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IL PAESE DEI MICRO-COMUNI

di Vittorio Emiliani, Categoria Istituzioni e Federalismo, Data 16.04.2008

Siamo i soli in Europa ad aumentare organismi comunali e provinciali anziché ridurli di numero, e di costo. Le province, accusate da decenni di pratica inutilità, sono balzate da una novantina a oltre cento. I comuni, che nel 1951 erano 7.810, mezzo secolo più tardi risultano 8.101. Ma la riorganizzazione della rete comunale è un compito storico, sul quale le nostre Regioni dovrebbero cominciare a lavorare con la solerte attenzione, per esempio, dei Laender tedeschi. Ma chi avrà il coraggio di affrontare il radicatissimo municipalismo italiano?

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Tutti sono d'accordo, se incentivati
    Nome: Simone Magnani  Data: 18.04.2008

    Nelle parole indorate dei loro programmi, tutte le parti politiche si impegnano per una razionalizzazione degli enti pubblici territoriali. Poi singoli esponenti di tanti partiti cercano un facile tornaconto elettorale ponendosi come paladini di questo e quel territorio. "L'Onorevole Taldeitali è l'unico che ci ha portato nuovi posti di lavoro... ha fatto addirittura istituire una nuova provincia/comunità montana/entinutilivari...". Facile prendersela con questi politici. Ben più difficile è fare capile agli italiani che il piccolo vantaggio personale (a spese di tutti) è un cancro da estirpare. Questo dovrebbe essere fatto con un meccanismo che incentivi i cittadini a pensare in grande. Se i costi di una amministrazione pubblica (per esempio una parte degli stipendi degli impiegati comunali) fossero chiesti come tassa ai cittadini residenti, tanti comincerebbero a chiedere a gran voce una razionalizzazione e un risparmio. Nessuno vuole spazzare vie identità, tradizione e folklore delle mille (ottomila?) piccole italie. Ma è ora di tagliare le spese inutili.

  • Rischio estinzione
    Nome: Angelo  Data: 17.04.2008

    Detta così sembra perfettamente logica: riuniamo i piccoli comuni e quindi riduciamo la spesa. In realtà, l'accorpamento comporta la centralizzazione di quei servizi sul territorio che spesso fanno la differenza tra l'esistenza e l'estinzione di alcune piccole comunità, in particolare nelle aree montane. Qui si aprirebbe un grande capitolo, quello di chi è o non è in montagna: criteri di altitudine, di disagio o di mera convenienza? In realtà il presidio del territorio riduce notevolmente i costi pubblici di mantenimento ed è quindi un obiettivo prioritario, se non si vuole pagare il filo del dissesto e del degrado. Propongo di riflettere sulle complicazioni burocratiche che hanno interessato la pubblica amministrazione, laddove un comune che aveva 1000 abitanti nel 1970 aveva 3 dipendenti, mentre oggi con la metà dei residenti ha dodici persone a libro paga.

    Risposta:

    E' vero, la presenza umana nelle terre alte è stata per secoli fondamentale per manutenere un sistema idraulico-forestale fatto "a mano" nei secoli (si pensi al monumentale terrazzamento dalla Valtellina a Noto). Purtroppo però il piccolo Comune con 30-40 abitanti, per lo più anziani, non è in grado di fare nulla per arrestare lo sfacelo di quell'essenziale sistema. Per il quale occorrono altri interventi, altri incentivi, per esempio quelli previsti dai Parchi nazionali o regionali, con cooperative giovanili, ecc. Se gli Enti Parco potessero assumere tutta una serie di poteri oggi frantumati fra decine di Comuni (oltre tutto debolissimi nei confronti del primo speculatore che passa) credo che le cose andrebbero meglio.

  • Micro comuni
    Nome: franco miglorini  Data: 17.04.2008

    Solo per completezza del panorama europeo. La Francia di comuni ne ha oltre 30.000 e non si è mai azzardata a toccarli, in compenso ha predisposto una amministarzione dello stato efficiente, ancorchè piuttosto centralizzata con le sue prefetture, i dipartimenti e i suoi ministeri, ma ha saputo creare organismi periferici volontari, come le 51 Agence d'Urbanisme che provvedono alla gestione di gran parte delle realtà urbane importanti, mentre le regioni sono state create più di recente ma sono molto meno importanti che in Italia. Dunque a voler cercare soluzioni in Europa troviamo già tutto.

    Risposta:

    La Francia, come lei riconosce, è stata sino a ieri, e in buona parte lo è ancora, uno Stato fortemente accentrato in cui contava soprattutto Parigi, mentre gli enti locali erano terminali molto flebili del potere centrale. Da noi siamo da anni in mezzo al guado, con le Regioni avremmo dovuto snellire, qualificare e rafforzare il centro, come in Germania. Non lo abbiamo fatto, le Regioni anziché prograsmmare e indirizzare, hanno gestito o sub-delegato funzioni delicate (come la tutela del paesaggio) e siamo nei guai, temo, più neri, con uno scontento generale, una speculazione edilizia galoppante e rischi seri per la stessa "tenuta" nazionale. Problema che la Francia non si sogna nemmeno di avere.

