
Pubblicato il dato definitivo di finanza pubblica del 2007. Permette un primo bilancio della gestione dei conti pubblici sotto la regia Padoa Schioppa-Visco. Il risanamento c'è stato, ma quasi solo sul lato delle entrate, con un forte recupero di base imponibile. Modesti i risultati sulla spesa. In accelerazione anche la spesa corrente primaria, quella al netto degli interessi. Nel complesso la situazione dei conti pubblici è comunque significativamente migliorata rispetto a inizio legislatura. Occorre ora intervenire davvero nel contenimento della crescita della spesa. A partire dal rinnovo del contratto del pubblico impiego.
Egr. prof.Boeri, le scrivo in quanto appartenente alla tanto vituperata categoria dei dipendenti pubblici; nel mio caso sono un appartenente al comparto sanità e sono rimasto basito quando ho letto la chiosa finale del suo fondo su Repubblica del 4/3 u.s.relativamente all'entità degli aumenti stipendiali dei pubbl.dipendenti.I o non conosco e non discuto l'attendibilità delle fonti da cui attinge tali informazioni ma mi permetto di aggiungerne un'altra:la mia busta paga! Dopo 14 anni di servizio nella categoria C1 il mio NETTO in busta ammonta a €1147,00 e il contratto del comparto sanità è fermo al 2005. Sul sito dell'ARAN è visionabile la bozza di rinnovo del biennio economico 2006/07 con aumenti "pazzeschi"(per la mia categoria)di €86,43 LORDI con l'importo netto non riuscirò neanche a pagare l'abbonamento ferroviario.Intanto dal 1/1/08 siamo già in vacanza contrattuale! Caro Prof.Boeri i dati reali sono questi (almeno per il comparto sanità) ed è con sincera delusione che la invito ad esprimere giudizi più circostanziati quando si parla di retribuzioni di persone che lottano per arrivare alla fine del mese!
Le fonti a cui noi ci riferiamo sono le fonti istat sulle retribuzioni.
L’apparato della pubblica Amministrazione allargata è inefficiente ed inefficace e va ristrutturato come una grande azienda che non riesce a stare sul mercato: il sentimento dell’antipolitica non è altro che il riconoscimento del suo fallimento sul mercato degli elettori. I problemi della spesa pubblica, della sua dimensione inaccettabile e della sua inefficacia, non sono più problemi politici, bensì amministrativi. Prova ne sia che i messaggi dei due maggiori schieramenti opposti coincidono e sono sostanzialmente privi di valenze ideologiche. Le ristrutturazioni partono dalla eliminazione delle spese palesemente improduttive. Nell’apparato della P.A. sono facilmente individuabili e occorre il coraggio di lasciarne a casa gli addetti, liquidandoli o in attesa di ricollocarli in altri incarichi più utili. Per quanto riguarda i costi delle istituzioni non eliminabili, basta scorrere il testo di “ Sprecopoli”. Più complicato è intervenire sulla produttività e qualità delle prestazioni del pubblico impiego, dell’istruzione e, della sanità. Però Roma non fu fatta in un giorno, quindi l’importante è cominciare. Non resta che augurarsi che i due maggiori partiti ne siano consapevoli.
Concoridamo con lei e ce lo auguriamo anche noi
Analisi ineccepibile fino all'ultimissimo punto, dove si sostiene che gli stipendi dei dipendenti pubblici sono aumentate del doppio rispetto alla media del settore privato. Recentemente una indagine della Banca d'Italia ci ricordava che il reddito delle famiglie con capofamiglia lavoratore dipendente è rimasto sostanzialmente stabile dal 2000 al 2006, considerando l'aumento del costo della vita. In un paese in cui il reddito reale dei lavoratori dipendenti in media non cresce, se c'è un settore (la PA) che salvaguarda un minimo il potere d'acquisto di questo segmento di popolazione e famiglie, perché dovremmo penalizzarlo? Forse non è lo stipendio medio il problema del pubblico impiego, ma la produttività, dovuta ad esempio a scarsa formazione, numero eccessivo di dipendenti per unità organizzativa, scarso utilizzo delle tecnologie informatiche, scarsa resposabilizzazione di dirigenti e quadri, etc.
Ha ragione e non si vuole pensalizzare i dipendente pubblici. Il problema e' che lo stipendio dei dipendenti pubblici e' pagato da tutta la collettivita' attraverso la tassazione. E la tassazione, a sua volta tende a coraggiare l'attivita' econoimca.
