
Il caso Alitalia tiene ancora banco. Ma nella ridda di dichiarazioni degli ultimi giorni molti sembrano aver dimenticato che la compagnia aerea è una società quotata. E che la Consob, dopo l'attuazione della direttiva Opa, ha in tali situazioni i poteri per garantire la trasparenza e la correttezza delle informazioni. Possiamo quindi sperare che il mistero della cordata fantasma sia tra breve svelato grazie all'intervento dell'Autorità di vigilanza.
A parte che sui reati presunti ci sarebbe da discutere. Ma la cosa piú inportante é che gli strilloni del pensiero unico hanno volutamente occultato la veritá: la compagnia di bandiera che raprresentava un gioiello dell'economia italiana stá per essere regalata al principale competitor nazionale. L'effetto sará per molti versi negativo, regalando il know how ad altri e rimanendo subalterni in funzioni a basso valore aggiunto (persino i piloti che sono piú qualificati dei francesi saranno subalterni!),con perdita del know how tecnologico. La fretta con la quale i vari Prodi e Padoa Schiappa vogliono procedere al regalo é ben piú criminale delle varie turbative di mercato (che poi potevano essere evitate con la sospensione del titolo). Anche questo sito si unisce al coro. Pare che svendere il patrimonio italiano sia diventato un affare facile e remunerativo, quindi tutti gli avvoltoi si cimentano nel gioco al massacro. Come diceva Cossiga, gli italiani si devono rassegnare a fare i camerieri ai turisti, questo é il compito dei politici messi al potere (assieme ai mafiosi) dagli USA nel dopoguerra. Che tristezza.
Altro che rialzati Italia, credo sia giunto il momento che gli italiani si rendano conto che politici come quelli che annunciano miracoli (ndr Berlusconi e i suoi parterns) con nomi e fatti che puntualmente vengono smentiti dagli interessati di turno non devono avere il consenso per avere in mano le leve del potere di governo che gli consentirebbe di manomettere le regole democratiche per i suoi fini solo personali e distruggere l'economia del paese già in difficoltà, Italia svegliati!
Nel paese di Pantalone tutto è possibile. Lanciare cordate fantasma, i cui componenti spettrali hanno smentito tutto, anteponendo l'interesse propagandistico-elettorale a quello di 2500 famiglie che rischiano di finire in mezzo ad una strada...beh...Rialzati Alitalia...E scappa!!!
Sono un piccolo viaggiatore, per tutti i miei spostamenti ho sempre usufruito di Alitalia, quando sei all'estero e vedi un aereo della nostra compagnia riempie il cuore sempre. Vedere oggi le condizioni in cui versa la nostra ex gloriosa compagnia di bandiera intristisce molto. Sapere che il destino a cui va incontro la compagnia è da imputare tutto al dissennato uso politico (serbatoio di posti di lavoro per uso politico) con cui è stata usata dai nostri illustri amministratori, e constatare che ancora non sono soddisfatti del risultato fa incazzare ancora di più. Perche non la smettono di voler sembrare a tutti i costi i salvatori del cadavere che loro stessi hanno creato? E perchè visto che è una società quotata non stanno zitti invece di parlare di fantomatiche cordate? Un minimo di responsabilità e serietà sarebbe auspicabile ma mi rendo conto che è inutile aspettarsi tanto da chi un giorno dice una cosa e il giorno dopo dice sempre di essere stato frainteso o addirittura nega di averlo mai detto. Faccia di bronzo!
Non sono un fan di Di Pietro, però mi accorgo che è l'unico che ha toccato questo tema, anche se forse un po' impropriamente nei termini e sicuramente pro domo sua.
Su Alitalia gli alleati di Silvio Berlusconi esaltano ora le doti del loro leader, che con il furbo annuncio dell’inesistente cordata italiana, avrebbe spinto Air France ad una maggiore disponibilità nelle trattative. Semplice fenomenologia? No, c’è ben altro in palio. In un mercato globale dove i giudizi delle Agenzie di Rating sono la bibbia delle relazioni internazionali, l’affidabilità del possibile contraente è patrimonio inestimabile. Se ti fidi del tuo partner d’impresa, puoi risparmiare sui così detti costi di transazione: accertamenti e precauzioni che valgono denaro e tempo, dunque altro denaro. Il bluff fa parte del bagaglio di ogni buon giocatore di poker, ma nei rapporti economici è un trucco che si paga, subito e a caro prezzo. Le relazioni fra governi e fra questi e le forze economiche non sono partite private, mettono in gioco la reputazione e dunque il destino di una comunità di cittadini, imprenditori e lavoratori. Ma la politica della campagna elettorale permanente, con obiettivo l'immediato consenso di opinione, fa della bugia un’arma essenziale, come il bluff nel poker. A chi potrebbe governare una nazione, è forse giusto chiedere una responsabilità diversa.
