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ALITALIA: DESTINAZIONE FINALE

di Andrea Boitani, Categoria Infrastrutture e Trasporti, Data 20.03.2008

L'offerta di Air France può apparire indigesta. Ma i margini di trattativa sono ridotti quasi a zero perché Alitalia ha accumulato oltre 1,7 miliardi di debiti finanziari, perde centinaia di milioni l'anno insieme a quote del mercato nazionale, internazionale e intercontinentale, ha una flotta tra le più diversificate e vecchie d'Europa. E anche perché non ci sono state, in quindici mesi, concrete offerte alternative. I diritti di traffico (e gli slots) sono il suo unico valore. Se salta la scadenza del 31 marzo, però, andrà inevitabilmente verso il fallimento.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Diritti di traffico
    Nome: Alessandro  Data: 25.03.2008

    Ho trovato l'articolo di Boitani molto interessante, chiederei all'autore qualche chiarimento circa lo stato attuale della liberalizzazione del "mercato degli slot". Personalmente ritengo che i problemi di Alitalia siano due: sindacati con troppo potere ricattatorio, Malpensa. In particolare, se come sembra, Alitalia vola in perdita a Malpensa verrebbe da pensare che le rotte che fanno scalo in questo aereoporto non siano in grado di generare quel volume di traffico necessario a renderle economicamente sostenibili. Sostanzialmente Alitalia avrebbe in tutto questo periodo "sussidiato" Malpensa, la quale non sarebbe stata opportunamente protetta da una politica centralizzata di sviluppo degli aereoporti del Nord. Si è puntato su un modello ad hub,mentre il mercato ha mostrato gradire di più un modelloPoint-to-Point. Provate a convincere un imprenditore del Nord ad andare a prendere un volo intercontinentale a Malpensa, ovvero innumerevoli ore di coda in A4, quando può andare a Venezia o Treviso e prendere un volo per un hub europeo? Ed infatti Formigoni inizialmente ha chiesto che Alitalia liberasse gli slot, successivamente ha corretto il tiro dicendo che ci deve volare per almeno 3 anni.

  • SMANTELLAMENTO DELL'INDUSTRIA ITALIANA
    Nome: Renato  Data: 25.03.2008

    Alitalia é evidentemente stata portata ad una situazione di decozione volutamente, avendo viaggiato su molte compagnie posso affermare senza timor di smentita che Alitalia é tuttora la migliore. I piloti sono i migliori e sono stati bloccati con un brutto imbroglio sulle licenze di volo. Comunque, l'affare alitalia si inserisce nel progetto di smantellamento dell'intero patrimonio idustriale italiano, il cui maggior attore é stato ed é tuttora il Sig. Poodi. La prossima preda sará TELECOM che, diranno, sta per fallire... bla, bla, bla...

  • Non si uccide il mercato per salvare un'azienda
    Nome: daniele nepoti  Data: 25.03.2008

    Quando AF-KLM parla di "diritti di traffico" non si riferisce agli slot, ma agli accordi bilaterali che regolano molto rigidamente i collegamenti intercontinentali. Che Alitalia dovesse prima o poi rifocalizzarsi su Fiumicino e finire nelle braccia dei francesi come vettore sostanzialmente regionale l'ho scritto io stesso su questo sito nel 2004. Chiunque non fosse stato cieco o interessato al mantenimento dello staus quo avrebbe potuto vederlo. Detto questo, se il prezzo da pagare per la salvezza di un'azienda è che si impedisca alla domanda (che è localizzata al Nord per il 62% e segnatamente a Milano per il 33%) di trovare altre soluzioni (cioè compagnie che sostituiscano AZ laddove AZ non arriva più) significa frenare il potenziale di crecita del mercato, ridurre i gradi di concorrenza e, in definitiva offrire un servizio peggiore a costi maggiori. Se questo fosse lo scenario, valuterei più attentamente l'opzione del commissariamento.