Il dato si riferisce alla crescita media ed e' evidente dai dati istat. E' cmq possibile che in alcuni casi, e il suo sembrerebbe uno di quelli, l'aumento nel pubblico sia stato quasi inesistente
Leggo con interesse l'articolo di Boeri, Garibaldi sui conti pubblici. Dal punto di vista "operativo" mi manca un "pezzo" che vada oltre.Come si fa a ridurre la spesa pubblica e non a trasferirla sui privati. Esempio: oggi io riceverei un incentivo dallo Stato per acquistare un auto nuova (leggi:sostiuire) invece che avere delle piste ciclabili che da "ferrarese" emigrato a Milano utilizzerei più che volentieri (oggi andare in bici non si può perchè l'aria è irrespirabile e, soprattutto, a Milano equivale a tentare il suicidio). Esiste già o è possibile stillare una lista (e forse voi che avete accesso a dati statistici per professione potete farlo) sintetica ma comprensiva delle spese inutili (controproducenti) e/o assurde (spreco) che ci sono in questo paese? Partire dai numeri mi sembrerebbe un approccio corretto e darebbe la possibilità di andare veramente a fare le pulci a chiunque vincerà le elezioni tra un mesetto. L'esempio degli incentivi statali alle auto (o a chi le fa) è solo uno uno ma sono convinto ce ne siano altri. Mi pare che ci sia una grande "domanda" di tagli, ma poi, "l'offerta" si affare qualcun'altro. Grazie dell'attenzione, Saluti, FZ
Gli sprechi esistono ma diminuire la spesa pubblica vuol dire incidere su lacuni grandi voci delle amministrazione pubblica: pensioni e retribuzioni. Pensare che sia sufficiente ridurre gli sprechi rischia di essere fuorviante
E' vero che in alcuni settori dell'economia privata le retribuzioni crescono piu' che nel pubblico. L'esempio del settore bancario e'
corretto. Ma rimane vero che, in media, le retribuzioni del settore privato crescono meno di quelle medie del settore pubblico
Ho letto su Repubblica di ieri una parte di un Vostro articolo su questi argomenti che mi ha lasciato perplesso su un paio di punti. Nell'articolo si afferma che la spesa pubblica è aumentata (mentre Veltroni ieri sera da Vespa ha affermato che è diminuita, dopo l'aumento dell'era Berlusconi, quindi c'è una discrepanza nel riportare questi dati) e che sarebbe augurabile, ovviamente, ridurla. Ma, d'altra parte, si afferma che gli stipendi pubblici sono in media più alti di quelli del privato. Allargando il discorso alle notizie di qualche tempo fa secondo le quali gli stipendi in generale sono fermi dal 2000 (cito a memoria ovviamente), non potrebbe darsi il caso che gli stipendi pubblici siano aumentati 'regolarmente', ed invece sono quelli privati ad essere indietro? E, se sì, perché voler frenare il rinnovo del contratto del pubblico impiego, come ribadite qui sopra? Grazie dell'attenzione.
La spesa pubblica nel 2007 e' aumentata, com riportato nel comunicato istat pubblicata sul sito. Per avere un riferimento di crescita "normale" delle retribuizioni dobbiamo fare riferiemtno alla crescita del pil e sappiamo bene che la crescita del pil in questi ultimi anni e' stata molto bassa
Salve, leggo spesso i Vostri articoli e stimo molto i vostri lavori da economisti. Su internet un noto personaggio di cui non faccio nome ma poi magari dirò, dice che la spesa pubblica italiana è pari al totale della spesa di Germania e Francia insieme. E' un dato veramente lapidario. Voi sapete qualcosa in merito? grazie e buon lavoro.
Il dato e' sbagliato. Misurato rispetto al pil la spesa italiana e' paragonabile a quella tedesca e francese. In vaolre assoluto e' invece piu' basso anche perche' le economie di francia e germania sono piu' elevate
Grazie del suggeriemtno. Purtroppo la diminuzione dell'orario di lavoro non detemrina un aumento del numero di occupati. L'esperienza recente in francia tende a confermarlo
Ho lavorato nel pubblico impiego (provincia e poi comune) dal 1970 al 2006. Non ho lesinato sul mio impegno, mi sono infuriata per ogni lavativo incontrato, spesso per la direzione incerta e/o incapace, costantemente per l'impossibilità di riconoscere, in termini di carriera e di incentivi, l'apporto individuale (sono stata dirigente per dieci anni), sempre per il ruolo inerte o controproducente dei sindacati (mantenedone peraltro la tessera per tutti i trentasei anni lavorativi). Trovo offensivo attaccarsi ai rinnovi contrattuali del settore, occupandosi tanto poco della assurda organizzazione del lavoro, della ossessiva presenza di certificazioni, della inefficiente regolamentazione degli appalti, delle carenza di raccolta dati e quindi di loro utilizzo a fini organizzivi e di analisi costi-benefici, della insufficiente attribuzione di responsabilità ai singoli individui, dirigenti, quadri o semplici lavoratori che siano, della inesistenza di controlli interni (audit). Un risanamento dei costi pubblici non può esserci senza robusti interventi in queste aree, anche se la nostra spesa pubblica è già inferiore alla media Ocse.
E' verissimo quello che dice. L'organizzazione del lavoro nel settore pubblico deve essere riorganizzata. Con una sostanziale
riorganizzazione, e' possibile che importanti risparmi vengano a galla, ma fino a quando tale riorganizzazione non e' messa in atto, non si puo' continuare a concedere aumenti di retribuzione troppo elevate rispetto alla crescita del pil