  • Abolire le province o i comuni?
    Nome: g. carbone - reggio emilia  Data: 17.04.2008

    E' impossibile abbattere i piccoli comuni (purtroppo!). Bisogna giocare d'astuzia. Svuotarli di poteri. Abolire le province solo dove si possono fare le città metropolitane. Aumentare poi le altre Province secondo un criterio razionale. Ai comuni lasciare l'anagrafe, lo stato civile e simili. Senza consiglio comunale e con una giunta con pochi componenti, ma con il sindaco componente del consiglio di queste nuove province alle quale trasferire tutti i poteri sull'area vasta di competenza, abolendo anche comunità montane, associazioni, fondazioni ecc. con consigli di amministrazione che distribuiscono solo indennità di carica sostituendole con aziende di gestione di servizi pubbli che rispondono alla giunta provinciale. Dunque un livello istituzionale su Regione, città metropolitana, nuove Province di cui gli attuali comuni, pur rimanendo formalmente tali, ne sono sostanzialmente articolazione. Sogni....vero...

  • Razionalità inefficace e inefficente
    Nome: Francesco Sandroni  Data: 17.04.2008

    La logica della razionalizzazione delle municipalità, a parte i casi estremi e indifendibili, è una logica che non funziona. I comuni (e le provincie, ma non le Regioni) in Italia non sono solo degli organi periferici della pubblica amministrazione, sono comunità che esprimono significati identitari, rappresentano un vissuto carico di senso che condiziona la stessa efficacia dell'azione amministrativa. Pensare di utilizzare un criterio di razionalizzazione esogeno alle logiche comunitarie del vissuto territoriale, se comporta una diminuzione dei costi assoluti, rischia di peggiorare i risultati di un'analisi costi-efficacia. Sembra strano che economisti accorti come voi tengano conto solo dei costi senza analizzare i loro rapporti con i benefici.

    Risposta:

    I benefici della micro-dimensione comunale francamente non li ho mai percepiti molto pur avendone conosciuti e praticati tanti. C'è più democrazia partecipata? Molto spesso una o due famiglie si spartiscono per anni e anni il controllo del piccolo Comune. Lo sosteneva nell'800 Carlo Cattaneo in opposizione a Mazzini. Io continuo a credere che avesse ragione il secondo. Certo è che la Toscana, razionalizzata dall'illuminista Pompeo Neri a metà Settecento, presenta una maglia comunale razionale e solida. Sono un inguaribile illuminista? Può darsi e però i dati concreti del buongoverno non pendono dalla parte dei micro-Comuni, neppure sul piano politico.

  • Micro-comuni
    Nome: renato foresto  Data: 17.04.2008

    In provincia di Torino ci sono 64 Comuni con popolazione da 500 a 1000 abitanti. Per dare i loro servizi la metà dei più piccoli (tra i 500 e 756 abitanti) spendono in media 643 € per abitante mentre l'altra metà soltanto 544. Ma nel gruppo dei minori ve ne sono 8 che spendono di meno di 544. C'é senz' altro una spaccatura dovuta alla dimensione ma é evidente un'altra spaccatura dovuta all'efficienza-inefficienza e altra ancora, tutt'altro che trascurabile, al diverso ammontare dei Trasferimenti di Stato e della Regione e del gettito ICI.

    Risposta:

    Non esistono, a quanto ne so, molte indagini approfondite e aggiornate sul rapporto fra dimensione dei Comuni ed efficienza/efficacia di quella spesa pubblica. Una indagine ormai lontana della Cariplo metteva in chiara evidenza che i Comuni minori impiegano le risorse - proprie e derivate - essenzialmente per la sopravvivenza, mentre i Comuni medi e grandi possono impiegarle in opere infrastrutturali e in servizi di primaria importanza.

  • Comuni e provincie
    Nome: Luca Guerra  Data: 17.04.2008

    La mia convinzione è che siano i comuni a dover essere aboliti e non le provincie, facendo confluire i primi nelle seconde, in quanto vi sono troppi micro comuni, vi sono molti comuni piccoli che già devono costituirsi in consorzi di comuni e per alcune entità si parla di città metropolitana, ovvero di raggruppamenti di comuni. Questo sarebbe un grande cambiamento, sopratutto di mentalità, che forse ci porterebbe ad una parallela crescita delle medie imprese, degli accorpamenti degli studi professionali micro (il precedente governo aveva timidamente intrapreso qualche passo in questa direzione), insomma ritengo sarebbe un gran cambiamento ed in meglio.

    Risposta:

    In qualche regione, peraltro non molto frantumata, come l'Emilia-Romagna vennero disegnati comprensori omogenei i quali avrebbero dovuto sostituire sia le Provincie che i singoli Comuni. Purtroppo non sono mai decollati. Il sentimento di appartenenza municipalistica è assai più forte di ogni altro sentimento, anche di quello nazionale (oggi peraltro in  crisi). Sono invece decollate imprese di servizi pubblici a dimensione sovracomunale sempre più vasta.

  • Rule, Calabria, rule the waves!
    Nome: ecomostro  Data: 17.04.2008

    Secondo me basta evidenziare due soli dati numerici contenuti nell’articolo per capire quale è il problema: - numero totale dei Comuni in cui è suddivisa la Calabria: 409 - numero totale di Comuni in cui è suddiviso il Regno Unito: 486. Ogni commento è superfluo.

    Risposta:

    sì, credo proprio di sì.