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PISA AMARA PER MERIDIONALI E IMMIGRATI

di Giovanni Ferri, e Vito Peragine, Categoria Scuola e Università, / Mezzogiorno, Data 28.03.2008

I risultati dell'indagine Pisa sono sconfortanti per l'Italia. E i punteggi sono significativamente inferiori alla media italiana sia per gli studenti meridionali che per quelli figli di immigrati. Proprio le due componenti destinate a pesare di più nella composizione della popolazione scolastica del prossimo futuro. In prospettiva, dunque, la situazione peggiorerà ancora. Intervenire è necessario. Ma ogni euro investito per migliorare l'offerta scolastica darà potenzialmente maggiori ritorni se indirizzato al Mezzogiorno o agli immigrati.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • risollevare la qualità degli studi:un problema globale
    Nome: Carlo Raggi  Data: 31.03.2008

    La diminuzione della media Ocse nel test di lettura da 500 a 492 rappresenta un ulteriore conferma della generale decadenza degli studi, e non solo di questi, nell'europa occidentale rispetto ai cd paesi emergenti; se teniamo conto di ciò, il meridione italiano presenta un'accentuazione di fenomeni già in atto e diffusi a livello continentale. Un'inversione di tendenza è possibile, ma non sarà il solo aspetto economico a risollevare la qualità degli studi, bensì di un riorientamento culturale di vasta portata.In primo luogo occorre ristabilire una cultura del merito: laddove la competizione globale si misura anche il termini di produzione scientifica (ivi compresa quella umanistica) è indispensabile riorientare tutte le istituzioni scolastiche in questo senso; in secondo deve essere proposto ai giovani una nuova gerarchia di valori, laddove oggi sono piuttosto sistematicamente acculturati con i disvalori della società occidentale, dalla cultura dell'effimero e dell'immagine al privilegio dell'avere sull'essere. Ne saremo capaci?

  • No agli investimenti scolastici sui figli degli immigrati
    Nome: fiorenzo  Data: 29.03.2008

    Gli unici investimenti redditizi che si possono fare sui figli degli immigrati consistono nel rimandarli (con i loro genitori) al piu' presto nei loro paesi di provenienza. Infatti, non vedo proprio che utilità possa avere, per un paese come l'Italia la cui gioventu' nazionale è da decenni disoccupata o, al piu', precaria, creare una concorrenza occupazionale giovanile straniera. Gli investimenti sui figli degli immigrati proposti dagli autori integrano i criteri della disallocazione delle risorse e, piu' in generale, riflettono la scientificamente deplorevole faziosità ideologica, di ispirazione vaticano-padronale, con cui il 99% degli economisti accademici concionano di immigrazione.

    Risposta:

    Il commento di Fiorenzo è deliberatamente provocatorio. L'autore forse non sa che, nella generalità dei casi, gli immigrati non entrano in concorrenza con i lavoratori italiani nativi ma svolgono attività - es. nel settore costruzioni o nelle raccolte agricole, piuttosto che come badanti e infermieri - che i lavoratori italiani nativi non sono interessati a svolgere. Di fronte a una popolazione che invecchia rapidamente e che ha problemi di bassa natalità, fare a meno dei lavoratori immigrati provocherebbe un impoverimento generalizzato dell'Italia. Questo lo si deriva dal ragionamento (economico) sui numeri: siccome la matematica non è un'opinione sono, ci creda, fatti e non c'è alcuna faziosità ideologica. Chiunque ha bisogno di un aiuto per i propri figli o anziani di famiglia lo constata facilmente nella propria vita quotidiana.

  • Immigrati e meridione
    Nome: Mario D. Amore  Data: 29.03.2008
    C'è un altro aspetto non messo in luce nell'articolo ma implicitamente contenuto in esso: l'intersezione tra i due gruppi analizzati, rappresentato dagli immigrati stanziati nelle regioni meridionali, in media molto meno istruiti di quelli delle regioni settentrionali. Tuttavia essi rappresentano in molte province una frazione trascurabile della popolazione quindi non so se l'effetto negativo sui risultati è statisticamente significativo.
    Risposta:

    Mario D. Amore ha ragione a osservare che la situazione degli immigrati al Sud è comparativamente più svantaggiato rispetto a quello degli immigrati al Centro-Nord. Ma vede anche giusto che gli immigrati al Sud hanno un'incidenza decisamente inferiore rispetto a quanta ne hanno al Centro-Nord: tra la popolazione studentesca di 15 anni al 2006, gli immigrati erano il 7,7% al Centro-Nord e l'1,3% nel Mezzogiorno.