  • ALITALIA
    Nome: bulfarini graziella  Data: 25.03.2008

    Esiste che, per meri interessi di parte e non dell'Alitalia che tira a fare naufragare l'accordo con AirFrance. Se l'Alitalia rimanesse Italiana ci guadagnerebbero : - gli industriali che ne farebbero la scalata ( esempio il buon Tronchetti che ha smantellato e poi venduto anzi, svenduto fregando, come norma, migliaia di piccoli risparmiatori ) - i sindacati che avrebbero buon giuoco nel ricattare i nuovi proprietari per imporre la salvaguardia dei posti di lavoro anche se cosi' fecendo rischerebbero 18000 lavoratori anziche' 1500/2000 che godrebbero comunque di amortizzatori sociali - i politici che potrebbero continuare a utilizzare Alitalia come fonte di voti, di potere e probabili finaziamenti trasversali. Per questi motivi è indispensabile che Alitalia esca dall'Italia e venga guidata da mani straniere non insozzate nelle nostre paludi del malaffare.

  • Siamo oggettivi
    Nome: Francesco Smorgoni  Data: 25.03.2008

    La vicenda Alitalia è l'ennesimo esempio di quali danni possa fare una classe politica inadeguata che si occupa di industria e mercato solo "per sentito dire". Purtroppo non c'è parte politica che abbia affrontato l'argomento con semplice logica di mercato. A chi serve una compagnia di bandiera in perdita costante? ai cittadini che la sovvenzionano? al sistema turistico che si polarizza sulle rotte low-cost? al mondo business che cerca efficienza? Solo un sano piano industriale ed ammortizzatori sociali adeguati possono rilanciare la compagnia. E ad oggi se ne è visto solo uno.... A chi interessa la proprietà di una compagnia, se trasporta passeggeri e merci a prezzi adeguati in sicurezza e con puntualità? Purtroppo il nostro non è un paese nel quale si possano fare progetti usando il buon senso che muove qualsiasi strategia di business. E se usassimo un volo Alitalia per emigrare?

  • Si parte da zero. Non serve nessuna Due Diligence
    Nome: Giuliano  Data: 24.03.2008

    E' vero, Alitalia si trova in un Cul de Sac, ma non per come questo governo ha gestito la vendita. L'unico player che puo' realmente risollevarla e' Air France e purtroppo alle sue condizioni. Chi metterebbe i soldi per comprarla, per rinnovare il parco aerei e rilanciarla? I soldi da mettere dentro sono molti e senza la certezza di risollevarla. AirFrance puo' metterci le sinergie, che vogliono anche dire chiusura di un hub inutile, e licenziamenti. La questione degli slot di Malpensa e' una cosa risolvibile in una normale negoziazione. E credo anche che il futuro governo sapra' ben contrattare. Altre cordate non esistono, altrimenti in 2 anni si sarebbero manifestate. E' palesemente chiaro che le dichiarazioni di Berlusconi sono pura campagna elettorale. Inoltre, se Air One voleva veramente comprarsela avrebbe potuto mettere un'offerta decente. Ora il tempo e' scaduto, a meno che qualcuno non faccia un'offerta vincolante immediatamente. La Due Diligence non serve, tutti conoscono la situazione di Alitalia. Serve soltanto conoscere il debito ad oggi. Si parte da zero.

  • Ci siamo, quasi.
    Nome: renato  Data: 24.03.2008

    Siamo arrivati alla fine della tragedia o quasi. Air France non fa beneficenza, "salva Alitalia" al miglior costo perchè stracciarsi i capelli? In una economia assistita come quella italiana credo che oggi sia - terribile- preferibile far fallire Alitalia e successivamente favorire una seria riflessione sul trasporto aereo e, magari, sostenere non una Compagnia di bandiera ma una vera società di trasporto aereo.

  • Omicidio o eutanasia?
    Nome: Giuliano Ferrari  Data: 23.03.2008

    Ora il nemico principale di Altalia è il clima elettorale. Ma anche i giorni successivi al 14 Aprile non saranno migliori. La scelta delle tempistiche, come sanno tutti quelli che fanno transazioni commerciali, è determinante e ciò è ancora più accentuato se una delle parti ha il baratro di fronte a sè. Le parti in causa sono molte: compagnie aeree, altri hub, banche, istituzioni locali e nazionali, azionisti pubblici e privati, fornitori, sindacati, politici. Molti di questi danno l'idea di pensare che convenga loro di arrivare "ad un secondo dalla fine" così da poter strappare il risultato migliore. Chi vincerà avrà ottenuto il miglior risultato possibile e gli altri cercheranno di limitare le perdite. Qualcuno poi, già della partita, vincerà proprio se Alitalia fallirà. In tutta questa baillamme non è invece difficile immaginare chi ha già perso.