Non sono un esperto, ma aggiotaggio e insider trading sono termini e questioni relativamente chiari anche per me. E nella vicenda Alitalia ci sono ambedue, e da parte di diversi soggetti. Posso capire la strategia o meglio la tattica di Berlusconi, chissà quanto produttiva in termini elettorali ma sicuramente utile a sviare il dibattito. Quello che non capisco è perché nessuno, a parte il tribuno Di Pietro, si prenda la briga di denunciare alla Procura della Repubblica (e alla Consob, se si può) quello che è sotto gli occhi di tutti. Qualcuno ricorda la questione della non candidabilità di Berlusconi a causa della titolarità di concessioni pubbliche? A denunciarlo fu una ignota cittadina milanese, che si procurò un avvocato e sostenne il processo fino all'insabbiamento operato dal Parlamento (Berlusconi era solo proprietario dell'azienda concessionaria, ma il vero incompatibile era, ed è ancora, Confalonieri!). Se qualcuno, incluso l'autore dell'articolo, mi da qualche dritta, stavolta la faccio io la denuncia. Grazie. Antonio Travaglini
Questa vicenda all'un tempo grottesca e drammatica mi fa sorgere soltanto una considerazione che è anche un'assoluta necessità che sottolineo con enfasi: quanto è necessaria una ri-moralizzazione della politica! Gli avvenimenti che hanno caratterizzato la vicenda Alitalia ne mettono in luce la causa più profonda: cioè il grave deficit di etica pubblica che affligge non solo i partiti, ma anche la classe dirigente, assolutamente incapaci neanche per una volta di erigere il bene di tutti gli italiani a stella polare. Lo spettacolo è stato, e continua purtroppo ad essere, sconcertante. Ignorando, meglio facendo finta di ignorare, che i 2,7 milioni di euro che quotidianamente perde la compagnia escono dolorosamente già da anni dalle già esangui tasche dei cittadini tutti, sia quelli di centrodestra che quelli di centrosinistra. Che esterefatti assistono impotenti all'ennesimo scellerato balletto della casta che pagata da loro stessi, ma incapace di dare concreta soluzione ad un problema che si trascina da lustri, anch'essa vuole la sua parte ingoiando insieme ad Alitalia una valanga di risorse pubbliche sotto forma di milioni di euro. Suvvia, almeno un po' di dignità...!
La vicenda Alitalia si è ulteriormente complicata: tra occasioni mancate (cordata italiana capeggiata da Arione come partner industriale e Banca Intesa come partner finanziario), offerte al ribasso (vedi prima offerta Air France Klm), ipotetiche cordate (leggi Berlusconi & i Co. sconosciuti) e intransigenze sindacali. Possibile che non si riesca a trovare una linea di pensiero condivisa? Gli errori sono stati diversi e commessi sia da politici che da parti sociali e dagli amministratori della società. I problemi di Alitalia hanno una origine molto antica. Ma non dissimile alle piaghe che gravano su diverse difficoltà del paese: l'intrusione della politica nella gestione attiva di ciò che dovrebbe essere risolto (efficientemente) dalla sfera privata. Daltronde, da soggetti razionali, i politici non fanno altro che massimizzare la propria funzione di utilità, cercando di spingere la popolarità del proprio partito e avere risultati positivi alle elezioni. Non sempre questo soddisfa le esigenze generali della collettività, che come nel caso Alitalia, ha bisogno di scelte nette seppure impopolari. (www.homonovus.org)
I dibattiti innescati mi sembra che non colgano il punto: e cioè che da una incapacità politica (di tutta la politica) è nato un ibrido giuridico senza senso che impedisce una gestione chiara, sia essa in un senso del tutto assistenziale/statale, sia essa in senso del tutto imprenditoriale (senza per questo sposare l’idea per cui ciò che è in mano statale debba essere per ciò stesso gestito male). Mai come in questo caso mi sembra necessaria un’analisi che prescinda dalla cronaca (elettorale) per suggerire un'ipotesi sensata di soluzione ad un problema che si mostra in primo luogo quale un monstrum giuridico: è una SpA quotata ma è controllata e gestita dallo Stato, Ministero del Tesoro. Delle SpA quotate tout court subisce ogni lato negativo (in termini di costi ed oneri della relativa struttura) ma senza i benefici del potere privato.la governance, insomma, non è funzione della compagine azionaria, chi ci mette i soldi, ma dall’esito delle elezioni politiche e della co-gestione tipica del sistema sindacale italiano.Ma se la forma (giuridica) segue la funzione, intendiamoci sulla funzione di Alitalia e poi regoliamoci, sempre in trasparenza con i contribuenti, di conseguenza.no?