  • PISA AMARA
    Nome: arteu  Data: 29.03.2008
    Perchè si parla solo di € investiti per migliorare l'offerta scolastica e non, invece, di rinnovare la classe insegnante, a partire da coloro che ripetutamente presentano risultati insoddisfacenti (anche pesati con la composizione sociale/nazionale delle classi studentesche)?
    Risposta:

    Il commento di Arteu invoca l'uso di criteri premiali in funzione del merito degli insegnanti. L'orientamento ci pare condivisibile. Va però osservato che i criteri premiali riguardano come distribuire le retribuzioni tra i docenti e, comunque, il miglioramento della qualità della scuola richiede un aumento degli investimenti. In altri termini, limitandosi alla questione delle retribuzioni, se anche si stabilisse un premio del 20% per i docenti più bravi/responsabili essi non potrebbero comunque raggiungere lo stipendio dei loro colleghi in Francia o Germania e ciò anche tenendo conto del diverso costo della vita in Italia rispetto a quei paesi.

  • Troppe materie
    Nome: Fulicchio  Data: 28.03.2008

    Nella scuola italiana si insegnano troppe materie e ci sono troppi insegnanti, il peso maggiore è dato alle materie letterarie, i licei scientifici di sicentifico hanno ben poco e sono una brutta copia dei licei classici, tutto ciò è frutto di una concezione enciclopedista del sapere e di tante altre cose. A diciotto anni uno studente italiano, nella migliore delle ipotesi, se è stato licenziato con 100, conosce molte nozioni ma non ha alcuna competenza specifica. L'unica sostanziale differenza tra liceo classico e scientifico mi pare sia che in quest'ultimo non si studi il greco. Invece uno scientifico dovrebbe essere caratterizzato da materie come matematica e fisica, prima di tutto, invece abbiamo almeno venti ore tra italiano, latino, filosofia storia! Se poi ci prendiamo pure il lusso di costringere i ragazzi a un'ora settimanale di catechismo! E tre ore di fisica e due di scienze! Per cambiare la scuola è "semplice": abolirei l'ora di religione, educazione fisica facoltativa e solo nell ore pomeridiane, meno ore di materie letterarie nei licei e più scientifiche, molto meno insegnanti e ore, più laboratori. Facile no?

  • Formazione scolastica
    Nome: Giuseppe Fedeli  Data: 28.03.2008

    Si può concludere che in Italia si promuovano anche gli studenti impreparati? Inoltre cosa se ne ricava a proposito della qualificazione degli insegnanti?

  • Sarà utile un maggiore investimento?
    Nome: Alessandro Figà Talamanca  Data: 28.03.2008

    Mi sembra che il lavoro del 2007 di Bratti ed altri citato in questo articolo mostrasse che l'investimento statale nelle scuole (cioè per il personale) non fosse affatto correlato agli esiti del test PISA. Si trovava una correlazione solo per gli investimenti locali (ad es. manutenzione degli immobili). Anche questa correlazione non faceva emergere un nesso causale. Mi sembra quindi azzardato affermare che "ogni euro investito per migliorare l'offerta scolastica darà potenzialmente maggiori ritorni se indirizzato al Mezzogiorno o agli immigrati". Per quanto riguarda il mezzogiorno io cercherei prima di tutto di capire meglio le cause dei disastrosi risultati di PISA. Una possibile spiegazione è il disinteresse dei docenti e degli studenti a rispondere a un quiz il cui esito non comporta alcun vantaggio o penalizzazione in termini scolastici. E infatti perché ci si dovrebbe impegnare in un simile inutile esercizio? L'unica risposta a questa domanda è che ci si impegna per "senso civico" oppure per "disciplina". Forse quel che maggior manca al meridione è un diffuso senso civico, o l'abitudine a seguire, per disciplina, istruzioni o ordini non irragionevoli.

    Risposta:

    Il ruolo delle risorse pubbliche e private investite nella scuola nell'influenzare il rendimento degli studenti è oggetto di aspre controversie nella letteratura specialistica. Tuttavia, per quanto sia difficile ipotizzare un meccanismo automatico che leghi maggiori risorse a migliori rendimenti degli studenti, anche gli autori che si mostrano più scettici sul ruolo delle risorse scolastiche (e tra questi gli autori citati da Figà Talamanca) non si spingono ad affermare che investire nella scuola sia inutile. E dunque, nel caso specifico, è difficile sostenere che un riequilibrio territoriale delle risorse scolastiche possa avere effetti nulli sulle performance degli studenti. È peraltro vero che non si tratta solo di quanto spendere, ma di come spendere.