  • Aste competitive per aziende quotate in borsa, e gli altri azionisti?
    Nome: lodovico malavasi  Data: 22.03.2008

    L'azionista di maggioranza (Padoa Schioppa) per vendere la sua partecipazione in Alitalia ad Air France Klm che si impegna a risanare, deve avere l'assenso dei sindacati e e la contemporanea rinuncia a pretese di danni legate a diritti di traffico da parte di SEA. Queste richieste sono condizioni essenziali per il buon fine della trattativa e ne mostrano la debolezza ed i limiti,che erano evidenti sin dall'inizio. Da una parte un azionista senza idee e pasticcione, poco credibile nella gestione della compagnia e che ha attuato procedure di vendita che si sono poi rivelate, come ampiamente previsto, in giochi senza sbocchi e che potrebbero esser causa di risarcimento per gli azionisti di minoranza. Anche questo Governo ha la sua finanza creativa: aste competitive per Aziende quotate in borsa.

  • E il mercato di cui tanto si parla?
    Nome: Alfonso Fuggetta  Data: 21.03.2008

    Nell'articolo si ammette che in realtà Air France vuole limitare Malpensa per non perdere traffico. Visto che La Voce ha sempre difeso i diritti dei consumatori e il ruolo del mercato, trovo il commento francamente incomprensibile. Se Alitalia è messa così male da non valere nulla e se per farla valere qualcosa bisogna limitare concorrenza e mercato, allora è meglio che fallisca.

    Risposta:

    Egregio Dottor Fuggetta,

    mi sembra che lei si sia iscritto al partito del fallimento (di Alitalia)! Su cui ha detto molto bene il Ministro Padoa Schioppa nella sua intervista al Corriere di mercoledì 19. Mi spiace che lei trovi il mio commento incomprensibile. Francamente, non credevo di essere stato così oscuro.
    Per venirle incontro, le dirò comunque quanto segue.
    1) Chiaro che sarebbe meglio salvare Alitalia e, al contempo, mercato econcorrenza. Sono stato il primo a dire mesi fa (su Il Sole 24 Ore e su lavoce.info) che la revisione dei diritti di traffico e l'apertura del mercato ad operatori stranieri sarebbe stata la via d'uscita più giusta e corretta.
    2) Ma la liberalizzazione dei cieli avrebbe fatto un gran bene anche nel 2000.
    Già, ma allora si credeva che le magnifiche e progressive sorti di Malpensa giustificassero la tutela del monopolio Alitalia e le perdite che Malpensa avrebbe generato ad Alitalia (ma io non rimasi in silenzio, come potrà constatare andando a rileggersi i miei articoli del 1998-2000 sul Sole 24 Ore).
    3) Chi inneggia al mercato e ai consumatori non può non vedere che Malpensa è un aeroporto costruito con prevalenza di soldi pubblici, che ha danneggiato molti milanesi (che pure ne sono i maggiori azionisti!), costretti in buona misura a migrare dal più comodo Linate in nome di un progetto di hub tutto sbagliato (per collocazione geografica e per assenza di un vettore capace di farlo esistere); voluto solo per equilibrismo politico territoriale e che, alla fine, è costato ai contruibuenti italiani molto più della sua costruzione - dal momento che grava moltissimo sui conti di Alitalia (che al 49,9% è dello Stato).
    4) Se Alitalia fallisse, non solo la perdita per i consumatori sarebbe molto maggiore che se chiudessero solo una parte dei voli per Malpensa, ma sarebbe un danno anche per tutti gli azionisti (al 50,1% privati) e, ovviamente per i lavoratori (oltre 11.000 nella sola Alitalia Fly).
    5) Che Alitalia debba fallire solo per tenere il punto che qualche manager lombardo (anzi lombardo-occidentale, visto che tutti quelli di Bergamo, Brescia, Mantova e Cremona non si sognano di andare a Malpensa) ha diritto (e chi l'ha stabilito?) di andare senza scali in Cina o in India, mi sembra francamente...privo di senso. Tanto più che i manager della Sea non sembrano così interessati a tenersi Alitalia.
    6) Possibile che il malpensismo possa arrivare ad accecare fino a questo punto?

    A.B.