l'anno successivo Imposta Comunale sugli Immobili. Si disse allora che il gettito iniziale ammontasse a 14.5 mila miliardi di £ e che doveva essere il primo passo verso il disimpegno finanziario dello Stato verso i Comuni ammontante allora a circa 30 mila mdi. L'attuale gettito ammontante (mi pare) a circa 9 miliardi di € (circa + 40 % del gettito iniziale, suppergiù quanto i tasso inflattivo) é buon testimone del fallimento di quest'imposta perché boicottata mica dai sindaci ma dall'Anci nazionale a cui era stato affidato il compito di amministrarla. In altre parole l'Anci ha sempre contrastato l'autonomia impositiva dei Comuni, ieri come oggi, é meglio vivere di rendita. Renato Foresto
Giustissimo, ma difficile che abbia presa sull'elettore medio. Sarebbe stato meglio fare dell'ICI una tassa di scopo (cioè associata a servizi ben definiti): in questo modo sarebbe stata meno odiata (avete mai visto qualcuno contestare la tassa sui rifiuti?). Inoltre ci vuole maggiore trasparenza sulle uscite degli enti locali: perché non metterle su internet, come le consulenze dei Ministeri? Non ci può essere democrazia senza controllo (da parte dei cittadini).
"Se tassi il lavoro o le attività finanziarie, la gente lavora di meno e investe all’estero". Ma siamo proprio sicuri? Per quanto mi risulta, un cittadino italiano, residente in Italia, e' comunque tenuto a dichiarare i redditi prodotti all'estero, che siano derivanti da lavoro, investimenti finanziari o altro. Inoltre, la tassazione sulle plusvalenze e' molto piu' bassa in Italia che in tanti altri paesi. Per quanto riguarda il lavoro, l'equazione "piu' mi tassi, meno decido di lavorare" credo valga solo nei mercati perfetti e ideali ipotizzati dai libri di economia. Nella situazione italiana attuale, col mercato del lavoro disastrato che ci ritroviamo (anzi, che vi ritrovate, perche' io da 2 anni lavoro all'estero), secondo voi quante persone finirebbero col lavorare di meno se aumentassero le tasse?
La difesa dell'ICI sulla prima casa non mi convince. Intuisco che il prelievo fiscale sia l'insieme di diverse misure da dosare con cautela e che in ogni misura fiscale si cerchi di contemperare equita' (es. la progressivita' del prelievo) e fattibilita'. Capisco altresi' che in redditi, patrimoni e consumi si cerchi di prelevare cio' che sia piu' semplice da accertare e riscuotere (lavoro dipendente, casa, energia). Tuttavia, per me, cio' che si tassa non e' solo neutra fonte di risorse da trasferire ma anche bene, a cui si attribuisce un valore non solo materiale. Personalmente percepisco l'imposta sulla prima casa e l'eredita' come inique. Ritengo invece eque quelle sui grandi patrimoni immobiliari e sulle rendite finanziarie. Iniquo mi pare il livello di tassazione delle rendite finanziarie assai inferiore aquello di ad altri paesi OCSE, forse per non danneggiare la collocazione di titoli di stato. Il principio di responsabilita' ed efficenza della spesa sottendono ad un ridimensionamento del fabbisogno, a partire dalle amministrazioni locali. Cosi' la vedo dall'Egitto, ove risiedo. Grazie a lavoce per l'oppotunita' che mi offre di approfondire e riflettere .